Cronachesorprese

11 October 2008

I miei primi quindici anni

Filed under: chiedici le parole, cronache — alessandro @

Un post di Stefano mi ha fatto venire in mente che oggi, oltre a essere il compleanno di Galliolus aka Searcher (auguri vivissimi), fanno anche quindici anni esatti dalla mia laurea.
Guardo le foto e mi vedo abbastanza diverso. Io sono contento di come sono cambiato. Recentemente mi hanno fatto un bel complimento, mi hanno detto che sono più “ragazzo” adesso di allora. Credo che sia abbastanza vero, anche se c’è sempre bisogno dello sguardo di un altro per capirlo.

Fanno anche quindici anni, dunque, che ho deciso di buttarmi nel giornalismo. Il mondo accademico non mi è mai piaciuto, e io non sono mai piaciuto a lui. Un mese dopo la mia laurea ero in una televisione locale della val di Magra a strappare con i denti (e praticamente da volontario) una gavetta che nessuno mi avrebbe concesso, e oggi ancora meno, nella carta stampata. Di quei giorni ricordo la bellezza del buttarmi in mezzo alla gente a fare domande, come buttarsi in un fuoco purificatore perché l’attitudine alla domanda coltivata nello studio diventasse meno tecnica e più essenziale; il gusto di raccontare tutto quello che capitava ma la politica e lo spettacolo in particolare; il piacere quasi fisico di confezionare ogni giorno qualcosa che doveva essere immediatamente fruibile. In pochi mesi ho fatto un centinaio di servizi filmati. Dopo anni di filosofia (che non è scevra da passioni ma ha i suoi tempi) è stata una sterzata fondamentale, ma interiormente non l’ho vissuta come una vera rivoluzione: è stata piuttosto la scoperta di poter coltivare in modo diverso la stessa passione. Quale sia questa passione, non ve lo dico. Perché ancora devo capire bene io stesso cosa sia. Ma è la stessa, non ho dubbi su questo.

Poi sono tornato a Genova per il diploma universitario in giornalismo: solo la frequenza, perché lo stesso anno in cui mi sono iscritto hanno pensato bene di non proseguire un percorso che in pochi anni aveva dimostrato di avere tutte le carte in regola per dare fastidio alle scuole dell’Ordine, e di far andare a esaurimento i corsi già iniziati. A quel punto di dare gli esami non mi importava più. Fare i tre anni di frequenza ha avuto senso soprattutto per gli stage (al Secolo e al Giornale i più importanti e formativi) e per il buon livello di una parte delle lezioni.
Poi è arrivata la passione per internet e il lavoro vero e proprio in una redazione web, praticamente un service per la PA. Sono dieci anni ormai. Ora sono pubblicista, lavoro da giornalista ma ho un contratto da metalmeccanico, destino comune a molti che si sono trovati a scrivere sul web.

Oggi che mi sono accorto casualmente della ricorrenza mi è venuto spontaneo scrivere queste cose. Non so perché. Ho seguito l’istinto, cosa che dovrei fare più spesso. Credo che uno dei miei maggiori difetti sia non fidarmi del mio istinto, mettere sempre in discussione ciò che mi suggerisce. A volte lo metto in discussione solo per dargli ragione; ma il più delle volte il ritardo che la discussione comporta è fatale, mi frega, mi fa perdere l’attimo. Come è evidente, per un giornalista non è un difetto da poco. Ma ho appena quindici anni, ho ancora tutto da imparare ;-)

24 September 2008

Altrimenti ci arrabbiamo

Filed under: chiedici le parole — alessandro @

Dal punto di vista del metodo democratico esprimo solidarietà a Giulia Innocenzi nella sua battaglia per la candidatura alla segreteria dei giovani del Partito Democratico… e solo per quella battaglia, intendiamoci :-)
Però a una radicale giovane e sveglia che si impegna per rompere qualche sclerosi partitocratica suggerisco di fare più attenzione al linguaggio: l’espressione presidio non violento è veramente stantìa, senza contare che la specificazione fa pensare che l’alternativa della violenza non è del tutto assente, ma soltanto scartata. Sono sottigliezze? Può darsi, ma possono decidere molto. Già la parola presidio è netta, evoca mobilitazione forte, argine eretto a un pericolo; con la specificazione non violento si vorrebbe stemperarne l’impatto ma in realtà si enfatizza. A maggior ragione se si dice:

presidio non violento per il ripristino della legalità delle elezioni primarie

Sembra davvero una protesta contenuta a forza, che sta per tracimare, quindi non tanto controllabile. È questo il messaggio che si vuole dare? Va bene, ma allora il richiamo alla cultura della non-violenza non è più immediato, e comunque ci sarebbe tanto da dire anche su quella e sulle sue contraddizioni più o meno latenti. I radicali, che sostengono istanze a volte condivisibili (come quella lanciata la settimana scorsa, di cui spero che si parli molto, dell’anagrafe pubblica degli eletti), hanno bisogno di rinnovare un po’ il linguaggio e di contenere la loro prolissità. Credo che per loro sia una specie di istinto da coatti: si sentono da sempre vittime di oscuramenti e di una conventio ad escludendum che li tiene fuori dai giochi, e quindi quando si guadagnano un microfono o una telecamera ci si buttano a pesce e saturano il canale disponibile. Fanno fatica ad accettare che troppa informazione uguale a nessuna informazione: basta seguire una rassegna stampa di radio radicale o una qualsiasi fase di un qualsiasi incontro pubblico organizzato da loro.

4 September 2008

Spammer bassi in soprabito giallo

Filed under: chiedici le parole, il viandante digitale — alessandro @

Nell’account di posta del lavoro mi stanno arrivando messaggi di spam particolarmente divertenti. I testi sono passati evidentemente attraverso un traduttore automatico, ma mi chiedo quanto fossero più coerenti nella lingua originale. Alcuni esempi:

Mittente: Il Bene e il Basso
Molte cose Diventano Molto Costoso a Mercato
Vivi e lascia amante. Questi doni devono sempre ricordarsi di fare in modo! Un molto costoso borse, orologi, gioielli. Tutti la donna e molto piu rapido e sicuro. Modo tale che lascia la casa e utilizzato immediatamente

Mittente: Dettagli compra ora
Ora egli e Pronto ad Acquistare Molto Economici
Come dice che sacchetti sono sempre incarnato? Ci si sacchi molto economici. L’ordine affrontato immediatamente e si zurfieden. Aspetto si ispirera, date un’occhiata di tanto in tanto.

Mittente: Essere il bene adesso
Non Hesiter una Visita di Farmacie Online
Siamo orgogliosi di portare la nostra vasta gamma di droga, tutti sono a vostra disposizione on-line in qualsiasi momento. Approfittate del nostro servizio sempre disponibile online farmacia. Nessuna necessita di attendere il rilascio del medico. Prezzi bassi e il recapito sempre garantita.

Come il protagonista del primo episodio di Cuori in Atlantide, potrei cominciare a pensare che non siano solo messaggi mitragliati a brèttio per pescare due o tre polli tra miliardi di terrestri. Queste stravaganze sono simili a quei segnali descritti nel romanzo di Stephen King: annunci di cani e gatti smarriti che non esistono e che rimandano a indirizzi e numeri di telefono sospetti o inesistenti, strane simbologie accanto agli schemi del pampano disegnati con il gesso sul marciapiede, un orologio da torre che sbaglia il numero dei rintocchi all’ora esatta. Segni dell’avvicinarsi dei pericolosi uomini bassi in soprabito giallo che stanno dando la caccia all’amico del protagonista. “Bassi” non vuol dire bassi di statura: vuol dire volgari, pacchiani, sinistri. Che si muovono in macchine enormi dai colori sgargianti e dalle forme improponibili.

Mi sembra una perfetta prefigurazione dello spammer. Che è un fascista l’ho già detto e ho sempre meno dubbi; ma ora mi sembra sempre più evidente che gli spammer, da bravi fascisti, usano non solo la violenza fisica ed esplicita, ma anche la violenza più subdola e indiretta della corruzione dei linguaggi e dei segni. Scombinano l’ambiente semantico in cui siamo immersi, per ingenerare subliminalmente insicurezza, senso di isolamento e disconnessione dalla comunità.

21 July 2008

Dov’è l’ignoranza, porga la chioma

Filed under: chiedici le parole, cronache — alessandro @

Tutti commentano sdegnati (giustamente) la volgarità del gesto, ma nessuno fa notare che Bossi ha toppato. L’inno non dice che l’italia è schiava di Roma… Anche un altro noto moderato come Borghezio riprende acriticamente lo svarione del grande capo.
In questi intensi brainstorming a cui i legaioli ci hanno abituato è peraltro inutile ribattere che nell’inno di Mameli Roma è una metonimia (o forse una sineddoche) per Italia. E che per gli uomini che hanno animato il Risorgimento, quasi tutti del nord (Mameli compreso), Roma non era certo un simbolo di schiavitù.

15 July 2008

Invalidità

Filed under: chiedici le parole — alessandro @

scritta su un autobus di genovaQuesta scritta è vera o no? È opera di qualcuno che pensa davvero così o di qualcuno che vuole gettare discredito sull’avversario? È roba da medie o da marasma?
In un caso o nell’altro, fa piacere vedere che riservare posti sugli autobus non è solo uno scrupolo delle aziende di trasporto ma ogni tanto serve davvero… :-)

A proposito, quando ero bambino le targhe della Fitram (l’azienda di trasporto pubblico della città in cui sono nato, prima che mutasse nome in Atc) che riservavano i posti agli invalidi recitavano: “Riservato ai mutilati ed invalidi di guerra per lavoro e per servizio”. Io speravo sempre di vederne qualcuno. Ma trovavo sempre vecchietti generici, che magari pretendevano anche di avere il posto, e li squadravo con aria delusa.

grazie a l.p. detto N. per la segnalazione e la foto

« Previous PageNext Page »

Powered by WordPress. Theme by H P Nadig