Cronachesorprese

2 dicembre 2008

Upgrade dei diritti, crash di sistema

Filed under: cronache,tutto considerato — alessandro @

I giornali oggi sono mediamente abbufalati sull’ordinaria linea di disonestà intellettuale che è ammessa solo quando si parla dei cattolici e del Vaticano. Il record del titolo più stronzo però questa volta va a Libero.it: “L’omosessualità resti reato”. Tra virgolette. Come se fosse una citazione esatta della presa di posizione del rappresentante vaticano all’Onu Celestino Migliore. Che ha espresso diffidenza, e motivata, sulla proposta francese di approvare una fumosa “depenalizzazione dell’omosessualità”.

Depenalizzazione! E come si fa a essere contro? Oh, questo significa parlare chiaro. Una bella etichetta che sarà compresa al volo in tutti bar del mondo, e commentata unanimemente: “La Chiesa è contro? Ma allora i preti vogliono sbattere gli omosessuali in galera!”. Complimenti alla Francia per aver suscitato dibattiti di così alto livello.

Come nota giustamente Il Foglio, se la proposta francese verrà accolta il risultato sarà nullo nei paesi in cui la discriminazione in base all’orientamento sessuale è una regola; e si andrà invece a esercitare una pressione sugli stati come l’Italia o la Polonia che già rispettano tutti i diritti fondamentali dell’uomo.

Chiaro che né Migliore, né padre Lombardi né qualunque altro esponente della Chiesa che sia stato interpellato sulla questione si è mai espresso a favore della classificazione dell’omosessualità come reato.
Seriamente: qualcuno può dar credito all’immagine di un Vaticano che vuole che l’omosessualità sia reato? All’Onu prevalentemente si gioca a scacchi. Il Vaticano ha detto tre no in serie su questioni che riguardano tre temi (che poi sono due): aborto, omosessualità e disabilità. Il giochino di gettare discredito su chi dice no è sicuramente molto facile, e la strada per l’attacco mediatico è bella spianata. Ma il punto è che i no del Vaticano sono tutti non sulle singole questioni, ma contro la logica di fondo di queste proposte, che sparando alto con una “depenalizzazione” che non sortirà alcun effetto pratico vuole in seconda battuta contrabbandare per diritti altri aspetti, che dovrebbero essere sempici opzioni per gli stati. Si pensa male? Ma ci si azzecca. Metteteci in condizione di non pensare male. Tanto l’unanimità mondiale su certe questioni ve la potete scordare. Se chi fa queste proposte volesse veramente definire delle piattaforme su cui trovare il maggior consenso possibile le formulerebbe molto diversamente. Ma poi, in definitiva: a cosa servono queste mozioni, se non a mettere il Vaticano in un angolo?

La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, di cui si celebrerà tra qualche giorno il sessantesimo anniversario, già condanna le discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale. Avvengono ancora cose atroci in troppe parti del mondo? E sai che novità. Ma ammesso (e per nulla concesso) che esistano ulteriori diritti da riconoscere, che bisogno ha l’Onu di questo upgrade dei diritti se ancora non riesce a far rispettare quelli già riconosciuti?

Seriamente. Chi crede che da oggi il Vaticano sia moralmente responsabile delle discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale è vittima di una strumentalizzazione, e dovrebbe rifiutare di farsi raccontare queste balle. E invece lo so come andrà a finire: per togliere questa menzogna dai media, e poi dalle conversazioni di quelli che ripetono per sentito dire, ci vorrà una decina d’anni. Almeno.

14 novembre 2008

Eluana è una domanda

Filed under: tutto considerato — alessandro @

Sulla vicenda di Eluana Englaro ho poche certezze e molte domande. In generale anche sull’eutanasia, perché ogni nuovo caso mi sembra diverso dal precedente. La vicenda di Terry Schiavo l’ho trovata a suo tempo orribile, non solo per la fine che ha fatto ma soprattutto perché si è deciso di andare contro la volontà di una parte dei suoi congiunti.
Non ho certezze neanche sul testamento biologico.

Ho alcune domande a cui non so rispondere, e le scrivo qui non per avere risposte oggi ma per fissarle in questo momento in cui pare (e sottolineo pare) che si stia violando un principio mai violato finora nell’Italia repubblicana, quello dell’indisponibilità della vita nella fase dopo la nascita (perché la fase prima è già bella e violata).

Domanda 1
Se insieme all’alimentazione vengono somministrati ordinariamente a Eluana dei farmaci senza i quali non rimarrebbe in vita, perché sospendere l’alimentazione e l’idratazione? Non basterebbe sospendere i farmaci? Se il suo è un caso di accanimento terapeutico lo è in virtù di una terapia. Non so cosa dicano i protocolli medici, ma a me proprio non va di classificare l’alimentazione e l’idratazione come terapie, anche quando possono avvenire solo in modalità assistita. E non voglio essere costretto a chiederlo a un medico: anch’io ho il vizio di bere e di mangiare, mi ritengo esperto a sufficienza in materia.

Domanda 2
La corte di appello contro la sentenza di primo grado, e poi la corte costituzionale contro la cassazione, hanno stabilito che il padre sta cercando di rispettare la volontà che la figlia avrebbe espresso quando stava bene. La Consulta ha anche detto che Eluana ha sempre dimostrato “una straordinaria tensione verso la libertà“, e che sicuramente avrebbe giudicato una vita come quella che sta conducendo non degna di essere vissuta. Sì. Quando stava bene. È tutto lì il problema. Ma mettiamo che Eluana non avesse dimostrato questa grandissima tensione alla libertà (che poi non so bene che significa: se fosse stata una taciturna e non esuberante che stava sempre buona e non dava mai fastidio a nessuno avremmo pensato che lo stato vegetativo non l’avrebbe disturbata?): la decisione sarebbe stata diversa? La libertà si manifesta dall’interno delle condizioni in cui siamo. Se no è solo teorica. Nessuno può dire quale sarebbe ora la volontà di Eluana. Nessuno, neanche chi la conosce da sempre. È un mistero di fronte al quale bisognerebbe imparare a stare. E non è una questione religiosa, o meglio, è una questione religiosa non in quanto attinente a una fede ma in quanto attinente all’esistenza umana, perché il rapporto con il mistero è un fatto esistenziale. La domanda dunque è: chi vuole imparare a stare di fronte al mistero? Che è come dire: chi vuole imparare a stare davvero al mondo?

Domanda 3
Per quanto sia possibile, voglio bene a Eluana. Tutti vogliamo bene alla sua immagine di ragazza giovane e sorridente che suo padre, giustamente, vuole che prevalga sulla sua immagine attuale. Ma non tutti, mi pare, hanno resistito alla tentazione di convogliare questa emozione, questo affetto nella lotta a un avversario che è tutto nella loro testa. Quando Eluana qualche settimana fa ha avuto quell’emorragia che ha rischiato di ucciderla (e tra l’altro: all’emorragia ha reagito il suo corpo o ha reagito lei? C’è qualcuno che ha in mano una risposta certa a questa domanda, una prova sperimentale che certifichi che un corpo così debilitato e così staccato dalla volontà di vivere, come pretendono in troppi, sia capace di sconfiggere una crisi come quella e ripararne i danni?) ho letto cose orribili. Molti hanno detto: resisti Eluana, non dargliela vinta a chi vuole una tua morte naturale, a chi vuole vederti soffrire a tutti i costi. La domanda è: siamo così meschini e infantili da misurarci soltanto sul “chi vuole davvero bene a Eluana”, come se ci fosse un criterio oggettivo per stabilirlo? Siamo così aridi da additare chi reagisce diversamente da noi come nemico di Eluana? Siamo così accecati dall’ideologia da non sentire che Eluana in questo momento non ha nemici, ma ha soltanto intorno tanta gente più impaurita e sbigottita di lei, perché tutti sappiamo che la sua immagine è quella della nostra fottuta paura di trovarci nella stessa situazione? Di fronte a Eluana non c’è padre e non c’è amico, non c’è magistrato e non c’è cardinale, non c’è attivista pro eutanasia e non c’è medico maniaco di accanimento terapeutico che possa pretendere di possedere il significato della sua vicenda.

Ecco qui, questo è quanto mi frulla in testa.
Aggiungo che di tutti i post che ho letto ho trovato utile e ho gradito in particolare quello del pensatore.

5 novembre 2008

Wide awake in America

Filed under: cronache,tutto considerato — alessandro @

È sempre bello vedere una grande speranza che nasce; la vittoria di Obama ha questa bellezza. Una speranza appena nata non è mai sbagliata. In questo momento nascente non c’è nulla di male né di sbagliato. Io me lo sto godendo come, immagino, tutti, anche quelli che si dicono più lontani dalle scelte della più grande democrazia del mondo.

Sono abbastanza lucido da distinguere la commozione di una speranza che nasce da quello che può rappresentare per me. Non sono americano, e non mi sento abilitato a dire, come molti fanno in queste ore: se fossi americano avrei votato per Obama. Credo che sia un’astrazione indebita per chiunque. Quindi oggi mi affido alla commozione, per la parte di verità che può portare, che non è mai totale ma non è mai neanche insignificante. Non è insignificante sentire un groppo in gola a vedere i sessantenni neri americani piangere come fontane a sentire il loro Barack, mai un presidente così loro presidente. Li guardi e pensi a tutto quello che possono aver visto, non puoi fare a meno di pensare in un istante (ma non è neanche pensiero, è più veloce, ha quella speciale velocità analogica a cui ci ha abituati la società dei media) che quegli stessi occhi che oggi piangono potrebbero aver visto Martin Luther King. Obama ha giocato, nel suo discorso a Grant Park, con la macchina dei sogni che in questo momento è la sua immagine. Non avrebbe potuto fare altrimenti e l’ha fatto bene, non aveva scampo dalla retorica e ci si è buttato a pesce sapendo che avrebbe pescato, comunque, in un mare di perle, perché lui in questo momento è prezioso per tutti al di là dei suoi meriti e delle sue capacità, e non può farci nulla.

Questa roba, nella più completa idea di uomo che si possa immaginare, ha un solo nome: grazia.

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