Cronachesorprese

18 marzo 2018

Viganò, o della riservatezza indiscreta

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Speriamo che non ci siano altre code in questa vicenda davvero triste e imbarazzante. Mi chiedo come si possa parlare di “scelta motivata dalla riservatezza” quando all’origine c’è la divulgazione non autorizzata di una lettera che doveva rimanere riservata. Senza contare che gli omissis del materiale distribuito inizialmente ai giornalisti compromettevano gravemente la comprensione del testo. La “scelta motivata dalla riservatezza” ha suggerito di falsificare il testo? Perché di falsificazione si tratta, non meniamo il can per l’aia.
Chi ha bisogno di una messinscena così? Non Francesco, certamente. Ma il livello di piaggeria dell’iniziativa è sconcertante. Pur di ottenere un risultato meschino e inessenziale come un endorsement indiretto e approssimativo si sono calpestate le esigenze di riservatezza e la fedeltà al pensiero del Papa Emerito, non di uno che passava di lì per caso, e le normali, direi elementari regole deontologiche e di prudenza che una struttura per la comunicazione deve osservare.
Poi magari un’altra volta entrerò nel merito di ciò che Benedetto ha scritto davvero, stamattina non ne ho proprio voglia. Dico solo che la sua ironia è chiaramente e completamente rivolta al basso livello dell’iniziativa editoriale e all’inopportunità di chiedergli, in un contesto di celebrazioni per il suo successore, un commento su un teologo che ha mosso in passato un attacco frontale all’autorità del Papa, quando il Papa era Benedetto. Non è rivolta in nessun modo a Francesco, e mi stupisco che qualcuno possa pensarlo.

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27 dicembre 2017

I conflitti del natale in famiglia

Filed under: Frankie stories,Il cristiano informale — alessandro @

Pacatamente, serenamente, voi che siete saltati sulla sedia e da due giorni siete entrati in un loop incomprensibile di paranoie, ma cosa trovate di così sconvolgente nelle cose dette da Papa Francesco a Natale?
“E poi si trovarono ad affrontare la cosa forse più difficile: arrivare a Betlemme e sperimentare che era una terra che non li aspettava, una terra dove per loro non c’era posto”.
Ed era il paese di origine di Giuseppe, quindi uno “straniamento” ancora più forte. Non importa che fossero effettivamente profughi, il punto è che stavano vivendo quel tipo di straniamento. Non mi pare per niente forzato. E la polemica natalizia “interna” per una cosa così ovvia i nuovi indignati permanenti ce la potevano risparmiare. Sempre più lontano da queste polemichette, come del resto ero lontano da chi faceva polemica su Ratzinger. Uguali e contrarie, è lo stesso identico errore.

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2 settembre 2017

L’anima, la psiche e la cassetta degli attrezzi

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Vorrei far sommessamente notare a chi si scandalizza per la psicoanalisi papale, sostenendo che un cristiano e a maggior ragione un sacerdote avrebbe ben altri strumenti, che così facendo dà ragione indirettamente ai pisquani che parlano della confessione come se fosse analisi a buon mercato. Confessione (o direzione spirituale) e analisi sono diverse non solo per il metodo, ma anche per l’oggetto. Ma se dite che una rende inutile l’altra affermate anche che l’oggetto è lo stesso. Ed è un errore di base, da fondamentali.
Ricordo inoltre che il problema, in questo come in altri casi, è l’uso ideologico che si fa di uno strumento, non lo strumento.

17 febbraio 2017

Due atenei romani tra due papi e le intermittenze laiciste

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“Università è dialogo nelle differenze”. L’ha appena detto Papa Francesco all’Università di Roma Tre tra gli applausi. Interpreto la totale assenza di proteste durante la permanenza del Pontefice nell’ateneo come un’ammissione di errore da parte di quelli che nove anni fa si stracciarono le vesti per l’ipotesi di una visita di Benedetto XVI alla Sapienza (o lezione, poco importa: Ratzinger ha titoli accademici sufficienti per fare una lezione, come Bergoglio del resto, che nella sostanza sta rispondendo alle domande degli studenti come da una cattedra, quindi poche balle). E lo spettacolo peggiore non lo diedero gli studenti ma i professori. Avevate fatto una cagnara indegna, fate bene a stare in silenzio oggi. Così, tanto per puntualizzare, perché le azioni di forza contro il libero pensiero IO non le dimentico.

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Aggiornamento

Mi fanno notare che oggi sarebbe anche l’anniversario (417 anni) dall’esecuzione di Giordano Bruno. Quindi insomma, la faccenda è ancora più eclatante. Nove anni fa nel nome di Galilei un manipolo di professoroni sciamannati della Sapienza (un’università fondata da un Papa, è notorio ma non fa male ripeterlo), accodandosi alla lettera di Marcello Cini gracidavano il loro “vade retro” all’”oscurantista” Benedetto. Oggi un altro laicissimo ateneo di Roma accoglie a braccia aperte e incensa Francesco nel nome del dialogo e a nessuno degli indignati di nove anni fa viene in mente di ricordare che il 17 febbraio è una data segnata in rosso nel calendario di ogni laicista italiano perfetto. Che dire, il vento è cambiato? O gli sciamannati sono semplicemente caduti in contraddizione? Io dico la seconda, perché il vento nei fondamentali della fede cattolica non è affatto cambiato, e vorrei vedere. Temo che la speranza di uscire dal dogma illuminista della strumentalizzazione della vicenda del povero frate nolano in funzione anticattolica sia una vana speranza. È solo una disattenzione. Che rende ancora più evidente quanto sia stata isterica la reazione del 2008. Ecco, speriamo almeno di non dover più vedere una Università (o una parte significativa del suo corpo docente) negare a un Papa il diritto di parola.

1 novembre 2016

Ecumenismo e buona stampa

Filed under: Frankie stories,Il cristiano informale — alessandro @

Sapete dove sta (a mio modesto parere) una delle più grandi novità dell’incontro ecumenico di Lund? Non certo nel dialogo amichevole tra cattolici e luterani, cominciato da tempo e proseguito anche con il contributo di Ratzinger (che a Erfurt nel 2011 usò parole molto simili a quelle usate da Francesco). Sta in quell’invito rivolto sull’aereo ai giornalisti, “aiutateci a spiegarlo”. E mi sembra che l’invito sia stato ascoltato: non vedo sui giornali le solite semplificazioni. Sono passati quasi cinquecento anni dalla riforma e negli ultimi cinquanta è cominciato finalmente un cammino nuovo, di cui Lund è solo una tappa; ne sono passati invece appena dieci dal fraintendimento di Ratisbona, uno sgambetto e un cattivo servizio (ai lettori più che alla Chiesa) per il quale molti giornalisti devono ancora chiedere scusa, ma quello strappo, che nell’epoca dell’informazione istantanea non è cosa da poco, sembra quasi ricucito. E di questo bisogna dar merito a Papa Francesco.

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