Cronachesorprese

4 novembre 2014

All’ultima piuma

Filed under: cronache,news factory — alessandro @

Ecco un altro mostro sacro del giornalismo italiano che mi convince sempre meno. Milena Gabanelli con il servizio su Moncler e i maltrattamenti alle oche mandato in onda domenica sera ha fatto nuovamente il botto. Tutti ne parlano, tutti discutono, molti litigano. La Moncler, dopo quasi 24 ore di silenzio, ha risposto con una smentita e annunciando naturalmente di ricorrere alle vie legali.

Non so quali saranno gli sviluppi, ma mi chiedo: è più probabile che l’azienda, (che ha subito un crollo del titolo alla riapertura di Piazza Affari) stia mentendo per tentare di arginare nell’immediato le perdite o che Report abbia indebitamente associato il filmato delle oche spiumate all’azienda? In ogni caso, è così difficile per una redazione giornalistica del livello di Report costruire i servizi in modo da evitare contestazioni elementari da parte dei potenziali danneggiati? A me sembra che, come altre volte, il desiderio di sollevare un caso prevalga su ogni altra considerazione. Cosa c’è dunque di davvero diverso, in definitiva, tra Report e un qualsiasi talk show costruito per far litigare qualcuno?

Aggiornamento del 5 novembre

El Mariachi offre un’analisi approfondita dal punto di vista del marketing, che mette bene in evidenza la finta ingenuità di Report.

17 ottobre 2014

L’ultras dei fatti

Filed under: news factory — alessandro @

E così anche Marco Travaglio finisce nell’insieme di quei tanti, da lui spesso bersagliati (e spesso, non sempre, a ragione), che non accettano le critiche e le risposte documentate. Ha dato un grande contributo ad alzare il livello del giornalismo italiano, non c’è dubbio. Però evidentemente in Italia è davvero difficile per tutti sottrarsi alla gazzarra tra tifosi e considerare i “fatti” senza fare propaganda politica o demagogia antipolitica.

Sull’alluvione ancora non voglio scrivere. Anche senza danni l’ho sofferta, forse più dell’altra volta e forse perché ripetuta dopo così poco tempo. Devo ancora metabolizzare.

Aggiornamento

Questo filmato è più completo e fa capire meglio:

6 ottobre 2014

Chi difende libertà e democrazia

Filed under: Il postulante de-genere — alessandro @

Giudicate voi: Bologna, Torino, Napoli, Rovereto, Pisa… (l’elenco è in aggiornamento continuo).

I contestatori che hanno interferito con le manifestazioni pacifiche delle sentinelle in piedi confondono (o di proposito, o per ignoranza) gli studi sull’omosessualità con la teoria del gender. Bisogna distinguere, anche per riconoscere alle sentinelle manifestanti il minimo che spetta loro: non essere chiamati omofobi, perché NON LO SONO, e nessuna pretesa scienza può chiamarli così. I violenti che sono andati a contestarli hanno le idee molto, molto confuse. Proiettano sulle sentinelle il loro dissenso verso l’omofobia, ma sbagliano clamorosamente bersaglio. Sta alle persone responsabili e consapevoli interrompere questo corto circuito. Sarebbe bello non vedere più queste scene alle prossime manifestazioni delle sentinelle.

Impedire l’esercizio di diritti è sicuramente sbagliato. Manifestare un dissenso verso una cultura che vuole chiamare diritti cose che non lo sono, o la cui definizione è discutibile e di fatto discussa da molti, non è negazione di diritti ma è solo dibattito e pratica democratica. Per quello che mi riguarda questo tentativo di appiattimento delle posizioni delle sentinelle sull’etichetta di “omofobia” non è riuscito. E così dovrebbe essere per tutte le persone che ragionano. I contestatori vogliono solo etichettare, forzare il dibattito. Sono per questo i violenti, in questa circostanza. Altra etichetta comoda: appiattire le posizioni delle sentinelle su quelle di Forza nuova e Casapound (la Rai è stata vergognosa). Sanno benissimo che non c’è alcuna identificazione e che il movimento è del tutto apolitico e apartitico, e anche aconfessionale.

Del resto ci sono i fatti documentati dai video, le chiacchiere stanno a zero: in questi giorni si è visto chi ha fatto violenza, chi ha provocato e chi no. Fatevi qualche domanda. Anzi, fate di più: fermate i violenti. Fate in modo che le prossime veglie delle sentinelle non siano contornate da questi intolleranti che vogliono impedire la libera manifestazione del pensiero.

25 settembre 2014

WikiDonor

Filed under: il viandante digitale,spider report,Web — alessandro @

L’ho fatto. Era un po’ che mi prudevano i polpastrelli ogni volta che consultavo qualche voce. E, capirete, mi capita molto spesso, almeno una volta al giorno. Quindi oggi ho ceduto: ho donato cinque euro a Wikipedia. Mi sembra davvero il minimo.
Wikipedia realizza la prima vocazione della rete: è gratuita, democratica, neutrale per quanto è possibile, aperta alla collaborazione di tutti. Non è mai scritta una volta per tutte, ma tiene traccia di ogni modifica. Ci vorrebbero in rete molti più progetti come questo. A pensarci sembra quasi un miracolo che esista e io mi auguro che resista, perché non sarà facile. Voi cosa ne pensate? Il modello della donazione può essere il futuro per contenuti liberi e di qualità?

17 luglio 2014

Il talento anti Talent

Filed under: le specie musicali — alessandro @

Una modestia vera, antica, invincibile; due dita (nel video seguente quando suona All of me, indice e mignolo, sembra un limite e invece…) che percuotono una chitarrina da quattro soldi, un mondo di musica che si sprigiona a ogni battuta.

La storia di Vittorio Camardese è una di quelle storie che può essere considerata triste o lieta, a seconda del punto di vista di chi la guarda e del cuore che la considera. Un eccentrico che si permetteva il lusso di declinare gli inviti insistenti di Chet Baker a raggiungerlo oltre oceano. Un autodidatta che forse si sentiva come un pesce fuor d’acqua sotto i riflettori, e quando nel 1965 andò farsi intervistare alla televisione aveva tutta l’aria di non averne molta voglia, di farlo per cortesia.

Poi magari ci sono sfumature che non si vedono. Magari c’era una quota insondabile di frustrazione in quella vita di radiologo con la passionaccia per le sei corde. Difficile dirlo. Se è così non traspare molto. Però c’è qualcosa che proprio non si può negare. Un talento come quello, nell’epoca dei talent show, è impossibile. Non è impossibile la capacità tecnica, è impossibile viverla così. Nell’epoca della ricerca spasmodica del talento artistico fin dalla culla il talento è legato indissolubilmente all’idea di successo. Non c’è lo spazio, nessuno permette che i due concetti non vadano insieme. Il che vuol dire, molto probabilmente, che non c’è spazio per vere sperimentazioni, per vere ispirazioni. Si cercano ricette che funzionino più che altro. Non si lascia la creatività a briglia sciolta.

Quindi uno come Camardese che da solo e fuori dai riflettori sviluppa una tecnica ardita, unica, innovativa, che partendo dagli standard jazz prefigura un uso e un protagonismo della chitarra che di lì a pochi anni sarebbe esploso in altri generi, oggi non potrebbe neanche pensare a se stesso senza vedersi su un palco, in uno studio di registrazione e, va da sé, in televisione davanti a una giuria di musicisti affermati in grado di esaltarlo o demolirlo alzando una paletta, dicendo un sì o un no.

Spiace dirlo, ma il talento artistico ha perso la dimensione della gratuità. Parlo di grandi numeri, naturalmente. Ma sono anche convinto che è solo un passaggio. E quando questo castello di illusioni e di sfruttatori in cui la musica e i musicisti sono imprigionati finalmente crollerà riemergerà il piacere di suonare tra amici, il piacere di suonare e di farsi ascoltare come il suonatore jones di De André, senza “nemmeno un rimpianto”. Come mi piace immaginare che sia vissuto Vittorio Camardese fino alla fine.

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