Cronachesorprese

22 marzo 2017

Gender is fluid like a fish needs a bicycle

Filed under: Il postulante de-genere — alessandro @

La Stampa segnala un blog di una madre che vuole far sapere che suo figlio è “gender fluid”.

Leggo uno degli articoli del blog:

Certamente non mi era nemmeno passato per l’anticamera del cervello che tra il maschio e femmina potesse esserci tutta una gamma di esistenze. Poi mi sposo e nasce mio figlio. Bello, sano, buono (non troppo…) E piano piano questa creatura che non può certo aver subito nessuna possibile influenza esterna, mi mostra come l’essere in possesso di un tipo di organo sessuale non lo renda “tipico” del genere rappresentato da quello stesso organo. Anzi mi accorgo che mio figlio ha molte più tipicità femminili che maschili. E ciò nonostante continua a essere bello e sano. Mi domando come sia possibile. Mi stupisco. Aspetto. E inizio a imparare. E credetemi, per me sarebbe stato TANTO più semplice se lui si fosse vestito di blu e avesse giocato a calcio!

Anche nell’intervista alla Stampa la mamma in questione mette insieme un sacco di roba che mi lascia perplesso:

Per le creature genderfluid e transgender è salvifico un protocollo di somministrazione dei bloccanti, gli stessi già regolarmente usati per la pubertà precoce. Si tratta di inibitori ipotalamici che bloccano la produzione degli ormoni e ritardano quindi l’arrivo della pubertà ormai sempre più precoce lasciando il tempo di maturare la decisione riguardo la propria transizione verso il sesso a cui si sente di appartenere senza la pressione psicologica di un corpo che cambia che può inevitabilmente portare a comportamenti disforici. Tale protocollo creato in Olanda e utilizzato in molti paesi del mondo, in Italia, purtroppo, è ammesso solo in caso di pericolo di vita, ovvero se il ragazzo, disperato, ha tentato il suicidio». I bloccanti invece sono reversibili; significa che quando vengono interrotti lasciano fare alla natura il proprio corso nello sviluppo puberale e quindi evitano decisioni affrettate…
…Le bambine sono giustamente libere di esplorare il genere maschile, di indossare pantaloni, costumi di spider e fare skate: questo le arricchisce e le fa crescere più forti e consapevoli. Diamo anche ai maschi questa possibilità. Bisogna capire che la normalità non esiste e che la diversità, intesa come varietà, è la vera ricchezza del genere umano

Grande confusione sotto il cielo. Se l’auspicio è che i maschi possano sperimentare attività tradizionalmente femminili senza sentirsi presi di mira, perché parlare di fluidità “di genere”? È contraddittorio affermare che non esistono inclinazioni maschili o femminili a un’attività o a un modo di vestire (affermazione a mio parere condivisibile, almeno in parte) e contemporaneamente etichettare un bambino con un comportamento in controtendenza rispetto ai suoi pari come “gender fluid”. La fluidità e solo tra attività che il bambino non vuole associare a uno dei due generi, non propriamente una fluidità di genere.
Come poi si possa associare questo fenomeno al transessualismo e ipotizzare di bloccare lo sviluppo ormonale per “evitare comportamenti disforici” rimane un mistero.

- facebook

15 marzo 2017

Antropologia portami via

Filed under: Il postulante de-genere — alessandro @

Levi Strauss, suo articolo ripreso oggi da Repubblica:

«L’antropologia rivela che quanto consideriamo come “naturale”, fondato sull’ordine delle cose, si riduce a costrizioni e abitudini mentali proprie della nostra cultura. Ci aiuta dunque a sbarazzarsi dei nostri paraocchi. In secondo luogo, i fatti che raccogliamo rappresentano un’esperienza umana molto ampia perché provengono da migliaia di società che si sono succedute nei secoli. Aiutiamo in questo modo a mostrare quelli che si possono considerare come degli “universali” della natura umana».

Questo vezzo intellettualistico del tentare di tappare la bocca agli altri con la presunta superiorità dell’antropologia culturale ha veramente stancato, e non solo perché è infarcito di fallacie di ogni genere. Il fatto è che “naturale” non è “primordiale” (c’è ancora un pregiudizio rousseauiano enorme nella cultura cosiddetta progressista, e davvero non avrei mai pensato che avrei dovuto difendere Kant contro questa impostazione, ma davvero sarebbe già un buon risultato se si arrivasse ai suoi universali etici) ma le potenzialità che di una natura si rivelano anche nel tempo, in prospettiva diacronica. E anche la pretesa che qualsiasi ragionamento sulla natura in ottica prescrittiva sia viziato da una fallacia naturalistica non è, come vorrebbero, pura logica, ma la conseguenza di una impostazione filosofica ben precisa, che si può condividere o no. E io non la condivido :-)

- facebook

Post correlati

24 settembre 2012 – Quante famiglie per il bravo scrittore?

16 novembre 2016

E la famiglia? Tutto niente, grazie

Filed under: Il postulante de-genere — alessandro @

E questo che dice Costanza, con buona pace di chi si scandalizza soltanto a sentir pronunciare il suo nome, è un argomento molto forte che nessuno, a mio parere, è ancora riuscito a demolire. “Se tutto è famiglia, la famiglia è niente”. Mettere tutto sullo stesso piano è nichilismo. E per quanto sembri strano e paradossale, l’unico modo che ha lo Stato di “non entrare in camera da letto”, come si dice, è mettere alla base dell’unione che definisce una famiglia (legalmente, poi affettivamente è un altro conto, ma non è interesse né compito dello Stato occuparsene) l’unico dato oggettivo che nulla dice sul resto, sulla sfera intima, sulla privacy, sull’interesse o il disinteresse, sulla convenienza o sconvenienza: uomo e donna. Criterio esclusivo per formare una famiglia. Il resto si può regolare variamente e prendo atto che la direzione è quella di una forma di riconoscimento pubblico, anche se continuo a pensare che non sia necessario e che la mancanza di una regolamentazione non vada a ledere alcun diritto sostanziale.
Per il resto mi sono molto disamorato della questione, perché mi accorgo che nessuno vuole davvero ragionare sulle direzioni possibili da prendere: basta obiettare anche blandamente e subito arriva l’ostracismo, la ridicolizzazione, la riduzione di una posizione critica alle reazioni più ignoranti e rudimentali, come se non ci fosse nessuna possibilità di avere un’opinione articolata se non si accetta il diktat dello Zeitgeist. L’unica cosa che mi preoccupa, oggi, è che vorrei che un’ opinione come la mia non fosse criminalizzata, in un futuro prossimo.

– facebook

15 aprile 2015

Da Cartesio all’indifferentismo sessuale

Filed under: Il postulante de-genere — alessandro @

Questa breve panoramica storico-filosofica scritta per il sito di Manif pour tous Italia da Simone Pillon, avvocato ed esperto di diritto di famiglia, aiuta a inquadrare abbastanza bene una questione che sta diventando sempre più importante. A mio parere è troppo sommaria nella prima parte (ma l’autore ha l’onestà di “autodenunciarsi”). È anche normale che sia così: più si va indietro e più si parla di fondamenti, di radici di pensiero che hanno avuto questi esiti ma anche molti altri. Ed è anche un po’ troppo allarmista nelle conclusioni. Ma l’ultima parte della disamina storica, quella sulla seconda metà del ventesimo secolo, mi sembra molto precisa e ben documentata.

Le opinioni possono essere varie su cosa sia “bene” e cosa sia “male” di molti dei fatti e delle idee riportate in questo approfondimento. Io stesso non sono d’accordo al cento per cento sulla valutazione di tutto, ci sono passaggi che considero importanti e altri meno, fatti che percepisco come gravi, concordando con l’autore, e altri che mi sembrano neutri e più marginali rispetto all’argomentazione complessiva. Non mi trovo in sintonia sicuramente con la parte catastrofista della conclusione in cui parla di una possibile “guerra” o divisione territoriale mondiale… mi sembra un po’ esagerata. Non sono d’accordo neanche sulla valutazione della cosiddetta liberazione sessuale: un conto è la mercificazione del corpo attraverso i mass media che comporta tra le altre cose la sessualizzazione precoce degli adolescenti, condannabile senza se e senza ma, un altro conto sono la “sdrammatizzazione” del sesso, che può essere una cosa buona, e l’educazione sessuale che può aiutare e guidare i giovani e che, proprio per la pervasività degli stimoli in cui i ragazzi sono immersi, è sempre più necessaria.

Però, fatte le mie obiezioni che potrebbero anche continuare, penso che questo sia il metodo giusto per affrontare le questioni trattate: chiedersi che storia hanno. Perché vengono da lontano. Non sono certo frutto di una “cospirazione” di qualche “lobby”, come viene ripetuto spesso in maniera un po’ semplicistica, ma non sono neanche quelle improcrastinabili battaglie per nuovi diritti che vogliono farci credere. In ogni caso hanno implicazioni di prima grandezza sul modo di pensare e sul modo di intendere la persona umana e la sua irriducibilità a qualsiasi potere. Convidido questo contenuto perché vorrei che si discutesse a questo livello. Dividersi tra pro e contro senza la chiarezza su questi fondamenti lo considero improprio, e per quanto mi riguarda tempo sprecato.

“Quello che abbiamo di fronte è dunque uno scontro antropologico tra chi pensa che l’essere umano sia unità nella diversità e chi vuole annullare ogni alterità, tra chi pensa che vi sia un’unità intrinseca di corpo e di anima e che la dualità umano-divino sia una insopprimibile chiamata alla trascendenza, e chi invece pensa che l’uomo sia solo una mente razionale che ha come appendice un corpo fatto di materia liberamente plasmabile, inutile retaggio di una evoluzione meccanica che dai procarioti ha portato all’Homo sapiens sapiens. Prestiamo bene attenzione perché tra queste due antropologie c’è una totale irriducibilità, ovvero non sono compatibili, non è possibile trovare un accordo, un compromesso. Sono due modi inconciliabili di concepire la persona umana”.

15 marzo 2015

Ruoli di genere: il paradosso norvegese

Filed under: Il postulante de-genere — alessandro @

La nazione con la più alta parità di genere, la Norvegia, sta mostrando agli studiosi un paradosso: più aumentano le pari opportunità più i generi mostrano una tendenza a rientrare nei ruoli tradizionali. Al contrario, più un paese è arretrato nelle pari opportunità (come l’India ad esempio) e più le donne aspirano a ruoli tradizionalmente maschili e, se dispongono della libertà sufficiente per farlo, competono validamente e li ottengono.
Questo documentario norvegese mostra le opinioni di studiosi norvegesi e di altri paesi che danno interpretazioni diametralmente opposte del paradosso. Dura quaranta minuti ma per chi è interessato a capire un po’ meglio la questione sono ben spesi. Guardatelo e ricordatevene quando qualcuno parla di studi “definitivi” sull’argomento.

Guardate bene, dal minuto 34 in poi, come rispondono la Egeland e Lorentzen (due promotori dei cosiddetti “gender studies” che negano il fattore biologico nella differenza di ruoli) alla domanda cruciale posta dall’intervistatore. Ammettono che la loro posizione è “teoretica” e non “sperimentale”. L’unico argomento scientifico che possono avanzare è che il fattore genetico non è (ancora) stato provato, e questo è vero, ma contemporaneamente:
1 – sminuiscono arbitrariamente le conclusioni di altri studiosi
2 – non considerano che forse la prova genetica non è necessaria e bastano le differenze biologiche evidenti
3 – non spiegano perché la loro ipotesi (escludere il fattore biologico) dovrebbe essere più ragionevole e più coerente con i dati a disposizione dell’altra (non escludere a priori il fattore biologico ammettendo contemporaneamente quello culturale).

Considerate bene questa discordia tra studiosi perché è la stessa che ritroviamo nella politica e nella società. C’è chi parte dalla realtà e poi formula l’ipotesi. E se la realtà smentisce o ridimensiona l’ipotesi abbandona o modifica l’ipotesi. C’è chi parte dalla teoria e formula l’ipotesi senza guardare la realtà. E se la realtà smentisce o ridimensiona l’ipotesi tanto peggio per la realtà.

Pagina successiva »

Powered by WordPress. Theme by H P Nadig