Cronachesorprese

3 giugno 2018

Se il buongiorno si vede dall’arcobaleno

Filed under: cronache,Il postulante de-genere — alessandro @

Chi riporta le parole di un altro tagliandole in modo da non farne capire il senso non ha mai ragione. Anche se l’altro fosse un criminale. Figuriamoci se è soltanto un ministro.
Per non parlare poi di chi riprende lo stesso studiato fraintendimento sui social, sapendo che è un fraintendimento voluto, e ci fa ironia e/o polemica sopra. Mi costringono a difendere un governo che probabilmente non mi piacerà ancora prima che si metta a lavorare. Un minimo di onestà intellettuale si potrà mai avere in questo paese?

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Aggiornamento del 10 giugno

Il Ministro Fontana è nel mirino dei moralisti. La settimana scorsa i titoli fallaci sulle sue dichiarazioni riguardo alla famiglia arcobaleno. Ora invece circola un video, uno spezzone da un suo discorso in piazza a una manifestazione di partito dell’anno scorso, in cui dice: ““Vogliamo un’Europa dove il matrimonio sia tra una mamma e un papà e i bambini vengano dati a una mamma e a un papà. Le altre schifezze non le vogliamo neanche sentire nominare”.
Le parole sono forti ma condivisibili, in quanto sono chiaramente rivolte contro le adulterazioni del matrimonio, della paternità e della maternità, non contro le preferenze sessuali individuali e la scelta del partner. Io forse non avrei usato il termine “schifezze” (bisogna levare le scuse agli avversari), ma sono ugualmente contrario all’equiparazione dei matrimoni alle unioni civili e alla promozione di questa idea assurda di genitorialità neutra che una cultura precisa, che non ha nulla di progressista, vorrebbe mettere al posto della paternità e della maternità.
Buttiglione, ormai molti anni fa, fu fatto oggetto di una violenta campagna di delegittimazione su un “I may think”, nel contesto di un discorso in cui sostanzialmente diceva che avrebbe tenuto fuori le proprie convinzioni morali personali dal ruolo per il quale era candidato in Europa. Già in quell’occasione fu chiarissimo che erano proprio le sue convinzioni sotto processo, non la sua politica. Allora forse farà bene Fontana a parlare di “schifezze” anche da ministro: tanto verrà attaccato comunque a livello personale. Pochi avranno voglia di fare la doverosa distinzione che ho fatto io: è così comodo gridare all’omofobia, questa nuova astrazione che è una delle varianti più aggiornate di “nemico del popolo” e che suona sempre di più come intimidazione. Fate pure. Rimango volentieri fuori dal coro.

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1 febbraio 2018

Varianti naturali

Filed under: Il postulante de-genere — alessandro @

Da leggere la risposta di Padre Angelo Bellon a uno psicologo sedicente cattolico.

Non so se la scienza abbia provato che l’omosessualità è una variante naturale. Non credo. Di sicuro non ha dimostrato che sia genetica. Ma a parte questo, la cosa che trovo veramente molto discutibile della lettera dello psicologo è l’intenzione, dichiarata, di trarre conseguenze sul piano della morale sessuale cattolica dal cambiamento (indubitabile, e a mio parere positivo) della percezione sociale dell’omosessualità. Anche l’ “inclinazione” all’infedeltà e alla promiscuità è molto frequente, anzi probabilmente è maggioritaria nella popolazione. E non c’è dubbio che nella società ormai secolarizzata la “scappatella” e la promiscuità non sono neanche percepite come un problema degno di grande attenzione o stigma. Ma questo significa che la Chiesa dovrebbe rivedere le sue posizioni sulla fedeltà coniugale?

Alla base della posizione dello psicologo sedicente cattolico c’è un problema culturale, a mio parere. Molti non conoscono più il significato della parola “peccato”. E pretendono che la Chiesa non chiami “peccato” qualcosa che è normalmente accettato dalla società, come se “peccato” e “delitto” o “comportamento sconveniente” fossero sinonimi. Bisogna uscire da questo equivoco. I non cattolici (o i cattolici come lo psicologo) non devono pretendere che la chiesa conformi il concetto di peccato alla morale corrente. E i cattolici devono imparare a parlare di peccato senza puntare il dito sugli altri.

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8 giugno 2017

La buona strada interrotta

Filed under: Il cristiano informale,Il postulante de-genere — alessandro @

L’Agesci non è più un movimento cattolico. Occorre prenderne atto, bisogna che i cattolici che sono ancora in quel movimento pongano la questione con forza. Abbiamo bisogno come l’ossigeno di due cose: chiarezza e unità. Ma non possiamo sacrificare la seconda alla prima, perché senza chiarezza non c’è vera unità. Io ho firmato questa petizione (anche se non è scritta benissimo e “scautismo” con la a non si può proprio vedere, ma vabbé).

Se fai l’educatore cattolico devi seguire le regole cattoliche. E non per “salvare le apparenze”. I sacerdoti seguono le regole vivendo il celibato e la castità (che siano omosessuali o no, non ha alcuna rilevanza), se non lo fanno non sono buoni sacerdoti. Allo stesso modo i laici che si prendono la responsabilità di fare gli educatori: se non seguono non stanno svolgendo bene il loro incarico. Naturalmente ognuno fa quello che ritiene in coscienza, io stesso mi sono trovato spesso in conflitto, nella mia condotta di vita, con le “regole” e non escludo di trovarmici ancora. Ma non mi prendo responsabilità educative.

Nel caso in esame, non si sarebbe neanche dovuta porre la questione: non avrebbe dovuto essere il parroco a chiederlo, era l’educatore a dover trarre le conseguenze delle sue scelte. Se non l’ha fatto era perché voleva sollevare il caso: gli articoli che leggiamo in questi giorni sono il risultato di una strategia. Mi spiace ma non ha ragione, ha torto. L’unica cosa che non condivido del ragionamento del parroco è il passaggio sull’ “ostentazione”: non è questo il punto e anche lui, del resto, è da anni che chiede di risolvere il nodo, non l’ha fatto solo dopo l’unione civile.

Quando ero all’università ho fatto il catechista per due anni perché un parroco mio amico mi aveva chiesto aiuto. L’ho fatto volentieri ed è stata un’esperienza che mi è servita molto (e spero di aver lasciato qualcosa di buono ai ragazzi). Ma quando ho deciso di iniziare una convivenza con una donna ho deciso parallelamente che non avrei più accettato incarichi del genere. L’ho deciso io, nessuno ha dovuto chiedermi di fare un passo indietro. In un’appartenenza come quella alla chiesa il punto è a cosa tieni davvero, se all’affermazione di una tua idea o all’affermazione di qualcosa di diverso che va un po’ oltre le tue vicende personali. Questo è il discernimento, non quello di cui parlano certi documenti fumosi.

Sono triste. Sono stato lupetto per quattro anni della mia bella infanzia e per un periodo più breve anche scout. Quella lunga, lunga traccia mi sembra sempre più evanescente.

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22 marzo 2017

Gender is fluid like a fish needs a bicycle

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La Stampa segnala un blog di una madre che vuole far sapere che suo figlio è “gender fluid”.

Leggo uno degli articoli del blog:

Certamente non mi era nemmeno passato per l’anticamera del cervello che tra il maschio e femmina potesse esserci tutta una gamma di esistenze. Poi mi sposo e nasce mio figlio. Bello, sano, buono (non troppo…) E piano piano questa creatura che non può certo aver subito nessuna possibile influenza esterna, mi mostra come l’essere in possesso di un tipo di organo sessuale non lo renda “tipico” del genere rappresentato da quello stesso organo. Anzi mi accorgo che mio figlio ha molte più tipicità femminili che maschili. E ciò nonostante continua a essere bello e sano. Mi domando come sia possibile. Mi stupisco. Aspetto. E inizio a imparare. E credetemi, per me sarebbe stato TANTO più semplice se lui si fosse vestito di blu e avesse giocato a calcio!

Anche nell’intervista alla Stampa la mamma in questione mette insieme un sacco di roba che mi lascia perplesso:

Per le creature genderfluid e transgender è salvifico un protocollo di somministrazione dei bloccanti, gli stessi già regolarmente usati per la pubertà precoce. Si tratta di inibitori ipotalamici che bloccano la produzione degli ormoni e ritardano quindi l’arrivo della pubertà ormai sempre più precoce lasciando il tempo di maturare la decisione riguardo la propria transizione verso il sesso a cui si sente di appartenere senza la pressione psicologica di un corpo che cambia che può inevitabilmente portare a comportamenti disforici. Tale protocollo creato in Olanda e utilizzato in molti paesi del mondo, in Italia, purtroppo, è ammesso solo in caso di pericolo di vita, ovvero se il ragazzo, disperato, ha tentato il suicidio». I bloccanti invece sono reversibili; significa che quando vengono interrotti lasciano fare alla natura il proprio corso nello sviluppo puberale e quindi evitano decisioni affrettate…
…Le bambine sono giustamente libere di esplorare il genere maschile, di indossare pantaloni, costumi di spider e fare skate: questo le arricchisce e le fa crescere più forti e consapevoli. Diamo anche ai maschi questa possibilità. Bisogna capire che la normalità non esiste e che la diversità, intesa come varietà, è la vera ricchezza del genere umano

Grande confusione sotto il cielo. Se l’auspicio è che i maschi possano sperimentare attività tradizionalmente femminili senza sentirsi presi di mira, perché parlare di fluidità “di genere”? È contraddittorio affermare che non esistono inclinazioni maschili o femminili a un’attività o a un modo di vestire (affermazione a mio parere condivisibile, almeno in parte) e contemporaneamente etichettare un bambino con un comportamento in controtendenza rispetto ai suoi pari come “gender fluid”. La fluidità e solo tra attività che il bambino non vuole associare a uno dei due generi, non propriamente una fluidità di genere.
Come poi si possa associare questo fenomeno al transessualismo e ipotizzare di bloccare lo sviluppo ormonale per “evitare comportamenti disforici” rimane un mistero.

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15 marzo 2017

Antropologia portami via

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Levi Strauss, suo articolo ripreso oggi da Repubblica:

«L’antropologia rivela che quanto consideriamo come “naturale”, fondato sull’ordine delle cose, si riduce a costrizioni e abitudini mentali proprie della nostra cultura. Ci aiuta dunque a sbarazzarsi dei nostri paraocchi. In secondo luogo, i fatti che raccogliamo rappresentano un’esperienza umana molto ampia perché provengono da migliaia di società che si sono succedute nei secoli. Aiutiamo in questo modo a mostrare quelli che si possono considerare come degli “universali” della natura umana».

Questo vezzo intellettualistico del tentare di tappare la bocca agli altri con la presunta superiorità dell’antropologia culturale ha veramente stancato, e non solo perché è infarcito di fallacie di ogni genere. Il fatto è che “naturale” non è “primordiale” (c’è ancora un pregiudizio rousseauiano enorme nella cultura cosiddetta progressista, e davvero non avrei mai pensato che avrei dovuto difendere Kant contro questa impostazione, ma davvero sarebbe già un buon risultato se si arrivasse ai suoi universali etici) ma le potenzialità che di una natura si rivelano anche nel tempo, in prospettiva diacronica. E anche la pretesa che qualsiasi ragionamento sulla natura in ottica prescrittiva sia viziato da una fallacia naturalistica non è, come vorrebbero, pura logica, ma la conseguenza di una impostazione filosofica ben precisa, che si può condividere o no. E io non la condivido :-)

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