Cronachesorprese

28 marzo 2009

La destra che non c’è

Filed under: dichiarazioni di voto — alessandro @

titanicA volte può capitare, a chi ha passato i quaranta, di rimpiangere i vent’anni. A me non capita molto a dire il vero, sarà incoscienza. Poi però capita anche di vedere i giovani voluti fortemente da Berlusconi in prima fila e a fare il discorsetto sul palco al primo congresso nazionale del Popolo della Libertà: e ogni possibile nostalgia svanisce a fronte della coscienza dello scampato pericolo.

Già, scampato pericolo. Devo essere realista: non sono di sinistra e se avessi vent’anni non potrei evitare di misurarmi con quella proposta politica. Ma è davvero triste (non particolarmente preoccupante, non temo derive autoritarie) vedere che questi ragazzi stanno forgiando la loro identità politica su simboli sbagliati, che con la destra vera non hanno niente a che fare.

Destra significa innanzitutto che la persona e la società vengono prima dello Stato. E il Pdl nasce nell’esaltazione della figura di Silvio Berlusconi, nuovo prometeo della finta destra, “eroe”, come l’hanno chiamato quei ragazzi. Insomma un idolo che oscura le differenze personali e sociali invece che valorizzarle. Ma se Berlusconi è un eroe De Gasperi chi è, Dio? I giovani che sono in esposizione oggi come carne fresca nelle prime file alla Fiera di Roma erano bambini o poco più nel 1994. Per loro tutto è cominciato con la mitologica “discesa in campo”. Non hanno la minima idea della destra che, all’interno della Democrazia Cristiana, ha costruito insieme ad altre forze interne ed esterne al partito le possibilità reali di libertà nel dopoguerra. E ancora alla fine degli anni ottanta non sarebbe stata possibile un’identificazione così incondizionata di un partito in una persona, senza nessun contenuto critico e dialettico nei confronti delle reali scelte politiche. Era molto più pluralista la Dc delle correnti rispetto al Pdl e al Pd attuali. Alla fine degli anni ottanta De Mita veniva messo in croce dall’opposizione interna fino alla resa perché continuava ad essere segretario del partito anche da presidente del consiglio. Ve la immaginate oggi nel Pdl (ma anche nel Pd) una fronda del genere? E va bene che è cambiato il concetto di leader politico: si presenta un candidato alla presidenza del consiglio che è anche giocoforza il capo della coalizione politica vincente. Ma è una questione di coscienza politica: la domanda di rappresentanza che ieri si esprimeva contro De Mita in quel modo e su quella istanza oggi dovrebbe esprimersi in altri modi e su altre istanze. E invece tace. Soccombe alla forza del leader e a un sempre più fantomatico e discutibile mandato popolare.

Ora, non mi straccio le vesti. Primo perché questa destra non è vera destra e non sarà mai la mia destra, almeno fino a quando Berlusconi ne sarà il capo. Ma anche perché nonostante il trionfalismo di questi giorni io non vedo molto futuro in questo nuovo partito così vecchio. Sbaglierò, ma mi sembra il Titanic a Southampton. Puntiamo al 51%, dice il lider maximo. E poi? Avanti con la Kamchatka? Dico, se fossi al Congresso dovrei appuntarmi in cuore il cinquantuno come ideale politico? Trovo veramente desolante che i delegati si accontentino (anzi si esaltino) di questo mangime per polli.
An e Forza Italia si fondono soltanto per impedire che il Pd possa aspirare alla palma di vascello più grande. Un bel naufragio (leggi: sonora sconfitta elettorale) tra qualche anno è probabile e per molti aspetti auspicabile. Berlusconi e Fini avranno nella storia soltanto il merito di aver posto le premesse materiali, non ideali della vera destra italiana che ancora non esiste come rappresentanza politica ma solo nella società. Fini ha fatto l’unica cosa appena decente che poteva fare nella sua vicenda politica: prendere le distanze da un passato impresentabile. Onestamente, non può fare altro; saranno altri domani a poter dire che un legame con quel passato non c’è e non può essere usato contro la destra. Berlusconi grazie al suo intuito (e alla sua ricchezza) scegliendo la politica si è salvato la ghirba, e ha sparigliato i giochi negli anni novanta facendo da aggregatore a destra in un momento in cui la destra avrebbe avuto bisogno non di governare, ma di un lungo periodo all’opposizione perché i valori e le istanze vere si forgiassero al fuoco della controversia. Non è accaduto: a destra c’è solo aggregazione e poco o niente di tutto ciò che dovrebbe esserci. Però almeno l’aggregazione c’è e questo sarà l’unico vero merito storico di Berlusconi politico.

Per quello che mi riguarda non è un grande problema: sono felice di avere come obiettivo professionale ed esistenziale fare informazione e non politica. Sono di quelli che credono ancora che siano due strade completamente alternative, a meno di eventi eccezionali che negli ultimi sessant’anni non si sono mai verificati.

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12 commenti »

  1. Ciao Alessandro, mi piace la definizione di destra (la persona e la società vengono prima dello Stato); se vuoi il mio spostarmi politicamente verso la destra è stato contemporaneo al rendermi conto che le persone sanno cos’è giusto per loro – o comunque sono libere di sceglierlo – più di quanto lo sappia l’autorità. C’è anche, credo, una spiegazione che ci si dà del perché ci sono disuguaglianze nel mondo. Ma, a parte, questo filosofare anche io, per quello che so, sono scettico sul Pdl. Però ho anche l’impressione che una “coscienza” di destra si stia formando in Italia, che non c’era con la DC (che ormai mi sembrerebbe improponibile anche perché i cattolici di sinistra mi sembrano troppo poco cattolici), e che sia anche ideologica in un certo senso. E quando c’è la domanda, prima o poi viene fuori anche l’offerta, se non ci si mette di mezzo un ostacolo artificiale.
    Ciao
    S&P

    Comment by sudorepioggia — 29 marzo 2009 @

  2. sì, anch’io penso che una coscienza di destra si stia formando in italia, “nonostante” le forzature del pdl. per questo ho scritto che sarebbe stata molto più costruttiva per la destra una sana opposizione negli anni novanta. dico “sana” perché in effetti negli anni novanta la destra è stata più all’opposizione che al governo, ma non è stata un’opposizione sana perché il fattore berlusconi l’ha messa su binari sbagliati. l’elemento discriminante è stata la vittoria del 94. da quel momento la coalizione ha pensato di avere comunque la maggioranza nel paese e ha vissuto i periodi di opposizione come incidenti di percorso. e questo ha impedito una corretta elaborazione dell’identità della destra in parlamento.
    concordo anche che la destra popolare che si sta formando sia molto diversa dalla destra della democrazia cristiana, che naturalmente è un’esperienza conclusa che non può tornare. non c’era nessuna nostalgia nelle mie parole, richiamavo semplicemente alla positività dell’esperienza di una destra reale, quella della democrazia cristiana, che ha fatto scelte fondamentali e il cui bilancio storico è, a mio parere, positivo.
    prima o poi verrà fuori l’offerta… sì, lo credo anch’io. ma la qualità dell’offerta dipenderà molto da cosa succederà nel dopo berlusconi.

    Comment by alessandro — 29 marzo 2009 @

  3. Ti quoto in toto. Tra l’altro, noto che il tentativo del Cavaliere di accomunarsi a De Gasperi come padre della patria è esplicito ed insistente, e la tragedia è che il paragone non sembri esagerato, né a lui né ai lacché di cui ama circondarsi.

    Io penso:

    che nel 1994 il suo intervento potesse essere considerato provvidenziale, forse addirittura necessario;
    che nel 1996 sarebbe stato difficile non riprovarci;
    che nel 2001 abbia perso la grande occasione;
    che, forte del successo elettorale, avrebbe potuto usare il quinquennio successivo per permettere la costruzione di un partito vero;
    che, se lo avesse fatto, il centrodestra avrebbe vinto le elezioni del 2006;
    che nel 2008 abbia vinto — vinto, non dominato — un’elezione che avrebbe vinto anche Topo Gigio, rischiando di perdere contro un avversario che — lo si è capito subito dopo — non aveva neanche l’appoggio dei suoi;
    che nel 2011 gli verrà un accidente, nel centrodestra nessuno saprà più cosa fare e non c’è un ricambio adeguato — si parla talvolta del giovane Formigoni, classe 1947;
    che alle prossime elezioni il vincitore prenderà il 12% dei voti, il perdente avrà il 10% e i bagnini faranno affari d’oro;
    che la metafora della Kamchatka sia stupenda.

    Comment by galliolus — 29 marzo 2009 @

  4. e io ti riquoto, soprattutto dopo aver visto l’esito della “votazione” di oggi. berlusca proclamato presidente all’unanimità in mezzo alle fanfare che avanza verso il palco bello tronfio. e nel discorso che dice? beh, che naturalmente si presenterà alle europee. largo ai giovani, insomma. hai ragione, la grande occasione di fare un partito vero è stata persa nel 2001. ma anche nel 2009 si continuano a perdere altre occasioni. ogni nuovo step è un pretesto per alimentare ancora un poco lo smisurato ego del capo.
    e a proposito: speriamo che la Kamchatka sia solo una metafora. oppure che non lo sia e si ritiri presto a giocare davvero a risiko ;-)

    Comment by alessandro — 29 marzo 2009 @

  5. Ma i vecchi anarchici tipo Bresci, non esistono piu?

    Comment by Nick — 30 marzo 2009 @

  6. :-D mi sa di no, nick. se pensi che passano per anarchici certi pirlotti dei centri sociali…

    Comment by alessandro — 30 marzo 2009 @

  7. Certo se penso che nei libri di storia di questi ultimi vent’anni la figura chiave sarà Berlusconi, e che in fondo non ha fatto nulla (mi sbaglio?) salvo impedire (fortunatamente) alla sinistra di governare…ma ci sarà un post-Berluscioni, di sicuro.
    Ciao
    S&P

    Comment by sudorepioggia — 30 marzo 2009 @

  8. mi ripeto, ma concordo assolutamente sul fatto che giornalismo e politica debbano essere carriere distinte. altrimenti è un vero travaglio ;)

    Comment by estrellita — 1 aprile 2009 @

  9. Il problema vero secondo me è che non esiste più una politica reale. La politica è di fatto solo campagna elettorale, e se la destra è definita da Berlusconi che cos’è la sinistra se non il gruppo di quelli che contrastano Berlusconi?
    E’ ridicolo che un uomo (per quanto ricco, capace, corrotto o dittatore) sia l’ago della bilancia delle sorti di un paese!
    Il problema non è lui è l’incapacità nostra di essere società,avendo a cuore il bene comune. I giovani spesso si ritirano in campagna dove abitano in dormitori da cui la politica è solo qualcuno per cui fare il tifo.
    Per fortuna esistono ambiti (a destra e a sinistra) in cui qualcosa si muove,e in cui si riconosce la volontà di un lavoro reale, ma l’informazione che faccia o no politica preferisce ignorarli e tuffarsi nella mischia.

    Comment by Margherita — 1 aprile 2009 @

  10. estrellita: repetita iuvant. e certi repetita iuvant più di altri :-)

    sudorepioggia: ci sarà un dopo berlusconi, il problema è quando… e come :-/

    margherita, sì, il vero problema globale, cioé più antropologico che politico, è proprio quello che dici. destra e sinistra sono – dovrebbero essere – solo ipotesi di lavoro e poi la parola con cui designi dei compagni di strada. tu dici cosa si vede dal punto di vista della società, dal punto di vista di chi cerca di costruire qualcosa. ed è quel punto dal quale non dovrebbe mai dimenticarsi di guardare né la politica né l’informazione.
    mi incuriosisce l’immagine dei giovani che “si ritirano in campagna”. se vuoi approfondire… :-)

    Comment by alessandro — 2 aprile 2009 @

  11. Con la scusa della vita sana le famiglie giovani, almeno qui da noi, tendono a ritirarsi in villette a schiera decentrate tutte nuove e carine con il loro giardinetto “intanto con un quarto d’ora di macchina si arriva ovunque”,ma di fatto non appartengono a nessun posto, non fanno parte di nessuna società, e il massimo è arrivare a casa e “staccare completamente la spina”. Hai presente Nanni Moretti in Caro Diario quando parla della Garbatella?…

    Comment by Margherita — 2 aprile 2009 @

  12. non avevo mai considerato questo aspetto. in liguria ci sono molti aspetti positivi del fenomeno, primo tra tutti una controtendenza finalmente dopo decenni di progressivo spopolamento dell’entroterra. però il “non abitare in nessun luogo” è un rischio. può essere una buona idea per il vallescrivia, anzi invito ad allargare subito da qui la discussione. grazie :-)

    Comment by alessandro — 3 aprile 2009 @

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