Cronachesorprese

2 settembre 2008

e-veryderrick

Filed under: cronache — alessandro @

Stasera ho sentito Derrick De kerchove a palazzo Ducale. Forse l’ho già detto altre volte, ma io sono affezionato a Derrick. Leggere Brainframes, ormai dodici anni fa, mi ha un po’ cambiato la vita. Non era la prima volta che lo sentivo, ma stasera ho avuto il piacere di stringergli la mano, e di farlo sorridere. Un vero peccato che non abbia un blog, ma va considerato come uno di quei paradossi che segnano i buoni intellettuali. Derrick comprende a fondo la natura dell’e-veryman, ma non è per formazione e metodo un intellettuale dell’era digitale. Si vede dal modo di fare, dal modo di procedere del ragionamento, dal delizioso caos delle sue slide, scritte in italiano un po’ approssimativo, di quell’approssimazione che deriva dall’essersi avvicinato a una lingua inseguendo etimi, definizioni e concetti. E preparando lezioni universitarie: alla Federico II di Napoli hanno la fortuna di poterlo ascoltare e incontrare più o meno una volta alla settimana.

Chi l’ha invitato a parlare stasera gli ha chiesto di fare un paragone tra l’eroe della mitologia classica e l’avatar di Second Life. Nei manifesti era indicato pomposamente come “l’inventore di Second Life”: lui si è schermito precisando che se fosse davvero lui sarebbe un genio. Io dico che è pi ù geniale lui di chi ha messo in piedi quel baraccone, ma apprezzo che abbia detto così. Non è understatement, lui dice seriamente; ma senza occhi come i suoi, Second Life sarebbe un vuoto simulacro. Se non ci fossero lucidi testimoni come lui, l’evoluzione dei media sempre più accelerata (come lui stesso ha mostrato stasera con uno schemino semplice semplice che evidenzia il tempo di dimezzamento costante nel passaggio da un media dominante all’altro, dall’invenzione dell’alfabeto alla realtà virtuale passando per invenzione della stampa, televisione, computer eccetera) sarebbe soltanto disumanizzante. Invece abbiamo questi interpreti che, se il paragone proposto ha un senso, sono come gli Eschilo Sofocle Euripide di quell’esperienza di rappresentazione che è lo spazio virtuale. Fattore essenziale dell’invenzione del teatro classico è la distanza, l’invenzione del punto di vista, dell’interpretazione del mondo. A guardare dalla giusta distanza e con infinita passione la scena digitale ci sta lui, Derrick, che sa bene, e lo ripete spesso e volentieri, che noi generazione digitale (chi nativo, chi immigrato) siamo solo una transizione. “Siamo come Pinocchio nel ventre della balena”. Siamo quelli che hanno fatto “educazione sportiva del sistema nervoso e cognitivo a rispondere a una varietà nuova di stimoli”. Intorno all’anno mille uomini coraggiosi e pieni di speranza nel futuro, colmi di rispetto per le generazioni che sarebbero venute, hanno dato un impulso straordinario all’agricoltura con nuove tecniche, rendendo coltivabili aree immense che fino a quel momento erano state improduttive. La loro breve vita è stata tutta per una prosperità in larga parte futura, che loro non avrebbero visto. Noi stiamo rivoltando nuove zolle digitali, mai usate per la semina, e dovremmo esserne orgogliosi.

Mi piace guardare al presente e al futuro con gli occhi di Derrick.
e-veryderrick, abbiamo bisogno dei tuoi occhiali. Anche se, come dici tu, non sei altro che un cyborg con le lenti a contatto.

3 commenti »

  1. bello bello. ma proprio bello

    Comment by alberto d'ottavi — 4 settembre 2008 @

  2. ecco alberto, penso che tu sia un buon esempio di quell’attitudine a mettere in luce i fattori più promettenti dell’e-veryman.

    Comment by alessandro — 4 settembre 2008 @

  3. [...] Noi stiamo rivoltando nuove zolle digitali, mai usate per la semina, e dovremmo esserne orgogliosi. CronachesorpreseShare this:TwitterFacebookGoogle +1LinkedInPinterestStumbleUponEmailPrint Ti potrebbero interessare [...]

    Pingback by Infoservi.it | Cultura, Società e Ricerca su Tecnologia, Media, Internet. — 17 febbraio 2013 @

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