Cronachesorprese

29 settembre 2007

No priest, no party

Filed under: cronache — alessandro @

In attesa della seconda puntata dell’inchiesta di Repubblica, Maria Giovanna Maglie sul Giornale fa alcune osservazioni che aiutano a considerare la questione con maggiore equanimità. Credo che ce ne sia bisogno: ho girato un po’ per i blog che come il mio hanno commentato l’articolo di Curzio Maltese e ho trovato un clima generale non bello… diciamo che c’è poco fair play. E soprattutto non c’è la voglia di riflettere sulle specificità del rapporto tra Stato italiano e Chiesa cattolica.

La cosa più evidente è che non si vuole affrontare la questione da una prospettiva storica. Non mi piacciono molto, a dire il vero, le parole e gli esempi usati dalla Maglie in proposito, però non si può neanche dimenticare che lo Stato Italiano ha nei suoi caratteri originali una confisca inestimabile di beni ecclesiastici.
Molti dimenticano, inoltre, che prima dell’ultima revisione del concordato lo Stato italiano corrispondeva direttamente uno stipendio ai parroci. Il meccanismo di ripartizione dell’otto per mille rimanda alla Chiesa il compito di farlo e stabilisce una specie di “referendum” tra i cittadini. Per come è congegnato ora, oggettivamente, favorisce la Chiesa cattolica. Ma non è un sopruso, è il riconoscimento di un legame che c’è e che non è giusto negare. Tra Stato italiano e Chiesa italiana c’è un rapporto privilegiato, è vero. Ed è giusto che sia così, perché è davvero difficile scorporare la chiesa dalla storia italiana, e di conseguenza distinguere ciò che anche oggi questa intima connessione continua a rendere anche in attività economiche.

Qualcuno la pensa diversamente e vorrebbe che i rapporti veniissero ridefiniti secondo criteri diversi. Però se il criterio ispiratore della ripartizione dei fondi dell’otto per mille dev’essere quello delle “opere di bene”, allora bisogna mettersi attorno a un tavolo e stabilire con calma e senza approssimazioni che cosa si intende. Come ho già detto, per come è fatta la Chiesa è assurdo distinguere nettamente il sostentamento del clero dalle opere di assistenza. O lo capisci o non lo capisci: no priest, no party. La poderosa presenza della Chiesa nel sociale è considerata un bene dallo Stato italiano? Si direbbe di sì. E allora nessuno storca il naso se la Chiesa amministra i fondi facendo quello che ritiene essenziale perché la presenza rimanga viva e continui a dare frutto: first of all, aiutare i suoi sacerdoti. Forse qualcuno sogna una Chiesa che, chissà come, chissà da dove, assiste i poveri senza amministrare i sacramenti. Qualcuno sogna una virtù dei cristiani senza cristianesimo. Non vorrei spaventarli, ma è un incubo. E se si avverasse, se ne accorgerebbero.

15 commenti »

  1. sono d’accordo su molti punti.
    anche sul fatto che i sacerdoti debbano essere aiutati (e naturalmente, stipendiati).
    dal punto di vista del singolo per quanto riguarda l’aspettativa di un’assistenza da parte della chiesa, credo che molto faccia l’esperienza personale di ognuno di noi (con la chiesa intesa, o percepita, nella persona del sacerdote).
    forse, tra tutte le persone che “sognano” una virtù dei cristiani senza cristianesimo, c’è qualcuno che ha le sue buone ragioni.
    semplicemente, a certe condizioni, non pensa di poter essere aiutato.

    Comment by alga — 29 settembre 2007 @

  2. sarò romantico, forse, e anche antistorico, forsissimo, ma credo che le spoglie di san francesco abbiano conati di vomito e che cavour non riesca a dormire il sonno eterno tranquillo che merita.
    chiamala, se vuoi, retorica contro retorica…;-))
    trovo che ci siano parecchie discrepanze di vedute sull’applicazione dello spiritualismo, tanto per esemplificare, tra un monaco birmano non imparentato con il regime e un segretario di curia vaticana amministratore di immobili con un occhio alle quotazioni di borsa e l’altro sulla banca vaticana che tra qualche anno promuoverà il conto porpora da controbattere al conto arancio.
    l’argomento del contendere, almeno per me, di là di connotazioni politiche, è essenzialmente filosofico.
    lo spiritualismo con le derivazioni filantropiche e di guida e punto di riferimento circa valori e stile di vita non può e non deve andare a braccetto con l’economia e quindi anche con il potere, ma deve confidare nella nuda e semplice validità del suo messaggio rischiando in proprio, in maniera diversa dal rischiare su una speculazione immobiliare qualsiasi.
    inoltre, prima di parlare di cristianesimo, perfetto o perfettibile, mi piacerebbe parlare di umanesimo, agonizzante dovunque, ché ci si riempie la bocca di parole come ‘buoni cristiani’, ‘carità’, ‘assistenza’, ‘solidarietà’ e tanto altro di buonista e non si tiene conto che le prescrizioni del ‘buon cristiano’ sono state stravolte negli anni a livelli tali di comodo e tornaconto personale che in altri tempi ci sarebbero stati roghi piramidali di contrappasso.
    e per concludere: posso adombrare machiavellicamente che tutto questo cumulo di benefit a favore del vaticano sia un semplice ‘do ut des’ molto terra terra che nulla ha a che vedere con un posto alla destra del padre?…;-)

    Comment by cybbolo — 30 settembre 2007 @

  3. Considero l’attuale Papa molto positivamente.

    Comment by Piergiuseppe — 30 settembre 2007 @

  4. Come mai, quando una persona sta male si telefona alla Croce Verde e non alla chiesa cattolica? Le “opere di beneficienza” del clero sono solo una piccolissima parte dei fondi che la struttura devolve. La maggior parte dell’assistenza (ospedaliera, sociale) è a pagamento, con tariffe spesso più care di quelle praticate da altri enti.

    Comment by Silesio — 30 settembre 2007 @

  5. alga: probabilmente è così, ma il giudizio sulla presenza globale della chiesa dovrebbe andare oltre le eventuali esperienze personali negative. io ho frequentato ambienti cattolici molto diversi per buona parte della mia vita, e ho visto di tutto, santi che non saranno mai sugli altari e spettacolari bastardi. come accade per qualsiasi altro ambiente.

    cyb: più che romantico esprimi una posizione (non volermene) un tantino moralistica oggi molto diffusa che si basa su un equivoco. è evidente dal fatto che usi il termine “spiritualismo” con accezione positiva. lo “spiritualismo”, per me, è una forzatura del cristianesimo.
    stai tranquillo, san francesco (che non era certo “spiritualista”) non si rivolta nella tomba perché non si è mai “rivoltato” neanche quando era in vita (e ne avrà viste di schifezze tra i chierici del suo tempo): non ha mai preteso di dire al papa o ai vescovi quello che dovevano fare, anzi ha chiesto loro di approvare la sua regola. voleva essere povero per seguire Cristo, e lo è stato. sapeva benissimo che era giusto passare da quegli uomini così distanti dal suo stile di vita, perché la sua esperienza potesse diventare feconda. questo è esssere “spirituali”, è riconoscere di essere figli.
    non capisco perché oggi chi non è né povero né cristiano vuole spiegare alla chiesa cosa deve e cosa non deve fare.
    quanto a cavour, che si rivolti o no non mi fa né caldo né freddo ;-)
    la chiesa cambia nel tempo e nella storia, tranne che per le cose per cui non può cambiare. fino a 150 anni fa la chiesa era anche uno stato territorialmente rilevante, oggi è diversa perché avere un territorio non è più necessario per difendersi e sostenere chi si fa carico di assicurare l’indispensabile ai cattolici in tutto il mondo (l’indispensabile è la presenza dell’eucarestia, quindi i preti sono indispensabili; il resto, assistenza carità eccetera, è una conseguenza). ma avere un patrimonio sì: non sarebbe pensabile altrimenti.
    nella storia è stato necessario per la chiesa avere un territorio suo, come oggi è necessario gestire un patrimonio. necessario per difendere proprio il cuore del cristianesimo, che naturalmente non ha nulla a che fare con i soldi ma ha bisogno anche dei soldi e del potere. mettila così: perché nella chiesa ci sia la libertà di seguire i consigli evangelici, come un tempo ha fatto san francesco, è necessario che qualcuno si occupi di fondi di investimento, così come in passato era necessario che qualcuno prendesse le armi. lo sai, vero, che san francesco in terra santa c’è andato armato?
    può non piacere, ma è così. il cristiano è prima di tutto realista. che è il contrario del cinico. se qualcuno per troppo realismo diventa anche cinico, ne renderà conto. ma meglio essere prima realisti e poi cinici, che spiritualisti senza mai aver soddisfatto la condizione necessaria per sperimentare il cristianesimo: il realismo. partire dalle condizioni date, storiche e individuali.
    ho fatto retorica? può darsi, ma non c’è da inventarsi molto. è davvero avvilente dover ribadire fino alla nausea posizioni che non smettono di essere vere solo perché vengono continuamente attaccate con sempre nuovi pretesti.

    piergiuseppe: io lo considero come una conseguenza abbastanza naturale del grande pontificato di giovanni paolo II.

    silesio (ehi, che nome impegnativo…): con un po’ di buona volontà troverai innumerevoli servizi di assistenza gratuiti erogati direttamente dalla chiesa o per iniziativa di cattolici. un esempio che fa molto opportunamente anche maria giovanna maglie nel suo articolo è la caritas. la “buona” caritas, che dipende direttamente dalla “cattiva” Cei. strano, no?

    Comment by alessandro — 30 settembre 2007 @

  6. ok, ma il mondo è fatto di persone, no?

    Comment by alga — 30 settembre 2007 @

  7. e io cosa sono? :-)

    Comment by alessandro — 30 settembre 2007 @

  8. Commento con molto piacere una posizione che comprendo, conosco e rispetto, ma non condivido… mi permetto un “colpo di cannone” solo per dirti che i rapporti storici tra Stato italiano e Chiesa Cattolica si concludono con Porta Pia (così almeno la storia dirà tra mille anni), il resto sono punti di vista, rispettabili quanto opinabili.

    La seconda parte del post (e ancor più le tue puntualizzazioni nei commenti) invece mi trova concorde… hai ragione a sostenere che criticare la chiesa dall’ esterno è sbagliato (almeno quanto difenderla da atei devoti) e la retorica anticlericale che impazza oggi è stupida e stereotipata. Mi spingo oltre: la poco distanza reale tra Stato e Chiesa è un limite oggettivo per la Fede, uno scheletro nell’ armadio che altri hanno piazzato li e che però obbliga a fare i conti con le pochezze e meschinità “amministrative”… ora torno a lurkare che ufficialmente mi occupo d’ altro ;-)

    Comment by Sid — 30 settembre 2007 @

  9. sid: veramente i rapoorti tra stato italiano e chiesa cattolica “cominciano” con porta pia… e probabilmente non c’era altro modo per farli cominciare, e va bene. è andata così. non è un punto di vista :-)
    comunque, onoratissimo del tuo lurkaggio :-))

    Comment by alessandro — 30 settembre 2007 @

  10. sei una persona, appunto :-)
    una persona che mi sembra di capire abbia avuto fondamentalmente delle belle esperienze in quell’ambiente.
    sono una persona anch’io, con le mie esperienze, alcune belle (poche), molte bruttissime.
    sarò un’ingenua (e con questo rispondo anche a sid), ma mi rifiuto di credere che un certo anticlericalismo sia frutto solo di retorica, e non venga invece da una vera sofferenza.
    da un aver bussato ad una porta che non si è mai aperta.

    Comment by alga — 30 settembre 2007 @

  11. ma sicuro. però penso che chi ha veramente sofferto non sia anticlericale. sarà incazzato, magari si prenderà anche l’impegno di fare in modo che non succeda ad altri quello che è successo a lui, come quegli ex bambini molestati in irlanda che abbiamo visto nel documentario della bbc. ma gli anticlericali a mio parere sono altri, e si riconoscono perché prendono a pretesto qualsiasi cosa per dare addosso, per limitare la libertà di movimento della chiesa, per negare ai cattolici il diritto di contribuire alla vita sociale e politica. mediamente non sono persone che hanno sofferto, sono conformisti in overdose ideologica.
    penso inoltre che se mi fossi trovato male, se avessi sofferto per colpa di qualche prete o qualche educatore, non sarei anticlericale. sarei incazzato con quelle persone.

    Comment by alessandro — 30 settembre 2007 @

  12. ma io infatti non sono incazzata coi preti e le suore in generale.
    semplicemente, faccio fatica a fidarmi.
    d’accordo sull’atteggiamento conformista degli anticlericali.
    ma credo che ci siano molte persone che provano i miei stessi sentimenti.

    Comment by alga — 1 ottobre 2007 @

  13. La storia è appunto storia e il mondo cambia, e sarebbe ora di cambiare anche questo rapporto che ormai non ha ragione di essere nelle modalità in cui è…

    Lo stato ha il diritto ma soprattutto ha il dovere di impiegare quei soldi direttamente per il bene dei cittadini.

    E se i cittadini ritengono davvero opportuno finanziare una religione che lo facciano di tasca loro, individualmente. Io penso che tra le caselle dell’otto per mille ce ne dovrebbe essere una con scritto “No grazie mi tengo i soldi”.

    Qui non è questione di essere clericali o anti clericali, basta un minimo di obiettività per capire che tutta questa storia del rapporto tra chiesa e stato è insostenibile. I docenti nominati dalla curia e pagati dallo stato, l’otto per mille, le agevolazioni fiscali indiscriminate, la prevalenza di una religione nei confronti delle altre, sono tutti residui di uno stato che non ha il coraggio di essere laico.

    Comment by mario — 2 ottobre 2007 @

  14. ma quanto viene destinato dell’8 per mille allo stato per la ristrutturazione e il restauro di opere religiose?

    Comment by impiegato — 2 ottobre 2007 @

  15. mario: il coraggio della laicità di uno stato si misura dalla sussidiarietà. la storia cambia ma il rapporto tra la chiesa e la società italiana è forte e solido. lo stato non fa nessun regalo alla chiesa, riconosce l’utilità di questo rapporto che è storico, culturale, ma anche attuale. se è “laico” finanziare la mostra del cinema o il campionato di pallone elastico, è laico anche finanziare le esigenze di culto della religione, soprattutto se a chiederlo è un buon trenta per cento (come minimo) dei produttori di reddito.
    quindi lo stato impiega “effettivamente” quei soldi per il bene dei cittadini; quanto al “direttamente”, credo che sia preferibile che lo stato intervenga dove la società non arriva. da questo punto di vista non è neanche esatto dire che i cattolici facciano supplenza allo stato. per lo stato occuparsi “direttamente” di tutti i servizi sanitari, assistenziali ed educativi erogati attualmente dai cattolici significherebbe spendere molto di più, probabilmente per dare un servizio peggiore.
    quindi il rapporto “ha ragione di essere”, eccome. probabilmente qualche modalità si può anche cambiare, ma il principio è quello della sussidiarietà, non quello della conservazione di un privilegio.
    allo stesso modo dire “i cittadini che vogliono finanzino di tasca loro” non regge, perché quei servizi sono per tutti. appunto, non è questione di essere clericali o anticlericali, basta essere obiettivi.

    impiegato: un bel po’, ma è patrimonio culturale tutelato dallo stato.

    Comment by alessandro — 2 ottobre 2007 @

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