Cronachesorprese

18 settembre 2006

L’ Angelus dell’ eccheccazzo

Filed under: ratzie stories — cronachesorprese @

Il mondo si divide oggi tra chi pensa che Ratzie abbia chiesto scusa a sufficienza e chi pensa che dovrebbe fare di più. Poi c’è una sparuta minoranza (nella quale mi riconosco) che sta constatando, con un po’ di apprensione, che il dogma dell’infallibilità si è ormai trasferito dal Pontefice ai giornalisti (e solo a certi giornalisti, inutile sottolinearlo) nell’esercizio delle loro funzioni. Apprendiamo che un testo di agenzia scritto con i piedi, forse in dieci secondi netti, forse da un inviato annoiato dalla dotta dissertazione a Regensburg, è da considerarsi più autorevole in teologia di un Papa che incidentalmente è anche un teologo con i controcazzi. Apprendiamo che è proprio il Papa a dover chiedere scusa (ma di cosa?), e non un giornalista che ha fatto male il suo lavoro. L’odierna casta degli scribi (che è formata solo da un’elettissima parte di quelli che si chiamano giornalisti, praticamente una specie di collegio cardinalizio) coltiva un mito pericolosissimo e stantìo, che i testi sacri chiamano il "senso della notizia". In base a questa falsa e perniciosa credenza, un inviato può considerarsi esente dal capire dove si trova, cosa sta succedendo, di quale fatto è testimone, qual è il contesto. Provvederanno le sue infallibili antenne ad attivare l’Intelletto Agente sovrapersonale della sua casta nel momento dell’epifania della Notizia, destandolo dal suo torpore e trasformandolo nel terminale ultimo della grande macchina dell’Informazione mondiale. Che è tarata sul minimo sindacale di verosimiglianza e sul massimo di sensazionalismo.

Non ha importanza dunque che chi ha riportato la citazione utilizzata da Ratzinger abbia fatto un pessimo lavoro. Purtroppo, nel momento in cui viene ripresa da tutti i media di tutto il mondo e comincia a produrre gli effetti abbastanza ovvi di fraintendimenti e strumentalizzazioni interessate dei fraintendimenti, l’errata interpretazione si sostituisce al fatto di cui doveva essere testimonianza. E non si finisce più. Perché anche l’Angelus di ieri, in cui il Papa ha detto, in sostanza, che chi ha riportato quella citazione non ha capito nulla e ha fatto un pessimo servizio alla verità e al dialogo interreligioso che mai come in questo momento è essenziale per la pacifica convivenza, viene misurato dalla stessa casta secondo il grado di "scuse". Quanto ha chiesto scusa il Papa? Lo ha fatto davvero, lo ha fatto a sufficienza, ha "rimediato"? Un criterio ancora una volta distorsivo, imposto dal diktat del New York Times, che ha deciso unilateralmente, direi ex cathedra, che le scuse erano doverose. E invece Ratzie non ha chiesto scusa, e sarebbe stato assurdo che lo facesse. Ha detto una specie di eccheccazzo, state un pochino più attenti quando parlo, se proprio ne volete scrivere qualcosa.

Sarei curioso di sapere quale è stata la posizione dello stesso New York Times all’epoca delle vignette su Maometto. Non ricordo, ma ricordo bene che molti altri giornali, europei e nordamericani, si sono giustamente indignati perché le reazioni a quelle vignette erano un attentato alla libertà di stampa e di espressione. In questa circostanza, invece, sono pochissimi quelli che dicono chiaramente che è uno scandaloso attentato alla libertà di espressione imporre al Papa le scuse per il contenuto di una lezione accademica. L’Università non è il luogo in cui si forma e si custodisce il libero pensiero e la libera controversia? Ratzinger è anche un professore. Non è libero un professore di fare tutti gli esempi che vuole nelle sue lezioni? Possibile che nessuno veda e sottolinei quale pericolo per la libertà di tutti consegue dall’imporgli una rettifica?

7 commenti »

  1. un professore è libero come qualunque altra persona (occidentale) di dire ciò che pensa, dentro e fuori delle aule.

    se ne assume le responsabilità, ne raccoglie onori e oneri conseguenti, risponde (se crede e se può) ad evfentuali critiche. La scienza progredisce esattamente così !

    Nel mondo islamico forse – e sottolineo forse – le cose non vanno proprio così.

    Credenze assurde ( a parer mio ) conseguenze morali e pratiche devastanti per intere categorie e gruppi di persone ( uno per tutti: le donne), caratterizzano la vita di quei paesi e orientano l’esistenza (spesso disgraziata) di milioni di persone.

    Un qualunq

    Comment by utente anonimo — 19 settembre 2006 @

  2. un qualunque professore di storia, letteratura, teologia, diritto, filosofia, può esprimere questi e più duri giudizi. Può farlo persino se insegna matematica, astrofisica o campi elettromagnetici, e gli va, in privato ed in pubblico, di parlare d’altro che non sia matematica, astrofisica, campi elettromagnetici…

    su questo siamo non d’accordo…di più !

    solo che il papa non è un semplice professore.

    rappresenta milioni di persone. interi stati, e/o i loro capi, si riconoscono nella sua chiesa e seguono le sue parole. La sua stessa chiesa pretende -a torto o a ragione, non discuto – di orientare il comportamento politico (oltre che sociale) dei fedeli.

    il papa ha, in due parole, un ruolo politico.

    La questione è di pura opportunità.

    Si può, in un momento del genere, avere una sensibilità tanto scarsa da confezionare un discorso con citazioni del genere senza isolarle chiaramente nel contesto ?

    può una personalità con un ruolo politico, nella situazione attuale, tenere una lezione il senso della quale è sottolineare l’origine greca della teologia cristiana (nata da una costola dell’ellenismo giudaico) contrapponendola alla fondamentale irrazionalità – anzi a-razionalità – della religione islamica, e sperare di non suscitare reazioni ?

    Un qualunque professore potrebbe, il papa deve calcolare il peso politico e diplomatico delle parole che adopera.

    Se scuse deve, le deve a quelli che rappresenta, ai suoi fedeli, per averli così ingenuamente e grossolanamente mal-rappresentati.

    Intendiamoci: io concordo pienamente con le argomentazioni, col merito e con le implicazioni di quel discorso. ripeto però che in questo periodo e con queste premesse, una cosa del genere è del tutto fuori luogo, goffa, irritante…

    Che poi quel csiddetto presidente iraniano non perda occasione di offendere, vilipendere e minacciare la fede cristiana, quella ebraica e l’occidente in genere, può mai costituire una scusa ? non insegnamo fin dall’asilo ai nostri figli a non provocare, ma soprattutto a non raccogliere le provocazioni ? non riposa esattamente su questo la nostra cultura ?

    El Secretario

    Comment by utente anonimo — 19 settembre 2006 @

  3. Di fuori luogo, goffo e irritante ci sono solo certi resoconti e commenti giornalistici. Quella citazione, in un lancio di agenzia, poteva non essere riportata: è solo un passaggio di un ragionamento complesso. Un passaggio che è perfettamente contestualizzato nel discorso di Ratzinger, mentre è assurdamente scagliato tra le classiche virgolette nell’agone mediatico da parte di giornalisti incompetenti. Incompetenti non solo di teologia, che non è richiesto, ma anche di giornalismo. Perché non mi importa se da un punto di vista di pura audience hanno fatto il botto. A me hanno insegnato che la sintesi giornalistica deve sì riportare discorsi diretti, ma soprattutto cogliere l’essenza del fatto: se non c’è questo, i virgolettati nel migliore dei casi sono inutili, nel peggiore, come è accaduto, fuorvianti.

    Fatta questa precisazione (ma non sono ancora sufficienti le precisazioni di Bertone e quelle dello stesso Papa?), se leggo il discorso nel suo complesso vedo un ragionamento pacato, scorrevole, che invita al dialogo nel modo migliore. Era stato molto più netto Giovanni Paolo II ad Assisi, e non a caso qualcuno aveva anche brontolato perché insomma, non era politically correct che il Papa in un incontro di preghiera interreligioso ribadisse con la forza di cui era capace l’irriducibilità dell’evento cristiano a qualsiasi altra esperienza religiosa. Ma questa cagnara non era successa, e non soltanto perché vent’anni fa non c’era chi speculava sul fanatismo islamico in maniera così indecente come avviene oggi, ma anche e soprattutto perché i giornalisti avevano lavorato meglio. Era meno insidioso forse per loro, era un incontro di preghiera. Ratzinger ha fatto qualcosa di inusuale. Si è rimesso il cappello del professore e ha voluto farlo fino in fondo, anche da Papa. Imprudenza? Non c’è prudenza possibile, se lupo e agnello vanno ad eundem rivum. Allora tanto vale dare voce alla buona teologia. Io mi riconosco pienamente in quelle parole, mi sento molto ben rappresentato come cristiano e come occidentale. Non contengono una contrapposizione irriducibile tra due idee di Dio (come afferma con imbarazzante perentorietà Scalfari sul suo editoriale di ieri), anzi, Ratzie nota molto opportunamente che la tentazione ad assolutizzare la trascendenza divina c’è sempre, anche nel cristianesimo, e porta l’esempio del volontarismo di Scoto. Ma c’è quella tendenza perché la trascendenza divina è un tratto comune a cristianesimo, ebraismo e islam.

    Comment by cronachesorprese — 20 settembre 2006 @

  4. ripeto, nel merito concordo, e non poco (l’ho scritto pure da me, figurati)…sul metodo, insisto: fuori tempo, goffo e presuntuoso.

    Non è il capo di una setta che parla per i suoi adepti, è il papa e, in materia di dialogo interreligioso, parla soprattutto alle altre religioni. suggerire IN QUESTO MOMENTO STORICO un paragone tra le due religioni con una citazione del genere è stato, a dir poco, ingenuo. o molto scaltro.

    El Secretario

    Comment by utente anonimo — 20 settembre 2006 @

  5. io invece insisto sul ruolo determinante svolto, per la cattiva comunicazione verificatasi, dai mass media. non saremmo qui a parlarne.

    Comment by cronachesorprese — 20 settembre 2006 @

  6. [...] sicuramente meno grave degli indecenti vespai suscitati contro Ratzie in occasione del discorso di Ratisbona e della mancata visita alla Sapienza, ma è comunque indicativo di una mentalità [...]

    Pingback by Cronachesorprese » Del “rispetto” delle parole altrui — 8 aprile 2008 @

  7. [...] posso evitare comunque di notare che certe regole si applicano sempre a senso unico. Nel 2006 Ratzinger ha tenuto una lezione universitaria a Regensburg in cui ha fatto una citazione di un autore bizantino che parlava male dell’Islam. Questa [...]

    Pingback by Cronachesorprese » Chiarefrottole — 1 febbraio 2013 @

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