Cronachesorprese

25 novembre 2013

Non sono un cittadino esemplare

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“Sono un cittadino esemplare”. Non importa che sia Berlusconi a dirlo o un altro. Ovvero, non importa il grado di credibilità di chi lo dice. Per me è comunque una sparata abnorme. Rimango sempre interdetto da manifestazioni così clamorose di perfetta autoreferenzialità.

Io non sono un cittadino esemplare. Ma anche se pensassi di poter essere di esempio per qualcuno in qualche virtù civica non lo direi mai di me stesso. Sono quelle cose che devono dire gli altri, se ne sentono il bisogno per qualche motivo. Fosse anche servilismo.

Poi ci sono quelli che le virtù civiche le vedono nella loro parte politica, e solo in quella, perfettamente diffuse e distribuite come pepe sulla ribollita. Quelli sono forse un po’ meno egocentrici, ma non mi piacciono ugualmente.

17 luglio 2013

Fatti dalla nascita

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Il Fatto quotidiano, voce che considero importante nonostante non sempre ne apprezzi i contenuti, sta ereditando il laicismo più deteriore. Potrebbe considerare seriamente l’opportunità di cambiare il nome della testata, perché di fatti ne riporta sempre meno. Guardiamo ad esempio questo articolo sull’obiezione di coscienza all’aborto che come immagine non trova di meglio che una famosa copertina d’annata dell’Espresso.

Il fatto è la scoperta di un’organizzazione per gli aborti clandestini. Ma è più che altro un pretesto per una tirata contro l’obiezione di coscienza, additata come “la” causa del ritorno all’aborto clandestino con una sicurezza che ha veramente poco del rigore giornalistico.
Nell’articolo si dice inoltre che l’obiezione è “contro la 194″, mentre tutti sanno che l’obiezione è prevista “nella” 194: sarebbe quindi un atto davvero contro la legge limitare il diritto all’obiezione di coscienza.

Velo pietoso infine sulla solita confusione che impazza nelle centinaia di commenti. Pare che nonostante le evidenze scientifiche incontrovertibili molti continuino a non farsi una ragione del fatto (toh, un fatto!) che la vita prenatale è vita umana a tutti gli effetti, fin dal concepimento. Meglio chiudere gli occhi e buttarla in caciara, facendo ironia sull’opportunità di battezzare gli spermatozoi. C’è gente davvero convinta che questi sarcasmi poco fantasiosi veicolino argomenti validi.

9 agosto 2012

Ammartìto

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Ringrazio WordPress perché ha la saggezza di non correggere automaticamente il titolo di questo post. Ringrazio Galliolus per aver ricostruito bene la disputa che quarant’anni fa verteva sulla parola allunare e oggi si è spostata ovviamente su ammartare. Giocando un po’ (e sapendo di dire una castroneria etimologica) dico che se uno spavento terrestre può farmi rimanere atterrito, uno spavento marziano non può che farmi rimanere ammartìto.

Questo per dire che sono moderatamente in disaccordo con Galliolus e con i sostenitori della variazione galattica della parola atterrare. Diciamo che è un gioco che può reggere per un po’, per i prossimi due o tre secoli, finché la conquista di nuovi corpi celesti rimarrà un fatto relativamente episodico. Quando riempiremo di impronte umane o meccaniche l’intero sistema solare sarà una babele stellare. La sonda che arriva su Io cosa fa, “àia”? “aiàtta”? Esegue un “aiàggio”?E quella che arriva su Ganimede? Si tratta a mio parere di un errore di prospettiva: si pensa cioé che per un fatto nuovo e senza precedenti sia necessario, o molto opportuno, inventare nuove parole. Anche per dimostrare che una lingua è ricca e viva. Ma la ricchezza di una lingua non consiste soltanto nell’inventare nuove parole ma anche nel dare a una parola nuovi significati (o un campo di significato più vasto) attraverso quella grande risorsa (non solo linguistica) che è la metafora. Io me ne starei della primogenitura della parola atterrare e guarderei con poetica soddisfazione (e non con burocratica severità) la sua estensione metaforica a tutti gli atterraggi cosmici. Potrebbe ricordare un giorno agli immemori viaggiatori di un’Enterprise da dove sono partiti.

Ma va bene, non mi fa tanto problema l’ammartare. Mi suona solo un po’ male, una questione estetica. Allunare mi dà meno fastidio, sarà perché la sento da quando ero bambino ma il suono mi piace di più . Non ne farei comunque una questione di precisione scientifica come accade nell’ultimo post del buon Attivissimo che infierisce su un articolo pubblicato sul Secolo XIX. Il disinformatico in questi giorni è infervorato come poche altre volte, un entusiasmo più che comprensibile per un appassionato di esplorazione extraterrestre come lui, e calca un po’ la mano. Nella foga non si accorge (glie lo fa notare un lettore in un commento) che “ammaraggio” probabilmente non è una bestialità voluta ma un colpo basso di un correttore automatico: lo sventurato Ventura (l’autore dell’articolo preso di mira da attivissimo) voleva scrivere *semplicemente* ammarTaggio.

Io l’ho sempre detto: Word e il suo infernale correttore possono anche andare bene finché si scrive per fare raccomandate o bolle di accompagnamento. Ma per un redattore il correttore automatico è il primo nemico. Perché pretende di automatizzare una cura, un’attenzione che è una delle prerogative del lavoro redazionale umano. E perché mette una media di occorrenze che solo i miopi chiamano “correttezza” davanti all’opportunità magica e vertiginosa (eppure anche necessaria, a volte) di *sbagliare apposta* una parola.

14 settembre 2011

I coatti dell’informazione

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Valigia blu sta diventando una lettura indispensabile. Per fare corretta informazione non è sempre necessario fare grandi indagini. Basta ascoltare e riportare. Cosa che qualche giornalista evidentemente non fa. I titoli del giorno si fanno su parole d’ordine che non si desumono sempre dai fatti. Quella di ieri era “accompagnamento coatto”. Che peso reale aveva nel fatto della richiesta di audizione (neanche di interrogatorio) avanzata dalla procura di Napoli al Presidente del Consiglio? Lo spiega bene Valigia Blu. E dà un’altra lezione di metodo.

15 febbraio 2011

Marra, Marrismo o Marresimo?

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Devo confessare che fino ad oggi avevo evitato di informarmi su chi è e cosa scrive Alfonso Luigi Marra.
E mi ero perso anche la straordinaria intervista di Buttafuoco su Panorama.

Con i soldi si può comprare quasi tutto, si dice. C’è chi si compra i favori di ragazze compiacenti, chi si compra un giudice, chi si compra la libertà di inquinare. C’è chi si compra il parlamento per piegare le leggi alla sua volontà. Marra si compra la libertà di piegare la lingua italiana alle sue idee.

Questo è un dato. Non è un giudizio sulle idee di Marra, e non può esserlo. La lingua però è un filtro importante dei pensieri e delle idee. E non basta una grande ignoranza per snobbare il suo tribunale. Ci vuole anche una grande spregiudicatezza. E naturalmente un ego smisurato. Non so ancora se ciò che Marra sostiene sulle banche e sui poteri economici sia degno di essere preso in considerazione. Che i banchieri siano spregiudicati non mi pare una grande notizia. Ma che vengano attaccati da uno così violento e spregiudicato nei confronti della lingua italiana me li fa diventare, istintivamente, quasi simpatici.

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