Caro Massimo Gramellini, lei che è così bravo con le parole provi a spiegarmi perché non ha applicato anche al Buongiorno di oggi la sua indiscussa capacità di suggerire prospettive nuove su fatti noti. Perché un comunicato chiaro ed esauriente come quello di Padre Lombardi sul problema della pedofilia nella Chiesa le suggerisce soltanto una lettura così ingenerosa e, se permette, riduttiva e per nulla acuta?
Quali delle parole del responsabile della sala stampa vaticana fanno sospettare che la Chiesa reagisca agli scandali “annegando le proprie responsabilità in quelle del prossimo”? A me sembra che quelle parole dicano il contrario. Le poche righe che lei scrive ogni giorno sono quasi sempre illuminanti, ma questa volta si compiacciono e si avvoltolano in una polemichetta forzata e inessenziale e non aggiungono nulla alla frettolosa invettiva del lettore distratto che non ha voglia di approfondire. Anzi questo lettore si sentirà confortato nelle sue cattive abitudini.
I fatti dicono che i casi di pedofilia si verificano più fuori della Chiesa che dentro la Chiesa. Non solo in valori assoluti, il che è ovvio, ma anche in percentuale: molta più pedofilia nelle famiglie, nelle scuole, ovunque. Relativizzare la percezione dei molti, dei troppi che tendono a rappresentare questo problema come tipico delle gerarchie e degli ambienti ecclesiastici non significa, lei sicuramente lo capisce molto bene, relativizzare o annacquare le responsabilità. E tentare di fare qualcosa contro l’errore di prospettiva di molti dovrebbe essere una preoccupazione non soltanto del Vaticano, ma anche dei giornalisti. Ci sono almeno due tipi di giornalisti. Quelli che si sintonizzano con il bisogno della gente di mettere delle etichette addosso agli altri. E quelli che fanno il possibile per staccare le etichette e sostituirle con valutazioni critiche e analisi dei fatti.
Fino ad oggi credevo che lei appartenesse alla seconda categoria, oggi non ne sono più tanto sicuro. Sarò felice di essere smentito nei prossimi mille buongiorno.

Detta ora da Bersani a Otto e mezzo: 

