Cronachesorprese A wind sprang high in the west like a wave of unreasonable happiness 2015-03-03T15:35:53Z http://www.cronachesorprese.it/feed/atom/ WordPress alessandro http://www.cronachesorprese.it <![CDATA[Da Cartesio all’indifferentismo sessuale]]> http://www.cronachesorprese.it/?p=2964 2015-03-03T15:35:53Z 2015-03-03T15:24:52Z Questa breve panoramica storico-filosofica scritta per il sito di Manif pour tous Italia da Simone Pillon, avvocato ed esperto di diritto di famiglia, aiuta a inquadrare abbastanza bene una questione che sta diventando sempre più importante. A mio parere è troppo sommaria nella prima parte (ma l’autore ha l’onestà di “autodenunciarsi”). È anche normale che sia così: più si va indietro e più si parla di fondamenti, di radici di pensiero che hanno avuto questi esiti ma anche molti altri. Ed è anche un po’ troppo allarmista nelle conclusioni. Ma l’ultima parte della disamina storica, quella sulla seconda metà del ventesimo secolo, mi sembra molto precisa e ben documentata.

Le opinioni possono essere varie su cosa sia “bene” e cosa sia “male” di molti dei fatti e delle idee riportate in questo approfondimento. Io stesso non sono d’accordo al cento per cento sulla valutazione di tutto, ci sono passaggi che considero importanti e altri meno, fatti che percepisco come gravi, concordando con l’autore, e altri che mi sembrano neutri e più marginali rispetto all’argomentazione complessiva. Non mi trovo in sintonia sicuramente con la parte catastrofista della conclusione in cui parla di una possibile “guerra” o divisione territoriale mondiale… mi sembra un po’ esagerata. Non sono d’accordo neanche sulla valutazione della cosiddetta liberazione sessuale: un conto è la mercificazione del corpo attraverso i mass media che comporta tra le altre cose la sessualizzazione precoce degli adolescenti, condannabile senza se e senza ma, un altro conto sono la “sdrammatizzazione” del sesso, che può essere una cosa buona, e l’educazione sessuale che può aiutare e guidare i giovani e che, proprio per la pervasività degli stimoli in cui i ragazzi sono immersi, è sempre più necessaria.

Però, fatte le mie obiezioni che potrebbero anche continuare, penso che questo sia il metodo giusto per affrontare le questioni trattate: chiedersi che storia hanno. Perché vengono da lontano. Non sono certo frutto di una “cospirazione” di qualche “lobby”, come viene ripetuto spesso in maniera un po’ semplicistica, ma non sono neanche quelle improcrastinabili battaglie per nuovi diritti che vogliono farci credere. In ogni caso hanno implicazioni di prima grandezza sul modo di pensare e sul modo di intendere la persona umana e la sua irriducibilità a qualsiasi potere. Convidido questo contenuto perché vorrei che si discutesse a questo livello. Dividersi tra pro e contro senza la chiarezza su questi fondamenti lo considero improprio, e per quanto mi riguarda tempo sprecato.

“Quello che abbiamo di fronte è dunque uno scontro antropologico tra chi pensa che l’essere umano sia unità nella diversità e chi vuole annullare ogni alterità, tra chi pensa che vi sia un’unità intrinseca di corpo e di anima e che la dualità umano-divino sia una insopprimibile chiamata alla trascendenza, e chi invece pensa che l’uomo sia solo una mente razionale che ha come appendice un corpo fatto di materia liberamente plasmabile, inutile retaggio di una evoluzione meccanica che dai procarioti ha portato all’Homo sapiens sapiens. Prestiamo bene attenzione perché tra queste due antropologie c’è una totale irriducibilità, ovvero non sono compatibili, non è possibile trovare un accordo, un compromesso. Sono due modi inconciliabili di concepire la persona umana”.

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alessandro http://www.cronachesorprese.it <![CDATA[Ruoli di genere, il paradosso norvegese]]> http://www.cronachesorprese.it/?p=2956 2015-03-02T10:55:22Z 2015-03-02T10:45:17Z La nazione con la più alta parità di genere, la Norvegia, sta mostrando agli studiosi un paradosso: più aumentano le pari opportunità più i generi mostrano una tendenza a rientrare nei ruoli tradizionali. Al contrario, più un paese è arretrato nelle pari opportunità (come l’India ad esempio) e più le donne aspirano a ruoli tradizionalmente maschili e, se dispongono della libertà sufficiente per farlo, competono validamente e li ottengono.
Questo documentario norvegese mostra le opinioni di studiosi norvegesi e di altri paesi che danno interpretazioni diametralmente opposte del paradosso. Dura quaranta minuti ma per chi è interessato a capire un po’ meglio la questione sono ben spesi. Guardatelo e ricordatevene quando qualcuno parla di studi “definitivi” sull’argomento.

Guardate bene, dal minuto 34 in poi, come rispondono la Egeland e Lorentzen (due promotori dei “gender studies” che negano il fattore biologico nella differenza di ruoli) alla domanda cruciale posta dall’intervistatore. Ammettono che la loro posizione è “teoretica” e non “sperimentale”. L’unico argomento scientifico che possono avanzare è che il fattore genetico non è (ancora) stato provato, e questo è vero, ma contemporaneamente:
1 – sminuiscono arbitrariamente le conclusioni di altri studiosi
2 – non considerano che forse la prova genetica non è necessaria e bastano le differenze biologiche evidenti
3 – non spiegano perché la loro ipotesi (escludere il fattore biologico) dovrebbe essere più ragionevole e più coerente con i dati a disposizione dell’altra (non escludere a priori il fattore biologico ammettendo contemporaneamente quello culturale).

Considerate bene questa discordia tra studiosi perché è la stessa che ritroviamo nella politica e nella società. C’è chi parte dalla realtà e poi formula l’ipotesi. E se la realtà smentisce o ridimensiona l’ipotesi abbandona o modifica l’ipotesi. C’è chi parte dalla teoria e formula l’ipotesi senza guardare la realtà. E se la realtà smentisce o ridimensiona l’ipotesi tanto peggio per la realtà.

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alessandro http://www.cronachesorprese.it <![CDATA[Il lato pulp del risorgimento]]> http://www.cronachesorprese.it/?p=2950 2015-02-11T17:31:15Z 2015-02-11T17:31:15Z La mia recensione su Amazon del libro di Giovanni Giaccone.

Una bella storia, inquadrata efficacemente nel periodo storico scelto per un’ambientazione non troppo dettagliata ma rigorosa. Si legge d’un fiato e si torna indietro volentieri alle pagine già andate per fissare meglio antecedenti e conseguenti lungo i quadri brevi e ricchi di azione, nell’intreccio delle tre vicende che sono tre fasi diverse della stessa timeline. Il ritmo intenso della narrazione prende coraggiosamente (rispetto agli standard italiani) la strada della letteratura di genere un po’ esasperata, alla Tarantino: ma è un rischio calcolato e giocato con destrezza. E al “pulp” primigenio, cioé ai “pulp magazine” americani stampati su carta grezza, si ispirano lo stile della scrittura e la violenza macabra che invade le pagine con studiata serialità. I personaggi stanno in un sottobosco umano inquieto che macina e impasta grandi e piccoli protagonisti, uomini d’affari e delinquenti, poliziotti borderline e prostitute, briganti e soldati, garibaldini e bersaglieri. Magmatico, come è stata magmatica e in continua, insostenibile accelerazione la seconda metà dell’ottocento. Satan’s Circus proietta le ombre di quel periodo in un noir che è metafora di una reazione di forze oscure e irrazionali a un salto in avanti imposto a una società arretrata: quella dell’Italia borbonica, ma non solo. Viene voglia di saperne di più di tutto: del lato oscuro del risorgimento italiano, dei briganti, del “Satan’s circus” reale di New York, del teatro e dell’immaginario di quel tempo.

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alessandro http://www.cronachesorprese.it <![CDATA[Un corpo un’anima]]> http://www.cronachesorprese.it/?p=2930 2015-02-10T19:36:45Z 2015-02-10T19:33:48Z “E non ci lasceremo mai, abbiamo troppe cose insieme…”
La sera che comincia Sanremo mi viene in mente questa canzone di più di 40 anni fa. Non voglio parlare di Sanremo né di musica leggera, però mi faceva ridere la coincidenza.

Insomma a conti fatti parlare di immortalità dell’anima e di resurrezione dei corpi oggi non è trendy.
Invece parlare di reincarnazione è trendy.
Molto trendy anche tutto ciò che sfoggia l’aggettivo qualificativo olistico che sta lì a segnalare senza dubbio alcuno dove sta la gente giusta che si prende cura dell’armonia universale.

Però:
- olistico presuppone la maggiore armonia e integrazione possibile tra corpo e anima
- reincarnazione presuppone che l’anima si leghi a un corpo solo in maniera del tutto estrinseca, perché poi può legarsi indifferentemente a un altro corpo affatto diverso da quello da cui proviene
- l’unione di anima e corpo così come la descrive la filosofia cristiana invece presuppone una integrazione perfetta tra anima e corpo, addirittura una esclusività: questa anima è forma di questo corpo e di nessun altro. Può svestirsene solo temporaneamente, in attesa di una resurrezione in uno stato “glorioso” di cui non è importante sapere molto ora ma che indubbiamente ribadirà e urlerà al cielo (non so se lo farà come Wess e Dori Ghezzi, ma perché no) che il legame dell’anima con il suo corpo è qualcosa di indissolubile, che sfida l’eternità.
- quindi l’antropologia cristiana sembrerebbe molto più “olistica” di qualsiasi altra: nessuna si spinge così in là.

Quindi come la mettiamo? Perché l’antropologia cristiana non è trendy come meriterebbe? Perché quando parlo di San Tommaso tutti i santoni di stamminchia storcono il naso? Eh?

Non sarà che si ha una fottuta paura del corpo, perché è condizione data e non plasmabile né intercambiabile, insomma è dato creaturale, quello che ci ricorda in ogni istante che siamo creature e non semidei (che, voglio dire, ci vuole un bel coraggio a pensare che in qualche modo saremmo Dio, ma tant’è, anche questo pare sia molto trendy) e che tutto quel fiorire di olistico di qua e di là sia molto equivoco, in fondo? E che tenda al materialismo o allo spiritualismo (quindi alla non integrazione, in un senso o in un altro), perché quella plasmabilità che sembra l’aspirazione di molte pratiche olistiche non è del corpo né, ultimamente, dell’anima?

Dimentico qualcosa? No. Qualcuno potrebbe dire che dimentico la mente, ma io la considero una parte speciale del corpo. Per questo le antropologie che propongono unicamente un dualismo spinto tra mente e corpo sono, a mio parere, materialiste. Questo punto magari lo approfondisco un’altra volta, ora vado a nutrire la mia unità psicofisica. Che quindi ora vi chiederete: va a mangiare o a meditare? Eeeeh, vi lascio nel dubbio ma vi dò un indizio: sono le venti e zerozzero.

( :-) semiserio sono. ma anche convinto di quello che scrivo. )

Grazie all’amica Giuliana che mi ha acceso questa lampadina.

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alessandro http://www.cronachesorprese.it <![CDATA[Essere una mela oggi]]> http://www.cronachesorprese.it/?p=2914 2015-01-30T15:46:22Z 2015-01-30T15:46:22Z Scrive su Facebook il mio amico Arturino:

Il più grande teologo di tutti i tempi, San Tommaso d’Aquino, all’inizio delle lezioni mostrava ai suoi allievi una mela dicendo: «Questa è una mela. Chi non è d’accordo, può andar via». Il “Doctor Communis” voleva far capire che non è il pensiero a determinare l’essere, ma è l’essere che determina il pensiero. La superbia infatti fa ritenere che il nostro pensare sia il fondamento dell’essere, mentre invece l’umiltà ci porta ad osservare e argomentare l’essere delle cose, soprattutto in quelle divine.

Una verità da eroi. Allora come oggi.

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alessandro http://www.cronachesorprese.it <![CDATA[Cronache professionali]]> http://www.cronachesorprese.it/?p=2907 2015-01-30T15:41:54Z 2015-01-27T14:58:06Z

Oggi Roma era splendida, e splendida è stata la mia giornata romana. Passare l’esame da giornalista non è impresa titanica come a volte la dipingono (non è neanche una passeggiata). Però in una storia personale può voler dire tanto. E nel mio caso è così. Questo riconoscimento è il compimento di un percorso durato oltre vent’anni. Ho dovuto affrontare molte difficoltà. Ma la più grande è stata evitare, ignorare, contrastare i cinici e i disfattisti. Quelli che non hanno un obiettivo per sé e per questo si dedicano, a tempo perso, a distruggere quelli degli altri. Per questi non c’è, non ci sarà più spazio nella mia vita e nel mio lavoro.

Sì, Roma era splendida. Ho vagato per il centro ancora imbambolato per la soddisfazione. Ho incrociato casualmente politici e giornalisti molto noti: sono giorni di grande fermento per l’imminente elezione del Presidente della Repubblica e la Roma del potere offre quel suo spettacolo unico e inimitabile della politica che scende dalla poltrona e invade la strada. Un’animazione quasi teatrale che si replica con qualche variazione da 2500 anni. Ho la fortuna in questo momento di guardare tutto questo da una prospettiva diversa. Lo vedo come un benvenuto, come un invito al lavoro. Non mi occuperò di scenari così grandiosi, ma nel mio piccolo in quel racconto collettivo che è il giornalismo ci saranno anche i miei two cents. Dovessi metterci altri vent’anni a raggranellarli e a gettarli nel calderone.

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alessandro http://www.cronachesorprese.it <![CDATA[Frankie vince per KO tecnico]]> http://www.cronachesorprese.it/?p=2854 2015-01-27T22:50:54Z 2015-01-17T17:26:34Z Il Gramellini più infelice e pedante di sempre è stato messo al tappeto da Frankie, ma pochi se ne sono accorti. Sembra di essere su Marte a dover spiegare. Eppure ancora una volta ce n’è bisogno perché per molti, oltre che per il sempre più tronfio notista della Stampa, la frase di Papa Francesco sull’aereo, quella del “pugno”, è stata un errore. Sarà. Io non ho visto scivoloni papali, ho visto molti scivoloni giornalistici, tanti ditini alzati e poca sostanza. Ma possibile che ogni tanto ci si debba incartare in queste discussioni da asilo?

Francesco ha fatto solo un discorso di buon senso. Non ha parlato di quello che si dovrebbe fare e che farebbe anche Gesù, o del comportamento che deve tenere un cristiano quando gli offendono la mamma. Ma evidentemente la libidine di rimproverare un presunto scivolone a un papa è qualcosa di irresistibile per molti. Questa cosa del “ti ricordo il porgi l’altra guancia” è un classico, un luogo comune del moralismo anticristiano su cui un giorno mi piacerebbe scrivere qualcosa.
Francesco non ha detto: “se vi insultano la mamma date un pugno”. Ha fatto una battuta per spiegare con un esempio scherzoso che se qualcuno insulta qualcun altro negli affetti più cari non deve stupirsi più di tanto se provoca una reazione istintiva. Non parlava di quello che deve succedere, parlava di ciò che può succedere. Non raccomandava ai cristiani scazzottate alla Bud Spencer, invitava a usare bene la libertà di espressione, a non interpretarla come licenza di offendere perché poi l’offesa, umanamente, chiama offesa. Quindi la contraddizione con il passo evangelico che molti hanno voluto vedere a tutti i costi, forzando il tono colloquiale e scherzoso della chiacchierata con i giornalisti, non esiste.

Pochi si accorgono della forzatura, dell’errore formale di Gramellini. La forzatura è nel non sequitur su cui incardina il suo ragionamento: il “pugno” è una reazione istintiva che può capitare, non è la conseguenza necessaria dell’offesa. Quindi il raffronto con la “consulenza” chiesta al parroco è una pura fallacia. Non volevo perdere tempo ad analizzare il gramo gramello, ma se si insiste… Chi volesse rinfacciare a Francesco ipotetiche giustificazioni del terrorismo incorrerebbe nello stesso errore di base. Poi è vero che lo faranno ugualmente, ma tanto si sa che per alcuni l’unica Chiesa accettabile è quella che chiede scusa di esistere.

Una sola cosa mi consola. La luna di miele tra media e Frankie sta finendo. Si stanno accorgendo della “pericolosa” continuità con BXVI in tutto. Molto bene.

(e comunque c’è qualcuno che dice anche cose sensate)

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alessandro http://www.cronachesorprese.it <![CDATA[La Croce, Emma Bonino e il valore infinito della persona]]> http://www.cronachesorprese.it/?p=2837 2015-01-27T22:51:07Z 2015-01-13T17:43:25Z Oggi è un bel giorno per il giornalismo italiano: è nato un nuovo quotidiano, La Croce, e io sono fiero di essere nel gruppo dei primi abbonati. Dopo mesi di partecipazione attiva alle discussioni sui profili facebook di Mario Adinolfi e dello stesso quotidiano, nato prima sui social network ma ora approdato alla carta con una baldanza e una determinazione invidiabili, non l’ho fatto come atto dovuto, ma per passione. Un abbonamento semestrale, per vedere un po’ come va: mi auguro di avere ragioni sufficienti per rinnovarlo a luglio.
Formato broadsheet, il più grande esistente. Almeno il primo numero dovevo averlo anche su carta, non mi bastava il pdf da abbonato. Dice Adinolfi che la lettura dev’essere “scomoda, com’è scomodo il giornale”. Insomma si deve vedere. E stamattina in autobus, in effetti, era davvero impossibile sfogliare quelle otto paginone senza brandirle, senza ostentarle in faccia al mondo, senza mettersi in qualche modo “in croce”.

Ieri invece non è stato un bel giorno per gli amici, gli estimatori, i compagni politici di Emma Bonino, che ha annunciato ai microfoni di Radio Radicale di avere un tumore ai polmoni e di avere già cominciato il trattamento chemioterapico. Quella donna forte, che ha sempre comunicato positività e assertività, non si è smentita neanche in questa circostanza dolorosa, anche se aveva la voce rotta dal pianto. Un mondo di scelte e di convinzioni mi separa da lei e dal suo impegno politico. Però ascolto e mi accorgo che questo momento di sofferenza è anche momento di verità. Mi sono commosso quando ha detto, rivolgendosi a chi combatte battaglie simili alla sua: “Io non sono il mio tumore. E neanche voi siete la vostra malattia. Dobbiamo sforzarci di essere persone, di voler vivere liberi fino alla fine… dobbiamo pensare assolutamente di essere persone che affrontano una sfida”.

Essere persone, avverte Emma in questo momento, significa anche non essere la propria malattia. Ma se un malato è di più della sua malattia anche un uomo sano è di più del suo essere sano. E forse anche un embrione e un feto sono di più del loro essere embrione e feto. Come è vicina in definitiva la verità al cuore, e che disdetta, che peccato (peccato originale, si chiama) dover passare attraverso la sofferenza per sentirla e per dirla con il cuore oltre che con la testa. C’è nella croce una compiutezza, una pienezza di senso che da uomini non possiamo raggiungere se non passandoci attraverso. Emma, che è così distante da me, nel momento in cui tocca il valore infinito dell’essere persona attraverso la “sua” croce annulla quella distanza. Nella persona c’è un Infinito che va guardato e rispettato per come si pone. Non c’è bisogno di una fede o di una morale per guardalo e rispettarlo, per dargli quell’attributo di “sacro” che deve essere alla base della convivenza civile, pena la dissoluzione di qualcosa di fondamentale e di vitale. Si fa sempre così fatica a spiegarlo, però è davvero di tutti e c’è almeno un momento nella vita in cui è evidente a tutti.

Doppio augurio, dunque. A Emma perché esca vittoriosa dalla sua battaglia, e più determinata e consapevole di prima. Alla Croce perché trovi la sapienza e la grazia per raccontare ogni giorno quel valore infinito, con i testimoni e le parole giuste, senza sottrarsi allo scontro quando sarà inevitabile ma senza fare della polemica un fine. Perché ogni giorno c’è una Emma a cui tendere la mano. E se un giornale non è capace di farlo non serve a nulla.

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alessandro http://www.cronachesorprese.it <![CDATA[Matti reloaded]]> http://www.cronachesorprese.it/?p=2826 2015-01-27T22:51:22Z 2015-01-11T14:42:56Z Oooh, cominciavo a sentire un po’ di nostalgia del genuino e ruspante complottismo. L’11 settembre 2001 e tutta la fiction complottarda degli anni successivi sono ormai acqua passata, oggi i matti li abbiamo in parlamento. Non i parlamentari ma qualcuno molto vicino a loro sostiene oggi che attorno alla sede di Charlie Hebdo era stato allestito una specie di set cinematografico. Gagliardo questo Salvo Mandarà, promette bene.

Non voglio sembrare sarcastico. Di più: sono incazzato, perché mi immedesimo con chi potenzialmente può essere offeso da queste baggianate. A questi geni non sfiora neanche il pensiero che soltanto qualche giorno fa in quel set cinematografico sono morte dodici persone. Però via, tutti hanno diritto di esprimere le loro convinzioni. Vorrei solo che dimostrassero di essere, appunto, convinti sostenitori di qualcosa che assomiglia a un’interpretazione di dati reali e non squallidi speculatori sulla grande impressione che i fatti di Francia hanno suscitato sull’opinione pubblica. Allora direi che la questione si risolve salomonicamente in questo modo: Mandarà si fa un bel viaggetto in Francia, suona alla porta della famiglia di Ahmed Merabet e ripete pari pari davanti a moglie, figli e parenti tutti del povero poliziotto le sue brillanti deduzioni.

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alessandro http://www.cronachesorprese.it <![CDATA[Io sono Charlie Hebdo e Benedetto XVI]]> http://www.cronachesorprese.it/?p=2824 2015-01-27T22:51:34Z 2015-01-08T09:27:17Z Grazie Mario. Non concordo proprio al 100% ma questo, di tutto ciò che ho letto e sentito nelle ultime venti ore, è per ora il punto di vista più vicino al mio.
Ti dico in cosa non sono perfettamente d’accordo
1 – Ieri io ho detto “sono Charlie Hebdo” senza tentennamenti. Non era il momento dei distinguo. Tu non hai fatto distinzioni, ti sei astenuto e hai chiesto di pregare e riflettere, e questo va bene. Io penso che ieri, anche soltanto con un motto da social network, fosse importante tendere una mano (per quanto riguarda il tuo giornale bastava scegliere una vignetta di Charle Hebdo non blasfema, ce ne sono di belle e poetiche che andavano benissimo allo scopo. Ma se sentivi quel gesto come una possibile strumentalizzazione hai fatto bene a non farlo). Distinguere nel momento della necessaria solidarietà significa dire che in qualche modo si ha paura di una parte della libertà di pensiero e di espressione. No, io non ho paura della bestemmia e non farò mai nulla per limitare la libertà di chi interpreta la propria libertà di pensiero come libertà di bestemmia. Userò la mia libertà per rendere evidente quanto la bestemmia sia stupida e meschina, sia libertà usata male.
2 – L’Islam, l’idea islamica di Dio e il testo sacro degli islamici non sono il problema. In generale non c’è nessuna connaturalità o cointeressenza tra violenza in qualsiasi forma e senso religioso autenticamente vissuto. Certo, non tutte le religioni sono uguali. Indubbiamente l’Islam è più “poroso” del Cristianesimo, ma sarebbe ingiusto dire che non abbia mai usato il “Logos”; che non abbia prodotto cultura, arte, filosofia e anche misticismo di alto livello. Il problema sono dei gruppi di assassini assetati di potere che mettendo insieme qualche supercazzola parareligiosa, che non ha niente a che vedere con alcuna fede, compiono soprusi eclatanti per impressionare le menti più deboli. Il fatto che in certe aree del mondo e in certi momenti storici i discorsi parareligiosi funzionino alla bisogna non è nulla di significativo: questo meccanismo di plagio che induce l’emulazione può essere innescato in altri modi. Con l’idea di razza, con la statolatria, perfino con l’idea di uguaglianza. Non importa.
3 – Il Cristianesimo a mio parere non ha alcun debito verso l’Illuminismo, semmai è vero il contrario. L’Illuminismo in ciò che ha di buono e di non ideologico ha un debito irrisarcibile con la tradizione di libero pensiero che ha creato le premesse per la nascita della scienza moderna, cioé quella delle università cristiane medievali. Hai fatto bene a citare Ratisbona e potresti citare anche l’autogol di quei professori sciamannati della Sapienza che nel gennaio di sette anni fa si sono opposti con argomenti ridicoli e indegni della loro dignità accademica alla lezione di Benedetto XVI in una università fondata da un papa. Ecco, con questo tipo di “illuminismo” non c’è e non può esserci dialogo e confronto, semplicemente perché è solo ideologia, si nutre solo di risentimento. L’illuminismo che genera laicismo contraddice se stesso, i suoi principi fondanti. Non è dunque illuminismo. Da questa ignoranza travestita da “voce della ragione” io cristiano non mi faccio “attraversare”. E storicamente la Chiesa ha fatto con l’Illuminismo ciò che ha sempre fatto con le culture formalmente avverse, ha fatto quello che chiede di fare San Paolo pensando al paganesimo. L’ha filtrato, non si è fatta filitrare.

Grazie per aver richiamato Ratisbona, è un punto essenziale per ricominciare da queste nuove macerie.

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