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	<title>Cronachesorprese</title>
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	<description>A wind sprang high in the west like a wave of unreasonable happiness</description>
	<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 11:16:27 +0000</pubDate>
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		<title>Buongiorno a lei</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 22:47:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[parole, non fatti]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro Massimo Gramellini, lei che &#232; cos&#236; bravo con le parole provi a spiegarmi perch&#233; non ha applicato anche al Buongiorno di oggi la sua indiscussa capacit&#224; di suggerire prospettive nuove su fatti noti. Perch&#233; un comunicato chiaro ed esauriente come quello di Padre Lombardi sul problema della pedofilia nella Chiesa le suggerisce soltanto una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Massimo Gramellini, lei che &egrave; cos&igrave; bravo con le parole provi a spiegarmi perch&eacute; non ha applicato anche al <a rel="external" href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&#038;ID_articolo=776&#038;ID_sezione=56&#038;sezione=">Buongiorno di oggi</a> la sua indiscussa capacit&agrave; di suggerire prospettive nuove su fatti noti. Perch&eacute; <a rel="external" href="http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=362840">un comunicato chiaro ed esauriente</a> come quello di Padre Lombardi sul problema della pedofilia nella Chiesa le suggerisce soltanto una lettura cos&igrave; ingenerosa e, se permette, riduttiva e per nulla acuta?<br />
Quali delle parole del responsabile della sala stampa vaticana fanno sospettare che la Chiesa reagisca agli scandali &#8220;annegando le proprie responsabilità in quelle del prossimo&#8221;? A me sembra che quelle parole dicano il contrario. Le poche righe che lei scrive ogni giorno sono quasi sempre illuminanti, ma questa volta si compiacciono e si avvoltolano in una polemichetta forzata e inessenziale e non aggiungono nulla alla frettolosa invettiva del lettore distratto che non ha voglia di approfondire. Anzi questo lettore si sentir&agrave; confortato nelle sue cattive abitudini. </p>
<p>I fatti dicono che i casi di pedofilia si verificano più fuori della Chiesa che dentro la Chiesa. Non solo in valori assoluti, il che &egrave; ovvio, ma anche in percentuale: molta pi&ugrave; pedofilia nelle famiglie, nelle scuole, ovunque. Relativizzare la percezione dei molti, dei troppi che tendono a rappresentare questo problema come tipico delle gerarchie e degli ambienti ecclesiastici non significa, lei sicuramente lo capisce molto bene, relativizzare o annacquare le responsabilità. E tentare di fare qualcosa contro l&#8217;errore di prospettiva di molti dovrebbe essere una preoccupazione non soltanto del Vaticano, ma anche dei giornalisti. Ci sono almeno due tipi di giornalisti. Quelli che si sintonizzano con il bisogno della gente di mettere delle etichette addosso agli altri. E quelli che fanno il possibile per staccare le etichette e sostituirle con valutazioni critiche e analisi dei fatti.<br />
Fino ad oggi credevo che lei appartenesse alla seconda categoria, oggi non ne sono pi&ugrave; tanto sicuro. Sar&ograve; felice di essere smentito nei prossimi mille buongiorno. </p>
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		<title>Cos&#8217;&#232; una rettifica</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 15:54:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[cronache]]></category>

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		<description><![CDATA[Non l&#8217;ho fatto d&#8217;istinto. Come &#232; giusto, ci ho pensato un po&#8217;. Ma mi sono iscritto anch&#8217;io al gruppo di Facebook La dignit&#224; dei giornalisti e il rispetto dei cittadini, fondato da Arianna Ciccone (per chi ancora non la conoscesse, l&#8217;ideatrice vulcanica e l&#8217;anima instancabile del Festival del giornalismo di Perugia). 
Mi trover&#242; nell&#8217;occasione insieme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non l&#8217;ho fatto d&#8217;istinto. Come &egrave; giusto, ci ho pensato un po&#8217;. Ma mi sono iscritto anch&#8217;io al gruppo di Facebook <a rel="external" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=380461210040">La dignit&agrave; dei giornalisti e il rispetto dei cittadini</a>, fondato da <a rel="external" href="http://it.linkedin.com/pub/arianna-ciccone/A/914/3B5">Arianna Ciccone</a> (per chi ancora non la conoscesse, l&#8217;ideatrice vulcanica e l&#8217;anima instancabile del <a rel="external" href="http://www.ijf10.org/it/">Festival del giornalismo di Perugia</a>). </p>
<p>Mi trover&ograve; nell&#8217;occasione insieme a tanti travaglini, a tanti grillini. Ai tanti stressati che sono antiberlusconiani per nevrosi o nevrotici per antiberlusconismo. Pazienza. La questione per me, questa volta, &egrave; cruciale: &egrave; mai possibile che i giornalisti in Italia siano cos&igrave; poco sensibili alla falsit&agrave; di una notizia? Hanno ragione gli estensori dell&#8217;appello: non &egrave; questione politica ma solo di deontologia professionale;  ha ragione Michele Serra: per un giornalista raccontare deliberatamente il falso &egrave; come per un fornaio sputare nel pane che prepara e che vende. </p>
<p>&Egrave; vero poi che molte battaglie di principio &#8220;principiano&#8221; troppo spesso da posizioni politiche e si potrebbe legittimamente desiderare di vedere una mobilitazione analoga, ad esempio, per le <a rel="external" href="http://www.cronachesorprese.it/2009/03/17/contro-lo-spam-maltese/">falsit&agrave;</a> scritte da Curzio Maltese su Repubblica sull&#8217;otto per mille alla Chiesa cattolica. E inoltre, poich&eacute; questa faccenda del &#8220;prescritto s&igrave; - assolto no&#8221; non si presenta per la prima volta in una polemica sulla deontologia dell&#8217;informazione, ricordo <em>en passant</em> che il caso Andreotti &egrave; molto, molto diverso. Ci&ograve; non toglie la gravità di quello che &egrave; successo ora: il comportamento del Tg1 sulla vicenda Mills &egrave; censurabile. Se un giornalista di un servizio pubblico non si attrezza per essere inattaccabile su questioni di principio diventa indifendibile. </p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/cG0M23KAsfQ&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/cG0M23KAsfQ&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p>Nel trolley che Arianna ha trascinato ieri mattina fino a viale Mazzini c&#8217;era anche la mia firma, e ne sono contento. Vedo peraltro che ancora ieri mattina, in presenza della delegazione da lei guidata, i rappresentanti della Rai hanno riproposto la penosa e truffaldina scusa della &#8220;rettifica implicita&#8221;. Non so se &egrave; pi&ugrave; indisponente la notizia falsa o questa dimostrazione di protervia anche di fronte a chi si deve supporre sia adeguatamente preparato e non si beva facilmente una scusa, se non altro per avere speso un bel po&#8217; di energie a sollevare una questione di principio.<br />
Vediamo che dicono due delle leggi fondamentali sulla stampa.<br />
<a rel="external" href="http://www2.agcom.it/L_naz/L223_90.htm">Legge 223 del 6 agosto 1990</a>, disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato, <a rel="external" href="http://www2.agcom.it/L_naz/L223_90.htm#art10">articolo 10</a>:</p>
<blockquote><p>La rettifica è effettuata entro quarantotto ore dalla ricezione della relativa richiesta, in fascia oraria e con il rilievo corrispondenti a quelli della trasmissione che ha dato origine alla lesione degli interessi.</p></blockquote>
<p><a rel="external" href="http://www.interlex.it/testi/l48_47.htm#8">Legge 47 dell&#8217;8 febbraio 1948</a>, disposizioni sulla stampa (cui la legge 223 del 90 fa riferimento), dall&#8217;articolo 8:</p>
<blockquote><p>Le rettifiche o dichiarazioni devono fare riferimento allo scritto che le ha determinate
</p></blockquote>
<p>Quindi il Tg1 non ha fatto una rettifica: il Tg1 ha dato la notizia corretta nell&#8217;edizione delle 20, quindi non nella stessa fascia oraria. E l&#8217;ha data senza fare riferimento alla notizia falsa.  Ci saranno sicuramente molti casi in controtendenza, molte eccezioni; la giurisprudenza dell&#8217;Ordine dei giornalisti avr&agrave; avuto modo di esaminare la questione chiss&agrave; quante volte; ma se leggo questi due semplici passaggi di leggi dello Stato io <strong>ritengo che una rettifica a mezzo stampa non possa mai essere &#8220;implicita&#8221;</strong>. Direi che sarebbe quasi una contraddizione. </p>
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		<title>Twitterate il soldato Ryan</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 21:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[cronache]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Pentagono ha dato il via libera all&#8217;uso dei blog e dei social network anche ai soldati in missione. Per la verit&#224; mi sembra che gi&#224; esistessero diversi blog di soldati americani, ma forse fino ad oggi erano clandestini. Bene, sono contento per loro. Per&#242; contemporaneamente l&#8217;esercito interdir&#224; ai soldati l&#8217;accesso ai siti pornografici. Che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Pentagono ha dato il <a rel="external" href="http://notebookitalia.it/twitter-e-facebook-anche-per-i-soldati-usa-7771">via libera all&#8217;uso dei blog e dei social network</a> anche ai soldati in missione. Per la verit&agrave; mi sembra che gi&agrave; esistessero diversi blog di soldati americani, ma forse fino ad oggi erano clandestini. Bene, sono contento per loro. Per&ograve; contemporaneamente l&#8217;esercito interdir&agrave; ai soldati l&#8217;accesso ai siti pornografici. Che mi sembra una vera cattiveria. Andiamo, un marmittone senza donnine patinate &egrave; quasi un crimine contro l&#8217;umanit&agrave;.</p>
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		<title>O interessi s&#236; alti e taciuti</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 19:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[market mysteria]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho notato che la pubblicit&#224; del conto deposito di CheBanca da qualche giorno &#232; cambiata. Sulla musica del Nabucco diceva: &#8220;Va&#8217; pensiero al conto deposito che in anticipo d&#224; il due e cinquanta&#8220;. Ora dice &#8220;che in anticipo d&#224; gli interessi&#8220;.
Non avendo un citto da vincolare a un conto deposito non so come funzionano queste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho notato che <a rel="external" href="http://www.spotlandia.com/musica_spot_che_banca!_2933/canzone_conto_deposito_3057/spot_4795.html">la pubblicit&agrave;</a> del <a rel="external" href="http://www.chebanca.it/wps/portal/Istituzionale/">conto deposito di CheBanca</a> da qualche giorno &egrave; cambiata. Sulla musica del Nabucco diceva: &#8220;Va&#8217; pensiero al conto deposito che in anticipo d&agrave; <em>il due e cinquanta</em>&#8220;. Ora dice &#8220;che in anticipo d&agrave; <em>gli interessi</em>&#8220;.<br />
Non avendo un citto da vincolare a un conto deposito non so come funzionano queste cose. Noto soltanto che negli ultimi tempi le pubblicit&agrave; di prodotti finanziari di questo tipo sono diventate martellanti, precedute come frequenza solo da quelle delle compagnie telefoniche. In periodo di crisi, <a rel="external" href="http://www.isae.it/not_cons_ita_02_10.pdf">e di crisi dei consumi</a>, penso che sia significativo: guadagnando meno dal credito al consumo le banche spingono sui prodotti finanziari dedicati al risparmio. </p>
<p>Per&ograve; &egrave; proprio spingendo sui mutui allegri e su depositi a interessi stratosferici garantiti che Wall Street &egrave; andata in tilt, neanche due anni fa, dando inizio all&#8217;attuale fase di crisi mondiale. Crisi che in Italia abbiamo sentito in primo luogo sull&#8217;occupazione. Le aziende hanno perso mercato e hanno cominciato a licenziare e a fare ricorso alla cassa integrazione. </p>
<p><strong>Quindi</strong> la capacit&agrave; di acquisto di molte famiglie &egrave; diiminuita e i consumi sono scesi (non so se sono &#8220;crollati&#8221;, come dicono in tanti: di sicuro sono scesi). <strong>Quindi</strong> le banche non guadagnano pi&ugrave; come prima dal credito al consumo e spingono sui prodotti finanziari, sperando che chi ha soldi da parte ceda alla tentazione di aumentare un po&#8217; il gruzzolo. Ma cos&igrave; anche in Italia si stanno creando lentamente le condizioni che hanno portato l&#8217;America al crac. E <strong>quindi</strong> la situazione di crisi, che in Italia per quanto sensibile &egrave; stata finora un semplice riflesso di una situazione creata altrove, rischia di diventare un po&#8217; pi&ugrave; strutturale anche da noi senza che il risparmiatore e il consumatore ne abbiano una grande consapevolezza: psicologicamente il capitale dedicato al risparmio &egrave; capitale tranquillo, fermo. In realt&agrave; la banca lo fa correre a ritmi indiavolati aumentando il rischio, se non immediatamente per il singolo risparmiatore (che ha un tot di interessi garantito), almeno per il sistema nel medio lungo periodo. </p>
<p>Perch&eacute; Chebanca ha tolto dalla pubblicit&agrave; l&#8217;indicazione della percentuale di interessi? La ragione probabilmente sta nella paura di un&#8217;altra sanzione dell&#8217;antitrust <a rel="external" href="http://www.zerospese.org/banche/antitrust-multa-chebanca-per-pubblicita-ingannevole/">dopo quella di ottobre</a>: andando a leggere le condizioni si vede che le somme si possono vincolare anche per periodi inferiori a un anno, nel qual caso gli interessi garantiti sono ovviamente minori. Quindi la pubblicit&agrave; rischia di essere ingannevole per una parte della potenziale clientela.<br />
Che la ragione sia questa o un&#8217;altra, certo non è molto rassicurante sentire cantare per settimane una cifra in toni aulici (toni che aumentano il tasso di assertivit&agrave; del messaggio promozionale e l&#8217;attenzione del telespettatore) e poi vederla scomparire di punto in bianco. </p>
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		<title>Condicionamenti</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 21:27:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[cronache]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando non esistevano le trasmissioni di approfondimento politico in campagna elettorale in televisione c&#8217;erano solo le tribune politiche. Ora sembra che chiedere ad Annozero o Ballar&#242; non di tacere, ma di fare maggiore attenzione per qualche settimana al minutaggio concesso ai politici sia un attentato alla democrazia.
Non mi sono mai appassionato al dibattito sulla par [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando non esistevano le trasmissioni di approfondimento politico in campagna elettorale in televisione c&#8217;erano solo le tribune politiche. Ora sembra che chiedere ad Annozero o Ballar&ograve; non di tacere, ma di fare maggiore attenzione per qualche settimana al minutaggio concesso ai politici sia un attentato alla democrazia.<br />
Non mi sono mai appassionato al dibattito sulla par condicio e a maggior ragione non riesco proprio a emozionarmi <a rel="external" href="http://www.corriere.it/politica/10_febbraio_23/talkshow-par-condicio-regole-vigilanza_7564fe88-20bb-11df-a848-00144f02aabe.shtml?fr=box_primopiano">per quest&#8217;ultima polemica</a>. Specie se quelli che chiedono oggi di non &#8220;ingessare&#8221; le trasmissioni di approfondimento sono gli stessi che stanno a contare i minuti a tutti i telegiornali. &Egrave; una questione non di legge ma di regolamento Rai e intanto le emittenti private fanno quello che vogliono? Allora cambiamo la legge e chiediamo anche ai privati di adeguarsi. Una legge cos&igrave; deve logicamente essere adeguata, raffinata con il tempo in senso maggiormente restrittivo. Oppure saltare: e non penso che sarebbe poi tanto male.<br />
Non &egrave; che voglio sminuire l&#8217;importanza del controllo della presenza dei politici nelle trasmissioni televisive in campagna elettorale. Per&ograve; non vedo nessuna ragione per essere inflessibile con i telegiornali e meno rigorosi con le trasmissioni di approfondimento. Tutti gli argomenti portati da Floris e Santoro non mi convincono. In particolare non mi convince questa loro autoinvestitura a &#8220;quelli che non possono mancare proprio adesso perch&eacute; se no i cittadini saranno privati delle uniche occasioni di informazione e quindi di voto consapevole&#8221;. No, proprio non mi convincono. </p>
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		<title>San Valentino 2010</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 23:01:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[cronache]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img src="http://img10.imageshack.us/img10/6317/sanvalentino2010.jpg" alt="san valentino" /></p>
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		<title>Avatar</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 18:36:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[lo spettatore indigente]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa sapevamo prima di andare a vedere Avatar
Il cinema non ha mai avuto bisogno n&#233; avr&#224; mai bisogno della terza dimensione per catturare ed emozionare. Dal punto di vista tecnico bastano la buona fotografia e l&#8217;uso sapiente della macchina da presa. Non verr&#224; mai a noia.
Da una parte il cinema, dall&#8217;altra il 3D e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cosa sapevamo prima di andare a vedere Avatar</strong></p>
<p>Il cinema non ha mai avuto bisogno n&eacute; avr&agrave; mai bisogno della <strong>terza dimensione</strong> per catturare ed emozionare. Dal punto di vista tecnico bastano la buona fotografia e l&#8217;uso sapiente della macchina da presa. Non verr&agrave; mai a noia.<br />
Da una parte il cinema, dall&#8217;altra il 3D e la computer grafica applicati ai giochi elettronici. Due parti che da tempo ormai hanno trovato un&#8217;area di intersezione e di scambio. Nel gioco del dare e dell&#8217;avere la parte &#8220;cinema&#8221; ha dato pi&ugrave; di quanto ha ricevuto. Almeno fino ad oggi. Nessun film campione d&#8217;incassi, nessun promesso &#8220;evento&#8221; per la spettacolarit&agrave; degli effetti speciali mi ha mai convinto del contrario. Certi film sono spot per i giochi elettronici e vengono costruiti per questo. <strong>Devono</strong> far cominciare un&#8217;esperienza che <strong>deve</strong> continuare su una console. </p>
<p><strong>Pandora</strong>. L&#8217;idea di essere trasportati su un altro pianeta, in un mondo del tutto fantastico rappresentato fin nei minimi particolari e reso ancora pi&ugrave; vivo dal 3D, &egrave; l&#8217;unica vera aspettativa prima della visione.</p>
<p>No, non l&#8217;unica. C&#8217;&egrave; anche il riconoscimento della capacit&agrave; di <strong>Cameron</strong> di trovare compromessi accettabili tra spettacolarit&agrave; e interesse della storia. Per&ograve; trailer, anticipazioni, discussioni tra ben informati disilludono in parte, poich&eacute; sono abbastanza concordi sul fatto che andremo ad assistere all&#8217;ennesimo film sugli indiani buoni travolti dai colonizzatori cattivi. Ce ne facciamo una ragione e, pur di non mancare all&#8217;evento, compriamo il biglietto (salato) e infiliamo gli occhialini di ordinanza.</p>
<p>La presenza di <strong>Sigourney Weaver</strong> nel cast significa la riproposizione di un <em>topos</em> cinematografico ormai noto che vado telegraficamente a riassumere: donna con palle catapultata <em>somewhere out in space</em> stop / situazione dimmerda causata da a - incidente, b - decisioni scellerate ingordi finanziatori spedizione incuranti <em>human casualties</em>, c - incazzatura aliena stop / lotta disperata furibonda mostra bicipiti addominali sudore cannottierina sgualcita stop / Non fraintendetemi adoro Sigourney stop</p>
<p><strong>Cosa abbiamo capito vedendo Avatar</strong></p>
<p>Prima delle inutili e scontatissime sequenze di guerra e distruzione avevamo quasi creduto alla possibilit&agrave; del &#8220;viaggio&#8221;. La scena dello smarrimento di Jake Sully nella foresta, del combattimento notturno contro le belve cinoformi e del conseguente incontro con Neytiri pareva introdurre bene nel nuovo mondo. Apprezzabile l&#8217;impegno nel disegnare le forme di vita pandoriane, animali e vegetali. </p>
<p>Eccessiva invece la &#8220;<strong>verticalizzazione</strong>&#8221; continua della prospettiva. I nativi saltano da decine di metri, fanno giochi spericolati tra gli enormi alberi e slalom aerei  tra le &#8220;montagne fluttuanti&#8221; a cavallo di uccellacci che sembrano pterodattili. Se la verticalizzazione voleva essere funzionale all&#8217;effetto &#8220;immersione&#8221; nel 3D per me ha sortito l&#8217;effetto opposto: &egrave; troppo. Mi chiedo: il 3D non dovrebbe aiutare lo spettatore a stare dentro il film, non dovrebbe dargli quella <em>spintarella</em> per superare il diaframma-schermo? Allora dovrebbe cercare di esaltare gli aspetti e le ambientazioni che danno l&#8217;illusione di starci con le proprie gambe, non con le ali che lo spettatore non ha (il che non significa rinunciare a volare, sia chiaro). Ho visto <a rel="external" href="http://it.wikipedia.org/wiki/A_Christmas_Carol">A Christmas Carol</a> prima di natale. Non a tutti piace quel tipo di animazione, a me piace. &Egrave; finora il miglior film in 3D che ho visto, perch&eacute; l&#8217;effetto profondit&agrave; &egrave; nei limiti del possibile al servizio della storia e non calca gli effetti 3D sugli aspetti onirici, che pure sono abbondanti, ma su quelli che danno dei punti di riferimento concreti allo spettatore. Il risultato &egrave; un&#8217;ottima ambientazione nella Londra dickensiana. In Avatar invece il 3D &egrave; quasi esclusivamente usato per dei giri di giostra. Zemeckis batte Cameron nella guerra del 3D: un po&#8217; come i nativi pandoriani che battono i marines. </p>
<p>Cameron aveva le risorse, il credito e il tempo necessari per fare qualcosa di memorabile e all&#8217;avanguardia nell&#8217;uso del 3D. Aveva due possibilit&agrave;: mettere la sua sperimentazione al servizio della <strong>scenografia</strong> o al servizio della <strong>storia</strong>. Ha scelto la prima strada. Una scelta rispettabile, ma che non pu&ograve; essere pienamente condivisa da chi ama davvero il cinema. Dicevo che Cameron ha sempre trovato ottimi compromessi tra buone storie e sperimentazione tecnica: con Avatar no, questo obiettivo almeno l&#8217;ha fallito. Se fossi un regista, anche un regista votato alla sperimentazione e con il mandato di far impazzire i botteghini, non muoverei un dito senza una buona storia da raccontare. Tutto il resto pu&ograve; essere realizzato a livelli tecnici mostruosi, ma senza una buona storia &egrave; solo fumo negli occhi. Questa &egrave; la legge immutabile del cinema che nessuna avanguardia ha mai potuto sovvertire e nessuna innovazione tecnica ha mai potuto eludere.   </p>
<p>Con certe donne pallute mai dire mai, ma forse con questo film la sessantenne Sigourney Weaver ha passato il testimone come star di film d&#8217;azione e prossimamente interpreter&agrave; una bibliotecaria zitella dell&#8217;Arkansas o una casalinga obesa del New Hampshire (ingrasser&agrave; apposta). Vista l&#8217;erede, siamo contenti: il 3D rende almeno giustizia alle&#8230; profondit&agrave; recitative di <a rel="external" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michelle_Rodr%C3%ADguez">Michelle Rodriguez</a>, che gioca una parte secondaria ma lascia il segno. </p>
<p>Quanto al festival dell&#8217;<strong>ecologismo panteista</strong> a buon mercato inutile spendere una parola di pi&ugrave; di tutte quelle che gi&agrave; si trovano in migliaia di discussioni online. Apprezzabile il tentativo di descrivere le connessioni tra gli esseri viventi di Pandora come &#8220;sinapsi&#8221; (capaci di trasmettersi &#8220;dati&#8221;), quindi di presentare il mondo fantastico come allegoria della rete. Poteva essere una buona via di fuga dall&#8217;ecologismo e invece rimane solo una suggestione buttata l&igrave;, a fare buon peso. Per il resto questi indigeni sono troppo simili ai nativi d&#8217;America o meglio all&#8217;immagine che ne abbiamo dopo cent&#8217;anni di cinema, di cui quaranta dalla parte degli indiani. </p>
<p><strong>PS</strong><br />
Un ultimo desiderio. Fioccheranno innumerevoli parodie o rivisitazioni irriverenti del film. Tinto Brass ha gi&agrave; <a rel="external" href="http://www.agi.it/spettacolo/notizie/201001271659-spe-rt10239-cinema_tinto_brass_girero_chiavatar_primo_film_erotico_in_3d">annunciato</a> Chiavatar, primo film erotico in 3D. Io per&ograve; attendo con ansia il doppiaggio a una sola dimensione (dialettale) della <a rel="external" href="http://www.bernardaweb.com/">Bernarda Production</a>, quella di <a rel="external" href="http://www.bernardaweb.com/111__MAZINGA_ZETTO">Mazinga Zetto</a>. </p>
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		<title>La verifica sportiva</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 17:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Se io fossi un giornalista non scriverei le cose che sento al mattino al bar mentre faccio colazione&#8221;.<br />
Parole di <a rel="external" href="http://www.sampdoria.it/index.php?option=com_teammanager&#038;task=player&#038;playerid=240&#038;Itemid=109">Angelo Palombo, il capitano</a>, che ha commentato cos&igrave; in sala stampa dopo la partita di oggi la faccenda del trasferimento improvviso di Cassano dalla Sampdoria alla Fiorentina, una mezza bufala uscita ieri e polverizzata stamattina quando ormai aveva invaso giornali, locandine e bar di tutta Genova. E non solo, naturalmente. Ma se parliamo di bar e locandine, in questo caso, parliamo soprattutto di Genova.<br />
Mezza bufala, perch&eacute; la notizia c&#8217;era. Ma la societ&agrave;, <a rel="external" href="http://www.primocanalesport.it/news.php?id=63064">spiega l&#8217;amministratore delegato e  direttore generale Beppe Marotta</a>, non aveva ancora detto alcunch&eacute;. In qualsiasi altro caso la notizia avrebbe potuto aspettare qualche ora in più. Ma questo &egrave; calcio e sono le ultime ore del calciomercato invernale. E, soprattutto, siamo in Italia. E a Genova.<br />
C&#8217;era qualcosa di pi&ugrave; della chiacchiera al bar, ma non moltissimo di pi&ugrave;. Non si pu&ograve; dar torto al capitano. Ma al bar le orecchie bisogna tenerle bene aperte. Per capire qualcosa dei lettori, almeno. E per <a rel="external" href="http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/sport/2010/01/31/AMPk3tKD-cassano_venderlo_fiorentina.shtml">constatare</a> poi, leggendo i giornali mentre si beve il cappuccino, cosa sono disposte a fare tante redazioni pur di conquistare qualche brandello di conversazione al bar.</p>
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		<title>La verifica enigmistica</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 07:33:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[news factory]]></category>

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		<description><![CDATA[Mettiamo che in un ufficio stampa si scriva un comunicato per annunciare una iniziativa. E la si attribuisca ad alcuni soggetti, tra i quali un ente che non esiste. E non per un errore, ma di proposito.
Quanti giornalisti chiameranno chiedendo maggiori spiegazioni? Provate a indovinare. 
A - Il 100% di quelli che hanno ricevuto direttamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mettiamo che in un ufficio stampa si scriva un comunicato per annunciare una iniziativa. E la si attribuisca ad alcuni soggetti, tra i quali un ente <strong>che non esiste</strong>. E non per un errore, ma <strong>di proposito</strong>.<br />
Quanti giornalisti chiameranno chiedendo maggiori spiegazioni? Provate a indovinare. </p>
<p><strong>A</strong> - Il 100% di quelli che hanno ricevuto direttamente o indirettamente il comunicato<br />
<strong>B</strong> - Il 100% di quelli che hanno ricevuto direttamente il comunicato<br />
<strong>C</strong> - Il 70% di quelli che hanno ricevuto il comunicato<br />
<strong>D</strong> - Il 30% di quelli che hanno ricevuto il comunicato<br />
<strong>E</strong> - Una percentuale variabile ma alta di quelli che hanno saputo la notizia dalle agenzie, che nel frattempo  hanno ripreso il comunicato senza verificare<br />
<strong>F</strong> - Una percentuale variabile ma bassa di quelli che hanno saputo la notizia dai giornali, che nel frattempo hanno ripreso le agenzie senza verificare<br />
<strong>G</strong> - 0</p>
<p><strong>Soluzione</strong>. Stampate questo post e girate il foglio. L&#8217;unica risposta che rimane leggibile anche con il foglio rovesciato &egrave; quella esatta. </p>
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		<title>La memoria e la comunicazione</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 14:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[cronache]]></category>

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		<description><![CDATA[La celebrazione della Giornata della memoria diventa ogni anno pi&#249; solenne e pi&#249; &#8220;obbligatoria&#8221;.
La ricorrenza comporta una regola d&#8217;ingaggio istituzionale universale, chiede l&#8217;unanimit&#224; incondizionata e impone di esprimerla con la massima solennit&#224; possibile. &#200; una strada obbligata? Forse. &#200; senza controindicazioni? Non proprio. &#200; nell&#8217;esperienza di tutti che una commemorazione che diventa troppo solenne rischia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La celebrazione della <a rel="external" href="http://it.wikipedia.org/wiki/27_gennaio">Giornata della memoria</a> diventa ogni anno pi&ugrave; solenne e pi&ugrave; &#8220;obbligatoria&#8221;.<br />
La ricorrenza comporta una regola d&#8217;ingaggio istituzionale universale, chiede l&#8217;unanimit&agrave; incondizionata e impone di esprimerla con la massima solennit&agrave; possibile. &Egrave; una strada obbligata? Forse. &Egrave; senza controindicazioni? Non proprio. &Egrave; nell&#8217;esperienza di tutti che una commemorazione che diventa troppo solenne rischia di imbalsamarsi e far sembrare finto ci&ograve; che, purtroppo, finto non &egrave; stato.<br />
Questo rischio forse va preso. Ma bisogna prenderlo consapevolmente. </p>
<p>La solennit&agrave; genera sempre le reazioni scomposte e dissacranti dei deboli e degli stupidi. Accade anche alle solennit&agrave; religiose. Se si sceglie di sacralizzare la ricorrenza della Giornata della Memoria bisogna anche sapere che il miglior modo per trattare le inevitabili dissacrazioni &egrave; ignorarle. Mi spiace, ma &egrave; irrealistico pretendere che queste reazioni non ci siano. Sono il lato oscuro, il prezzo che si paga per l&#8217;energia che giustamente si spende perch&eacute; la memoria di un fatto cos&igrave; abnorme resti viva. Queste reazioni ci saranno sempre: se qualcuno pensa che un giorno possano cessare &egrave; un illuso. Chi ha una fede religiosa lo sa bene, e una ricorrenza &#8220;sacra&#8221; come quella di oggi &egrave; una buona occasione per spiegarlo anche a chi una fede non ce l&#8217;ha.<br />
Lasciatevelo dire: &egrave; inefficace e controproducente amplificare mediaticamente le reazioni degli stupidi e dei deboli, puntare i riflettori ed esercitare lo sdegno contro <a rel="external" href="http://roma.repubblica.it/dettaglio/shoah-scritte-antisemite-in-via-tasso-oltraggio-criminale-alla-memoria/1841398">le scritte</a> <a rel="external" href="http://roma.repubblica.it/multimedia/home/22719216">murali</a> o altre idiozie. A cosa serve che tutti i rappresentanti politici di tutti gli schieramenti si straccino le vesti e facciano fioccare i lanci di agenzia? Qualcuno potrebbe pensare che &egrave; cattiva coscienza. Ma lasciamo perdere le malignit&agrave; (saranno oggetto magari di un corso di aggiornamento a parte per nuovi utenti di ricorrenze sacre): sapete che succeder&agrave; l&#8217;anno prossimo? Succeder&agrave; che gli imbrattatori antisionisti saranno il doppio, il triplo. Non solo a Roma ma anche in altre citt&agrave;. Perch&eacute; (anche) quest&#8217;anno hanno visto che il gioco vale la candela, funziona: i giornali ne parlano, le fotografie degli slogan irricevibili vengono ricevute ovunque nella parte di mondo sensibilizzata alla ricorrenza, i politici si agitano e &#8220;trottano&#8221; per dissociarsi. Un grande divertimento, e un modo per coltivare la propria fichissima nicchia antisionista. Viva la comunicazione e le sue leggi inviolabili. </p>
<p>Ma la giornata della memoria non &egrave; fatta solo di sedute solenni e di fervorini istituzionali obbligati e ripetitivi (e perci&ograve; stesso ottundenti, con buona pace della necessit&agrave; della memoria). &Egrave; fatta anche di cultura, di mostre, di proiezioni di film e documentari. Qui va un po&#8217; meglio. Ho rivisto ieri con piacere <a rel="external" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_pianista_(film)">Il pianista</a> riproposto da Retequattro. Un film cos&igrave; bello vale sicuramente pi&ugrave; di tutti i discorsi e ha anche il pregio di non &#8220;chiudere&#8221; il ricordo ma di aprirlo ad approfondimenti. Le immagini dei campi di concentramento, per quanto scioccanti, sono ormai &#8220;classiche&#8221;, sono come una canzone molto commovente che abbiamo sentito cos&igrave; tante volte che solo di rado ci commuove ancora. Invece raccontare, come ha fatto Polanski, la storia di una famiglia di ebrei a Varsavia e far vedere la progressiva e inaspettata perdita di ogni diritto e di ogni dignit&agrave; nello stesso luogo, nella stessa citt&agrave; in cui quella stessa famiglia conduceva una vita normale, aiuta di pi&ugrave;. E poi un film cos&igrave; non chiude il discorso come un&#8217;orazione funebre. Varsavia vuol dire <a rel="external" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ghetto_di_Varsavia">ghetto</a>, vuol dire <a rel="external" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rivolta_del_ghetto_di_Varsavia">rivolta del ghetto</a>, vuol dire <a rel="external" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rivolta_di_Varsavia">rivolta di tutta la citt&agrave;</a>, vuol dire vicenda particolarmente drammatica e simbolica nel contesto della guerra non solo per gli ebrei ma per un&#8217;intera nazione che non &egrave; stata trattata molto meglio degli ebrei; vuol dire grave responsabilit&agrave; dei sovietici che non hanno fatto nulla per aiutare gli insorti e hanno permesso distruzione e massacri oltre ogni misura. Vuol dire <strong>storia</strong> insomma, con tutta la sua complessit&agrave; e la sua scarsa adattabilit&agrave; a un discorso, per quanto alto, solenne e condiviso sia. Vuol dire, con tutto il rispetto per le esigenze della memoria, qualcosa che trascende la  memoria. Del resto a cosa serve la memoria, se non ad andare oltre da uomini (e cio&eacute; a sperimentare la trascendenza)? </p>
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