Da qualche mese Facebook ha deciso di presentare tutti gli scambi di messaggi privati tra due iscritti come una conversazione in progress, senza titoli. Non solo i messaggi: anche lo storico delle chat, che pensavamo non fosse più recuperabile, va ad alimentare questo particolare stream e così mi sono ritrovato vecchie conversazioni di cui mi ero completamente dimenticato.
Lo ha fatto per spingere il suo nuovo servizio di posta: anche senza volerlo, ora abbiamo tutti un indirizzo nomeutente@facebook.com
L’idea non mi dispiace. Ma incredibilmente, nell’introdurre questa novità, Facebook ha dimenticato uno dei suoi fondamentali, che è poi un fondamentale di internet: le cose più recenti vanno in alto!
Anche se lo stream dei messaggi privati si apre automaticamente sul messaggio più recente è comunque scorretto che sia posizionato in fondo.
27 giugno 2011
Facebook e i fondamentali
16 giugno 2011
Majorbook
Marta Vincenzi, a meno di un anno dalle elezioni amministrative che potrebbero riconfermarla sindaco di Genova, non ha un profilo facebook (a parte la pagina social costruita da FB con le informazioni di wikipedia). E neanche un sito internet personale. Visto il peso crescente della rete nelle campagne elettorali (ampiamente dimostrato nelle ultime due consultazioni) farà bene ad attrezzarsi in fretta.
Sarà un problema: non è più tanto facile (ammesso che lo sia mai stato) guadagnarsi la fiducia del popolo della rete. Non è che si può irrompere da un giorno all’altro da politico nelle conversazioni online e aspirare alla stessa credibilità di altri che ci sono da più tempo e indipendentemente dalle scadenze elettorali. Il politico deve dimostrare di credere nel mezzo e di saperlo usare. I siti vetrina ormai non solo non servono, ma possono anche essere controproducenti.
Per facebook la questione è ancora più delicata. Oggi è davvero strano che il sindaco di una grande città non faccia nulla per presidiare il suo nome e la sua reputazione sul social network più importante. Che ne abbia bisogno è sicuro: lei non avrà un profilo né una pagina, ma in compenso ci sono delle pagine che si occupano di lei. Alcune la sostengono, altre la avversano. Ma, come è prevedibile, le seconde prevalgono sulle prime. Per limitarsi a una scarna contabilità della situazione in questo momento:
Pagine e gruppi pro
Marta Vincenzi pagina social da wikipedia, 125 like
Sostengo Marta Vincenzi, 47 membri
Lunga vita a Marta Vincenzi, 5 membri
I love Marta Vincenzi, sindaco di Genova, 287 membri
God save Marta!, 10 membri
Pagine e gruppi contro
Marta Vincenzi non è il mio sindaco, 312 like
Gruppo apolitico contro Marta Vincenzi, 653 mmbri
Mandiamo a casa Marta Vincenzi: 2267 membri
Altri che non mi piace referenziare perché insultano: totale tra membri e like 1900
Una volta si diceva: un cittadino può anche non occuparsi di politica, ma la politica si occuperà di lui. Senza invalidare questa sacrosanta verità, oggi si può aggiungere: un politico può anche non occuparsi della rete, ma la rete si occuperà di lui.
11 aprile 2011
Il prodotto che produce
Davvero niente di sconvolgente la puntata di Report dedicata a internet e ai social network. Ma neanche niente di disprezzabile. Chi oggi in rete critica la Gabanelli, come se avesse “tradito” una vocazione all’inchiesta e alle verità scomode, dovrebbe interrogarsi piuttosto sulla sintassi di questi format che forse a volte giocano un po’ troppo sul credito che hanno tra i telespettatori e presentano come approfondimenti cose che non lo sono.
Ma complessivamente non dò un giudizio negativo su quello che ho visto ieri. Probabilmente è ancora necessario in Italia (ma non solo) spiegare che i dati con cui costruisci qualsiasi tuo profilo in rete verranno usati per fare marketing. L’importante è saperlo bene, senza ambiguità, esserne coscienti. L’ho scritto altre volte e questa è una delle occasioni in cui viene bene ripeterlo: il marketing non è il diavolo. Anzi: a mio parere più il marketing accelera sulla profilazione e più si libera dei suoi aspetti più dannosi. A meno che non si pensi che “vendere” sia in sé qualcosa di demoniaco.
Comunque, le reazioni tra lo sdegnato e lo snobistico alla puntata di ieri non le capisco. Sì, posso capire che alcuni passaggi non siano piaciuti. Le parole scelte a volte hanno dato fastidio anche a me. Però la domanda a cui Report ha tentato di rispondere, dicendo in parte banalità e in parte riuscendo a spiegare con parole semplici cose che tanto semplici non sono, è una di quelle domande che è bene non cadano nel cono d’ombra (pericoloso) del “sì, questo già lo so”. “Come si fa a fare tanti soldi sul web 2.0, quello in cui il contenuto è generato dall’utente”?
Gli aumenti di fatturato di Facebook negli ultimi mesi sono impressionanti. Come è impressionante pensare a quante persone sono connesse contemporaneamente in Italia al social network più popolare: 12 milioni al giorno, su un totale di 17 milioni di iscritti. A una platea così vasta è giusto parlare come ha scelto di parlare Report: con parole semplici, mettendo in guardia dai rischi maggiori in primo luogo, ma facendo anche intendere che questo giochino ormai c’è, e che piaccia o no rimane. Nella storia della rete possiamo ormai distinguere un’era prima e un’era dopo Facebook. “Il prodotto sei tu”. Il titolo, perfettamente ambivalente, è costruito perché si svelino i pensieri di tanti cuori. Come l’abbiamo inteso? “Attento, ormai sei un prodotto tra gli altri”? Oppure: “Il mercato ti ha sempre trattato come un numero ma ora, per continuare a contarti proficuamente, ha bisogno di restituirti, almeno in parte, una voce da persona. Sta a te, come in ogni sfida della vita e dei tempi, usare bene questa circostanza”.
18 novembre 2010
Alan Ford, perché?
Su Facebook viralizza alla grande il gioco dei personaggi dei fumetti nelle foto del profilo per la settimana dei diritti dell’infanzia e, ammetto, mi sto divertendo un mondo a vedere gli effetti del contagio. Sembra una grande festa di carnevale, sembra che tutti non aspettassero altro che qualcuno dicesse “via!”.
Io ho scelto Bob Rock di Alan Ford. Una scelta che forse denota qualche problema di autostima, però non volevo cedere alla tentazione idealizzante a cui molti non hanno saputo rinunciare. E poi è vero, mi sono sempre un po’ rispecchiato in lui. Non tanto nella sua carica dissacratoria quanto nella sua fisicità, nella sua propensione a “incendiarsi” e, naturalmente, nel suo nasone. Mi è sempre sembrato, inoltre, il carattere più autentico, meno caricato del gruppo Tnt.
A proposito. Volevo scriverne da qualche settimana, colgo questa occasione per farlo. Mi è capitato recentemente tra le mani uno degli ultimi numeri di Alan Ford. Ero ospite per il weekend e l’ho preso da un mucchio di fumetti nel salotto del padrone di casa per leggerne qualche pagina prima di addormentarmi. Non leggevo uno dei nuovi numeri da almeno vent’anni: per me il fumetto era fermo intorno al numero duecento, ora siamo al 497. Mi aspettavo quindi di trovare qualcosa di diverso, e anche molto. Ma non quello che ho trovato.
Ho scoperto con “brivido e raccapriccio”, come direbbe un passante che incrociasse Cattivik, che il gruppo Tnt si è praticamente disintegrato. Nel numero che ho letto non c’era traccia di quasi nessuno dei vecchi componenti. Ma non è tutto e non è neanche il peggio: Alan Ford è ricco! Vive in un appartamento pazzesco da qualche parte a Manhattan. E ha una fidanzata gnocca. Che è anche una strega.
Ora, chi conosce minimamente Alan Ford può capire da queste poche parole che è tutto crollato. Tutto ciò che negli anni settanta ha decretato il successo della creazione di Max Bunker si è dissolto come al contatto di una soluzione inquinante del temibile Aseptik. Il gruppo Tnt è nato come parodia del mondo e dei tipi umani che si vedono nei film di James Bond. Alan Ford e i suoi soci sono gli anti-Bond. Poveri, approssimativi, senza mezzi, litigiosi, dissacranti. Finiscono spesso negli ambienti dei ricchi ma come intrusi e guastatori, quasi catapultati in un mondo che in un modo o nell’altro li risputa sempre fuori. Non è possibile che Alan Ford sia ricco.
E poi la fidanzata strega. Che c’entra? Non dico che le storie vecchie siano “fisicamente” plausibili, però non derogano mai a un principio di realtà esteso al massimo a certe improbabilità da fumetto, da cartoonia. Sono surreali, iperrealiste, ma non sconfinano mai nel magico. Vedere una scopa che vola con due streghe sopra, le trasformazioni e tutto il resto non era possibile, ora sì.
Non bisognerebbe mai leggere fumetti dell’infanzia o dell’adolescenza che continuano a uscire con storie nuove. Bisognerebbe al massimo sfogliare ogni tanto i numeri vecchi: nel caso di Alan Ford il piacere è stato sempre assicurato, se non dalle storie, almeno dal tratto di Magnus e dei suoi immediati successori come Piffarerio.
Ora Alan Ford è proprio finito. E a me toccherà crescere davvero, mondo Cyrano.

19 aprile 2009
Il voto segreto su Facebook
Voto segreto secondo FB: non dire a nessuno che si vota…
Per capirci: da tre giorni sono aperte le votazioni sul documento dei termini di servizio. Una specie di ballottaggio tra i termini vecchi e quelli nuovi che hanno suscitato molte polemiche.
Le votazioni si chiudono il 23 aprile a mezzogiorno.
Sono considerati utenti con diritto di voto quelli che erano utenti attivi alla fine di febbraio. Anche in questo referendum, come in altri ben più importanti, bisogna raggiungere un quorum, il 30%.
Un quorum altissimo, considerato che non c’è stata nessuna comunicazione agli utenti dell’apertura delle votazioni. Sono informati (e lo saranno in futuro per occasioni analoghe) i fan della pagina Facebook site governance, dalla quale si accede anche alle procedure di voto.
Che dire… non mi sembra il massimo della trasparenza.


