Scrive Marco Politi sul Fatto di oggi:
Il crocifisso sulla cattedra è il richiamo preciso a una Verità superiore a qualsiasi insegnamento umano. Il crocifisso sovrastante le toghe dei magistrati è il monito a ispirarsi e non dimenticare mai la Giustizia superiore che promana da Dio. È accettabile tutto ciò da parte di chi non crede in quel simbolo? È lecito imporlo a quanti sono diversamente credenti sia che seguano un’altra religione sia che abbiano fatto un’opzione etica non legata alla trascendenza? La risposta non può che essere no.
Ma per favore. La risposta non può che essere, almeno in Europa: sì, certamente.
Sì, certamente, perché nel contesto “pubblco” quello non è un simbolo in cui si “crede” ma un dato della storia da tenere presente, e per questo sta negli ambienti pubblici, non per fare proseliti o forzare alcunché.
Sì, certamente, perché non è necessario essere religiosi o cristiani per essere aperti alla trascendenza, e un’opzione etica che non sia almeno aperta alla trascendenza è impossibile o morta in partenza.
Sì, certamente, perché mi fa terrore l’idea di un magistrato o di un insegnante che non abbiano mai nel loro orizzonte, neanche come ipotesi, una Verità e una Giustizia non definite da loro o da uomini come loro ma che vengano prima. Se non da Dio, almeno dalla Realtà. Che almeno la realtà sia laicamente sovrumana, per chi non ha la semplicità di ammettere le più semplici e logiche ipotesi su ciò che davvero sta sopra la natura. E cosa c’è di meglio o di meno arbitrario allora che prendere il segno che tutta la tradizione europea ha sempre usato per questo scopo?
Sì, certamente, perché non si impone niente a nessuno ma si prende atto dell’importanza di un simbolo in una storia concreta fatta di uomini religiosi e non religiosi, atei e credenti, cristiani e non cristiani.
Sì, certamente, perché se mai si deciderà di toglierlo dovrà essere per una decisione della comunità nazionale e non per l’imposizione di un tribunale che giudica più importanti della storia di un popolo le paturnie di chi si sente “violentato” dal crocifisso nelle aule.
Ci dispiace per gli altri, ma nella nostra storia c’è stato un uomo che ha detto di essere la Verità. Un pazzo? Chissà. Ma tutta la storia europea si può capire soltanto tenendo conto della pretesa di quel pazzo e tentando di rispondere, di posizionarsi rispetto ad essa, anche con un no secco. E quindi ripeto, ci dispiace per gli altri. Ma questo dato nessuno se lo dovrebbe mai scordare. Sinceramente non riesco ad andare oltre questa evidenza. Giuro che se fossi un ateo o un “diversamente credente” non vorrei mai che qualcuno togliesse il crocifisso con le motivazioni che sono state date. Con altri ragionamenti ci farei un pensierino. Ma con tutti quelli presentati in questi giorni da diversi soggetti e in diverse sedi, dai tribunali europei alle domande non retoriche di Polito, no. Così è una violenza. Per inciso: ammesso che esca indenne dall’appello questa sentenza non sarà mai applicata, come diverse altre emesse dalla stessa corte. Che dovrebbe farsi qualche domanda.
E insomma come dice il “matto” a Troisi in Ricomincio da tre, non facciamo gli ipocriti. Se qualcuno ti chiedesse: “vorresti essere nella realtà di popolo in cui la questione del Cristo, cioè del senso di tutto, si è posta nella storia?” cosa risponderesti? Sì, certamente. E se mi chiedessero se vorrei essere ricco come Gianni Agnelli o bello come Alain Delon che risponderei? Sì, certamente. Beh, ma c’è qualcosa di meglio della ricchezza di Agnelli e della bellezza di Alain Delon? Sì, certamente. E questo qualcosa ce l’abbiamo a portata di mano qui e ora, almeno in Europa se non nel resto del mondo? Sì, certamente.
Aggiornamento del 6 novembre
Ci arriva anche Travaglio al concetto fondamentale, pur mischiandolo a una quota di moralismo di cui evidentemente non può proprio fare a meno. Ottimo intervento, comunque.
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