Cronachesorprese

10 febbraio 2015

Un corpo un’anima

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“E non ci lasceremo mai, abbiamo troppe cose insieme…”
La sera che comincia Sanremo mi viene in mente questa canzone di più di 40 anni fa. Non voglio parlare di Sanremo né di musica leggera, però mi faceva ridere la coincidenza.

Insomma a conti fatti parlare di immortalità dell’anima e di resurrezione dei corpi oggi non è trendy.
Invece parlare di reincarnazione è trendy.
Molto trendy anche tutto ciò che sfoggia l’aggettivo qualificativo olistico che sta lì a segnalare senza dubbio alcuno dove sta la gente giusta che si prende cura dell’armonia universale.

Però:
- olistico presuppone la maggiore armonia e integrazione possibile tra corpo e anima
- reincarnazione presuppone che l’anima si leghi a un corpo solo in maniera del tutto estrinseca, perché poi può legarsi indifferentemente a un altro corpo affatto diverso da quello da cui proviene
- l’unione di anima e corpo così come la descrive la filosofia cristiana invece presuppone una integrazione perfetta tra anima e corpo, addirittura una esclusività: questa anima è forma di questo corpo e di nessun altro. Può svestirsene solo temporaneamente, in attesa di una resurrezione in uno stato “glorioso” di cui non è importante sapere molto ora ma che indubbiamente ribadirà e urlerà al cielo (non so se lo farà come Wess e Dori Ghezzi, ma perché no) che il legame dell’anima con il suo corpo è qualcosa di indissolubile, che sfida l’eternità.
- quindi l’antropologia cristiana sembrerebbe molto più “olistica” di qualsiasi altra: nessuna si spinge così in là.

Quindi come la mettiamo? Perché l’antropologia cristiana non è trendy come meriterebbe? Perché quando parlo di San Tommaso tutti i santoni di stamminchia storcono il naso? Eh?

Non sarà che si ha una fottuta paura del corpo, perché è condizione data e non plasmabile né intercambiabile, insomma è dato creaturale, quello che ci ricorda in ogni istante che siamo creature e non semidei (che, voglio dire, ci vuole un bel coraggio a pensare che in qualche modo saremmo Dio, ma tant’è, anche questo pare sia molto trendy) e che tutto quel fiorire di olistico di qua e di là sia molto equivoco, in fondo? E che tenda al materialismo o allo spiritualismo (quindi alla non integrazione, in un senso o in un altro), perché quella plasmabilità che sembra l’aspirazione di molte pratiche olistiche non è del corpo né, ultimamente, dell’anima?

Dimentico qualcosa? No. Qualcuno potrebbe dire che dimentico la mente, ma io la considero una parte speciale del corpo. Per questo le antropologie che propongono unicamente un dualismo spinto tra mente e corpo sono, a mio parere, materialiste. Questo punto magari lo approfondisco un’altra volta, ora vado a nutrire la mia unità psicofisica. Che quindi ora vi chiederete: va a mangiare o a meditare? Eeeeh, vi lascio nel dubbio ma vi dò un indizio: sono le venti e zerozzero.

( :-) semiserio sono. ma anche convinto di quello che scrivo. )

Grazie all’amica Giuliana che mi ha acceso questa lampadina.

30 gennaio 2015

Essere una mela oggi

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Scrive su Facebook il mio amico Arturino:

Il più grande teologo di tutti i tempi, San Tommaso d’Aquino, all’inizio delle lezioni mostrava ai suoi allievi una mela dicendo: «Questa è una mela. Chi non è d’accordo, può andar via». Il “Doctor Communis” voleva far capire che non è il pensiero a determinare l’essere, ma è l’essere che determina il pensiero. La superbia infatti fa ritenere che il nostro pensare sia il fondamento dell’essere, mentre invece l’umiltà ci porta ad osservare e argomentare l’essere delle cose, soprattutto in quelle divine.

Una verità da eroi. Allora come oggi.

13 gennaio 2015

La Croce, Emma Bonino e il valore infinito della persona

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Oggi è un bel giorno per il giornalismo italiano: è nato un nuovo quotidiano, La Croce, e io sono fiero di essere nel gruppo dei primi abbonati. Dopo mesi di partecipazione attiva alle discussioni sui profili facebook di Mario Adinolfi e dello stesso quotidiano, nato prima sui social network ma ora approdato alla carta con una baldanza e una determinazione invidiabili, non l’ho fatto come atto dovuto, ma per passione. Un abbonamento semestrale, per vedere un po’ come va: mi auguro di avere ragioni sufficienti per rinnovarlo a luglio.
Formato broadsheet, il più grande esistente. Almeno il primo numero dovevo averlo anche su carta, non mi bastava il pdf da abbonato. Dice Adinolfi che la lettura dev’essere “scomoda, com’è scomodo il giornale”. Insomma si deve vedere. E stamattina in autobus, in effetti, era davvero impossibile sfogliare quelle otto paginone senza brandirle, senza ostentarle in faccia al mondo, senza mettersi in qualche modo “in croce”.

Ieri invece non è stato un bel giorno per gli amici, gli estimatori, i compagni politici di Emma Bonino, che ha annunciato ai microfoni di Radio Radicale di avere un tumore ai polmoni e di avere già cominciato il trattamento chemioterapico. Quella donna forte, che ha sempre comunicato positività e assertività, non si è smentita neanche in questa circostanza dolorosa, anche se aveva la voce rotta dal pianto. Un mondo di scelte e di convinzioni mi separa da lei e dal suo impegno politico. Però ascolto e mi accorgo che questo momento di sofferenza è anche momento di verità. Mi sono commosso quando ha detto, rivolgendosi a chi combatte battaglie simili alla sua: “Io non sono il mio tumore. E neanche voi siete la vostra malattia. Dobbiamo sforzarci di essere persone, di voler vivere liberi fino alla fine… dobbiamo pensare assolutamente di essere persone che affrontano una sfida”.

Essere persone, avverte Emma in questo momento, significa anche non essere la propria malattia. Ma se un malato è di più della sua malattia anche un uomo sano è di più del suo essere sano. E forse anche un embrione e un feto sono di più del loro essere embrione e feto. Come è vicina in definitiva la verità al cuore, e che disdetta, che peccato (peccato originale, si chiama) dover passare attraverso la sofferenza per sentirla e per dirla con il cuore oltre che con la testa. C’è nella croce una compiutezza, una pienezza di senso che da uomini non possiamo raggiungere se non passandoci attraverso. Emma, che è così distante da me, nel momento in cui tocca il valore infinito dell’essere persona attraverso la “sua” croce annulla quella distanza. Nella persona c’è un Infinito che va guardato e rispettato per come si pone. Non c’è bisogno di una fede o di una morale per guardalo e rispettarlo, per dargli quell’attributo di “sacro” che deve essere alla base della convivenza civile, pena la dissoluzione di qualcosa di fondamentale e di vitale. Si fa sempre così fatica a spiegarlo, però è davvero di tutti e c’è almeno un momento nella vita in cui è evidente a tutti.

Doppio augurio, dunque. A Emma perché esca vittoriosa dalla sua battaglia, e più determinata e consapevole di prima. Alla Croce perché trovi la sapienza e la grazia per raccontare ogni giorno quel valore infinito, con i testimoni e le parole giuste, senza sottrarsi allo scontro quando sarà inevitabile ma senza fare della polemica un fine. Perché ogni giorno c’è una Emma a cui tendere la mano. E se un giornale non è capace di farlo non serve a nulla.

8 gennaio 2015

Io sono Charlie Hebdo e Benedetto XVI

Filed under: tutto considerato — alessandro @

Grazie Mario. Non concordo proprio al 100% ma questo, di tutto ciò che ho letto e sentito nelle ultime venti ore, è per ora il punto di vista più vicino al mio.
Ti dico in cosa non sono perfettamente d’accordo
1 – Ieri io ho detto “sono Charlie Hebdo” senza tentennamenti. Non era il momento dei distinguo. Tu non hai fatto distinzioni, ti sei astenuto e hai chiesto di pregare e riflettere, e questo va bene. Io penso che ieri, anche soltanto con un motto da social network, fosse importante tendere una mano (per quanto riguarda il tuo giornale bastava scegliere una vignetta di Charle Hebdo non blasfema, ce ne sono di belle e poetiche che andavano benissimo allo scopo. Ma se sentivi quel gesto come una possibile strumentalizzazione hai fatto bene a non farlo). Distinguere nel momento della necessaria solidarietà significa dire che in qualche modo si ha paura di una parte della libertà di pensiero e di espressione. No, io non ho paura della bestemmia e non farò mai nulla per limitare la libertà di chi interpreta la propria libertà di pensiero come libertà di bestemmia. Userò la mia libertà per rendere evidente quanto la bestemmia sia stupida e meschina, sia libertà usata male.
2 – L’Islam, l’idea islamica di Dio e il testo sacro degli islamici non sono il problema. In generale non c’è nessuna connaturalità o cointeressenza tra violenza in qualsiasi forma e senso religioso autenticamente vissuto. Certo, non tutte le religioni sono uguali. Indubbiamente l’Islam è più “poroso” del Cristianesimo, ma sarebbe ingiusto dire che non abbia mai usato il “Logos”; che non abbia prodotto cultura, arte, filosofia e anche misticismo di alto livello. Il problema sono dei gruppi di assassini assetati di potere che mettendo insieme qualche supercazzola parareligiosa, che non ha niente a che vedere con alcuna fede, compiono soprusi eclatanti per impressionare le menti più deboli. Il fatto che in certe aree del mondo e in certi momenti storici i discorsi parareligiosi funzionino alla bisogna non è nulla di significativo: questo meccanismo di plagio che induce l’emulazione può essere innescato in altri modi. Con l’idea di razza, con la statolatria, perfino con l’idea di uguaglianza. Non importa.
3 – Il Cristianesimo a mio parere non ha alcun debito verso l’Illuminismo, semmai è vero il contrario. L’Illuminismo in ciò che ha di buono e di non ideologico ha un debito irrisarcibile con la tradizione di libero pensiero che ha creato le premesse per la nascita della scienza moderna, cioé quella delle università cristiane medievali. Hai fatto bene a citare Ratisbona e potresti citare anche l’autogol di quei professori sciamannati della Sapienza che nel gennaio di sette anni fa si sono opposti con argomenti ridicoli e indegni della loro dignità accademica alla lezione di Benedetto XVI in una università fondata da un papa. Ecco, con questo tipo di “illuminismo” non c’è e non può esserci dialogo e confronto, semplicemente perché è solo ideologia, si nutre solo di risentimento. L’illuminismo che genera laicismo contraddice se stesso, i suoi principi fondanti. Non è dunque illuminismo. Da questa ignoranza travestita da “voce della ragione” io cristiano non mi faccio “attraversare”. E storicamente la Chiesa ha fatto con l’Illuminismo ciò che ha sempre fatto con le culture formalmente avverse, ha fatto quello che chiede di fare San Paolo pensando al paganesimo. L’ha filtrato, non si è fatta filitrare.

Grazie per aver richiamato Ratisbona, è un punto essenziale per ricominciare da queste nuove macerie.

22 dicembre 2014

Solstizi avventizi

Filed under: tutto considerato — alessandro @

Finalmente ho trovato un punto fermo che forse mi permette di dare una risposta definitiva alle discussioni stagionali che si accendono in prossimità di un solstizio o di un equinozio. Da questo articolo dell’Ansa apprendo che il cambio astronomico di stagione non è sempre lo stesso giorno. Il solstizio d’inverno che abbiamo appena passato può variare tra il 20 e il 23 dicembre.

Subito però, cercando conferma, trovo un altro sito che, nella pagina in cui pubblica le date di solstizi ed equinozi dal 2012 al 2020, asserisce che il solstizio d’inverno può essere compreso soltanto tra il 21 e il 22. E anche per quest’anno le due fonti non concordano: per l’Ansa è il 22, per Gak il 21. Mannaggia, chi ha ragione? :-/

Una conquista però l’abbiamo fatta: che il range sia di tre giorni o di due, il solstizio d’inverno non cade sempre nello stesso giorno. Say goodbye a tutti i fanatici pronti a firmare con il sangue che la data giusta eterna e immutabile è il 21, come ai fissati pronti a giurare sui nipoti fino alla terza generazione che invece è il 23. Avessi incontrato in 49 anni, a scuola, all’università o per la strada, qualcuno con le idee chiare su questo punto. Avrei dovuto chiederlo a Galliolus, colpa mia ;-)

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