Cronachesorprese

4 November 2009

Siamo ragazzi strani

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Scrive Marco Politi sul Fatto di oggi:

Il crocifisso sulla cattedra è il richiamo preciso a una Verità superiore a qualsiasi insegnamento umano. Il crocifisso sovrastante le toghe dei magistrati è il monito a ispirarsi e non dimenticare mai la Giustizia superiore che promana da Dio. È accettabile tutto ciò da parte di chi non crede in quel simbolo? È lecito imporlo a quanti sono diversamente credenti sia che seguano un’altra religione sia che abbiano fatto un’opzione etica non legata alla trascendenza? La risposta non può che essere no.

Ma per favore. La risposta non può che essere, almeno in Europa: sì, certamente.
Sì, certamente, perché nel contesto “pubblco” quello non è un simbolo in cui si “crede” ma un dato della storia da tenere presente, e per questo sta negli ambienti pubblici, non per fare proseliti o forzare alcunché.
Sì, certamente, perché non è necessario essere religiosi o cristiani per essere aperti alla trascendenza, e un’opzione etica che non sia almeno aperta alla trascendenza è impossibile o morta in partenza.
Sì, certamente, perché mi fa terrore l’idea di un magistrato o di un insegnante che non abbiano mai nel loro orizzonte, neanche come ipotesi, una Verità e una Giustizia non definite da loro o da uomini come loro ma che vengano prima. Se non da Dio, almeno dalla Realtà. Che almeno la realtà sia laicamente sovrumana, per chi non ha la semplicità di ammettere le più semplici e logiche ipotesi su ciò che davvero sta sopra la natura. E cosa c’è di meglio o di meno arbitrario allora che prendere il segno che tutta la tradizione europea ha sempre usato per questo scopo?
Sì, certamente, perché non si impone niente a nessuno ma si prende atto dell’importanza di un simbolo in una storia concreta fatta di uomini religiosi e non religiosi, atei e credenti, cristiani e non cristiani.
Sì, certamente, perché se mai si deciderà di toglierlo dovrà essere per una decisione della comunità nazionale e non per l’imposizione di un tribunale che giudica più importanti della storia di un popolo le paturnie di chi si sente “violentato” dal crocifisso nelle aule.

Ci dispiace per gli altri, ma nella nostra storia c’è stato un uomo che ha detto di essere la Verità. Un pazzo? Chissà. Ma tutta la storia europea si può capire soltanto tenendo conto della pretesa di quel pazzo e tentando di rispondere, di posizionarsi rispetto ad essa, anche con un no secco. E quindi ripeto, ci dispiace per gli altri. Ma questo dato nessuno se lo dovrebbe mai scordare. Sinceramente non riesco ad andare oltre questa evidenza. Giuro che se fossi un ateo o un “diversamente credente” non vorrei mai che qualcuno togliesse il crocifisso con le motivazioni che sono state date. Con altri ragionamenti ci farei un pensierino. Ma con tutti quelli presentati in questi giorni da diversi soggetti e in diverse sedi, dai tribunali europei alle domande non retoriche di Polito, no. Così è una violenza. Per inciso: ammesso che esca indenne dall’appello questa sentenza non sarà mai applicata, come diverse altre emesse dalla stessa corte. Che dovrebbe farsi qualche domanda.

E insomma come dice il “matto” a Troisi in Ricomincio da tre, non facciamo gli ipocriti. Se qualcuno ti chiedesse: “vorresti essere nella realtà di popolo in cui la questione del Cristo, cioè del senso di tutto, si è posta nella storia?” cosa risponderesti? Sì, certamente. E se mi chiedessero se vorrei essere ricco come Gianni Agnelli o bello come Alain Delon che risponderei? Sì, certamente. Beh, ma c’è qualcosa di meglio della ricchezza di Agnelli e della bellezza di Alain Delon? Sì, certamente. E questo qualcosa ce l’abbiamo a portata di mano qui e ora, almeno in Europa se non nel resto del mondo? Sì, certamente.

Aggiornamento del 6 novembre

Ci arriva anche Travaglio al concetto fondamentale, pur mischiandolo a una quota di moralismo di cui evidentemente non può proprio fare a meno. Ottimo intervento, comunque.

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10 February 2009

Eluana è un dubbio

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Sono stordito e lo ammetto. Dopo quello che è successo nell’ultima settimana ho ancora più domande e ancora più dubbi di due mesi fa.

Scrivevo che facevo fatica a considerare l’alimentazione e l’idratazione come terapie, e ora non so più se Eluana veniva effettivamente sfamata e dissetata. Scrivevo che nessuno poteva interpretare la vera volontà di Eluana in questo momento, e non ho trovato altro che interpreti autoeletti dell’ininterpretabile. Scrivevo che non era proprio il caso di dividerci in due squadre di pro e di contro nonimportainfondocosa come siamo soliti fare, e si è arrivati a un parossismo di scontro tale, manovrato da vomitevoli e opposti cinismi, che mi chiedo come ne potremo uscire indenni e ragionevoli.

Io non sono, grazie a Dio, un idolatra del dio dubbio. Il dubbio metodico è tragico. Invece il dubbio come esito di un processo onesto e rigoroso, e come istanza per far partire un processo nuovo e diverso, è un dono di Dio. Il caso Eluana Englaro per me si conclude così, con un dubbio enorme, cresciuto di giorno in giorno, che chiede un’istanza più grande e comprensiva, perché non mi basta più l’offerta valoriale che c’è in giro. Non mi basta sulla questione che oggi è all’attenzione di tutti e su tante altre.

Il dubbio non è una questione emotiva, ma ha anche un esito emotivo. Il portato emotivo di questo dubbio è la nausea. Mi hanno nauseato i cartelli davanti alla clinica di Udine che davano del boia al povero Beppino Englaro. Mi ha nauseato poi sia l’editoriale di Avvenire che ha usato lo stesso termine, sia Repubblica che segnala quell’editoriale con grande enfasi facendo credere che contenga un’accusa sostanzialmente equivalente a quella del cartello, e come al solito non è vero. Ma mi hanno nauseato ancora di più tutti quelli che hanno detto e scritto e sbandierato ai quattro venti, ebbri di fede scientista, che una persona che respirava da sola, che apriva gli occhi ogni giorno e li chiudeva ogni sera, era “morta” da 17 anni. Negare l’evidenza in nome della scienza è vomitevole.
Mi ha nauseato, naturalmente, l’inaccettabile strumentalizzazione politica di tutte le parti politiche. Mi hanno nauseato i video su youtube di quelli che hanno già affidato a ogni buon conto al tubo universale una sorta di testamento biologico perché non si sa mai; che hanno parlato del loro destino di mortali non attraverso le preghiere che non vanno più bene e non si sa perché, ma attraverso uno schifo di formuletta in giuridichese. Ma che è questa roba, ma guardatela in faccia la paura che avete di morire. O di non riuscire a morire e di essere completamente nelle mani di qualcun altro. La vostra illusione è credere di non essere anche in questo momento, totalmente, inevitabilmente nelle mani di un altro.

Oggi non voglio, mi rifiuto di decidere da che parte stare. Non mi interessano più le fazioni. Ho bisogno di recuperare il senso stesso di appartenenza a una società in cui sembra sempre più normale che l’individuo sia solo individuo. Non mi piace una società che pensa l’eutanasia come una cosa normale e accettabile. Ma non mi piace neanche una sedicente religiosità che pretende di ottenere attraverso le leggi quell’adesione che non è capace di ottenere dai cuori, e affronta le questioni etiche soltanto mostrando i muscoli.

Io credo che ci debba essere una via di mezzo tra l’individualismo relativista e l’imposizione per legge dei valori. Deve esserci. O meglio, più che una via di mezzo, un’altra strada. Ogni contesa sui valori mi sembra sempre male impostata, e non riesco a mettere a fuoco cosa manca.

2 February 2009

Leonardo c’è

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popcornIo l’ho detto subito che la vicenda degli autobus avrebbe regalato molte soddisfazioni e che non era il caso di rispondere con iniziative ugualmente tristi di segno opposto. Una volta tanto, all we need is popcorn: altri stanno facendo il lavoro sporco, e lo fanno egregiamente.
Ad esempio Leonardo, uno distante da me ma che leggo sempre volentieri, mette “a post” la presunzione ateistica che ha invaso la blogosfera nelle ultime settimane. Lui si stupisce di aver suscitato molte reazioni polemiche tra gli atei e nessuna o quasi tra i credenti, ma in realtà per come stanno andando le cose non c’è proprio nulla di strano. Divertente, e molto istruttivo, vedere un marxista che prende gli atei a ceffoni. Da leggere e meditare: non c’è dubbio che per un credente è molto più stimolante il confronto con una posizione così che con tante altre.

2 December 2008

Upgrade dei diritti, crash di sistema

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I giornali oggi sono mediamente abbufalati sull’ordinaria linea di disonestà intellettuale che è ammessa solo quando si parla dei cattolici e del Vaticano. Il record del titolo più stronzo però questa volta va a Libero.it: “L’omosessualità resti reato”. Tra virgolette. Come se fosse una citazione esatta della presa di posizione del rappresentante vaticano all’Onu Celestino Migliore. Che ha espresso diffidenza, e motivata, sulla proposta francese di approvare una fumosa “depenalizzazione dell’omosessualità”.

Depenalizzazione! E come si fa a essere contro? Oh, questo significa parlare chiaro. Una bella etichetta che sarà compresa al volo in tutti bar del mondo, e commentata unanimemente: “La Chiesa è contro? Ma allora i preti vogliono sbattere gli omosessuali in galera!”. Complimenti alla Francia per aver suscitato dibattiti di così alto livello.

Come nota giustamente Il Foglio, se la proposta francese verrà accolta il risultato sarà nullo nei paesi in cui la discriminazione in base all’orientamento sessuale è una regola; e si andrà invece a esercitare una pressione sugli stati come l’Italia o la Polonia che già rispettano tutti i diritti fondamentali dell’uomo.

Chiaro che né Migliore, né padre Lombardi né qualunque altro esponente della Chiesa che sia stato interpellato sulla questione si è mai espresso a favore della classificazione dell’omosessualità come reato.
Seriamente: qualcuno può dar credito all’immagine di un Vaticano che vuole che l’omosessualità sia reato? All’Onu prevalentemente si gioca a scacchi. Il Vaticano ha detto tre no in serie su questioni che riguardano tre temi (che poi sono due): aborto, omosessualità e disabilità. Il giochino di gettare discredito su chi dice no è sicuramente molto facile, e la strada per l’attacco mediatico è bella spianata. Ma il punto è che i no del Vaticano sono tutti non sulle singole questioni, ma contro la logica di fondo di queste proposte, che sparando alto con una “depenalizzazione” che non sortirà alcun effetto pratico vuole in seconda battuta contrabbandare per diritti altri aspetti, che dovrebbero essere sempici opzioni per gli stati. Si pensa male? Ma ci si azzecca. Metteteci in condizione di non pensare male. Tanto l’unanimità mondiale su certe questioni ve la potete scordare. Se chi fa queste proposte volesse veramente definire delle piattaforme su cui trovare il maggior consenso possibile le formulerebbe molto diversamente. Ma poi, in definitiva: a cosa servono queste mozioni, se non a mettere il Vaticano in un angolo?

La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, di cui si celebrerà tra qualche giorno il sessantesimo anniversario, già condanna le discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale. Avvengono ancora cose atroci in troppe parti del mondo? E sai che novità. Ma ammesso (e per nulla concesso) che esistano ulteriori diritti da riconoscere, che bisogno ha l’Onu di questo upgrade dei diritti se ancora non riesce a far rispettare quelli già riconosciuti?

Seriamente. Chi crede che da oggi il Vaticano sia moralmente responsabile delle discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale è vittima di una strumentalizzazione, e dovrebbe rifiutare di farsi raccontare queste balle. E invece lo so come andrà a finire: per togliere questa menzogna dai media, e poi dalle conversazioni di quelli che ripetono per sentito dire, ci vorrà una decina d’anni. Almeno.

14 November 2008

Eluana è una domanda

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Sulla vicenda di Eluana Englaro ho poche certezze e molte domande. In generale anche sull’eutanasia, perché ogni nuovo caso mi sembra diverso dal precedente. La vicenda di Terry Schiavo l’ho trovata a suo tempo orribile, non solo per la fine che ha fatto ma soprattutto perché si è deciso di andare contro la volontà di una parte dei suoi congiunti.
Non ho certezze neanche sul testamento biologico.

Ho alcune domande a cui non so rispondere, e le scrivo qui non per avere risposte oggi ma per fissarle in questo momento in cui pare (e sottolineo pare) che si stia violando un principio mai violato finora nell’Italia repubblicana, quello dell’indisponibilità della vita nella fase dopo la nascita (perché la fase prima è già bella e violata).

Domanda 1
Se insieme all’alimentazione vengono somministrati ordinariamente a Eluana dei farmaci senza i quali non rimarrebbe in vita, perché sospendere l’alimentazione e l’idratazione? Non basterebbe sospendere i farmaci? Se il suo è un caso di accanimento terapeutico lo è in virtù di una terapia. Non so cosa dicano i protocolli medici, ma a me proprio non va di classificare l’alimentazione e l’idratazione come terapie, anche quando possono avvenire solo in modalità assistita. E non voglio essere costretto a chiederlo a un medico: anch’io ho il vizio di bere e di mangiare, mi ritengo esperto a sufficienza in materia.

Domanda 2
La corte di appello contro la sentenza di primo grado, e poi la corte costituzionale contro la cassazione, hanno stabilito che il padre sta cercando di rispettare la volontà che la figlia avrebbe espresso quando stava bene. La Consulta ha anche detto che Eluana ha sempre dimostrato “una straordinaria tensione verso la libertà“, e che sicuramente avrebbe giudicato una vita come quella che sta conducendo non degna di essere vissuta. Sì. Quando stava bene. È tutto lì il problema. Ma mettiamo che Eluana non avesse dimostrato questa grandissima tensione alla libertà (che poi non so bene che significa: se fosse stata una taciturna e non esuberante che stava sempre buona e non dava mai fastidio a nessuno avremmo pensato che lo stato vegetativo non l’avrebbe disturbata?): la decisione sarebbe stata diversa? La libertà si manifesta dall’interno delle condizioni in cui siamo. Se no è solo teorica. Nessuno può dire quale sarebbe ora la volontà di Eluana. Nessuno, neanche chi la conosce da sempre. È un mistero di fronte al quale bisognerebbe imparare a stare. E non è una questione religiosa, o meglio, è una questione religiosa non in quanto attinente a una fede ma in quanto attinente all’esistenza umana, perché il rapporto con il mistero è un fatto esistenziale. La domanda dunque è: chi vuole imparare a stare di fronte al mistero? Che è come dire: chi vuole imparare a stare davvero al mondo?

Domanda 3
Per quanto sia possibile, voglio bene a Eluana. Tutti vogliamo bene alla sua immagine di ragazza giovane e sorridente che suo padre, giustamente, vuole che prevalga sulla sua immagine attuale. Ma non tutti, mi pare, hanno resistito alla tentazione di convogliare questa emozione, questo affetto nella lotta a un avversario che è tutto nella loro testa. Quando Eluana qualche settimana fa ha avuto quell’emorragia che ha rischiato di ucciderla (e tra l’altro: all’emorragia ha reagito il suo corpo o ha reagito lei? C’è qualcuno che ha in mano una risposta certa a questa domanda, una prova sperimentale che certifichi che un corpo così debilitato e così staccato dalla volontà di vivere, come pretendono in troppi, sia capace di sconfiggere una crisi come quella e ripararne i danni?) ho letto cose orribili. Molti hanno detto: resisti Eluana, non dargliela vinta a chi vuole una tua morte naturale, a chi vuole vederti soffrire a tutti i costi. La domanda è: siamo così meschini e infantili da misurarci soltanto sul “chi vuole davvero bene a Eluana”, come se ci fosse un criterio oggettivo per stabilirlo? Siamo così aridi da additare chi reagisce diversamente da noi come nemico di Eluana? Siamo così accecati dall’ideologia da non sentire che Eluana in questo momento non ha nemici, ma ha soltanto intorno tanta gente più impaurita e sbigottita di lei, perché tutti sappiamo che la sua immagine è quella della nostra fottuta paura di trovarci nella stessa situazione? Di fronte a Eluana non c’è padre e non c’è amico, non c’è magistrato e non c’è cardinale, non c’è attivista pro eutanasia e non c’è medico maniaco di accanimento terapeutico che possa pretendere di possedere il significato della sua vicenda.

Ecco qui, questo è quanto mi frulla in testa.
Aggiungo che di tutti i post che ho letto ho trovato utile e ho gradito in particolare quello del pensatore.

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