Cronachesorprese

25 gennaio 2012

A tutti i veri amici

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La vita può avere senso anche se mancano tante cose. Quando si è poveri, malati, quando non si trovano l’uomo o la donna giusti, quando non si riesce a raggiungere gli obiettivi sui quali abbiamo investito tutte le nostre energie. Ma non può avere senso se non si è mai avuta almeno un’amicizia come questa:

Altri legami poi avvincevano ulteriormente il mio animo: i colloqui, le risa in compagnia, lo scambio di cortesie affettuose, le comuni letture di libri ameni, i comuni passatempi ora frivoli ora decorosi, i dissensi occasionali, senza rancore, come di ogni uomo con se stesso, e i più frequenti consensi, insaporiti dai medesimi, rarissimi dissensi; l’essere ognuno dell’altro ora maestro, ora discepolo, la nostalgia impaziente di chi è lontano, le accoglienze festose di chi ritorna. Questi e altri simili segni di cuori innamorati l’uno dell’altro, espressi dalla bocca, dalla lingua, dagli occhi e da mille gesti gradevolissimi, sono l’esca, direi, della fiamma che fonde insieme le anime e di molte ne fa una sola”.

Sant’Agostino, Le Confessioni, IV, 8, 13

Averla provata è la più grande ricchezza della mia vita.

12 aprile 2010

La parola a Francesco

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Nella puntata dell’Infedele di stasera, condotta da Gad Lerner su La7, uno degli ospiti ha detto: “non posso accettare che un sacerdote indegno amministri i sacramenti”. Una questione vecchia come la Chiesa. Senza andare troppo indietro (si potrebbe risalire almeno al quarto secolo) vediamo cosa ne pensava San Francesco d’Assisi.

Il beato Francesco arrivò, un giorno, in un paese della Lombardia, dove era noto per la fama della sua santità. Ma un certo eretico, che aveva notato la semplicità di quell’uomo, si propose di trarne partito per dimostrare la verità della sua setta e aumentarne il credito tra i simpatizzanti, che erano accorsi sul luogo. Appena scorse il parroco del paese che si dirigeva verso di lui, così apostrofò il Santo: “O tu, buon uomo, che ne pensi di costui, che ha la cura di questa parrocchia e tiene con sé una concubina e tutti sappiamo macchiato di molti peccati? Può essere mondo quanto egli tratta e amministra con le sue mani?
Al Santo non sfuggì la malizia dell’eretico e, di rimando, chiese: “È del sacerdote del paese che voi dite queste cose?”.
E poichè essi rispondevano che sì, appunto, Francesco si gettò in ginocchio nella polvere e, baciando le mani di lui, proseguì: “Queste mani hanno toccato il mio Signore, nè, comunque siano, hanno potuto rendere immondo Lui né diminuire la forza di Lui. Per onore del Signore, onora il suo ministro. Per se stesso egli può essere cattivo, per me è buono”. E così gli eretici rimasero confutati.

Da Stefano di Borbone, in Fonti Francescane, 2254

28 dicembre 2009

La suggestione del read sharing

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Ho assaltato una libreria stasera. Avevo ancora qualche regalo da fare. E qualche desiderio arretrato per me.
Le librerie sono un tormento sempre più grande. Ecco tutti i bei libri che non leggerò. Ecco tutti i classici che aspetteranno invano di giocare con me. Ecco tutti i percorsi che non farò.

Questa sera ho deciso di derogare a un principio. Finora non avevo mai regalato libri che non avevo letto, se non in rarissime eccezioni. Parlo di narrativa naturalmente, non di manuali, instant book, saggi non eccelsi o altro.
Anzi, non derogo: sostituisco un principio vecchio con uno nuovo. Regalerò alcuni dei libri che desidero leggere a persone che intuitivamente vedo affini al libro. È semplice: quando compro un libro che mi ispira la lettura immagino qualcosa che quel libro mi può dare. Faccio mente locale e provo ad associare una persona a questa aspettativa. Così chi leggerà quel libro mi dirà se quell’associazione era giusta.

In qualche modo bisogna rispondere a questo tormento e il modo migliore è non farsi sorprendere da soli. Chiamare gli amici non in aiuto, ma invitarli a una lettura come li inviterei a una cena.
Sgombro il campo da qualsiasi idea utilitaristica e pertanto metto quest’ altra regola: chi riceve il libro in regalo non dovrà mai prestarmelo. Può prestarmene altri, tutti quelli che vuole, ma non quello. Se reagirà positivamente alla lettura quasi sicuramente provvederò a procurarmene una copia.
Magari facendomela prestare da un altro: questo è difficile, ma valido ;-)

18 settembre 2009

Editrice Google

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L’ennesimo contropiede di Google. Non tutte le azioni di contropiede della G vanno in gol. Questa pare ben impostata e mi auguro che venga finalizzata.

Che poi, pensandoci, ma non sarebbe bello che anche le vere case editrici facessero così almeno per una parte del catalogo? I libri costerebbero meno perché non ci farebbero pagare nel prezzo di copertina anche le copie che vanno al macero.

Ma l’aspetto più affascinante della provocazione di Google (per il momento la considero così ma non mi stupirei se fosse qualcosa di più) è l’opportunità di ristampare tanti titoli ormai fuori dal mercato. Io ristamperei immediatamente l’autobiografia di Chesterton, che avevo comprato una ventina di anni fa. L’ho persa e non sono più riuscito a ritrovarla, nonostante le ricerche anche online (se qualcuno la trovasse la pago bene).

15 aprile 2009

L’istinto del mestiere

Filed under: reading — alessandro @

“Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero e coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.”

Pier Paolo Pasolini, sul Corriere della Sera del 14 novembre 1974

Ripeto queste famose frasi di Pasolini stasera perché ho appena finito di leggere Profondo nero di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza. E anche perché quelle parole mi piacciono sempre più, a mano a mano che passa il tempo e che qualche inferenza in più riesco a farla, nel mio piccolissimo mondo e nella mia limitatissima esperienza, anch’io. Ma questo deve succedere, perché certe cose non succedano più: che ognuno si guardi intorno e tiri le somme che deve tirare.
Giuseppe Lo Bianco l’ho ascoltato a Perugia: il suo modo di ragionare mi ha molto impressionato e, un poco, entusiasmato. Il libro racconta la connessione possibile tra i casi Mattei, De Mauro e Pasolini, riassumendo bene lo stato della questione dopo le inchieste giudiziarie degli ultimi dieci -qunidici anni, che hanno tentato di fare luce sulle vicende, e dopo le rivelazioni del 2005 di Pino Pelosi. È un buon contributo per considerare da una prospettiva interessante la storia di quegli anni. Ma l’etichetta “strage di stato” continua a sembrarmi propagandistica: anche alla luce delle possibili connessioni su cui indagava con sacro furore Pasolini nell’ultima parte della sua vita, è abbastanza chiaro che non era lo Stato ma un Antistato quello che macchinava o avrebbe macchinato trame di potenzialità eversiva così evidente; e che la funzionalità di questi disegni al mantenimento del quadro politico di allora sarebbe ancora tutta da dimostrare anche una volta dimostrate tutte le connessioni tra i fatti che il libro prende in considerazione. Resterebbe dimostrata, invece, la funzionalità di queste trame e questi fatti delittuosi al manimento del potere economico di alcuni personaggi che hanno in effetti avuto in mano troppo potere in quegli anni, anche per colpa della politica; se si distinguessero una volta per tutte i due livelli si potrebbe, forse, ragionare con più serenità, e tutti insieme, come collettività senza alcuna riserva di parte, su tutto quello che è successo e che ancora ci tocca e ci ferisce.

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