Cronachesorprese

12 febbraio 2013

Vedere e credere, a volte…

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“Le verità si trasformano in dogmi nel momento in cui vengono messe in discussione. Pertanto, ogni uomo che esprime un dubbio definisce una religione. E lo scetticismo del nostro tempo non distrugge realmente le credenze, ma anzi le crea, conferendo loro dei limiti e una forma chiara e provocatoria. Un tempo, noi liberali consideravamo il liberalismo semplicemente una verità ovvia. Oggi che è stato messo in discussione, lo consideriamo una vera e propria fede. Un tempo noi che crediamo nel patriottismo pensavamo che il patriottismo fosse ragionevole e nulla più. Oggi sappiamo che è irragionevole e sappiamo che è giusto. Noi cristiani non avevamo mai conosciuto il grande buonsenso filosofico insito in quel mistero, finché gli scrittori anticristiani non ce l’hanno mostrato.

La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. È una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. È una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto”.

Gilbert Keith Chesteron, Eretici

26 aprile 2012

Writing stories, killing writers

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Come far fuori in poche pagine tutte le chiacchiere sul creative writing. Il killer perfetto è Flannery O’ Connor nell’illuminante Writing short stories. Ci sarà forse altro da dire, ma quel poco che ho trovato qui è essenziale, ben detto e tendenziamente definitivo. Come questo passaggio:

Personalmente, preferisco definire il racconto un evento drammatico che coinvolge una persona in quanto persona, e persona particolare – in quanto, cioè, partecipe dell’umana condizione, e di una specifica situazione umana. Un racconto implica sempre, in forma drammatica, il mistero della personalità.

Non faccio questa segnalazione per gli aspiranti scrittori (che sono decisamente troppi) ma per i lettori (che sono sempre troppo pochi). Il primo obiettivo di chi comincia a scrivere dovrebbe essere quello di diventare lettore attivo e consapevole. Se qualcosa d’altro deve venire, verrà dopo. Se non verrà, dalla sua nuova consapevolezza il lettore non avrà di che piangere.

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25 gennaio 2012

A tutti i veri amici

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La vita può avere senso anche se mancano tante cose. Quando si è poveri, malati, quando non si trovano l’uomo o la donna giusti, quando non si riesce a raggiungere gli obiettivi sui quali abbiamo investito tutte le nostre energie. Ma non può avere senso se non si è mai avuta almeno un’amicizia come questa:

Altri legami poi avvincevano ulteriormente il mio animo: i colloqui, le risa in compagnia, lo scambio di cortesie affettuose, le comuni letture di libri ameni, i comuni passatempi ora frivoli ora decorosi, i dissensi occasionali, senza rancore, come di ogni uomo con se stesso, e i più frequenti consensi, insaporiti dai medesimi, rarissimi dissensi; l’essere ognuno dell’altro ora maestro, ora discepolo, la nostalgia impaziente di chi è lontano, le accoglienze festose di chi ritorna. Questi e altri simili segni di cuori innamorati l’uno dell’altro, espressi dalla bocca, dalla lingua, dagli occhi e da mille gesti gradevolissimi, sono l’esca, direi, della fiamma che fonde insieme le anime e di molte ne fa una sola”.

Sant’Agostino, Le Confessioni, IV, 8, 13

Averla provata è la più grande ricchezza della mia vita.

12 aprile 2010

La parola a Francesco

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Nella puntata dell’Infedele di stasera, condotta da Gad Lerner su La7, uno degli ospiti ha detto: “non posso accettare che un sacerdote indegno amministri i sacramenti”. Una questione vecchia come la Chiesa. Senza andare troppo indietro (si potrebbe risalire almeno al quarto secolo) vediamo cosa ne pensava San Francesco d’Assisi.

Il beato Francesco arrivò, un giorno, in un paese della Lombardia, dove era noto per la fama della sua santità. Ma un certo eretico, che aveva notato la semplicità di quell’uomo, si propose di trarne partito per dimostrare la verità della sua setta e aumentarne il credito tra i simpatizzanti, che erano accorsi sul luogo. Appena scorse il parroco del paese che si dirigeva verso di lui, così apostrofò il Santo: “O tu, buon uomo, che ne pensi di costui, che ha la cura di questa parrocchia e tiene con sé una concubina e tutti sappiamo macchiato di molti peccati? Può essere mondo quanto egli tratta e amministra con le sue mani?
Al Santo non sfuggì la malizia dell’eretico e, di rimando, chiese: “È del sacerdote del paese che voi dite queste cose?”.
E poichè essi rispondevano che sì, appunto, Francesco si gettò in ginocchio nella polvere e, baciando le mani di lui, proseguì: “Queste mani hanno toccato il mio Signore, nè, comunque siano, hanno potuto rendere immondo Lui né diminuire la forza di Lui. Per onore del Signore, onora il suo ministro. Per se stesso egli può essere cattivo, per me è buono”. E così gli eretici rimasero confutati.

Da Stefano di Borbone, in Fonti Francescane, 2254

28 dicembre 2009

La suggestione del read sharing

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Ho assaltato una libreria stasera. Avevo ancora qualche regalo da fare. E qualche desiderio arretrato per me.
Le librerie sono un tormento sempre più grande. Ecco tutti i bei libri che non leggerò. Ecco tutti i classici che aspetteranno invano di giocare con me. Ecco tutti i percorsi che non farò.

Questa sera ho deciso di derogare a un principio. Finora non avevo mai regalato libri che non avevo letto, se non in rarissime eccezioni. Parlo di narrativa naturalmente, non di manuali, instant book, saggi non eccelsi o altro.
Anzi, non derogo: sostituisco un principio vecchio con uno nuovo. Regalerò alcuni dei libri che desidero leggere a persone che intuitivamente vedo affini al libro. È semplice: quando compro un libro che mi ispira la lettura immagino qualcosa che quel libro mi può dare. Faccio mente locale e provo ad associare una persona a questa aspettativa. Così chi leggerà quel libro mi dirà se quell’associazione era giusta.

In qualche modo bisogna rispondere a questo tormento e il modo migliore è non farsi sorprendere da soli. Chiamare gli amici non in aiuto, ma invitarli a una lettura come li inviterei a una cena.
Sgombro il campo da qualsiasi idea utilitaristica e pertanto metto quest’ altra regola: chi riceve il libro in regalo non dovrà mai prestarmelo. Può prestarmene altri, tutti quelli che vuole, ma non quello. Se reagirà positivamente alla lettura quasi sicuramente provvederò a procurarmene una copia.
Magari facendomela prestare da un altro: questo è difficile, ma valido ;-)

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