Cronachesorprese

7 July 2010

Dalla prima lettera di Ratzie agli Uàri

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Cosa direbbe? In attesa che avvenga davvero qualcosa di simile, come auspica per altri motivi il panzone, provo a immaginare una prima lettera prendendo uno spunto di cronaca. La immagino letta un po’ tra le righe, quindi non si pensi che attribuirei espressioni poco diplomatiche al buon Joseph.

“Cari Uari, non capite nulla delle cose di quaggiù.
Leggervi a volte è divertente. Più di frequente è imbarazzante: avete quel piglio da riformatori delle leggi, degli usi e dei costumi in nome della (pretesa) Ragione che solo a voi non sembra vecchio e triste.

Da un po’ di tempo vedo che voi e altri rilanciate certe critiche alla religione così inessenziali e stantie che viene da chiedersi se ci credete davvero, se siete proprio così ingenuamente convinti che colgano nel segno. Sembra quasi che abbiate un tabù alla rovescia: guai a considerare il senso religioso qualcosa di più di una debolezza o di una malattia dello spirito, per non dire della psiche. Un tabù che vi impedisce di capire quello che ascoltate e che leggete, in materia. E che non vi impedisce, tuttavia, di coltivare la pretesa di fare gli informati e gli informatori.
Vediamo cosa dite in una delle vostre ultime news che dà conto della mia visita a Sulmona ( i grassetti sono miei):

Il cristiano, ha affermato nel suo discorso ai giovani, “non è mai un individualista”: per questo è chiamato ad amare la comunità (quella cristiana) e a impegnarsi “a vivere insieme l’esperienza di fede”. I benefici di tali comportamenti, secondo il sommo pontefice, saranno ultraterreni: “Dio non vi toglie nulla, ma vi dà il ‘centuplo’ e rende eterna la vostra vita”.

Allora, ve lo rispiego, anche se mi è capitato di ripeterlo spesso ultimamente: il centuplo è “quaggiù”. Non è ultraterreno. Non dico che basta conoscere il Vangelo, dico che basta leggere bene tutto il mio discorso e capire il contesto: sto parlando a dei giovani, mi sto complimentando con loro perché hanno capito il valore della fede. E prometto loro, evangelicamente, che nulla sarà tolto. Qui e ora. Appunto. Ripeto la promessa evangelica.
Non sto parlando dell’ultraterreno. Neanche di striscio. “Rende eterna la vostra vita“: è vero che il vangelo dice “e in futuro la vita eterna”, ma senza la premessa del centuplo non c’è eternità che tenga, non c’è aldilà che possa essere umanamente interessante. Così l’Eterno vuole stare tra gli uomini, con un centuplo di valore sensibilmente sperimentabile. Ci arrivate? Come fate a non vedere che l’accento è tutto sulla terra e per niente sull’ultraterra? Vi basta la parola “eterno” per farvi scattare la paranoia marxiana? Mavvìa, siate un po’ meno reattivi. Non è ragionevole. Ma poi vi pare che mi rivolga a dei ragazzi di quindici, vent’anni per parlar loro soltanto di ultramondi? E chi sono, Goldrake?

Qui e ora. Sono tre parole, in tutto sette lettere. Consideratele bene. Sono centrali nel cristianesimo, in tutta la sua storia. Se il cristianesimo non avesse dimostrato di agire sulla vita di tanti, di tante persone singole, rendendola più umana di quello che uno riesce a immaginare e sperare per sé, non si sarebbe mai affermato.
Il potere viene dopo. Il potere può anche strumentalizzare una fede, ma se prima quella fede non è nel popolo non ha nulla da strumentalizzare.

E ve le dò io le news: anche oggi è così, non è cambiato nulla in duemila anni, il metodo è sempre lo stesso. Non dico di convertirvi, non più di quanto lo dica a me stesso e ai miei: vi chiedo almeno di essere disponibili a capire, perché se in una notizia striminzita riuscite a infilare la solita vaccata dell’alienazione vuol dire che, con tutte le vostre pretese razionalistiche, non avete neanche questa disponibilità minima. Siete dogmatici.

Rompete i vostri tabù. Liberatevi.”

29 April 2010

Antonio vide, e subito digitò

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Non volevo saltare Perugia e, considerato tutto quello che ho visto e sentito, tutte le persone che ho ritrovato e quelle che ho conosciuto, ho fatto bene. Ma quando ho visto che negli stessi giorni si sarebbe tenuto il convegno Testimoni digitali sono stato seriamente tentato di fermarmi a Roma (casualmente nei giorni precedenti ero proprio nella capitale).

Con grande piacere vedo ora che l’amico Antonio Ldf non solo è andato, ma ha colto questa occasione per accennare nel blog a una sua recente svolta esistenziale che mi fa grande piacere, e voglio dirglielo pubblicamente. E voglio ringraziarlo anche per la riflessione sul relativismo. La provocazione lanciata cinque anni fa da Ratzie poche ore prima di essere eletto papa non è passata invano. È bello vedere una conversione (e ho quasi timore a usare questa parola: ma è bellissima e dovrebbe designare un lavoro quotidiano più che un evento eccezionale) che passa limpidamente attraverso la ragione e non attraverso un sentimento vago e indefinibile.

8 April 2010

Ancora sulle menzogne del New York Times

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Altre due cose da leggere. Nelle ricerche di questi giorni avevo trascurato Il Foglio e ho fatto male.

Il primo articolo che propongo è uscito la settimana scorsa. È di George Weigel, biografo americano di Benedetto XVI. Descrive meglio di altri l’impegno di Ratzinger nel combattere la pedofilia. E non è tenero con il New York Times.

Il secondo articolo è di Paolo Rodari (invito a leggere anche il suo blog, dove trovate gli altri articoli usciti sulla vicenda) e tira fuori un altro bel pezzo delle menzogne del NYT: la ricostruzione della grande inchiesta sarebbe basata in parte su una traduzione automatica dall’italiano all’inglese!

No, non mi sono fissato. Può sembrare, forse. Ma occorre ribadire e documentare, finché la questione è viva, il livello di mistificazione a cui può arrivare la grande stampa internazionale quando parla dei cattolici e del Vaticano. E poi questa vicenda dell’inchiesta sul caso di Padre Murphy è esemplare: ci sono diversi casi in tutto il mondo di sacerdoti implicati e anche di coperture di vescovi. Ma a una certa stampa non basta, una certa stampa mira al bersaglio grosso, vuole infangare il Papa. Questi casi interessano e vengono rilanciati con tanta enfasi soltanto per questo.

Bene, ora è chiaro, non si può più fare finta di non saperlo: non si fanno nessuno scrupolo. Per raggiungere questo scopo costruiscono false accuse, stravolgono la verità e fanno scempio delle più elementari regole della professione giornalistica. Ricordiamolo bene, ricordiamolo tutti.

7 April 2010

Chi ha perso credibilità?

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Gli scavatori di fango professionisti sanno che il loro maledetto lavoro (che non è di quelli che qualcuno “deve pur fare…” massimo rispetto per i lavori che sporcano e che non sono lavori sporchi) ha due esiti possibili: o infanga senza ritorcersi contro di loro, o si ritorce contro di loro ma intanto fa danni. Sono lavori ad alta entropia.

Per chi non legge istintivamente i titoli e ha voglia di ragionare e di confrontare; per chi ha necessità di fare memoria dei fatti per progredire nella capacità critica; per chi sa resistere alla tentazione di “godere” di uno scandalo gridato sui giornali per il gusto di mettere in minoranza o in soggezione il prossimo; per tutti costoro è chiaro che il New York Times ha fatto una pessima figura (Sandro Magister la spiega sinteticamente), ha buttato fango su chi non lo meritava, ha messo l’urgenza di sollevare un caso davanti alla necessità di presentare i fatti in maniera obiettiva e di fare qualche elementare verifica. Avrebbe potuto, ad esempio, andare a cercare uno dei protagonisti della vicenda Murphy, che ora fa la voce di uno che grida nel deserto da un negletto blog diocesano e dice cose assai scomode per il grande giornale liberal. La Chiesa sarà anche quel covo di serpi che molti dicono, ma vi sembra giusto che un quotidiano di quel calibro non paghi dazio per avere scritto il falso e per aver trascurato le più elementari regole della verifica giornalistica? Se la Chiesa ha perso credibilità (ed è tutto da vedere) per me l’hanno persa anche questi intoccabili pennivendoli che si sentono in diritto di calunniare senza dover rendere conto a nessuno.
Voglio pensare solo che sia cattivo giornalismo e nient’altro, ma è inevitabile che qualche retropensiero su altre cause, su altri mandanti rimanga. Ma non è del retropensiero che mi preoccupo ora.

Non so cosa succederà nei prossimi mesi. Sicuramente ci saranno altre inchieste, sia del NYT sia di altri giornali, sul problema della pedofilia nella Chiesa. Mi auguro che siano vere inchieste e non produzione di fango. Le vere inchieste sicuramente aiuterebbero la Chiesa in questa fase, inchieste che aiutino a non ricadere in un’antica inerzia e ad affondare il bisturi dove va affondato.

Nessuno nega che la pedofilia nella Chiesa esista: non ha l’importanza, l’incidenza che molti pretendono, ma c’è. Nessuno nega che la Chiesa, in un passato anche recente, abbia cercato di nascondere molti casi di abusi gravi: ma questa cattiva consuetudine sta per essere superata e consegnata agli storici per le valutazioni del caso. Non è vero che Ratzinger ha cominciato a fare la voce grossa quando non poteva più nascondere nulla. È certo, invece, che da cardinale prima che da pontefice ha sempre combattuto il fenomeno e non ha lavorato per nasconderlo, ma per farlo emergere avendo cura di evitare danni eccessivi e ingiusti alla Chiesa. Un po’ come una chemioterapia per un tumore non maligno: sarebbe sconsiderato somministrarla senza fare il possibile per non indebolire oltre l’inevitabile le difese dell’organismo.

Invito a leggere oggi le considerazioni di Peggy Noonan, columnist del Wall Street Journal, tra le più equilibrate e interessanti che ho trovato sui giornali americani.

27 March 2010

Aspettando le vere ragioni di un attacco

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La Chiesa deve chiedere scusa o deve chiedere scusa di esistere? Non è strano porsi questa domanda nel pieno di una pandemia di panico morale come quella che si sta diffondendo in questi giorni sulle presunte responsabilità del Vaticano nella copertura di casi di pedofilia. Più ci si addentra in questa ondata di rancore (ben fotografata da Marina Corradi su Avvenire) più sembra che per i critici la Chiesa debba esistere soltanto per chiedere scusa. Se non ci fosse, sono sicuro, ne sentirebbero la mancanza almeno per questo, perché non avrebbero altri a cui rivolgere critiche così, come dire, “saporite”.

Franco Cardini oggi sul Secolo XIX ricorda che l’ultima volta che in America c’è stata una campagna di screditamento del Vaticano su questo tema fu nel 2002, quando Bush trovò nell’autorevolezza di Giovanni Paolo II un serio ostacolo a un apprezzabile consenso mondiale per la nuova guerra in Iraq. Oggi il motivo potrebbe essere di altro genere, forse più interno (le nuove religioni chiedono spazio nella grande partita dell’educazione dei giovani e la vecchia catholic church dà fastidio), o forse da ricercare tra temi come la ridefinizione dei “diritti umani” che vede sostanzialmente la Chiesa come unica avversaria. Penso ad ogni modo che l’attacco di questi giorni non sia casuale ma strategico; e se è strategico ne vedremo e capiremo i motivi soltanto tra un po’. La Chiesa si metterà, come spesso accade, di traverso su qualcosa e allora qualcuno le rinfaccerà di non poter vantare nessuna autorità morale per non aver fatto qualcosa che il mondo le chiedeva. Non è complottismo: non credo che questa strategia sia l’esito di un complotto ma di un coagularsi naturale di forze ostili alla Chiesa.

Andrà così, ne sono abbastanza sicuro. Come sono sicuro che il vero motivo del “panico” di molti è la provata efficacia dell’azione di Ratzinger contro i pedofiili, quella “sporcizia” dentro la Chiesa che ha promesso di combattere e che sta combattendo con determinazione. I nemici della Chiesa conoscono l’intransigenza dell’ex prefetto della Congregazione della Fede su questo tema. Allora tirano fuori storie vecchie di decenni, cercano di coglierlo in fallo evidenziando presunte omissioni. In questa affannosa rincorsa allo scandalo a volte prendono delle cantonate incredibili, come capitò a Colm O’Gorman nell’interpretare la Crimen solllicitationis (che dice l’esatto contrario di quello che lui le faceva dire nel suo documentario) ma il più delle volte non rischiano nulla, perché si sa che scavare fango è sempre un’operazione redditizia se va incontro al desiderio di una buona parte del pubblico.

Comunque, qualche punto fermo di metodo.

1 - “La Chiesa chieda scusa!” Sta diventando un fastidioso ritornello. Sembra che le scuse non siano mai abbastanza. E sembra soprattutto che i luogocomunisti non vogliano mai considerare la differenza tra quello che dice un pontefice (che sul tema della lotta alla pedofilia, mi spiace per il New York Times, è irreprensibile) e quello che dicono altri esponenti della Chiesa e del Vaticano dallo specifico delle loro funzioni. Padre Lombardi è il responsabile dei rapporti con la stampa e giustamente risponde agli attacchi della stampa. C’è differenza, non so se si capisce. Se ci sono scuse da chiedere non dovrà essere Padre Lombardi a farlo, sarà qualcun altro.

2 - “La Chiesa non deve dare indicazioni di voto!” Prego? La Chiesa parla come e quando vuole. In particolare il presidente della Cei, in prossimità delle elezioni, non può far finta che le elezioni non ci siano. Avesse detto poi delle cose nuove, delle cose che qualcuno non sa. Il suo discorso va più a vantaggio di uno schieramento che di un altro? Discutibile, se non altro perché non c’é nessuna ragione per cui la Chiesa, che è così poco seguita dagli italiani nelle scelte di tutti i giorni (da me per primo), sia seguita nelle urne. Ma anche se fosse non è niente di sconveniente: se le forze politiche vorranno si regoleranno di conseguenza, altrimenti no. Sono scelte tra le tante che un partito o una coalizione devono compiere. I soggetti sociali sono tanti, ognuno ha i suoi valori irrinunciabili, non solo la Chiesa.
Diciamolo chiaro: quelli che hanno fatto gli scandalizzati vorrebbero soltanto una cosa, vorrebbero che la Chiesa tacesse. Vorrebbero che la Chiesa si conformasse all’idea che hanno loro di Chiesa. Per quello che mi riguarda possono scandalizzarsi per le prossime diecimila consultazioni elettorali, vediamo chi si stufa per primo. È una questione di principio. Molti di quelli che giocano a fare i “resistenti” per il bavaglio a Santoro vorrebbero mettere il bavaglio a Bagnasco, c’ è qualcosa che non mi torna.

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