Cronachesorprese

7 October 2009

Piccoli esercizi di ragionamento laico

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Compitino. Orsù all’opera! Non sono poi così difficili, basta applicarsi un momento e non farsi portare dalle onde.

Problema numero uno. Il film di Amenábar su Ipazia non è ancora stato distribuito in Italia. Ogni anno decine di film stranieri anche importanti non vengono doppiati e distribuiti; altri rimangono confinati nei circuiti d’essai. È più facile e giornalisticamente redditizio cercare di capire perché la distribuzione italiana fa così schifo o ventilare fantasiose pressioni vaticane?

Problema numero due. È uscito l’elenco dei contributi alle pubblicazioni periodiche di proprietà di cooperative, fondazioni ed enti morali. La maggioranza va a pubblicazioni di area cattolica. È più facile e bloggisticamente trendy prendere atto che in Italia cooperative, fondazioni ed enti morali sono in maggioranza cattolici perché i cattolici sono più presenti e attivi di altri nella società per tradizione, impegno, voglia di rimboccarsi le maniche oppure indignarsi per un presunto surrettizio generoso rabbocco all’otto per mille?

Problema numero tre. Ma gli umoristi dell’Uaar, oltre a saper scrivere regalando ai veri laici raziocinanti momenti di grande ilarità, sanno anche leggere?

26 March 2009

Un po’ di ossigeno

Filed under: news factory, ratzie stories — alessandro @

Non posso fare a meno di segnalare questa intervista di Sussidiario a Giampaolo Pansa (a firma Rossano Salini). Non solo per le cose che Pansa dice su Ratzinger, ma anche per i giudizi sull’opinione pubblica, sulla laicità e sui giornali.
C’è bisogno come dell’ossigeno di uomini come Pansa. E di giornali liberi come Sussidiario.

…c’è una sorta di concetto superbo del proprio mestiere. Non è solo la ricerca del clamore per attrarre lettori – che poi, appunto, non serve – ma è un’idea sbagliata del proprio mestiere per cui ci si concepisce come i “superman” dell’opinione pubblica italiana.

12 March 2009

Benedette conversazioni

Filed under: ratzie stories — alessandro @

E con questa lettera Ratzie surclassa tutti i discorsi evanescenti e da veri tromboni su un presunto conservatorismo suo e della Chiesa di cui è a capo.

Li surclassa nella sostanza, ma per quella non c’era davvero bisogno di un suo chiarimento, dato che le cose non erano chiare soltanto ai soliti sordi che non vogliono sentire:

Una disavventura per me imprevedibile è stata il fatto che il caso Williamson si è sovrapposto alla remissione della scomunica. Il gesto discreto di misericordia verso quattro Vescovi, ordinati validamente ma non legittimamente, è apparso all’improvviso come una cosa totalmente diversa: come la smentita della riconciliazione tra cristiani ed ebrei…

Li surclassa nello stile di comunicazione, perché questa è una conversazione vera che interviene in un contesto di conversazione mediatica, senza mezzucci curiali, senza paludamenti ufficiali, senza allusioni indirette.

Mi è stato detto che seguire con attenzione le notizie raggiungibili mediante l’internet avrebbe dato la possibilità di venir tempestivamente a conoscenza del problema. Ne traggo la lezione che in futuro nella Santa Sede dovremo prestar più attenzione a quella fonte di notizie. Sono rimasto rattristato dal fatto che anche cattolici, che in fondo avrebbero potuto sapere meglio come stanno le cose, abbiano pensato di dovermi colpire con un’ostilità pronta all’attacco. Proprio per questo ringrazio tanto più gli amici ebrei che hanno aiutato a togliere di mezzo prontamente il malinteso e a ristabilire l’atmosfera di amicizia e di fiducia, che – come nel tempo di Papa Giovanni Paolo II – anche durante tutto il periodo del mio pontificato è esistita e, grazie a Dio, continua ad esistere.

Li surclassa nella capacità di dialogo e nella voglia di comprendere le ragioni degli altri: è un documento incompatibile con l’immagine di una gerarchia arroccata sulle sue posizioni, in difesa e a guardia di un passato e di una tradizione autoreferenziale indifendibile.

Non dovremmo come buoni educatori essere capaci anche di non badare a diverse cose non buone e premurarci di condurre fuori dalle strettezze? E non dobbiamo forse ammettere che anche nell’ambiente ecclesiale è emersa qualche stonatura? A volte si ha l’impressione che la nostra società abbia bisogno di un gruppo almeno, al quale non riservare alcuna tolleranza; contro il quale poter tranquillamente scagliarsi con odio. E se qualcuno osa avvicinarglisi – in questo caso il Papa – perde anche lui il diritto alla tolleranza e può pure lui essere trattato con odio senza timore e riserbo.

Joseph Ratzinger parla e spiega meglio di tanti giornalisti e comunicatori. Ce n’eravamo accorti già ai tempi della strumentale polemica di Ratisbona (che chi ha poca memoria e ancora meno obiettività ha già storicizzato come figuraccia del Pontefice, mentre è stata una grande prova di chiarezza e forza). Abbiamo avuto modo di confermare l’impressione in altre occasioni, ultima delle quali quella che si dovrebbe chiudere oggi, il caso Willamson. Ratzie comincia anche a dare lezioni di stile. Che naturalmente Repubblica, il quotidiano dei sordi che non vogliono sentire, non coglie.

Aggiornamento del 13 marzo

Sì, Repubblica proprio non coglie, anche se il pezzo di Politi è interessante. Ma è come al solito irritante che si considerino soltanto gli spunti per fare dietrologia. Come se la lettera in sé, il suo significato “in chiaro” non fosse già una notizia. Per Repubblica non deve essere mai scalfita l’immagine della Curia come luogo di elezione di intrighi e “maneggi”. Un dogma intoccabile.

Per capire è bene leggere anche chi ci mette il cuore, come José Luis Restan sul Sussidiario o Gianni Cardinale su Avvenire, che pure in mezzo a eccessi encomiastici usa una parola molto adatta: “disarmato”. Nel testo di Ratzie l’esigenza di chiarezza supera di gran lunga il calcolo politico, ammesso che ci sia (e che sia un buon calcolo).

28 January 2009

Repubblica, la giornata della vergogna

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Ho atteso che passasse il giorno della memoria, perché io ho davvero rispetto per la memoria delle vittime del nazismo.

Repubblica invece no. Repubblica è il peggio nell’attuale offerta di quotidiani in Italia, e ieri ne ne ho avuto l’ennesima conferma. Non parlo del lavoro di tutta la redazione e delle redazioni locali, che naturalmente è professionale e di valore, come del resto quello delle redazioni del Giornale e di altre testate più o meno faziose. Parlo della linea editoriale.

La linea editoriale per il giorno della memoria è stata chiara e per nulla rispettosa della sacralità della ricorrenza: attaccare la Chiesa Cattolica.
È l’unico dei grandi quotidiani che l’ha fatto. Non l’ha fatto la Stampa, non l’ha fatto il Corriere della Sera; non l’ha fatto neanche il Manifesto, che ha messo a fuoco lodevolmente i pericoli della sclerosi istituzionale della ricorrenza, mentre in prima pagina aveva tutt’altro.

Tutti i giornali hanno riportato naturalmente la polemica sul vescovo negazionista e le dure dichiarazioni di parte ebraica, ma le hanno dato il rilievo che doveva avere: solo un seguito di un caso scoppiato già quattro giorni fa e in seconda battuta rispetto alla ricorrenza della Giornata della Memoria. Soltanto Repubblica ha scelto di usare quella materia ieri come taglio alto della prima pagina e di dedicare alla polemica tutta la seconda e tutta la terza pagina. Senza farci mancare naturalmente l’intervistina a Kung, ovvero colui che il conclave della redazione ha già eletto come antipapa in attesa della rivoluzione che abbatterà l’ancien regime di Oltretevere.

Chiedo a chi legge di soffermarsi un attimo sulla gravità della cosa: mentre per tutti gli altri giornali la notizia era la giornata della memoria, per Repubbiica la notizia era il presunto (inesistente, per la precisione) “sgarro” della Chiesa Cattolica agli ebrei. Il senso per me è chiaro, e lo metto in corsivo per sottolineare che è una mia interpretazione, ma non credo che sia tanto distante dalla realtà: della Giornata della Memoria non ci importa nulla. L’unico motivo per cui diamo spazio a queste sbrodolate retoriche è attaccare la Chiesa Cattolica, di modo che sia sempre più chiaro a tutti che è quello il tumore che va asportato dalla vita sociale e politica, non certo quei poveri pazzi folkloristici dei negazionisti. E comunque degli ebrei chissenefrega: usiamo loro come qualsiasi altro pretesto.
Questo è il nocciolo della linea editoriale di ieri. Se fossi un ebreo sarei incazzato come una iena. Non con Ratzie, ma con Repubblica.

Non ho voglia ora di entrare nel merito dell’assurda e inconsistente polemica su Williamson. Forse lo farò. Ma per oggi dico solo: Repubblica, sei pessima.

11 July 2008

Esame da vaticanista, step 12

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rockyOggi Ratzie si è scusato pubblicamente con Don Paolo Farinella per non aver mollato un uppercut a Berlusconi mentre si chinava per baciargli l’anello: “Era sicuramente la cosa giusta da fare, come insegna una costante tradizione apostolica. Ma quello era piccolo e sgusciante, mi ha colto di sorpresa. E diciamolo, non sono più quello di una volta. Posso assicurare che mi allenerò al meglio per i prossimi incontri. E chiederò l’intercessione di Santa Adrianaaaaaa!”.

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