Cronachesorprese

10 marzo 2011

I sillogismi di Odifreddi

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Odifreddi commenta l’uscita del secondo volume che Ratzinger ha dedicato a Gesù.
Comincio a capire la funzione di conforto spirituale, direi religioso, di un personaggio come Odifreddi. È un matematico, uno scienziato, che ripete le sciocchezze più popolari tra i detrattori della Chiesa. Non è neanche molto elegante o preciso nel farlo. Ma siccome le dice lui (“se le dice lui”, tanto per parafrasarlo un po’), proprio lui che è un matematico, allora chi è affezionato a quelle sciocchezze si sente confortato. È un grande consolatore. Potrebbe aspirare a diiventare il fondatore di una religione, e forse sotto sotto non gli dispiacerebbe.

Proviamo ad analizzare il seguente argomento odifreddiano.

“Il Signore è veramente risorto. Egli è il vivente”. Firmato, Benedetto XVI. Cosa voglia dire “veramente”, il papa l’ha spiegato con precisione nella prefazione all’intera opera, in cui dichiarava di voler “presentare il Gesù dei Vangeli come il Gesù reale, come il Gesù storico in senso vero e proprio”. Dunque, per Benedetto XVI “veramente” significa non ciò che sta scritto nei libri di storia, ma ciò che sta scritto nei Vangeli.

Riducendo alla forma di un sillogismo provo a schematizzare così (accetto eventuali correzioni):
- Ratzie afferma che la Risurrezione è un fatto realmente accaduto e che il Gesù dei vangeli è il Gesù storico.
- Ma il contenuto dei vangeli non è della stessa natura di ciò che possiamo trovare in una narrazione o in un documento storico.
- Quindi Ratzie identifica impropriamente “vero” e “narrato dai vangeli”.

La premessa maggiore è vera (cioé è una affermazione che Ratzie ha veramente fatto).
La premessa minore è falsa: i vangeli innanzitutto espongono fatti che “pretendono” di essere storici. Non sono provati, ma non sono neanche confutati. I vangeli costituiscono a pieno titolo quello che la storiografia chiama “fonte”.
La conclusione dunque è falsa. Ratzie non dice che “siccome è scritto nei Vangeli è vero”, dice che il Vangelo racconta dei fatti, in forma di cronaca. Non si presenta come una mitologia ma come una narrazione di fatti avvenuti in un tempo e in un luogo ben definiti. Il Vangelo si offre, per così dire, alla critica storiografica. Non si fa scudo di un oltre indefinibile. Racconta la vita di un uomo che ha incontrato altri uomini, e dà le coordinate di tempo e di spazio perché ci sia almeno la possibilità teorica della verifica. Non per niente una delle prime cose che dice Gesù ai suoi primi discepoli è “venite e vedete”. Si può non credere a una parola di ciò che dicono i vangeli, ma i vangeli raccontano la vita di un uomo. E di un uomo che ha scelto di farsi conoscere e ricordare attraverso altri uomini. Rientra nell’ambito della storia e di ciò che la ricerca storiografica può indagare e discutere? Direi proprio di sì.

Odifreddi prosegue spiegando che Ratzie avrebbe rigettato il metodo storiografico perché andrebbe contro le affermazioni contenute nei vangeli. In realtà Ratzie non fa altro che ricapitolare le contraddizioni del metodo storico critico che ha preteso, senza successo (cioé senza giungere ad alcuna certezza scientifica) di ridurre le narrazioni evangeliche a un complesso di miti. Ratzie non rigetta “i frutti della storiografia”, ma rileva quello che già altri storici hanno detto, e cioé che il metodo storico-critico applicato ai vangeli ha fatto un bel buco nell’acqua. Proprio dal punto di vista storiografico, non dal punto di vista religioso.

Di conseguenza anche ciò che Odifreddi individua come “debolezza” del ragionamento di Ratzie è in realtà la vera forza e il vero argomento che Odifreddi non comprende. E dimostra di non comprenderlo quando vuole criticare l’invito di Ratzinger a considerare la rilevanza della fede nel Cristo storico come fattore per capire la verità e la novità che il Cristianesimo porta nel mondo (è un fattore importante, secondo Ratzinger, ha ispirato e guidato le vite di tanti uomini prima di noi: perché escluderlo? Non è irragionevole, non è antistorico escluderlo?):

La debolezza di questi argomenti sta nel fatto che essi si potrebbero applicare, nello stesso identico modo, per rivendicare la verità storica e teologica di qualunque altra religione che abbia avuto altrettanta efficacia, e la cui fede abbia resistito altrettanti secoli. In primis, l’induismo e il buddhismo, che possono vantare una storia altrettanto veneranda e un insegnamento altrettanto sapienziale del cristianesimo. Anzi, molto di più.

Qui invece sta proprio la differenza. Che sia vera o falsa, la storia di Gesù si propone come storia, non come narrazione sapienziale. L’ “insegnamento sapienziale” non è il nucleo del Cristianesimo, ma ne è una conseguenza. Per le altre religioni, che (a differenza del Cristianesimo) sono davvero nient’altro che (con tutto il rispetto) religioni, il nucleo di verità “morali” è tutto. Per il Cristianesimo il nucleo, e l’unica cosa veramente importante, è la persona di Cristo. “Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso”, dice San Paolo nella prima lettera ai Corinzi. L’unica cosa che importava ai primi cristiani è l’unica cosa che Ratzie ripete ancora oggi: guardate quell’uomo. E Ratzie la ripete con la sua forza, la sua autorevolezza e una semplicità che sembra affinarsi sempre di più a ogni tentativo di discredito e di ridicolizzazione.

Il resto dell’articolo è folklore. Talmente poco originale e poco interessante che non so neanche se valga la pena analizzarlo. Potrei quasi dubitare dell’esistenza di Odifreddi. Così, tanto per mettere un po’ di sale alle discussioni storiografiche sull’Odifreddismo dei prossimi millenni.

10 gennaio 2011

Educazione sessuo-logica

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Sono passati purtroppo un bel po’ di anni da quando frequentavo la terza media. Ma ricordo bene il giorno in cui l’insegnante di scienze disse: “Quest’anno il programma prevede lo studio del corpo umano. Se c’è il tempo e il modo, naturalmente lo facciamo tutto. Non ho intenzione di escluderne una parte soltanto perché per alcuni fa scandalo”. Mi sembrò subito una posizione di buon senso cui aderii senza tentennamenti, come il resto della classe. Nessuno ebbe mai dei dubbi, e non mi risulta che ci siano state proteste da parte di alcuni genitori. Ci venne consigliato (non imposto) l’acquisto di un libro supplementare che trattava soltanto di educazione sessuale, principalmente dal punto di vista anatomo-fisiologico ma non solo.

Ero di famiglia cattolica e, nello stesso periodo, seguivo un mio percorso di formazione in una parrocchia. Un percorso, voglio precisare, che mi ero scelto io, non mi era stato imposto né dai miei genitori né da altri, ma mi era stato soltanto proposto da amici. Bene, non ho mai avuto la benché minima percezione che ciò che studiavo a scuola confliggesse in qualche modo con il mio percorso. Così come sono sicuro che l’insegnante di scienze non pensasse ai “cattolici” quando esprimeva la sua giusta critica.

Come in molti altri aspetti del mio percorso formativo, credo di essere stato fortunato. Perché l’insegnante fu molto equilibrata. Illustrò tutto quello che era necessario e opportuno spiegare in ambito scolastico su quella materia senza dare mai l’impressione di voler indirizzare a un sistema di valori o a un altro. Penso dunque che se l’educazione sessuale nelle scuole fosse oggi in Europa come quella che ho ricevuto io, Ratzie non avrebbe avuto niente da dire. E invece qualcosa da dire probabilmente c’è. Penso anche che da allora qualcosa sia andato storto, qualcosa si sia perso o deteriorato. Perché per molti non è più facile, spontaneo e naturale distinguere lo spirito di una critica come quella espressa da Ratzinger dalla reazione di un perbenista o di un benpensante ipocrita, quel tipo di reazione a cui alludeva sicuramente la mia insegnante di scienze. Metilparaben, ad esempio, dice semplicemente e logicamente una sciocchezza. Ratzie non ha detto che l’educazione sessuale in sé è sbagliata o contraria alla libertà religiosa, ma quella che trasmette “concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un’antropologia contraria alla fede e alla retta ragione”. Non mi pare che abbia detto che l’educazione sessuale a scuola “è male”. Ma non ho dubbi che passerà questa idea.

Come la mia insegnante non voleva (giustamente) censurare niente, così spero che sia possibile parlare a scuola di contraccezione o di diversi orientamenti sessuali con vero rigore scientifico: e ho qualche dubbio che ciò avvenga in molte scuole, non tanto in Italia quanto in Europa. Non si sta dicendo “non parlatene”. Oppure “parlate solo dei metodi di contraccezione naturale e dite che certi orientamenti sessuali sono malattie”. Piuttosto si sta lanciando una sfida su un terreno, quello dell’obiettività e del rigore scientifico, che una certa cultura crede di suo esclusivo appannaggio.

4 gennaio 2011

Pettinar bombe

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Noi siamo qui a pettinar bambole e intanto in Egitto è l’inferno.
Pettinano bambole i giornalisti del Tg3, che nel servizio del 2 gennaio sottolineano ben bene che il problema è “religioso”. Sicuro, mettere una bomba in una chiesa è chiaramente un problema religioso. Se non ci fossero chiese nessuno saprebbe dove mettere le bombe. Ineccepibile. Imagine un po’ che bello.
I pettinatori di bambole storici di casa nostra potranno inoltre essere orgogliosi del fatto che un certo Imam ha accusato Ratzie di “ingerenza”. Questo è uno che ha imparato bene, su tante cose certi musulmani sono un po’ retrò ma le categorie giuste dall’occidente sanno assimilarle. Bravi, un grande successo progressista. Del resto è noto che le televisioni italiane le guardano fin troppo, in Nordafrica.
Quindi a fronte di uno spezzatino di cristiani servito per capodanno il Papa dovrebbe dire, non so… siete fatti così, avete i vostri metodi un po’ rudi però in fondo vi conosciamo e vi stimiamo tanto. Penso che abbia in mente qualcosa del genere Francesco Peloso, che su Secolo XIX di ieri ha scritto:

…riemerge, come un fiume carsico, la difficoltà della Santa Sede a trovare le parole giuste per dialogare con quegli ambienti del mondo arabo e musulmano più disposti, o almeno obbligati, a fare sponda con il Vaticano. Ratzinger, infatti, ha denunciato la viltà dell`attacco contro i cristiani e ha fatto un paragone con quanto sta avvenendo in Iraq.

La difficoltà è del Vaticano che non trova le parole giuste, qualcuno poteva avere dei dubbi? Quindi il Papa non si lamenti troppo alla prossima occasione. La grande truffa giornalistica sul discorso di Ratisbona continua a imporre il suo metodo odioso. Quali parole siano state meno che giuste nel pacato e ragionevole commento di Ratzie ce lo spiegheranno i maestri di non ingerenza. Una strage in un luogo di culto, la morte di una ventina di pericolosi fanatici come la povera Mariouma che osavano esistere come cristiani non si può definire un “vile gesto di morte”, basta con questi toni da guerra santa. Per amore di diplomazia lo chiameremo simpatico botto di capodanno. Come a Napoli, dove bomba di Bin Laden e bomba Ratzinger sono solo varianti di miccette un po’ esuberanti.
È anche vero, purtroppo, che una volta distolto lo sguardo da queste muffe di commenti giornalistici ti ritrovi nel marcio dei proclami leghisti. “Basta moschee“. Queste sì che sono parole misurate ed equilibrate, questi sì che dimostrano una rigorosa analisi dei fatti. Lo dimostrano ad ogni occasione, come quando invitano a spaccare le ossa ai manifestanti da Radio Padania. Vallo a spiegare a questi geniali rampolli e ai loro “educatori” che saranno proprio le moschee in Europa a rendere la vita sempre più difficile ai bombaroli, che non hanno nulla a che fare con nessuna religione.

15 settembre 2010

XVI, il doppio di VIII

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A un giorno dalla partenza è ormai chiaro che Ratzie nella perfida Albione non dovrà guardarsi dai pochi mentecatti che delirano su un mandato di arresto internazionale, o dai contestatori che sicuramente punteggeranno una parte del programma di visita. Questo è solo folklore. Il maggiore pericolo, come spiega con dovizia di particolari Gianfranco Amato sul Sussidiario, viene da incomprensibili decisioni organizzative, sia di programma sia logistiche, che sembrano fatte apposta per impedire al Pontefice di sentirsi a suo agio.
Non è necessariamente una cosa negativa (anche se è legittimo chiedersi, come fa Amato, che senso ha avere certi “amici”): come ho scritto altre volte, la retorica celebrativa non è una buona compagna nel viaggio di un papa. Anzi, per Ratzie la visita potrebbe diventare l’occasione per una svolta. Non nel suo magistero, che va liscio come l’olio, ma per cominciare a far arrivare meglio certe sue abilità di comunicazione alla stampa britannica e internazionale. Sempre che lo spirito di Enrico VIII, che ancora pervade le redazioni della capitale inglese come una nebbia, almeno per i prossimi giorni si prenda un po’ di ferie. In ogni caso confido nei numeri. XVI vale esattamente il doppio di VIII, non dovrebbe esserci partita.

7 luglio 2010

Dalla prima lettera di Ratzie agli Uàri

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Cosa direbbe? In attesa che avvenga davvero qualcosa di simile, come auspica per altri motivi il panzone, provo a immaginare una prima lettera prendendo uno spunto di cronaca. La immagino letta un po’ tra le righe, quindi non si pensi che attribuirei espressioni poco diplomatiche al buon Joseph.

“Cari Uari, non capite nulla delle cose di quaggiù.
Leggervi a volte è divertente. Più di frequente è imbarazzante: avete quel piglio da riformatori delle leggi, degli usi e dei costumi in nome della (pretesa) Ragione che solo a voi non sembra vecchio e triste.

Da un po’ di tempo vedo che voi e altri rilanciate certe critiche alla religione così inessenziali e stantie che viene da chiedersi se ci credete davvero, se siete proprio così ingenuamente convinti che colgano nel segno. Sembra quasi che abbiate un tabù alla rovescia: guai a considerare il senso religioso qualcosa di più di una debolezza o di una malattia dello spirito, per non dire della psiche. Un tabù che vi impedisce di capire quello che ascoltate e che leggete, in materia. E che non vi impedisce, tuttavia, di coltivare la pretesa di fare gli informati e gli informatori.
Vediamo cosa dite in una delle vostre ultime news che dà conto della mia visita a Sulmona ( i grassetti sono miei):

Il cristiano, ha affermato nel suo discorso ai giovani, “non è mai un individualista”: per questo è chiamato ad amare la comunità (quella cristiana) e a impegnarsi “a vivere insieme l’esperienza di fede”. I benefici di tali comportamenti, secondo il sommo pontefice, saranno ultraterreni: “Dio non vi toglie nulla, ma vi dà il ‘centuplo’ e rende eterna la vostra vita”.

Allora, ve lo rispiego, anche se mi è capitato di ripeterlo spesso ultimamente: il centuplo è “quaggiù”. Non è ultraterreno. Non dico che basta conoscere il Vangelo, dico che basta leggere bene tutto il mio discorso e capire il contesto: sto parlando a dei giovani, mi sto complimentando con loro perché hanno capito il valore della fede. E prometto loro, evangelicamente, che nulla sarà tolto. Qui e ora. Appunto. Ripeto la promessa evangelica.
Non sto parlando dell’ultraterreno. Neanche di striscio. “Rende eterna la vostra vita“: è vero che il vangelo dice “e in futuro la vita eterna”, ma senza la premessa del centuplo non c’è eternità che tenga, non c’è aldilà che possa essere umanamente interessante. Così l’Eterno vuole stare tra gli uomini, con un centuplo di valore sensibilmente sperimentabile. Ci arrivate? Come fate a non vedere che l’accento è tutto sulla terra e per niente sull’ultraterra? Vi basta la parola “eterno” per farvi scattare la paranoia marxiana? Mavvìa, siate un po’ meno reattivi. Non è ragionevole. Ma poi vi pare che mi rivolga a dei ragazzi di quindici, vent’anni per parlar loro soltanto di ultramondi? E chi sono, Goldrake?

Qui e ora. Sono tre parole, in tutto sette lettere. Consideratele bene. Sono centrali nel cristianesimo, in tutta la sua storia. Se il cristianesimo non avesse dimostrato di agire sulla vita di tanti, di tante persone singole, rendendola più umana di quello che uno riesce a immaginare e sperare per sé, non si sarebbe mai affermato.
Il potere viene dopo. Il potere può anche strumentalizzare una fede, ma se prima quella fede non è nel popolo non ha nulla da strumentalizzare.

E ve le dò io le news: anche oggi è così, non è cambiato nulla in duemila anni, il metodo è sempre lo stesso. Non dico di convertirvi, non più di quanto lo dica a me stesso e ai miei: vi chiedo almeno di essere disponibili a capire, perché se in una notizia striminzita riuscite a infilare la solita vaccata dell’alienazione vuol dire che, con tutte le vostre pretese razionalistiche, non avete neanche questa disponibilità minima. Siete dogmatici.

Rompete i vostri tabù. Liberatevi.”

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