Cronachesorprese

22 agosto 2017

Ratisbona e il gioco del telefono senza fili

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Comunque il caso Ratisbona, a 11 anni di distanza, è ancora straordinario. Sollevato da un giornalista che ha fatto male il suo lavoro (che non ha capito nulla di quello che stava dicendo BXVI e ha fatto un lancio di agenzia a capocchia), in un mondo normale sarebbe stato chiuso dal chiarimento fatto, in via eccezionale, dallo stesso pontefice in occasione del successivo Angelus domenicale. Avrebbe dovuto essere chiuso, naturalmente, con le dovute rettifiche dei giornali che avevano ripreso un lancio di agenzia sbagliato senza fare una minima verifica.

E invece non solo nessuna rettifica è mai arrivata all’epoca, non solo quel grave fraintendimento è stato la causa di minacce al Papa da parte di qualche esagitato: il fraintendimento è anche passato nella memoria di molti che stavano e stanno dalla parte di BXVI come l’interpretazione autentica del suo pensiero, come se lui non avesse mai detto nulla per confutare l’errore del giornalista. Ho dovuto constatarlo con grande disappunto in questi giorni. E non parlo di chi ha discusso con me sul mio profilo, parlo di cose che ho letto in giro altrove.

In breve, lo stesso errore del giornalista dell’epoca, che riportò come virgolettato del Papa una frase che in realtà era una citazione da una fonte storica all’interno di un ragionamento complesso, viene ripetuto identico oggi da alcuni che brandiscono la dissertazione di Ratisbona per spiegare quello che secondo loro era il pensiero di BXVI sull’Islam. Meraviglioso. Continuiamo così, facciamoci del male.

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17 febbraio 2017

Due atenei romani tra due papi e le intermittenze laiciste

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“Università è dialogo nelle differenze”. L’ha appena detto Papa Francesco all’Università di Roma Tre tra gli applausi. Interpreto la totale assenza di proteste durante la permanenza del Pontefice nell’ateneo come un’ammissione di errore da parte di quelli che nove anni fa si stracciarono le vesti per l’ipotesi di una visita di Benedetto XVI alla Sapienza (o lezione, poco importa: Ratzinger ha titoli accademici sufficienti per fare una lezione, come Bergoglio del resto, che nella sostanza sta rispondendo alle domande degli studenti come da una cattedra, quindi poche balle). E lo spettacolo peggiore non lo diedero gli studenti ma i professori. Avevate fatto una cagnara indegna, fate bene a stare in silenzio oggi. Così, tanto per puntualizzare, perché le azioni di forza contro il libero pensiero IO non le dimentico.

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Aggiornamento

Mi fanno notare che oggi sarebbe anche l’anniversario (417 anni) dall’esecuzione di Giordano Bruno. Quindi insomma, la faccenda è ancora più eclatante. Nove anni fa nel nome di Galilei un manipolo di professoroni sciamannati della Sapienza (un’università fondata da un Papa, è notorio ma non fa male ripeterlo), accodandosi alla lettera di Marcello Cini gracidavano il loro “vade retro” all’”oscurantista” Benedetto. Oggi un altro laicissimo ateneo di Roma accoglie a braccia aperte e incensa Francesco nel nome del dialogo e a nessuno degli indignati di nove anni fa viene in mente di ricordare che il 17 febbraio è una data segnata in rosso nel calendario di ogni laicista italiano perfetto. Che dire, il vento è cambiato? O gli sciamannati sono semplicemente caduti in contraddizione? Io dico la seconda, perché il vento nei fondamentali della fede cattolica non è affatto cambiato, e vorrei vedere. Temo che la speranza di uscire dal dogma illuminista della strumentalizzazione della vicenda del povero frate nolano in funzione anticattolica sia una vana speranza. È solo una disattenzione. Che rende ancora più evidente quanto sia stata isterica la reazione del 2008. Ecco, speriamo almeno di non dover più vedere una Università (o una parte significativa del suo corpo docente) negare a un Papa il diritto di parola.

11 febbraio 2014

Ratzie memories

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Oggi è un anno dall’annuncio di rinuncia al soglio di Benedetto.

Penso che nessuno abbia più dubbi sull’opportunità e il coraggio di quel gesto, ma se qualcuno ancora ne avesse guardi alla stagione nuova che è cominciata. Anche quelli che temono rinnovamenti “imprudenti” sappia che è stato Ratzinger a porne le condizioni, consapevolmente. Sì, proprio lui.

Di nostalgie non ne abbiamo bisogno. Rimane l’affetto per un grande uomo e oggi voglio semplicemente ripeterlo, gridarlo con tutte le forze.

24 settembre 2013

Dalle Lettere dei nostri giorni

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Chi pensa che la Chiesa dovrebbe tornare alle origini dovrebbe considerare con una certa soddisfazione, o almeno simpatia, questo fiorire di corrispondenze epistolari di papi e papi emeriti con personalità illustri della cultura, della scienza, del giornalismo.

Abbiamo ben due papi, uno in carica e uno emerito, ed è un po’ come avere Pietro e Paolo: sono duemila anni o giù di lì che non capita… Due carismi diversi ma complementari. Ed entrambi sentono e cominciano a cogliere una sfida precisa. Superare l’ufficialità, rispondere, incontrare oltre il programma delle visite, delle celebrazioni. L’incontro è molto, se non tutto. L’ha detto Frankie, l’ha colto Ratzie. Questo è il momento di aprire, aprire porte, lasciandosi alle spalle dubbi e paure. La carità ha tante facce, ed esiste anche una carità intellettuale.

La risposta pubblicata oggi su Repubblica a Odifreddi è una sorpresa graditissima. Quando l’ho letta mi si è aperto il cuore, come succede quando risenti un amico che non si faceva vivo da un po’. Che piglio, che energia, che chiarezza in quella risposta! Voglia di scendere nell’arena, gusto dialettico, ironia misurata senza sarcasmi, tutta la partita in attacco, mai un momento in difesa. Ha fatto bene al buon Joseph questo passaggio, si sente da ciò che scrive. Lunga vita a quest’uomo libero e al suo grande cuore!

28 febbraio 2013

Pellegrin che vien da Roma

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“Da stasera non sono più Pontefice, ma solo un semplice pellegrino”. Ha detto così Ratzie oggi appena arrivato a Castelgandolfo. “Dalle otto di questa sera inizia l’ultima tappa del mio pellegrinaggio sulla terra”.

L’elicottero bianco che sorvolava Roma era nostalgico e gioioso insieme. Benedetto XVI crea un vuoto che è immediatamente attesa, senza passare attraverso la desolazione. Nel saluto ai cardinali, poche ore prima, c’era già il pieno. Qualcuno diceva che il dolore è come il vuoto della cassa armonica di una chitarra, scavato per far risuonare la musica: “Tra di voi c’è anche il futuro Papa a cui prometto la mia incondizionata riverenza e obbedienza. Il collegio dei cardinali sia come un’orchestra in cui le diversità possano portare a una concorde armonia”.
Chi dice che questo grande uomo sta scappando è un poveraccio. Detto con simpatia, perché siamo tutti dei poveracci per un verso o per un altro. Non capisce che grande regalo è questo. Non ha le antenne per avvertire l’invasione di fede e speranza nel campo del mondo.

Io sono nato dieci giorni esatti dopo la fine del Concilio Vaticano II e oggi mi sento rinascere. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

Il pellegrino arriva a Santiago e compie il voto, trova il senso. Lì si arriva con le proprie forze e l’aiuto di Dio. Da Santiago si riparte per Finisterre solo di slancio, per pura grazia. Ed è l’ultima tappa, quella verso la fine del mondo. L’esperienza singolare di camminare non “verso” un’altra dimensione, ma “in” un’altra dimensione mentre si è ancora nel mondo di tutti, con tutti. E così si cammina sempre per tutti, non solo per se stessi. “Più in me non vivo”, l’egoismo è impossibile.

Buen camino, pelegrino.

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