Cronachesorprese

13 gennaio 2015

La Croce, Emma Bonino e il valore infinito della persona

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Oggi è un bel giorno per il giornalismo italiano: è nato un nuovo quotidiano, La Croce, e io sono fiero di essere nel gruppo dei primi abbonati. Dopo mesi di partecipazione attiva alle discussioni sui profili facebook di Mario Adinolfi e dello stesso quotidiano, nato prima sui social network ma ora approdato alla carta con una baldanza e una determinazione invidiabili, non l’ho fatto come atto dovuto, ma per passione. Un abbonamento semestrale, per vedere un po’ come va: mi auguro di avere ragioni sufficienti per rinnovarlo a luglio.
Formato broadsheet, il più grande esistente. Almeno il primo numero dovevo averlo anche su carta, non mi bastava il pdf da abbonato. Dice Adinolfi che la lettura dev’essere “scomoda, com’è scomodo il giornale”. Insomma si deve vedere. E stamattina in autobus, in effetti, era davvero impossibile sfogliare quelle otto paginone senza brandirle, senza ostentarle in faccia al mondo, senza mettersi in qualche modo “in croce”.

Ieri invece non è stato un bel giorno per gli amici, gli estimatori, i compagni politici di Emma Bonino, che ha annunciato ai microfoni di Radio Radicale di avere un tumore ai polmoni e di avere già cominciato il trattamento chemioterapico. Quella donna forte, che ha sempre comunicato positività e assertività, non si è smentita neanche in questa circostanza dolorosa, anche se aveva la voce rotta dal pianto. Un mondo di scelte e di convinzioni mi separa da lei e dal suo impegno politico. Però ascolto e mi accorgo che questo momento di sofferenza è anche momento di verità. Mi sono commosso quando ha detto, rivolgendosi a chi combatte battaglie simili alla sua: “Io non sono il mio tumore. E neanche voi siete la vostra malattia. Dobbiamo sforzarci di essere persone, di voler vivere liberi fino alla fine… dobbiamo pensare assolutamente di essere persone che affrontano una sfida”.

Essere persone, avverte Emma in questo momento, significa anche non essere la propria malattia. Ma se un malato è di più della sua malattia anche un uomo sano è di più del suo essere sano. E forse anche un embrione e un feto sono di più del loro essere embrione e feto. Come è vicina in definitiva la verità al cuore, e che disdetta, che peccato (peccato originale, si chiama) dover passare attraverso la sofferenza per sentirla e per dirla con il cuore oltre che con la testa. C’è nella croce una compiutezza, una pienezza di senso che da uomini non possiamo raggiungere se non passandoci attraverso. Emma, che è così distante da me, nel momento in cui tocca il valore infinito dell’essere persona attraverso la “sua” croce annulla quella distanza. Nella persona c’è un Infinito che va guardato e rispettato per come si pone. Non c’è bisogno di una fede o di una morale per guardalo e rispettarlo, per dargli quell’attributo di “sacro” che deve essere alla base della convivenza civile, pena la dissoluzione di qualcosa di fondamentale e di vitale. Si fa sempre così fatica a spiegarlo, però è davvero di tutti e c’è almeno un momento nella vita in cui è evidente a tutti.

Doppio augurio, dunque. A Emma perché esca vittoriosa dalla sua battaglia, e più determinata e consapevole di prima. Alla Croce perché trovi la sapienza e la grazia per raccontare ogni giorno quel valore infinito, con i testimoni e le parole giuste, senza sottrarsi allo scontro quando sarà inevitabile ma senza fare della polemica un fine. Perché ogni giorno c’è una Emma a cui tendere la mano. E se un giornale non è capace di farlo non serve a nulla.

4 novembre 2014

All’ultima piuma

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Ecco un altro mostro sacro del giornalismo italiano che mi convince sempre meno. Milena Gabanelli con il servizio su Moncler e i maltrattamenti alle oche mandato in onda domenica sera ha fatto nuovamente il botto. Tutti ne parlano, tutti discutono, molti litigano. La Moncler, dopo quasi 24 ore di silenzio, ha risposto con una smentita e annunciando naturalmente di ricorrere alle vie legali.

Non so quali saranno gli sviluppi, ma mi chiedo: è più probabile che l’azienda, (che ha subito un crollo del titolo alla riapertura di Piazza Affari) stia mentendo per tentare di arginare nell’immediato le perdite o che Report abbia indebitamente associato il filmato delle oche spiumate all’azienda? In ogni caso, è così difficile per una redazione giornalistica del livello di Report costruire i servizi in modo da evitare contestazioni elementari da parte dei potenziali danneggiati? A me sembra che, come altre volte, il desiderio di sollevare un caso prevalga su ogni altra considerazione. Cosa c’è dunque di davvero diverso, in definitiva, tra Report e un qualsiasi talk show costruito per far litigare qualcuno?

Aggiornamento del 5 novembre

El Mariachi offre un’analisi approfondita dal punto di vista del marketing, che mette bene in evidenza la finta ingenuità di Report.

17 ottobre 2014

L’ultras dei fatti

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E così anche Marco Travaglio finisce nell’insieme di quei tanti, da lui spesso bersagliati (e spesso, non sempre, a ragione), che non accettano le critiche e le risposte documentate. Ha dato un grande contributo ad alzare il livello del giornalismo italiano, non c’è dubbio. Però evidentemente in Italia è davvero difficile per tutti sottrarsi alla gazzarra tra tifosi e considerare i “fatti” senza fare propaganda politica o demagogia antipolitica.

Sull’alluvione ancora non voglio scrivere. Anche senza danni l’ho sofferta, forse più dell’altra volta e forse perché ripetuta dopo così poco tempo. Devo ancora metabolizzare.

Aggiornamento

Questo filmato è più completo e fa capire meglio:

4 ottobre 2012

Schifani, il Tg1 e le conferenze stampa coreografiche

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Grazie a Valigia blu per l’ospitalità :-)

24 aprile 2012

Ruby facts

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Non si sottolineerà mai abbastanza il potere di selezione sui fatti che hanno i giornali. Possono essere anche dettagli e possono forse cambiare poco, ma se un dettaglio va contro l’impostazione editoriale della testata su una vicenda, e soprattutto se il dettaglio richiederebbe un approfondimento o almeno una riflessione, il dettaglio rischia l’omissione o la censura.

Ieri il sito di Repubblica ha (ri?)pubblicato l’intercettazione in cui Karima el Mahroug, meglio nota come Ruby, parla con un’amica all’indomani dello scoppio del caso che la riguarda. Cose non nuove. Il Giornale fa un’ipotesi sul perché siano state riprese adesso, ma non è questo che mi interessa. Ciò che voglio sottolineare è altro e, beninteso, non è strano, ma vorrei che facesse strano: Repubblica e altri giornali non hanno messo in evidenza nei titoli e negli articoli il passaggio dell’intercettazione in cui Ruby nega di aver fatto sesso con l’allora Presidente del Consiglio. Se il materiale non è nuovo e non fa notizia, allora perché ritirarlo fuori? Se invece fa notizia, perché non mettere in evidenza tutti gli elementi obiettivamente notiziabili, compreso quello? La stessa domanda se la fa Linkiesta, testata online non certo tenera con i politici di qualsiasi schieramento.

Ma almeno Repubblica l’intercettazione la fa sentire. Il Fatto quotidiano di oggi invece, a pagina 8, riportando ampi brani della trascrizione omette proprio quella frase, così:

Torna come un’ossessione il riferimento ai soldi. Ad Antonella: “Vado a casa sua. Siamo amici da un anno. Solo che la gente pensa al male perché vedono una ragazza bella che va a casa di Silvio, lui che la riempie di soldi, perché ogni settimana mi dava 47mila euro (…). Come amante di Berlusconi, le ho detto, è una fortuna incredibile… Lui è pazzo per me in questo momento”.

Subito dopo quel (…) Ruby dice: “dicono perché fa tutto questo per lei, perché comunque avrà avuto qualche cosa, avrà fatto sesso. Non è così”.

Quell’inciso sarà anche poco credibile, ma perché non riportarlo? Forse perché non si può riportare senza dare una spiegazione. Le spiegazioni possono essere diverse, ma il particolare in sé è interessante. Solo che lo spazio necessario alla spiegazione è spazio sottratto alla linearità di una tesi.

Trovo curioso che “Il Fatto” abbia tutte queste attenzioni per le tesi.

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