Lele Dainesi al Femcamp di Bologna, davanti alla telecamera di Robin Good, ha difeso così la sua scelta di passare a Cisco.
Cisco passa da corporate a consumer e spero che mi dia la possibilità di raccontare da giornalista questo passaggio epocale. Mi sento privilegiato per questo.
Io non ho seguito tanto le discussioni che sono fiorite prima, dopo e intorno al famoso aperitivo offerto da Cisco a cento blogger. Le ho fatte decantare: comincio a capire che anche nella blogosfera questo può essere un buon criterio di selezione (che è necessaria, almeno finchè non inventeranno le giornate di 48 ore) per decidere a cosa dedicare attenzione. A valle di giorni e giorni di queste conversazioni Lele, con la consueta allegria, ha detto questa cosa che ho riportato. Qualcuno, se ho ben capito, sostiene che non è possibile fare il giornalista così, che si dovrebbero subire troppi condizionamenti e rischiamo di perdere il Lele più libero e critico. Però davvero in un’impresa editoriale la libertà del giornalista è più coltivata e tutelata che in altre aziende? Io qualche dubbio ce l’ho.
La libertà del giornalista o è una utopia oppure, se è possibile, deve essere possibile anche nelle imprese non editoriali. Per fare un esempio più banale, l’ufficio stampa di un’azienda non ha addetti senza cervello, cloni della direzione che applicano i corollari dell’immagine che la direzione ha deciso di dare all’azienda. Un addetto di ufficio stampa, se è bravo, è un mediatore: uno che media tra le esigenze di comunicazione dell’azienda e i giornalisti. Tra un più di così non dico e un meno di così non chiedo: condivide gli obiettivi di comunicazione dell’azienda ma fa il possibile perché anche il diritto all’informazione dell’utente venga tutelato. Sto parlando forse di un mondo ideale? Non credo.
Lele in Cisco avrà un ruolo diverso, ovviamente, ma a a ben vedere la differenza vera sta nel nuovo canale di comunicazione che apre un’azienda in conseguenza della decisione di rivolgersi al segmento consumer. Di solito si fa attraverso due canali principali: la pubblicità e la stampa. Due canali monodirezionali. Usando anche i blog, e chiamando un giornalista blogger a farlo, Cisco fa una scommessa e si prende anche un bel rischio. Perchè usare un blog per questo significa partire dando credito non soltanto al blogger giornalista, ma anche alle relazioni tra blog in virtù delle quali il giornalista in questione è blogger. Questo, credo, era il significato dell’aperitivo. Significa rendere più facile a Lele dare voce e spazio al destinatario dei servizi di Cisco, nel gioco di mediazione in cui consiste il lavoro di un giornalista dentro un’azienda.
Interessante. E Lele fa bene ad essere entusiasta. Buon lavoro.
Come tutti sappiamo, di denaro non virtuale ne rimane poco in circolazione. Non so per gli altri con reddito paragonabile al mio, ma per me da qualche anno l’unico metodo efficace di accantonamento a lungo termine è il mutuo casa. Dal 1999 non sono riuscito a risparmiare in nessun altro modo, dal 2002 poi non ne parliamo. Le credit card sono ormai debit card e quasi tutte le spese che non riguardano la pura sopravvivenza si risolvono con finanziamenti di diversa entità e durata. Di denaro vero, almeno personalmente, ne maneggio poco.
Discutendo con
visualizzata su ebay ho avuto un soprassalto, come avviene di fronte a qualcosa di cui avevi dimenticato l’esistenza. Io la trovo bellissima, ma non perché mi è capitata tra le mani quand’ero bambino, e mi sembrava (ed era) una meraviglia. È un oggetto bellissimo perché è stato un pioniere, un annunciatore della grande novità, l’informazione che cominciava a diventare piccola per penetrare meglio dappertutto. Non ricordo altri strumenti di comunicazione che avessero osato tanta tascabilità prima di questa Inno hit. E poche altre novità, prima di internet, mi sono andate a genio così tanto. Forse il primo videoregistratore, ma era uno stupore diverso. Ormai sapevamo. Sapevamo che sarebbe arrivato di tutto e di più, e ancora adesso le novità continuano a inondarci a cicli sempre più ravvicinati: forse per questo sono sempre meno in grado, più che di stupire (certo ogni vera novità un po’ sorprende), di suggerire modi diversi di essere nella società dell’informazione. Io dell’emozione che mi hanno dato oggetti come questo mi sento un po’ figlio. Sono ben disposto ma non disincantato di fronte alle novità tecnologiche, e per questo oggi le affronto sempre con studiato ritardo. Io ho l’idea che a una novità tecnologica devo rispondere cambiando la mia posizione di ascolto, in qualche modo sintonizzandomi ad essa, e non è che sono disposto a farlo sempre, ogni giorno. Non certo al ritmo che vorrebbero imporre oggi l’innovazione tecnologica e il commercio. Con calma e per piacere, insomma. Per dire, non sono ancora pronto per i telefonini che spediscono foto e filmati, ancora non mi interessano. Ma non per partito preso, semplicemente perché non ho ancora tratto tutto quello che dovevo e volevo trarre dall’assetto "cellulare nella tasca destra e digitale (ormai un po’ paccosa e sorpassata, ma ancora ottima per me) nella tasca sinistra". Come un giorno era l’auricolare fermo sull’orecchio (niente cuffie, naturalmente) e una Inno hit copernicanamente annidata in tasca. 


