Qualsiasi cosa pensino della vita e del mondo, qualsiasi divergenza possa esserci tra i loro mondi e i loro modi di vedere, due musicisti che dialogano così tra di loro, che imparano con tanta semplicità e senza prosopopea l’uno dall’altro sono un modello da imitare, non solo per chi suona. Non è il sapere tecnico a veicolare l’intesa e la comunicazione tra di loro, ma è la musica che si sta facendo.
26 marzo 2008
19 marzo 2008
Musica 2.0, soundtrack for daydreams
Sid invita a proseguire il ragionamento sulla musica 2.0 cominciato qualche settimana fa. Credo che sia importante fissare un punto fermo: non è una discussione tra professionisti o appassionati di musica, è prima di tutto un lavoro di immaginazione collettiva. Immaginare insieme (più si è, meglio è) quello che sarà la produzione e la fruizione di musica. Quello che potrebbe essere. E che potrebbe anche non essere: se non la immaginano insieme oggi, utenti e musicisti, non sarà mai.
Io desidero e immagino che domani non sarà difficile vivere di musica (scusate, non ho voluto usare il congiuntivo). Sarà meno difficile di adesso. Ma perché ciò avvenga bisogna che vada in soffitta, come un residuo del passato, l’immagine dell’artista che tenta, in un periodo della sua vita, di sfondare, e se non sfonda passa ad altro. A pensarci è un modello odioso, imposto dal mercato. La linea di demarcazione tra il professionista e il non professionista oggi è tra chi ha mercato e chi non ce l’ha, non tra chi vale e chi non vale. E questo lo sappiamo tutti. Io immagino che domani ci sia sempre una distinzione netta tra il professionista totale (chi nella vita fa solo musica) e il semiprofessionista, più o meno dilettante. E chi non vale continuerà ad avere mercato perché le major continueranno a esistere e a sfruttare le loro ben oliate piste di lancio, ma avranno vita un po’ più difficile. Sempre più difficile, giorno dopo giorno.
Sarà sempre più difficile per un artista riempire gli stadi. Forse non si farà mai più musica negli stadi, se non ogni tanto. Non sarebbe una grande perdita. Ma sarà un po’ meno difficile creare attorno a sé una comunità di estimatori che garantiranno la continuità di un cammino artistico che li convince acquistando la musica direttamente dall’artista, come produttore.
Sid, come molti altri, evidenzia il risultato ottenuto dai Nine Inch Nails come una vera novità, che va oltre l’effetto “rompighiaccio” dell’operazione Radiohead sulla cui reale portata molti hanno avanzato dei dubbi. La novità in questo caso non sta solo nei numeri, ma nella più esplicita volontà del gruppo statunitense, rispetto a quello inglese, di instaurare un rapporto nuovo con chi ascolta e acquista la loro musica. Rapporto che ispira, o almeno condiziona, la stessa produzione artistica: “This collection of music is the result of working from a very visual perspective, dressing imagined locations and scenarios with sound and texture; a soundtrack for daydreams. I’m very pleased with the result and the ability to present it directly to you without interference.” Il riguadagnato rapporto diretto con il pubblico si traduce subito in contaminazione di linguaggi e generi, prefigura la creazione di un nuovo spazio creativo sociale. Più vicino al quotidiano (o al “sogno ad occhi aperti”… che bella suggestione), meno alienato, meno drogato di un divismo che non dovrebbe più interessare. Nella musica 2.0 non c’è il gridolino della fan che “non ci posso credere, ce l’ho davanti ai miei occhi”, c’è la familiarità con un amico, uno che, se non ogni giorno, almeno una volta su quattro considera il mio feedback, perché ne ha bisogno. Per continuare ad essere artista. Perché la sua comunità di riferimento gli dà il pane, e gli permette di continuare a fare il lavoro più bello del mondo (dopo il giornalista).
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1 marzo 2008
Sanremo è Sanremo, riesci a capì?
Il Festival di Sanremo ha i sussulti elettrici del rigor mortis, come dice Gramellini nell’editoriale di giovedì. Consiglio di leggerlo e meditarlo bene, perché prende spunto dal Festival per una carrellata su TV generalista, fine del pubblico come massa indistinta e tutto ciò che comporta.
Ma non è di questo che voglio parlare ora. La babele è il primo segno della fine di una civiltà. Prima di andarmene per un altro fine settimana lontano dai computer segnalo il post del genovese a londra sulle canzoni capite male: meriterebbe di diventare un meme perché sono sicuro che verrebbero fuori cose sconcertanti ed esilaranti. Programmo questo post perché vada in linea l’ultimo giorno del Festival. Io ho già dato il mio contributo nei commenti al post prima di quello, ma li ripeto qui.
Quello che le donne non dicono. Per anni sono stato convinto che dicesse: “è difficile spiegare certe giornate al mare“.
Il tempo di morire. Una mia amica una volta è stata beccata a cantarla cominciando così: “Motocicletta, riesci a capì…”
Contribuite numerosi aprendo post dedicati sui vostri stessi blog :-)
20 febbraio 2008
Office Lip Dub
Una moda assai divertente. Un gruppo di colleghi di lavoro (o di compagni di studio) fanno un vero e proprio video musicale in play back. Non so se siano rappresentazioni fedeli del clima che c’è in un ufficio, ma di certo per girare una cosa del genere bisogna andare un minimo d’accordo.
Lady marmalade, studenti di un corso di communication and media management di Sngapore.
Everything’s under control, dalla Germania.
Officelipdub.com, uno dei siti di riferimento
6 gennaio 2008
Adriano Celentano
Via, gli auguri per i 70 anni se li merita anche lui. Quando ero bambino mi piaceva assai.
In particolare mi ha divertito molto la sua fase ermetico-demenziale di metà anni settanta. Prisencolinensinainciusol e Yuppi Du. Avevo entrambi i 45 giri.
Beh, “prisencolinensinainciusol vuol dire amore universale” mi sembra ancora adesso una battuta niente male :-)
Anche durante la fase ecologista toccava corde a cui non ero insensibile. Io e mio fratello conoscevamo a memoria (e cantavamo spesso) L’albero di trenta piani. Ci identificavamo facilmente in quel modo semplice di raccontare l’opposizione città – campagna.
Come attore invece mi è sempre sembrato terribile, anche da bambino :-/ Però al telegiornale oggi ho sentito che Pasolini avrebbe voluto fare un film sul ragazzo della via Gluck, non lo sapevo.


