Cronachesorprese

17 dicembre 2014

Linkability

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Uno dei motivi per cui CronacheSorprese ha cominciato una fase di prepensionamento (di durata indefinita, per la verità) è che ormai esistono risorse in rete che dieci anni fa non esistevano. E anche la riflessione sul giornalismo online, che era uno dei miei obiettivi, ha fatto dei passi avanti notevoli ed è sostenuta da molte buone teste come ad esempio Antonio Rossano, che ha aperto da poco il suo blog sull’Espresso, Culture digitali.

Si ricomincia dalle aste, che sul web sono i link. L’autore con apprezzabile modestia si chiede, presentando l’articolo su facebook, se non sia banale. Non lo è. Basta leggere qua e là. Non dovrebbe esistere web writing senza l’uso consapevole dei collegamenti: è evidente che influenzano la scrittura e che non si può scrivere sul web come si scriverebbe altrove. Non esistono regole precise e immutabili, ogni redazione farà i propri manuali d’uso (come il New York Times, non proprio il foglio più negletto del pianeta) per definire il proprio stile. Ma tutti dovrebbero partire dalla consapevolezza di dover modellare la scrittura in base alla possibilità di fare collegamenti. E invece, nonostante ormai per i giornali sia scontato avere anche una redazione web, pochi sentono l’esigenza di rendere rigorose le specifiche di scrittura per il mezzo.

Per Rossano è una questione di accountability, di affidabilità del lavoro giornalistico che su internet deve fornire contestualmente a un contenuto le possibilità di verifica e di approfondimento autonomo. E cita un interessante progetto europeo che ha prodotto delle linee guida.

11 dicembre 2014

Chiude Google News in Spagna

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Un bel salto indietro, come dice giustamente questo articolo su Wired. Gli editori faranno morire il giornalismo e l’informazione piuttosto che riconoscere che tutta la normativa sul diritto d’autore è obsoleta e va rivista.

Aggiornamento del 13 dicembre

Sviluppi incredibili: l’associazione degli editori di giornali spagnoli ha chiesto di non permettere la chiusura di Google news. Ma sono pazzi o fanno finta di esserlo? Si rendono conto che l’informazione non passa più soltanto da loro o vogliono soltanto fare finta che la realtà non sia cambiata per vedere se qualcuno (governanti e giudici in particolare) ci casca?

Aggiornamento del 17 dicembre

Ieri dunque Google news ha chiuso in Spagna. Gli accessi ai siti di informazione spagnoli sono diminuiti in poche ore del 10-15%, ma è anche cambiata la “qualità” delle impression: più navigazione interna e meno accessi “one shot” dall’esterno.

1 dicembre 2014

Finlandesi, che typi

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In Finlandia vogliono togliere dalle scuole elementari l’insegnamento della scrittura a mano in corsivo.

Una delle idee più stupide che abbia mai sentito. In primo luogo perché non è necessario abbandonare la scrittura a penna, basta affiancarle la videoscrittura fin dall’inizio e darle l’importanza che ormai merita. Inoltre perché l’obiettivo principale dell’insegnamento della scrittura a mano non è la “bella scrittura” ma l’acquisizione di un’abilità fondamentale e il conseguente stimolo del pensiero autonomo e speculativo. Ultimo ma non ultimo, non è vero che “handicrafts and drawing” possono compensare la mancanza dell’handwriting. Si tratta di processi diversi. A questi finlandesi, per punizione, darei da ricopiare a mano cento volte in corsivo “Brainframes” di Derrick de Kerckhove. Che non è certo né un calligrafo né un tecnofobo.

25 settembre 2014

WikiDonor

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L’ho fatto. Era un po’ che mi prudevano i polpastrelli ogni volta che consultavo qualche voce. E, capirete, mi capita molto spesso, almeno una volta al giorno. Quindi oggi ho ceduto: ho donato cinque euro a Wikipedia. Mi sembra davvero il minimo.
Wikipedia realizza la prima vocazione della rete: è gratuita, democratica, neutrale per quanto è possibile, aperta alla collaborazione di tutti. Non è mai scritta una volta per tutte, ma tiene traccia di ogni modifica. Ci vorrebbero in rete molti più progetti come questo. A pensarci sembra quasi un miracolo che esista e io mi auguro che resista, perché non sarà facile. Voi cosa ne pensate? Il modello della donazione può essere il futuro per contenuti liberi e di qualità?

11 aprile 2011

Il prodotto che produce

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Davvero niente di sconvolgente la puntata di Report dedicata a internet e ai social network. Ma neanche niente di disprezzabile. Chi oggi in rete critica la Gabanelli, come se avesse “tradito” una vocazione all’inchiesta e alle verità scomode, dovrebbe interrogarsi piuttosto sulla sintassi di questi format che forse a volte giocano un po’ troppo sul credito che hanno tra i telespettatori e presentano come approfondimenti cose che non lo sono.

Ma complessivamente non dò un giudizio negativo su quello che ho visto ieri. Probabilmente è ancora necessario in Italia (ma non solo) spiegare che i dati con cui costruisci qualsiasi tuo profilo in rete verranno usati per fare marketing. L’importante è saperlo bene, senza ambiguità, esserne coscienti. L’ho scritto altre volte e questa è una delle occasioni in cui viene bene ripeterlo: il marketing non è il diavolo. Anzi: a mio parere più il marketing accelera sulla profilazione e più si libera dei suoi aspetti più dannosi. A meno che non si pensi che “vendere” sia in sé qualcosa di demoniaco.

Comunque, le reazioni tra lo sdegnato e lo snobistico alla puntata di ieri non le capisco. Sì, posso capire che alcuni passaggi non siano piaciuti. Le parole scelte a volte hanno dato fastidio anche a me. Però la domanda a cui Report ha tentato di rispondere, dicendo in parte banalità e in parte riuscendo a spiegare con parole semplici cose che tanto semplici non sono, è una di quelle domande che è bene non cadano nel cono d’ombra (pericoloso) del “sì, questo già lo so”. “Come si fa a fare tanti soldi sul web 2.0, quello in cui il contenuto è generato dall’utente”?

Gli aumenti di fatturato di Facebook negli ultimi mesi sono impressionanti. Come è impressionante pensare a quante persone sono connesse contemporaneamente in Italia al social network più popolare: 12 milioni al giorno, su un totale di 17 milioni di iscritti. A una platea così vasta è giusto parlare come ha scelto di parlare Report: con parole semplici, mettendo in guardia dai rischi maggiori in primo luogo, ma facendo anche intendere che questo giochino ormai c’è, e che piaccia o no rimane. Nella storia della rete possiamo ormai distinguere un’era prima e un’era dopo Facebook. “Il prodotto sei tu”. Il titolo, perfettamente ambivalente, è costruito perché si svelino i pensieri di tanti cuori. Come l’abbiamo inteso? “Attento, ormai sei un prodotto tra gli altri”? Oppure: “Il mercato ti ha sempre trattato come un numero ma ora, per continuare a contarti proficuamente, ha bisogno di restituirti, almeno in parte, una voce da persona. Sta a te, come in ogni sfida della vita e dei tempi, usare bene questa circostanza”.

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