Cronachesorprese

21 May 2010

Trent’anni di Pac Man

Filed under: il viandante digitale — alessandro @

Il colpo basso, il colpo gobbo, il colpo grosso. Chi ha giocato a Pac man sa che vuol dire prendere due piccioni con una fava, trasformare in un attimo i pericoli in risorse. E le pause strategiche in attesa di un avversario troppo famelico per vedere il pericolo, e comunque conoscere bene la necessità di non fermarsi mai troppo, che è un po’ come non fermarsi mai.

Ma la ciliegina di un banner che è anche giocabile (ed è nientemeno che un Pac Man) Google nei suoi dieci anni non l’aveva ancora tentata, se non ricordo male. È impossibile resistere alla tentazione di farsi almeno una partitina per celebrare il 30° anniversario di Pac-Man. Spero solo una cosa: che l’”insert coin” in una posizione in cui ti aspetteresti piuttosto un “mi sento fortunato” rimanga per sempre una deliziosa metafora di un mondo di giochi elettronici che erano ancora troppo materiali (se non altro nei supporti: avevano bisogno di macchine grosse come mobili e di sale giochi fumose e molto old economy) e non un suggerimento per il futuro: analogica o elettronica, io una moneta lì dentro vorrei non infilarla mai…

19 May 2010

Inapplicabile punto net

Filed under: il viandante digitale — alessandro @

Avrei voglia di scrivere qualcosa di illecito o di potenzialmente lesivo della dignità umana contro il ministro Maroni, che si è già rimangiato il proposito dello scorso dicembre di proporre una disciplina su internet senza scavalcare la magistratura nella sua prerogativa di decidere eventuali oscuramenti di contenuti. Vorrei, ma mi tratterrò.

Tanto questa iniziativa è come tutte le altre tentate dai governi negli ultimi dieci anni: inapplicabile. Non voglio abbassare la guardia e non sottovaluto il corollario di base alle leggi sulla stupidità di Carlo Maria Cipolla. Solo uno stupido poteva pensare di chiedere ai provider di fare i poliziotti dei contenuti e, dice il corollario, “una persona stupida è più pericolosa di un bandito”. Mettiamo che i banditi siano al Governo: il problema vero sono i troppi stupidi chiamati a fare lavoretti da nulla come produrre un “codice di autodisciplina” per indurre altri ad autodisciplinarsi “su base volontaria”, e non chiamiamolo paradosso perché il paradosso è una cosa seria. Il nome giusto è un altro: stupidaggine.

Però l’ostacolo concreto a questo tentativo di introdurre la censura in internet (sempre per dare alle cose il loro nome: onestamente, in che altro modo potremmo chiamarla?) è abbastanza grosso da essere rassicurante. Convincano tutti i provider, e specialmente quelli non italiani, a spendere le risorse necessarie per filtrare i contenuti e prendere i provvedimenti del caso. Quali contenuti, poi? E in base a quali criteri?

14 March 2010

Iamme co ‘o tiggì

Filed under: il viandante digitale — alessandro @

Per qualche motivo a me ignoto non prendo la Rai con la mia televisione. Non è che sia una grande perdita: vivo in questa casa da quattro anni e non ho mai sentito la mancanza dei tre canali di stato. Poi a fine anno comincerà anche qui in Liguria l’era del digitale, quindi dovrò per forza comprare un altro televisore (non mi sogno certo di prendere il decoder per questo trabiccolo che ho in salotto).

Quando voglio vedere qualcosa sulla Rai guardo la diretta su Internet. In questo momento su Raitre vengono trasmessi i Tg regionali. Peccato che qui a Genova, sul mio computer, sto vedendo il Tg della Campania.
Non so se c’è un modo per passare alla diretta del Tg ligure: soprattutto di quello (i miei corregionali sicuramente mi capiscono) non sento proprio la mancanza. Nei prossimi giorni cercherò di capire, senza premura. Però mi chiedo, e chiedo alla Rai (oltre che ai miei amici esperti): è così difficile capire dai log da dove si collega un utente e sparargli il tg regionale giusto?

Non ho nulla contro i campani, sia chiaro. Ma perché proprio il loro Tg e non, ad esempio, quello dell’Emilia Romagna? La Sampdoria oggi giocava a Bologna. E invece in questo momento vengo a sapere del Benevento che si è fatto buggerare in casa dal Pergocrema :-/

14 January 2010

Riotta, Google e il monopolio di Garibaldi

Filed under: cronache, il viandante digitale — alessandro @

Per me Riotta è solo stressato e ha bisogno di una vacanza. Di un anno sabbatico. Che gli consenta di staccare, se non dal giornalismo (ha esperienza e scrive bene, perché privarsi del suo lavoro?) almeno dal ruolo di quello che va ai convegni o ai dibattiti televisivi.
Già a Perugia lo scorso aprile non ha dato segni di grande equilibrio facendo la voce grossa contro una studentessa di giornalismo che (ingenua) si era permessa di fargli una domanda. Poi ho letto che alla fine di dicembre ha partecipato a una puntata di Matrix dedicata all’omicidio Kennedy in cui è riuscito a far fare bella figura al complottista Mazzucco, un’impresa che non è da tutti. Di pochi giorni fa l’articolo in cui spiega in anteprima i contenuti dell’ ultimo libro di Jaron Lanier: un punto di vista, quello di Riotta, difficile da condividere ma che, se non altro, ha innescato un buon dibattito (Zambardino, Granieri, De Biase).
Questa sera, nella puntata di Otto e mezzo, il capolavoro. In studio Riotta, Zoro e Negroponte. Riotta è chiamato nuovamente a difendere i contenuti del suo articolo. Tra le altre cose dice qualcosa del genere (metto le virgolette ma non è una citazione esatta, ricostruisco l’affermazione per come la ricordo): “Se cerco Garibaldi con Google è vero che ottengo migliaia di risultati, ma gli studenti sceglieranno quasi sempre i primi dieci risultati: bisogna rompere questo monopolio”. E spiega in seguito che Google condiziona tutta la rete con il suo algoritmo e che (come aveva già scritto nell’articolo) Wikipedia fa la parte del leone. E che la prima pagina di risultati è “controllata dalle aziende”…

Se fosse vero, Google avrebbe già chiuso da un pezzo. Google non si può permettere che un sospetto simile abbia uno straccio di fondamento e sostenere anche tecnicamente un’impostazione del genere sarebbe troppo complicato. Quali aziende controllano i primi dieci risultati su Garibaldi? Aziendone, proprio. Sì, d’accordo, in un certo senso è vero: le aziende più brave nel posizionamento controllano quei risultati. Forse Garibaldi non è più una keyword molto ambita (sicché su di lui e su tanti altri gli studenti possono stare tranquilli; peraltro, visto che sono studenti, hanno di sicuro il tempo di scartabellare anche oltre i primi dieci risultati cliccando su una delle pagine seguenti a caso, questo è sicuramente un buon consiglio) ma ce ne sono certo di più ghiotte tipo Nexus One, Grande Fratello, Giornali di donne nude.
“Bisogna rompere questo monopolio…” non siete d’accordo? Chiede Riotta agli altri.
Ma quale monopolio? Google è un servizio che funziona bene. Esistono delle concessioni limitate su internet che impediscono ad altri motori di fare concorrenza a Google? Mi risulta di no.
Sinceramente non si capisce dove vogliano arrivare gli “allarmatori professionisti” come Riotta. Vogliono imporre a Google di rendere pubblico l’algoritmo? Vogliono imporre a Wikipedia una moderazione ante pubblicazione invece che post pubblicazione? Vogliono mettere un argine allo tsunami dei commenti anonimi che ogni giorno si riversano sulla rete da tutto il globo, comprese quelle parti del globo in cui anonimato significa libertà e salvezza? Sicuramente a ciascuna di queste domande quelli come Riotta avrebbero modo di sfoggiare una virtuosa indignazione. Ma intanto sfuggono. Dicono che il web troppo partecipato è male e non dicono cosa sarebbe bene. Così andrà a finire che del “fare” se ne incaricherà qualcun altro.

Come dice Zambardino, forse è il caso di attendere di poter leggere direttamente il libro di Lanier per andare più a fondo. Però che tutto il problema del web partecipativo sia:
- la massa dei commenti anonimi che infastidiscono Riotta
- il presunto controllo dei primi risultati delle ricerche di Google da parte di soggetti “forti”
- la grande visibilità di cui gode wikipedia (che per Riotta sta diventando un incubo)
mi sembra davvero troppo pretestuoso. Ma è lo stress, ne sono sicuro.
Fortunatamente Negroponte ha allargato un po’ gli orizzonti. E ha raccontato di bambini peruviani che non hanno libri, ma che con il loro portatile da 100 dollari hanno accesso alle stesse informazioni a cui ha accesso Riotta e le usano meglio: stanno insegnando ai genitori a leggere e a scrivere. Giusto, bene, Riotta approva. Ma è proprio un altro modo di vedere la rete, no? C’è chi la vive come un’occasione concreta di libertà e c’è chi la sente come un assedio. Da che parte stai, Riotta?

Solidarietà al grande Zoro che in questo contesto ha detto (il simil-romanesco è mio, in realtà i suoi interventi sono stati di una “politeness” impeccabile) che pe’ ddire lui si è rotto delle recenzioni de li ddischi de li ggiornali e ha scaricato illegalmente dischi dati per belli pe’ accorgersi che erano bbrutti. Lilli Gruber alza scherzosamente l’indice a mo’ di rimprovero; Zoro ribadisce il concetto di “illegale”, come per dire che non gli era scappato. Intuibile ovazione di una massa di potenziali commentatori e scaricatori anonimi
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Aggiornamento delle 22 del 15 gennaio

Ringrazio Wittgenstein e tutti i suoi lettori che hanno seguito fin qui il suo suggerimento di navigazione. Sopraffatto da questa singolare alluvione di accessi chiedo scusa per gli errori che avevo lasciato per stanchezza (febbre e sonno) e che ho levato ora.
Chi vuole può rivedere sul sito di La7 la puntata di Otto e mezzo di ieri sera.

24 September 2009

Google Ad Blindness

Filed under: il viandante digitale — alessandro @

Leggo ora che Google ha messo una pubblicità in home page. Oggi avrò aperto almeno trenta volte la home page di google per fare delle ricerche, ma non l’ho notata. Sarà perché ormai impostare una ricerca su google è qualcosa di semiautomatico, si dà per scontato che tutto intorno sia sempre uguale. Però mi sembra significativo: il minimalismo della G-home, pochissimo intaccato, mai adulterato in dieci anni di vita e di crescita strabiliante, non sembra particolarmente adatto a veicolare i messaggi pubblicitari.

Allo stesso modo credo di non aver mai cliccato (e se fosse solo quello… non li leggo, non li vedo proprio) sui messaggi pubblicitari orizzontali di Gmail, mentre la barra a destra a mio parere è un veicolo efficace e non invasivo.

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