Cronachesorprese

7 Febbraio 2020

Lasciatemi canticare, sono un ciarlatano

Filed under: cronache,Il cristiano informale — alessandro @

Sulla questione del Cantico dei Cantici recitato da Benigni a Sanremo condivido questo post, e aggiungo alcune osservazioni.
1 – È profondamente disonesto dire che le traduzioni circolanti non sono “il testo originale” che sarebbe stato nascosto e travisato, o comunque addomesticato nel tempo sotto versioni più morigerate. Come ha notato giustamente Achille Damasco dal quale condivido questo post, un’uscita così serve solo a connettersi con un pubblico complottista. Io non conosco l’ebraico, ma so che bisogna andarci piano a dire “il testo originale non dice così”, come se i masoreti che nel primo millennio hanno vocalizzato il canone ebraico, sul cui lavoro si basano le attuali traduzioni comprese quelle cristiane, si fossero presi strane libertà o avessero voluto nascondere il reale significato di un testo che peraltro è sempre stato molto popolare nella cultura ebraica. Ora io non so che hanno da dire gli esperti citati da Benigni ieri (o meglio, chiamati a garanti di un gioco furbetto), ma vorrei tanto che Ravasi e gli altri facessero sapere che cosa hanno detto al comico toscano, sempre ammesso che siano stati realmente consultati.
2 – Una volta per tutte: il senso allegorico e simbolico non nega né sovrascrive il significato letterale. E nessuno, ripeto nessun cattolico né cristiano sostiene che il Cantico non abbia contenuti erotici (qualche sprovveduto oggi nel fuoco della polemica lo afferma, ma davvero non sa quello che dice e probabilmente non ha mai letto il libro). E tuttavia ridurre il Cantico a un raccontino scollacciato pornosoft, come ha fatto ieri nella sua lunga e pedante introduzione Benigni (pur concedendo l’onore delle armi, per così dire, all’amour, ah l’amour), non è solo da ignoranti, è semplicemente impossibile. “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio: perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore!” Mi spiace per i laicizzatori compulsivi, ma questa è religiosità al mille per cento. Certo se partono dal falso presupposto che la religiosità sia possibile solo attraverso la negazione della materia e del corpo, se pensano, per fare un esempio che è ben presente a tutti, che Michelangelo non fosse cristiano (perché era omosessuale, magari: ma che ottusità, che anacronismo scemo!) e invece quelli che hanno messo i braghettoni alle figure nella Sistina sì, non ci arrivano. Il Cantico, e la sua recezione entusiasta nella cultura cristiana fin dai primi secoli, può aiutarli a intravedere un barlume di verità: non è mai troppo tardi.
3 – Bisognerebbe rileggere spesso, e dare da studiare nei licei, un saggetto fondamentale di Schiller, “Sulla poesia ingenua e sentimentale” che spiega la differenza tra la poesia epica in tutte le sue forme (anche quella amorosa), che nasce dall’interno dell’esperienza di un popolo quasi come un fiume sgorga naturalmente dalla sua sorgente, e la poesia segnata dalla nostalgia di un mondo perduto, quella in cui la soggettività dell’autore e i sentimenti che prova diventano preponderanti rispetto al contenuto da narrare, perché quel contenuto è in qualche modo distaccato e lontano dall’esperienza reale. La poesia “ingenua” è, per così dire, psicanaliticamente inconsapevole, e anche in questo sta la sua grande forza. Anche nei grandi mistici la passione, l’ardore, il fuoco dell’amore che li consuma sono indistinguibili in alcuni momenti dal desiderio sessuale, e hai voglia a dire che è eros sublimato: ma neanche per sogno, è eros totale, totalizzante, che ha messo Dio come oggetto del desiderio. Dire che è sublimazione non significa essere più furbi, significa condannarsi a non capire. Il Cantico fa parte di questo tipo di letteratura. Quindi le allusioni e le simbologie sessuali disseminate nel testo non è detto che siano consapevoli, anzi io penso che in larga parte non lo siano. Per questo non so quanto sia corretto, e funzionale alla resa poetica, esplicitarle in un traduzione. Ora a me pare che Benigni ieri abbia fatto almeno in parte proprio questo. Se Ravasi e compagnia pensano di no e vengono a spiegarmi perché, me ne sto.
4 – Ad ogni modo, come hanno detto molti altri, sono ben contento che si parli così tanto del Cantico. Non voglio sprecare tempo ed energie in indignazioni virtuose fuori luogo, ma far passare il giochino del Benigni demistificatore no, è davvero troppo. È riuscito ad accreditarsi come quello che ha il ruolo di parlare in modo leggero di argomenti alti, ma guarda caso ha sempre la massima cura nel vellicare la mentalità dominante. Non sono sassi nello stagno i suoi, sono conferme di ciò che il potere ha deciso da tempo riguardo all’indirizzo che deve prendere la morale pubblica, il costume dei bravi cittadini. Triste eterogenesi del guitto irriverente.

aggiornamento

Sono stato in osservazione qualche giorno, sicuro che sarebbero usciti diversi articoli più o meno approfonditi di reazione alla provocazione di Benigni. Ho scelto questi.

Emanuele Boffi – Benigni ha ridotto il Cantico a un poemetto erotico – Tempi
Ignazio La China – Benigni, il furbetto che sfrutta l’ignoranza della gente – Tempi
Rosalba Manes – Non il canto dell’amore libero ma dell’eros redento – Agensir
Lucia Bellaspiga – Il Cantico dei Cantici, Benigni e quel cedimento al «poeticamente corretto» – Avvenire
Marco Grieco – Gandolfini contro Benigni, Ravasi e Avvenire plaudono – In Terris
Finestre sull’arte – Anche Benigni provoca il pubblico di Sanremo
Rosanna Virgili – La lunga passione della scrittura (e il valore della competenza) – Avvenire

26 Settembre 2019

A chi piace pensare che la sofferenza piaccia a qualcuno

Filed under: Il cristiano informale — alessandro @

Non ho per niente le idee chiare sul fine vita, l’ho sempre ammesso da Eluana in poi. Penso che sia molto, molto difficile fare considerazioni generali, ogni storia è un caso a sé. Mi sono però molto chiare alcune cose.
– Oggi il fattore “sofferenze indicibili” è cambiato molto perché la terapia del dolore ha fatto progressi notevoli, quindi sarebbe il caso di non ripetere mantra ormai datati
– Per contro, le tecniche di rianimazione creano situazioni che fino a mezzo secolo fa erano quasi inesistenti, quindi bisogna andare molto cauti nel definire il confine tra cura e accanimento terapeutico
– La questione della qualità della vita è un ginepraio e demandare al solo individuo ogni valutazione, decisione e responsabilità non credo che sia la soluzione
– Chi sostiene il suicidio assistito in nome della libertà di scelta, e poi vorrebbe negare ai medici la libertà di rifiutarsi di collaborare a un progetto di morte, è in contraddizione, e prima di parlare dovrebbe far pace con se stesso
– Chi sceglie di reiterare luoghi comuni idioti del tipo “alla chiesa piace la sofferenza” forse non è ipso facto un idiota, ma si prenda la responsabilità delle idiozie che vuole ostinatamente ripetere.

13 Giugno 2019

Riparazioni entropiche

Filed under: Il cristiano informale,Il postulante de-genere — alessandro @

Un Cardinale, abbiamo un cardinale ❤️ La Curia di Genova ha chiesto agli organizzatori delle veglie di preghiera di “riparazione” al Liguria Pride di annullare le iniziative. Molto bene.
Questi fanno una confusione enorme, strumentalizzano la preghiera. Se dovessimo fare momenti di preghiera per riparare tutte le bestemmie fatte in luogo pubblico non faremmo altro nella vita. Tutte le volte che facciamo adorazione del Santissimo Sacramento “ripariamo”, non c’è bisogno di altro. Queste iniziative in realtà sono manifestazioni di dissenso travestite da preghiera. Mi stupisco peraltro che tra gli aderenti ci siano le sentinelle in piedi, che hanno sempre distinto, correttamente, le loro manifestazioni pubbliche da questioni di fede. Se non si capisce che il dissenso a certe posizioni deve rivolgersi a tutti, perché sono questioni di ragione e non di fede (come ha sottolineato recentemente il Papa a proposito dell’aborto) si fanno solo danni. Si fa danno alla fede, perché viene identificata impropriamente con una causa politica che è invisa a molti; si fa danno alla causa che si vuole sostenere, perché si indebolisce dandole una connotazione confessionale che non dovrebbe avere.

22 Aprile 2019

Che siano una cosa sola

Filed under: Il cristiano informale — alessandro @

C’è anche una cingalese che viveva a Catania da più di 25 anni tra le vittime. Questa è una notizia che ha passato la selezione nei lanci di agenzia italiani sulla tragedia degli attentati in Sri Lanka. Logica giornalistica comprensibile, perché chi fa informazione per lavoro sa benissimo che funziona così, più una cosa è vicina e più ci interessa. E se non è vicina nello spazio dev’esserlo almeno per qualche appartenenza comune, come la nazionalità o i pochi gradi di separazione. Di vicinanza ideale perché gli attentati sono stati fatti contro cristiani non si può parlare, perché guai a fare l’equazione italiano uguale cattolico, cosa anche questa comprensibile, anche se insomma, ciò che accade a cattolici e cristiani nel mondo dovrebbe interessare a un italiano, che sia credente o no. Però queste sono appunto le logiche dell’informazione alle quali non mi va di conformarmi troppo, non oltre lo stretto necessario. Noto invece con dispiacere che molti cattolici non si sentono toccati da quanto avvenuto ieri in un posto che evidentemente sentono troppo lontano.
Allora invito a pensare a quanto sia devastante la storia di questa donna cingalese, che vive e lavora in Italia da una vita, che torna a Ceylon per le feste e va a messa a Pasqua con i suoi parenti, i suoi amici d’infanzia o gioventù, nel cuore della sua comunità di origine. E muore. Per essere andata a messa. Abbiamo mai dovuto temere per la nostra vita quando siamo andati a messa? No, al massimo temiamo una lungaggine eccessiva del rito, una liturgia sciatta o poco coinvolgente che non riesca a bucare neanche per qualche minuto la nostra distrazione cronica. Io da ieri mattina penso che noi, che non dobbiamo temere per la nostra vita quando andiamo in chiesa, abbiamo una responsabilità più grande. Abbiamo una fortuna e un’opportunità che molti in diverse parti del mondo non hanno. E vivono (e muoiono) con noi, uniti a noi nel mistero eucaristico.

17 Settembre 2018

Premesse razionali e certezze esistenziali

Filed under: Il cristiano informale — alessandro @

Io sono apertissimo a vagliare i dubbi di chiunque, ma i professionisti del dubbio mi permettano un appunto.
Un conto sono le premesse razionali all’ipotesi dell’esistenza di Dio, che ci sono e sono molto solide. Premessa razionale non vuol dire che l’esistenza di Dio è dimostrabile incontrovertibilmente, ma che non ripugna alla ragione pensarla, anzi è facilmente constatabile che la ragione propende naturalmente, proprio per come è fatta, per l’ipotesi dell’esistenza di un essere creatore, intelligente e personale. Questo non implica che pensare l’inesistenza di Dio sia irragionevole.
Un altro conto è il percorso personale. Un percorso necessario per arrivare a una certezza esistenziale che le premesse razionali, da sole, non possono raggiungere. In virtù di questo percorso io mi dichiaro certo dell’esistenza di Dio e del Dio cristiano, e sono molto curioso di confrontarmi con i percorsi degli altri ma oggi come oggi, superato il mezzo secolo, ritengo impossibile o altamente improbabile che qualcuno o qualcosa possa scalzare questa certezza. Non sarebbe un “liberarsi da schemi e condizionamenti”, ma rinnegare l’esperienza profonda, tutto ciò che oggi mi permette di dire “io”. Il confronto con gli altri, da un certo punto della mia vita in poi, non ha fatto altro che approfondire le certezze che avevo già raggiunto. La cosa interessante è che nella prospettiva in cui sono non mancano le nuove e rivoluzionarie ipotesi, le rotture di schemi e pregiudizi: anzi direi che è un continuo ribaltamento di tutto. Non c’è nulla come una fede autentica che allena a mettere sempre tutto in discussione, ogni giorno. Chi pensa che ribaltamento massimo possibile sia il passare dal credere al non credere o viceversa è in errore: nell’orizzonte del credere ci sono altezze e vertigini che metterebbero alla prova il senso dell’orientamento di chiunque. È una sfida ben più impegnativa che rinunciare a qualsiasi certezza sull’esistenza di Dio: navigare dentro a una solida certezza su Dio apre all’infinito, con tutte le conseguenze immaginabili su una ragione, su una vita, su persone finite come noi siamo. La questione per me oggi è soltanto quanto riesco ad aderire a ciò che ho riconosciuto come vero. Non sono legato “alla religione”, sono legato a ciò che ha costruito tutto quello che sono.

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