Cronachesorprese

8 giugno 2017

La buona strada interrotta

Filed under: Il cristiano informale,Il postulante de-genere — alessandro @

L’Agesci non è più un movimento cattolico. Occorre prenderne atto, bisogna che i cattolici che sono ancora in quel movimento pongano la questione con forza. Abbiamo bisogno come l’ossigeno di due cose: chiarezza e unità. Ma non possiamo sacrificare la seconda alla prima, perché senza chiarezza non c’è vera unità. Io ho firmato questa petizione (anche se non è scritta benissimo e “scautismo” con la a non si può proprio vedere, ma vabbé).

Se fai l’educatore cattolico devi seguire le regole cattoliche. E non per “salvare le apparenze”. I sacerdoti seguono le regole vivendo il celibato e la castità (che siano omosessuali o no, non ha alcuna rilevanza), se non lo fanno non sono buoni sacerdoti. Allo stesso modo i laici che si prendono la responsabilità di fare gli educatori: se non seguono non stanno svolgendo bene il loro incarico. Naturalmente ognuno fa quello che ritiene in coscienza, io stesso mi sono trovato spesso in conflitto, nella mia condotta di vita, con le “regole” e non escludo di trovarmici ancora. Ma non mi prendo responsabilità educative.

Nel caso in esame, non si sarebbe neanche dovuta porre la questione: non avrebbe dovuto essere il parroco a chiederlo, era l’educatore a dover trarre le conseguenze delle sue scelte. Se non l’ha fatto era perché voleva sollevare il caso: gli articoli che leggiamo in questi giorni sono il risultato di una strategia. Mi spiace ma non ha ragione, ha torto. L’unica cosa che non condivido del ragionamento del parroco è il passaggio sull’ “ostentazione”: non è questo il punto e anche lui, del resto, è da anni che chiede di risolvere il nodo, non l’ha fatto solo dopo l’unione civile.

Quando ero all’università ho fatto il catechista per due anni perché un parroco mio amico mi aveva chiesto aiuto. L’ho fatto volentieri ed è stata un’esperienza che mi è servita molto (e spero di aver lasciato qualcosa di buono ai ragazzi). Ma quando ho deciso di iniziare una convivenza con una donna ho deciso parallelamente che non avrei più accettato incarichi del genere. L’ho deciso io, nessuno ha dovuto chiedermi di fare un passo indietro. In un’appartenenza come quella alla chiesa il punto è a cosa tieni davvero, se all’affermazione di una tua idea o all’affermazione di qualcosa di diverso che va un po’ oltre le tue vicende personali. Questo è il discernimento, non quello di cui parlano certi documenti fumosi.

Sono triste. Sono stato lupetto per quattro anni della mia bella infanzia e per un periodo più breve anche scout. Quella lunga, lunga traccia mi sembra sempre più evanescente.

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25 maggio 2017

Al di là delle amache

Filed under: Il cristiano informale,tutto considerato — alessandro @

L’amaca di Michele Serra di oggi (anzi di ieri ormai) mi ha aiutato a mettere a fuoco un pensiero che covava da un po’, un certo disagio che forse ho superato con una domanda semplice semplice: perché molti atei contemporanei parlano così spesso dell’aldilà, dell’inferno e del paradiso? Sembra che questo sia un problema più per loro che per i credenti. E così è in effetti, ma mi riesce sempre più difficile spiegarlo: non posso parlare delle altre fedi, ma un cristiano non pensa *mai* all’aldilà. Perché sa benissimo che tutto ciò che può pensare è un’immagine insufficiente. Poi le immagini servono, si usano: aiutano a far memoria delle cose importanti. Ma si sa che sono immagini, non si ipostatizzano.

Il cristiano non agisce mai in funzione del “dopo”, anche quando fa dottrina sul dopo. Il “dopo” è semplicemente un orizzonte più ampio rispetto al presente. Tutto qui. Quasi banale anche senza aderire a una fede positiva: ciò che vedo, ciò che sento, ciò che sperimento, ciò che capisco è solo una parte infinitesima della realtà. Puoi sentirti schiacciato, o immerso, o sperso, o cullato, ma è una certezza: l’universo “spacca”. Spacca il mio orizzonte da ogni lato, a ogni istante, in ogni circostanza. Basta un po’ di realismo. La differenza tra un credente e un non credente in buona parte è questa: c’è un “Chi” che spacca, o c’è solo un “Cosa”. Ma se tutti mettessero almeno la Maiuscola ci ritroveremmo nel riconoscimento di una Grandezza di fronte alla quale siamo ben piccoli, e vivremmo tutti meglio, in maggiore armonia.

Da anni sono stupito della superficialità e dello schematismo dei ragionamenti di molti non credenti ( non tutti, eh: anzi ho trovato molta più franchezza, autentica ricerca spirituale, disponibilità all’ascolto e stimoli a rendere ragione della mia fede in alcuni atei che in molti credenti) attorno ai fondamentali della fede, come se davvero fossero convinti che sia sufficiente quel livello per liquidare la questione. La ravviso ogni giorno questa convinzione rudimentale nelle battute, nelle imprecazioni, nelle generalizzazioni, in tutte quelle piccole allusioni che sono ormai una nevrosi specifica. E a pensarci in questi ragionamenti si avverte proprio un’urgenza di liquidare la questione. Dover proiettare quella superficialità su tutti i credenti per far tacere qualcosa. Una gigantesca straw man fallacy per togliersi il pensiero. Certo, l’attentatore di Manchester è un’occasione ghiotta per rinforzare lo schema. E figurati se Michele Serra se la faceva scappare. Fervorini quotidiani, insomma. Potremmo farci un bel libretto di preghiere: è una sorta di devozionalismo, in fondo.

Peccato che l’attentatore di Manchester non sia un credente. È solo un nichilista che dà una forma religiosa al suo “cupio dissolvi”. Usa quella forma ma potrebbe usarne altre, la sostanza non cambia. No Michele, la “promessa dell’aldilà” non c’entra nulla. Sei fuori strada, e forse sai anche di esserlo. Hai solo bisogno di questo schema per razionalizzare ciò che non è facilmente razionalizzabile, perché quello che sta succedendo è molto più assurdo e spaventoso.

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24 maggio 2017

Tutto è puro per i puri di Manchester

Filed under: Il cristiano informale — alessandro @

Potete immaginarvi quanto mi piaccia questo video. Ma dopo aver letto certe cose scritte da chi dovrebbe essere guida ed esempio di altri io questo video lo prendo e lo attacco sulla bacheca, è il mio manifesto di oggi. E giuro che fino all’altra sera non sapevo neanche chi fosse Ariana Grande.

L’idea di creare una società di puri in un mondo separato non è la mia idea di cristianesimo, e a mio modesto parere non c’entra proprio nulla con il cristianesimo ma con un’idea di controllo dei costumi che serve al controllo della società, *e quindi* fa male alla Chiesa. Tutte le volte che la Chiesa si è resa mera funzione di controllo dei costumi e di controllo sociale ha tradito se stessa e ha perso i suoi figli per strada, perché ha rinunciato alla possibilità di conquistare i cuori. Grazie a Dio non è mai stata solo questo. Se fosse stata solo questo, come pensano in molti (sbagliando), non esisterebbe più da secoli. Ma quindi chiediamoci quanto attraverso di noi può ancora vivere. E chiediamoci se non è proprio la “separatezza” la risposta che vorrebbero gli attentatori dai cristiani. Noi non siamo come loro? Vero, ma se ci separiamo dal resto della società cominciamo a essere come loro. L’Europa è altro. Grazie a Dio (e non all’Illuminismo: ma con certi argomenti non riusciremo mai a dimostrarlo, e men che meno a mostrarlo).

Poi non giudico, non entro nel merito perché non ho figli. Ma penso che se fossi genitore non impedirei ai miei figli di andare a vedere Ariana Grande. Non penso proprio. Penso invece che cercherei di ragionare con loro su ciò che andranno a vedere e spiegherei perché non mi piace, e magari li prenderei bonariamente in giro, stando attento però a non mortificarli. Forse andrei con loro, come hanno fatto molti genitori a Manchester, o forse li accompagnerei all’entrata e li andrei a prendere all’uscita, lasciando che si godano quel momento tra pari. Non lo so, ripeto, posso solo immaginarlo. Ma come potrei pensare di sottrarre completamente mio figlio all’esposizione a cose che non approvo? Intanto, *che cosa* non approvo? Tutto nell’esperienza è sempre un misto di buono e cattivo, da dove dovrei cominciare? Quello che serve è un rapporto vero con i figli, non una loro incontaminazione impossibile e disumana.

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15 aprile 2017

Fraternité? Dov’è?

Filed under: Il cristiano informale — alessandro @

La Croix intervista Marine Le Pen e io mi chiedo se i cattolici francesi, che ho tanto ammirato quattro anni fa per lo stile della Manif pour tous, pensano davvero di votare questa qui. Mi auguro di no.

“Sono arrabbiata con la Chiesa perché si occupa di tutto tranne che di ciò che la riguarda”.

Quindi è Madame Le Pen che decide di che cosa si deve occupare la Chiesa? Preferisco di gran lunga un ateo a un sedicente cristiano come lei, questo è il pensiero di una certa borghesia a cui interessa solo una “spruzzata” di valori religiosi perché è funzionale al controllo sociale.

“La carità non può essere che individuale”.

Quindi qualsiasi principio solidaristico di ispirazione cristiana, cioé la parte migliore dell’impegno politico dei cristiani, il loro contributo migliore al processo democratico degli ultimi 200 anni, non ha alcun valore: per questa qui la “carità” non deve ispirare impegno sociale e politico, è solo una roba sentimentale e narcisistica da dame di carità.

“Che il Papa esiga (sic) dagli Stati di andare contro gli interessi dei popoli non mettendo condizioni all’accoglienza di un’immigrazione imponente per me ha rilevanza politica e costituisce un’ingerenza, perché è anche il capo di uno Stato”.

Quindi il Papa che a Lampedusa mette l’Europa di fronte a un clamoroso fallimento dei suoi valori, della sua ragion d’essere “esige”? No cara, fa solo da specchio di quello che siamo diventati, e se questo dà fastidio alle dame di carità tue amiche che evidentemente non si guardano mai allo specchio non so che farci, questa è la realtà.

Trovo queste tre affermazioni di Marine Le Pen sbagliate, non condivisibili in nulla. Ma sono animate dalla stessa idea di “non ingerenza” propugnata anche dai suoi avversari politici. È la stessa idea offensiva in base alla quale se fai politica secondo un’ispirazione cristiana sei solo un conformista e un vassallo di uno stato straniero, non puoi essere sinceramente convinto di fare del tuo meglio per il bene comune. Il laicismo è cattiva laicità ed è sempre sbagliato, da qualsiasi parte venga.

1 novembre 2016

Ecumenismo e buona stampa

Filed under: Frankie stories,Il cristiano informale — alessandro @

Sapete dove sta (a mio modesto parere) una delle più grandi novità dell’incontro ecumenico di Lund? Non certo nel dialogo amichevole tra cattolici e luterani, cominciato da tempo e proseguito anche con il contributo di Ratzinger (che a Erfurt nel 2011 usò parole molto simili a quelle usate da Francesco). Sta in quell’invito rivolto sull’aereo ai giornalisti, “aiutateci a spiegarlo”. E mi sembra che l’invito sia stato ascoltato: non vedo sui giornali le solite semplificazioni. Sono passati quasi cinquecento anni dalla riforma e negli ultimi cinquanta è cominciato finalmente un cammino nuovo, di cui Lund è solo una tappa; ne sono passati invece appena dieci dal fraintendimento di Ratisbona, uno sgambetto e un cattivo servizio (ai lettori più che alla Chiesa) per il quale molti giornalisti devono ancora chiedere scusa, ma quello strappo, che nell’epoca dell’informazione istantanea non è cosa da poco, sembra quasi ricucito. E di questo bisogna dar merito a Papa Francesco.

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