Cronachesorprese

23 ottobre 2007

Blogbuster

Filed under: forse cercavi — alessandro @

fantasmiÈ bastato un venti per cento di paranormale nel test del post precedente e subito è arrivato il referrer a tema: “cosa fare in caso di fantasmi?
Non so, caro navigatore. Devo rifarmi alla vasta filmografia sull’argomento. Abiti in un castello scozzese? Hai alle pareti quadri di personaggioni in abiti demodé dall’aria sinistra? La tua casa è stata costruita su un camposanto? Quando ti lavi i denti vedi la tua faccia come un chewing gum e trovi le tue gengive oltremodo impressionanti? Se hai risposto sì ad almeno una di queste domande non devi far altro che aspettare, prima o poi arriverà un esorcista, o un investigatore, o Dylan Dog, o Chuck Norris. Se il fantasma è una fantasma ed è anche graziosa, fai amicizia e cerca di approfittarne prima della risoluzione del caso: puoi combinare qualcosa e poi scompare senza lasciare traccia, pensa che fortuna. Se invece hai a che fare con un marmocchio dall’aria spaurita che parla poco, che se parlasse di più potrebbe lamentare episodi di bullismo a suo danno e che comunque ha l’aria di saperla più lunga di te, comincia a preoccuparti: non è lui il fantasma.

18 settembre 2007

A domanda rispondo

Filed under: forse cercavi — alessandro @

Oooh, ogni tanto capita di essere la risposta perfetta alla domanda di chi cerca.
Ultimo referrer: “in quale film toto’ e de filippo facevano i falsi testimoni?
Primo risultato (dopo questo post sarà il secondo), pertinenza cento per cento :-)

23 agosto 2007

Si-Sdelinki!

Filed under: forse cercavi — alessandro @

E va bene, non lo faccio più. Nel post che ho dedicato al libro di Calabresi mi ero permesso di fare un link diretto a un’immagine trovata in rete della famosa foto simbolo della P38. Non ho visualizzato l’immagine sul mio blog, mi sono limitato al link, che rimandava alla foto isolata.
Non mi sono accorto che il sito in cui risiede l’immagine è nientemeno che quello del Sisde, che presenta come home page la versione online di Gnosis – Rivista italiana di intelligence. Rivista non male peraltro, con articoli e interviste a personalità di primo piano (Cossiga, Pier Luigi Vigna nel numero attualmente in vendita nelle “librerie dello Stato”…) e dati interessanti, come la cronologia del terrorismo dal 2004 a oggi.
Non male, sì, però… i link diretti alle immagini non si possono fare. Da qualche giorno l’Url che avevo selezionato non rimanda più all’immagine della P38, ma a un messaggino non proprio rassicurante: “La pagina richiesta non esiste o non è consultabile. Si consiglia vivamente di non effettuare ulteriori tentativi di accesso ad aree riservate“. In background lo stemma del Sisde, con il motto “Per aspera ad veritatem”.

Ora, che dire… chiedo umilmente scusa :-)
Gli hacker naturalmente darebbero un occhio per defacciare il sito del Sisde: posso capire che un servizio di intelligence sorvegli a dovere i suoi server. Dico, se non lo fanno loro… Ma un messaggio così, a mio parere, è sbagliato. Le regole della comunicazione esistono per tutti. Perché non posso fare un link diretto a un’immagine pubblicata, regolarmente presente sulle pagine di un sito? O meglio: l’immagine era a tutti gli effetti una pagina, aveva una sua Url. Quel link non era un “tentativo di accesso ad aree riservate”. Se un’immagine è pubblicata gli accrocchi per nasconderne la Url, oltre ad essere facilmente aggirabili (al limite me la risalvo con uno screenshot, la qualità non sarà certo molto diversa), sono un ostacolo alla disponiblità di una risorsa che si è deciso di rendere pubblica. Porre questioni di proprietà intellettuale è già discutibile; ma porre addirittura questioni di riservatezza per cose pubblicate mi sembra non solo poco netwise, ma anche contraddittorio.
Per me è una regola di buona comunicazione e, se vogliamo, di cortesia sul web. Dovrebbe valere per tutti. Impedire un link è la negazione di internet, e non c’è Sisde che tenga.

31 luglio 2007

Ecchekkeyword!

Filed under: forse cercavi — alessandro @

Quinto, eccheccazzo! :-D

18 luglio 2007

L’attributore di contenuti

Filed under: forse cercavi,il viandante digitale — alessandro @

Attraverso Mafe, e poi altri post segnalati su blogbabel, trovo questo post di Marco Mazzei su un tema stuzzicante.
Google news attribuirebbe a Repubblica la notizia delle indagini su Prodi? Solo perché è di Repubblica l’articolo più in evidenza su quella notizia? Mi sembra un po’ poco per affermarlo. Che qualche navigatore possa erroneamente pensare che la notizia è di Repubblica e non di Panorama non può essere imputato a Google news, ma a una lettura poco accurata: tutti i giornali hanno spiegato che il capo del governo ha appreso la notizia dal sito di Panorama. “Secondo google news” è un’espressione senza significato, e sono d’accordo con quanti pensano che Google non sta facendo un mestiere diverso dall’aggregatore.

Però Mafe nei commenti approfondisce, va oltre e ipotizza che la selezione editoriale del futuro sarà almeno in parte aggregazione di user generated content: che lo faccia in modo etico, professionale e secondo regole il più possibile condivise è un problema che prima o poi si dovrà affrontare. E Mafe da tempo riflette su questo: se ben ricordo la prima volta che l’ho sentita parlare in real life, al Barcamp di Torino, chiedeva se fosse possibile una soluzione tecnica per controllare l’aggregazione dalla fonte.
La discussione a Torino, da quel momento, si fece calda e vennero fuori posizioni molto diverse e articolate. Di sicuro, se alla soluzione tecnica (che non dovrebbe essere difficile da trovare) non si accompagna un impegno degli editori-aggregatori a rispettare alcune regole condivise, non se ne farà mai nulla.
Per applicare l’idea a quello che è successo, Panorama potrebbe essere risentito con Google news perchè ha presentato un suo scoop in un contesto ambiguo che non ne ha valorizzato l’originalità: quindi mette un bel flag a tutti i prossimi articoli e impedisce a Google news di aggregarli.

Finché Google news rimarrà quello che è, ovvero un aggregatore neutrale, un’operazione del genere va solo a danno di chi rinuncia alla visibilità offerta da Google. Ma se applichiamo questo criterio a contesti davvero editoriali, e ipotizziamo un futuro non tanto lontano in cui la rete sarà piena di contenuti scritti per essere aggregati, magari già pensati per rientrare in un’aggregazione guidata da un preciso taglio editoriale, la questione diventa bella spessa. E riguarda anche il valore economico dei contenuti.

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