Cronachesorprese

23 gennaio 2018

Formati di voto

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Il 4 marzo voto doc. Fatemi sapere in quanti secondi l’avete capita.

28 dicembre 2017

Bilancio di legislatura

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Questa legislatura avrebbe dovuto sopravvivere pochi mesi, il tempo di eleggere il Presidente della Repubblica e di varare una legge elettorale. Questo secondo il buon senso, la logica e a favore del bene di tutti. Invece è arrivata a scadenza naturale dopo aver rieletto il Presidente della Repubblica uscente (mai successo) e senza aver partorito una legge elettorale che segnasse una vera discontinuità da quelle degli ultimi 15 anni che hanno aumentato l’ ingovernabilità e hanno tolto potere di scelta agli elettori. Quindi insomma, un fallimento almeno dal punto di vista istituzionale, senza scendere nel dettaglio delle leggi approvate che certo non trovo entusiasmante. Io ero già lontano da molto tempo da un’opzione preferenziale per uno schieramento, e questa legislatura ha completato il processo di distacco. Non c’è più niente e nessuno nell’attuale proposta politica che mi attiri in misura non dico decisiva (era da tempo già così) ma almeno “suggestiva”. Non so davvero chi, cosa votare. L’unica certezza per ora è l’antifascismo, quindi nessuna possibilità a chi gioca di sponda o di non belligeranza con il neofascismo che ha risollevato la testa negli ultimi tempi, soprattutto in questo 2017. E nessuna pietà neanche per chi sbandiera un’appartenenza cattolica di facciata: chi tenta di strumentalizzare la fede per fini politici per me non esiste. Ma non basta, sinceramente. Se le preferenze avessero più peso mi sentirei davvero libero di mettere tutti i candidati del mio collegio in ordine alfabetico e scegliere guardando solo le loro storie e le loro facce. Ma sappiamo che conteranno poco. Navigo a vista. Voterò sicuramente, ma chissà chi. Ho tre mesi di tempo per trovare un’ispirazione.

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26 giugno 2017

Elezioni a Genova: ballottaggio

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Se avessi voluto scommettere dieci euro sul vincitore non so se avrei puntato su Bucci, anche dopo l’ottimo risultato al primo turno. L’astensione troppo elevata consigliava di non essere troppo categorici sul ballottaggio.

Ma alla fine il dato di affluenza a Genova è buono, se confrontato con il primo turno: solo un 6% in meno. Naturalmente i votanti due settimane fa erano già pochissimi, quindi restano pochi anche quelli di ieri. Però solo un 6% in meno nel ballottaggio significa che quasi tutti quelli che hanno votato al primo turno hanno votato anche al secondo. Poi non è neanche così, c’è stato probabilmente almeno un piccolo recupero sull’astensione da parte dei due candidati, mentre altri che al primo turno hanno votato per candidati che non sono arrivati al ballottaggio non sono tornati alle urne.

Il raffronto con i risultati delle liste al primo turno offre una coincidenza suggestiva: i 15.000 voti in più di Crivello *sembrano* la somma dei consensi raccolti da Putti e Merella. Non sarà così, ma ho la sensazione che Crivello abbia avuto la migliore performance tra quelli che non hanno votato per lui al primo turno, e l’apparentamento con Merella non bastava certo a garantirlo. Però poteva vincere soltanto andando a pescare nell’enorme serbatoio degli astenuti, dove c’erano (e dove sono rimasti) molti voti di sinistra, molti di più di quelli che al primo turno hanno votato per altri candidati. Evidentemente non c’è riuscito, ma non solo: è avvenuto in misura minima, trascurabile, ed è questa la prima cosa davvero sorprendente e la prima causa della sua sconfitta. La seconda è che i 24.000 voti che Bucci ha guadagnato rispetto al primo turno si spiegano soltanto con una infusione massiccia dai cinque stelle, nonostante i forzati proclami di equidistanza da parte dei loro esponenti principali. E questo smentisce un altro dato che molti hanno sempre preso per buono, e cioé che l’elettore M5S genovese sia più affine alla sinistra che alla destra.

A questo giro ho votato per Crivello, primo turno compreso. Confermo la mia tradizione negativa: per le comunali non ho mai votato un candidato vincente :-)
Ero tutt’altro che entusiasta di questa scelta, come si può immaginare. Ma sono sinceramente preoccupato dell’involuzione del centrodestra, e oggi faccio molta fatica a votarlo. In questa coalizione Lega e Fratelli d’Italia hanno troppo peso. La grande speranza che avevo negli anni novanta e fino a dieci-dodici anni fa di vedere finalmente in Italia un centrodestra nuovo, europeo, senza alcun legame con un passato impresentabile sta sfumando. Non ho nessuna affinità, nessun legame con l’elettore medio della Lega di Salvini e di Fratelli d’italia della Meloni. È proprio l’elettore che non mi piace, ancora prima dei leader, posto che comunque Bossi, in confronto a Salvini, avrebbe potuto passare per un fine statista, e il confronto Fini – Meloni è ancora più impietoso. No, è proprio l’elettore che non ha niente a che fare con me. Razzista, ignorante di storia (al livello di “ma vediamo anche cosa ha fatto di buono Mussolini”, insomma questa spazzatura qui), senza nessuna vera idea politica che non sia “cacciamo i rossi dalle nostre città”.

Qualcuno potrebbe chiedere quale sia la differenza rispetto all’elettore di centrodestra di vent’anni fa. La differenza è enorme a mio parere. Per diventare coalizione di governo il centrodestra negli anni novanta aveva puntato sulla moderazione, sull’avvicinamento al centro e la marginalizzazione degli estremi e poteva contare sull’esperienza di governo e amministrativa di ex democristiani di un certo livello, non proprio dei cavalieri senza macchia ma almeno persone sensate. La Lega, pur con parole d’ordine populiste, puntava prevalentemente al federalismo e a livello locale ha prodotto buoni amministratori. Lo strappo di Fini con la creazione di Alleanza Nazionale, la scelta di gesti simbolici di chiara rottura con il passato hanno allontanato subito una parte di impresentabili, altri si sono mimetizzati e adeguati ma c’era la speranza che sarebbe stata solo questione di tempo, di un cambio generazionale per non vedere più nostalgici in quella forza e nel parlamento in genere. Insomma c’erano le premesse per un’aggregazione di centrodestra che mettesse finalmente l’Italia al passo con le altre democrazie occidentali. Vent’anni dopo, esaurita la spinta aggregatrice di una leadership controversa ma energica (l’unico vero merito che riconosco al Berlusconi politico, come dissi al tempo del prevedibile naufragio del Popolo della Libertà: aver creato le condizioni materiali, non ideali, per una aggregazione di centrodestra in Italia), la scena è invasa da nani e ballerine e l’adesione a una forza politica è più una questione di engagement che di persuasione e di impegno.

Il nuovo sindaco è un moderato, è una brava persona, ma non so cosa potrà fare di buono con le forze che lo sostengono e con i suoi elettori che gli presentano, più che domande mature di buona amministrazione, un confuso desiderio di allontanare dagli occhi tutto ciò che li infastidisce e li inquieta. Rispetto a vent’anni fa gli italiani sono più poveri, disillusi, arrabbiati e insicuri. In questa situazione il razzismo e la paura attecchiscono con un niente, e le forze politiche che speculano su questo non possono avere il mio voto.

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30 novembre 2016

Al referendum costituzionale voto no

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Sarò un “ottimista” (e ci può stare) o un “ingenuo” come mi hanno detto (e questo no, non ci può stare), ma per una riforma costituzionale io mi prendo il lusso di non pensare alle contingenze politiche ed economiche. L’impasse istituzionale di questa legislatura è un conto (questo sì che va considerato), le scelte del governo e i rapporti di forza attuali in parlamento sono un altro conto. Penso sinceramente che ci siano buone ragioni per votare sì e altrettante buone ragioni per votare no. I principali problemi che vedo sono tre.

1 - Il superamento del bicameralismo perfetto è opportuno, lo penso dai tempi della Bicamerale. Ed è il motivo principale per il quale ho pensato a lungo, ho letto molti articoli e vagliato opinioni diverse prima di decidere. “Non perderemo un’occasione storica e irripetibile?”, mi sono domandato. La risposta che mi dò oggi è no: possiamo raggiungere questo obiettivo in tempi ragionevoli e seguendo un percorso migliore, con un accordo più ampio tra le forze politiche. Penso che il dibattito per questo referendum sia stato positivo perché ha fatto maturare nella maggioranza degli elettori (anche di quelli che voteranno no) la consapevolezza di dover cambiare. Consapevolezza che non era stata raggiunta in occasione delle ultime proposte di revisione costituzionale. Ma va giocata nella prossima legislatura, dopo una campagna elettorale incentrata anche su questi temi. La chiarezza su questo fattore sarà il criterio fondamentale in base al quale deciderò per chi votare alle prossime politiche. Sicuramente il Senato come è previsto dalla riforma attuale non mi piace: meglio abolirlo del tutto, così mi sembra solo fattore di confusione e inefficace come contrappeso.

2 - Il referendum mette insieme questioni diverse che dovevano essere divise in più schede, perché non c’è alcuna organicità tra la riforma delle due camere, la riforma del referendum, l’abolizione del cnel. Al massimo posso concedere che cambiare i metodi di elezione del presidente della repubblica e dei membri della corte costituzionale sia collegato alla riforma delle camere, ma non è proprio rigoroso neanche questo collegamento

3 - A me la riforma del titolo V del 2001 piaceva e non vedo motivi per eutanasizzarla dopo soli 15 anni. Non mi piace soprattutto la direzione centralista che si prende: è proprio una marcia indietro rispetto al 2001. Non penso che le regioni nel nuovo senato avranno più peso, penso che ne avranno di meno e penso che i territori faranno fatica a far sentire la propria voce e a incidere sulle scelte del governo. L’attuale Conferenza delle Regioni forse è più efficace: è peraltro una sede in cui spesso le regioni superano le divisioni politiche e fanno prevalere le necessità imposte dall’attività amministrativa.

Come mi succede spesso, mi sento fuori dal dibattito. Mi sembra che i sostenitori del sì come i sostenitori del no perdano tempo dietro a questioni inessenziali. I primi sui risparmi che si possono realizzare: non sono così importanti da pesare sulla scelta del voto e sono un cedimento a una deriva demagogica che non mi piace, la rappresentanza ha un costo, se per togliere costi devo indebolire la rappresentanza preferisco tenere i costi. I secondi sul valore dell’elezione dei nuovi senatori: a me un’elezione di secondo grado per un senato così configurato starebbe benissimo, non è certo un problema. Sono proprio i compiti e i poteri di quello che dovrebbe essere il nuovo Senato che non mi convincono.

Ma ripeto, sono stato molto indeciso fino a ieri. La mia posizione è solo un calcolo costi benefici. Può darsi che sia un calcolo sbagliato, nel caso vinca il sì spero che lo sia. Io oggi scommetto su questo: bocciare la riforma oggi per farne una migliore in tempi ragionevoli, nella prossima legislatura, con un chiaro mandato elettorale per farlo.

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22 maggio 2014

Bruxelles, abbiamo un problema

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Dopo aver fatto il consueto (e sempre ottimo per la scelta degli argomenti, la sintesi, la presentazione) sondaggio di Openpolis mi sento come in una navicella tra la terra e la luna senza la certezza assoluta di atterrare o di allunare. Qualcosa si è rotto nei collegamenti con i miei punti di riferimento principali e in una scala più grande di quella nazionale il problema si ingigantisce.

Ciò che mi rifiuto di fare è ciò che tutti i partiti italiani mi stanno chiedendo: dare valore di test nazionale a queste consultazioni. Io voglio decidere chi votare solamente in base alle questioni enormi che l’Unione Europea dovrà affrontare. Sono più o meno le 25 questioni scelte da Openpolis. Vorrei vedere un po’ più in primo piano le questioni etiche, che per me sono abbastanza dirimenti, ma è davvero difficile trovare una lista che appoggi le mie posizioni su questi temi e abbia anche idee di politica economica mediamente accettabili.

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Insomma, sono nel guado. Un’equidistanza dalle diverse posizioni abbastanza inedita per me. Mi consola che le stelle più lontane siano “le” cinque stelle. Almeno su quello ho le idee chiare: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Per il resto, meno male che ci sono le preferenze. Domenica mi prenderò il lusso vertiginoso di scordarmi i simboli e scegliere tra i candidati guardandoli negli occhi. Non sarà facile ugualmente, ma sarà più umano, razionale, avvincente.

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