Cronachesorprese

13 febbraio 2014

It’s Renzi time

Filed under: cronache — alessandro @

Se il Governo che comincerà tra pochi giorni arriverà davvero al 2018 sarà qualcosa di epocale, di storico. Non ci credo. Se dovessi scommettere oggi direi fine 2015 al massimo. Troppe le debolezze strutturali, a cominciare da una “larga intesa” che si è già ristretta di un bel po’ in dieci mesi e rimane qualcosa di troppo ambiguo. Io non credo che Alfano abbia la forza e il coraggio di affrancarsi davvero (intendo definitivamente, alla resa dei conti delle scadenze elettorali) da Berlusconi, ammesso e non concesso che ne abbia la volontà. L’ipotesi fantapolitica che avevo fatto qualche anno fa ai tempi della scissione di Fini rischia di essere perfettamente verificata con Alfano.

Il primo rischio del Governo Renzi, dunque, sarà di dipendere suo malgrado da equilibri nascosti che non riguardano la sua parte politica e neanche l’asse principale della sua anomala alleanza di governo.
Il secondo rischio è cadere troppo presto. Le urne sarebbero impietose con lui e con il suo partito. Già ha un credito eccessivo e immeritato, non sancito da un voto: per dimostrare di meritarselo il sindaco di Firenze deve superarsi. Gli è chiesto molto di più di quello che è stato chiesto a qualsiasi capo di governo negli ultimi vent’anni. Ha tutto da conquistare, tutto da dimostrare. La legittimazione delle primarie del Pd è troppo debole per essere giocata sulle decine di tavoli nazionali e internazionali (lui che finora è stato solo amministratore locale) sui quali dovrà giocare.

Oggi mi riesce davvero difficile capire perché si è cacciato in questa situazione. Dicono i suoi avversari (e lui stesso lo ammette, con aria di sfida) per un’ambizione sfrenata. I suoi amici invece dicono (e ancora lui, Matteo, lo sottolinea: risponde sempre a tutto e a tutti, sembra un campione di ping pong) per senso di responsabilità. Non credo a nessuna delle due spiegazioni. Credo che al netto di una dose sicuramente altissima, esagerata di autostima la mossa sia una scommessa politica, lucida, razionale. Fatta da Renzi senza guardare in faccia a nessuno, ma anche con poco riguardo verso se stesso e verso il non piccolo capitale di fiducia e di speranza finora accumulato.

Per ora gli riconosco solo un grande fegato. Coraggio, determinazione. Nient’altro. Di sicuro non basta. Ma per quello che si vede in giro da anni potrebbe essere un buon inizio.
In negativo il fiorentino ha scoperto le carte di una spregiudicatezza che, se in politica non è certo rara, non è neanche roba di tutti i giorni che venga fuori in maniera così spettacolare. Quando a novembre scorso si era ingaggiato nelle primarie per eleggere il segretario del Pd non riuscivo a capire. Mi sembrava una deviazione di rotta rispetto alla corsa dell’anno prima contro Bersani per candidarsi a premier. Oggi il senso della mossa è chiaro, ed è difficile pensare che non fosse premeditata. Letta non meritava certo una sconfessione così bruciante, e questo non fa onore a Renzi. Ha una sola possibilità per far dimenticare questa scorrettezza: dimostrare immediatamente che il cambio di passo della maggioranza di governo non è solo velleitario, è una realtà, una strada ben segnata e praticabile fin da subito. Ha poco, pochissimo tempo per farlo.

5 febbraio 2014

Bankitalia e il credito a cinque stelle

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Ho provato ad approfondire i contenuti del contestato decreto Imu – Bankitalia che ha suscitato la veemente reazione del M5S. Ho letto molti articoli, ho qualche elemento in più di giudizio ma non riesco ancora a concludere se di “regalo alle banche” si tratti o no.

Quello che è certo è che sono stati dati giudizi affrettati da una parte e dall’altra. Si è detto che il decreto è una sostanziale “privatizzazione” della Banca d’Italia ed è un’approssimazione grossolana, perché la Banca d’Italia non è statale, è solo un ente di diritto pubblico. Si è detto d’altra parte che la ricapitalizzazione non tocca in nessun modo i soldi pubblici e anche questo non è vero, perché la riserva statutaria da cui si attinge per la ricapitalizzazione è da considerarsi risorsa pubblica. Non sono in grado e non voglio entrare più di tanto negli aspetti tecnici della questione. Mi limito a cercare di capire qualcosa di più e a valutare gli effetti delle discussioni in corso sullo scenario politico.

Il M5S ha puntato molto sull’opposizione a questo decreto. L’ha fatto, dicono in molti, perché ha bisogno di rubare la scena a Renzi e di far parlare di sé in vista delle elezioni europee. Il cambio di marcia è evidente. I gesti plateali e al limite della legittimità tenuti dai deputati e dai senatori grillini monopolizzano da una settimana le cronache politiche.

Non dò un giudizio univoco su questa azione. Il M5S, bene o male, in modo criticabile o no, sta facendo opposizione. Il merito dei riflettori puntati su un decreto dal contenuto abbastanza lineare ma dalle conseguenze complesse, per certi versi epocali e difficilmente valutabili in proiezione futura da chiunque (non è uno scherzo una ricapitalizzazione che aumenta il valore delle quote di Bankitalia da 0,52 a 25.000 €), va tutto a loro. D’altra parte, come sempre, il loro continuo stare sopra le righe per richiedere attenzione non è immediatamente funzionale alla comprensione, ma a una presa di posizione emozionale; tende a imporre una narrazione senza provarla al vaglio di una verifica. Come molti italiani, diffido istintivamente di chi si pone in questo modo. E, altrettanto istintivamente, mi riesce difficile considerarne le buone ragioni, quando ci sono.

Il “regalo di 7,5 miliardi alle banche” non è un fatto, con buona pace del Fatto quotidiano e di Gianni Dragoni di Servizio pubblico: è un’interpretazione, è un modo di raccontare una delle conseguenze del decreto. E non sono certo un amico delle banche. Però delle banche abbiamo bisogno: se i cinquestelle vogliono mettere tutti i soldi sotto il materasso o la mattonella facciano, io mi regolerò diversamente. Se la ricapitalizzazione di Bankitalia dà maggiore solidità alle banche italiane è un bene per tutti. Se fossi un parlamentare dell’opposizione, invece di indulgere in atti oggettivamente antidemocratici come l’assalto ai banchi del Governo in aula e il picchettaggio alle porte delle commmissioni, cercherei di marcare stretto Letta per ottenere misure di controllo sull’operato delle banche a vantaggio di cittadini e imprese. Se la ricapitalizzazione di Bankitalia aiuterà le banche azioniste a superare lo scoglio di Basilea 3, le banche a loro volta dovrebbero mettersi al servizio di chi lavora e soffre le conseguenze della crisi più di quanto stiano facendo attualmente. Se si vuole davvero stare dalla parte dei cittadini è questa, a mio parere, la battaglia da fare ora.

22 gennaio 2014

Preferisco le preferenze

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Caro Renzi, caro Berlusconi, caro nuovo Partito Democratico e cara vecchia Forza Italia, non so più come dirvelo: voglio le preferenze, ridatemi le preferenze.

Non raccontatemi ancora una volta la favoletta del pericolo del voto di scambio orchestrato dalla criminalità organizzata. Dimostrate prima che gli uomini che scegliete voi, le strutture che costruite voi sono esenti da questo rischio e poi forse ne possiamo riparlare. Se non riuscite a dimostrarlo, onestamente, date agli elettori la possibilità di scelta: non è detto che facciano peggio. Si potrebbe anche tentare di tirare a sorte, magari va meglio.

Fate liste non bloccate e ragionevoli: ovvero non lenzuolate infinite per elargire l’ebbrezza della candidatura anche al cuggino del porco, ma neanche cinquine o sestine di polli d’allevamento che non hanno mai vinto neanche una figurina a muretto alle medie e se non avessero una cellula di partito in cui coltivare fantasie di rivalsa avrebbero aperto un negozio di filatelia o trovato un posto al catasto.

Non dico mica che non dobbiate essere voi a comporle, le liste. Giocatevi la credibilità così: componete liste di gente sensata e decente e poi buttatela nella mischia con un bel “vinca il migliore!”. Ma perché lo ritenete così inaccettabile? Che cosa si va a toccare della vostra dignità, che cosa si va a sminuire del ruolo che la Costituzione, giustamente, vi assegna? Fateci vedere che vi contendete il candidato onesto e competente, fate a gara a corteggiarlo, a sedurlo con tutte le vostre forze. Le mazzette non valgono.

Non so se avete chiaro quello che guadagnereste e soprattutto quello che il paese guadagnerebbe grazie a voi: un sostanziale, salutare rimescolamento delle attuali appartenenze. La squadra del cuore non si cambia mai, il partito sì. Coraggio, aiutate gli italiani a cogliere la sottile differenza tra un partito e una squadra di calcio. Negli ultimi vent’anni non avete fatto molto per farla percepire. Nessuno escluso.

7 gennaio 2014

Partenza da via del Molo

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via del molo genova

Più di cent’anni fa. Mio nonno bambino e al centro della foto. Altri “caratteri” di famiglia attorno a lui. Ogni volta che passo da lì, da via del Molo, guardo in su e provo a immaginarmi la scena. Non è possibile afferrarla e ricostruirla tutta, e chissà quanti errori e approssimazioni ho in testa. Ma chissà anche quante delle mie sensazioni sono giuste, più giuste della cronaca che potrei fare se ci fossi stato.
Questa foto oggi naturalmente è dedicata a te, zio Tom. Ciao.

27 dicembre 2013

L’ultimo viaggio della Virxe

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Cara Virxe da Barca, non ti vedrò mai più così:

virxe da barca, muxìa

però così i miei occhi ti hanno vista e non dimenticherò mai le due ore che ho passato a guardarti seduto sulla scogliera e a pensare. Sei stata amica e compagna di tutti i pellegrini che hanno finito il loro cammino davanti a te e al mare. Ora sei salpata di nuovo, hai preso il mare da cui sei venuta. Te ne sei andata a natale, ci hai voluto lasciare non da soli ma con una speranza neonata.

Ti ricostruiranno. Spero senza fretta, perché la fretta non ha mai detto bene in questi casi. La scogliera è già un luogo sacro. Non abbiamo bisogno di colate di cemento istantanee per celebrare ciò che lì si celebra da sempre, da epoche preistoriche, per godere della meraviglia congelata in quelle pietre dalle forme così strane, per apprezzare la certezza che si possa andare sempre oltre quel limite come oltre ogni limite del mondo fisico.

Vorrei che la nuova chiesa che sorgerà fosse eretta dalla gratitudine e dall’affetto dei pellegrini che ti hanno amata. Non importa quanto dovremo aspettare, l’importante è che sia il tuo popolo a prendersi cura di te, più che una sollecitudine istituzionale che valuta la perdita di una risorsa turistica. Chi se ne importa! Anche i cantieri sono belli, la Sagrada Familia l’ha reinsegnato a noi poveri idioti che non abbiamo più la fede per amare un tempio che non vedremo mai finito, che non capiamo più l’amore che muoveva chi portava le prime pietre delle cattedrali.

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