L’irriducibile “essere contro” di Spinoza a volte irrita anche me. Ieri no. Ieri una delle consuete battute al vetriolo degli autori del blog collettivo italiano più letto (e più saccheggiato) ha colto nel segno:
Tutti con il comandante De Falco: “È lui l’Italia vera”. Quella brava a parlare da casa.
Schettino è indifendibile. Schettino è un vigliacco irresponsabile, fuori di ogni dubbio. Resta soltanto da stabilire, e lo farà un giudice, quanto la sua irresponsabilità sia stata criminale. Tuttavia, di fronte all’imponente lapidazione socialmediatica che ha subito ieri, viene da chiedersi quanto i lapidatori siano dei potenziali Schettino. Sempre così: vent’anni fa non condividevo l’entusiasmo degli ultras dipietristi per lo stesso motivo, e tutto sommato credo che i fatti mi abbiano dato ragione. I lapidatori dell’era Tangentopoli, i prodi lanciatori di monetine erano in buona parte gli arrabbiatissimi esclusi dalle spartizioni di potere.
L’ormai celebre telefonata del Comandante della Capitaneria di Livorno Gregorio De Falco al Comandante della Costa Concordia Francesco Schettino al primo ascolto mi ha impressionato. È, per così dire, seducente. La voce ferma, la perentorietà dell’ordine e del richiamo al dovere. Innegabile: ha intercettato un bisogno di identificazione in un momento in cui la vergogna della crociera maledetta era sotto i riflettori di tutto il mondo. Gli italiani sono tutti Schettini? No per l’elmo di Scipio, gli italiani sono tutti De Falchi. Ma già al secondo ascolto il mito in costruzione vacilla. Non ci vuole molto a capire che tra i motivi di preoccupazione di De Falco non c’è solo il presente dell’emergenza, ma anche il futuro dell’inchiesta. Nella migliore delle ipotesi De Falco telefona per inchiodare Schettino alle sue responsabilità e, nello stesso tempo, per smarcarsi. Sapeva che probabilmente l’ordine che stava dando era impossibile da eseguire: una volta scesi dalla nave ormai troppo inclinata era arduo e insensato risalire. Sapeva che il comando virtuale delle operazioni passava a lui, una volta che Schettino aveva dichiarato l’abbandono nave (abbandonando irresponsabilmente non da ultimo, come anche i bambini sanno che un capitano deve fare). Nessun dubbio che De Falco abbia fatto tutto secondo le regole. C’è invece qualche dubbio sulla effettiva utilità di quella telefonata ai fini dell’emergenza.
Non sto accusando di vigliaccheria anche lui: in questa drammatica vicenda è tra le figure positive. Ma per me non è un simbolo, se non altro per il fatto che non era in mezzo al mare. Se devo cercare degli esempi preferisco guardare altrove. Preferisco, non per motivi campanilistici, Manrico Giampedroni che ha aiutato tutti prima di rompersi una gamba. Preferisco il batterista trentenne Giuseppe Girolamo che ha lasciato il posto in scialuppa a un bambino e ora è tra i dispersi. Gente che era a bordo, che ha provato paura come Schettino (perché nessuna persona sana può non avere paura in quel frangente) ma che ha reagito diversamente.
E purtuttavia aspettiamoci i peana al De Falco che ha salvato l’onore d’Italia, i rap “vada a bordo cazzo” (le magliette ci sono già) e l’ennesima spadellata di retorica.
Aggiornamento serale
Ringrazio Giovanni Giaccone e gli altri di Primocanale che mi hanno chiesto di intervenire nella Social Tv di stasera per parlare di questo post.
All’idea della creazione, e alla sua plausibilità, si può arrivare con la ragione. Nessuno invece sarebbe stato capace di immaginare questo metodo di ricapitolazione della creazione in un uomo, nella storia di un uomo, che è la nascita di Cristo. 

