Cronachesorprese

5 ottobre 2019

#Maatecosatitoglie #1

Filed under: cronache,Il postulante de-genere — alessandro @

Episodio gravissimo. La decisione della corte è in conseguenza dei fatti già riportati dalla stampa a luglio. A essere onesti, l’argomentazione difensiva che tira in ballo la fede è sbagliata o almeno inopportuna, perché rifiutarsi di usare un pronome femminile per rivolgersi a chi, in tutta evidenza, donna non è, non è questione di fede ma di semplice ragione e, direi, buon senso. Quel buon senso che molti giudici inglesi negli ultimi anni sembrano aver dimenticato. Però la risposta è inaccettabile e mette in questione la libertà religiosa e, naturalmente, di pensiero. Resistere.

27 settembre 2019

I bivi di Greta

Filed under: cronache — alessandro @

Lo Strike For Climate sarà qualcosa di nuovo e di molto bello se i ragazzi sapranno essere abbastanza accorti da evitare le strumentalizzazioni. Hanno davanti una grande sfida: essere il primo movimento giovanile degli ultimi 50 anni senza connotazioni ideologiche, fatta salva la nobile e tragica eccezione di piazza Tienanmen. La causa che sostengono è straordinariamente adatta: c’è effettivamente il problema, c’è l’urgenza di affrontarlo, è fondata la loro accusa alle generazioni precedenti, nessun governo, nessuno stato, nessuna ideologia può dichiararsi innocente. Hanno questo obiettivo degli “11 anni prima che i cambiamenti diventino irreversibili” che sembra fatto apposta per concentrare le loro migliori energie su qualcosa di grande, che è ciò che un ragazzo di 16-17 anni cerca. Hanno (abbiamo) tempo fino a quando avranno quasi trent’anni.

Poco più di cento anni fa un diciassettenne andava in guerra. Settantacinque anni fa si imboscava per liberare il proprio paese, l’Europa e il mondo dal nazifascismo. Sessant’anni fa Budapest, cinquant’anni fa Praga, la sua primavera e Jan Palach. E infine, come detto, trent’anni fa la tragedia di piazza Tienanmen. In tutti questi casi al cuore del movimento c’erano ragazzi che mettevano tutta la loro vita consapevolmente in mano a un obiettivo da raggiungere, senza resti, senza riserve. Rischiavano tutto perché capivano che se avessero perso non sarebbero morti solo loro, sarebbe morta la libertà. Se è vero ciò che sostengono i manifestanti di oggi, anche la lotta che hanno davanti loro è una lotta per la vita o la morte, per la sopravvivenza di uno dei beni immateriali più preziosi, la speranza. Non è una metafora, è proprio così, letteralmente: o si vince o si muore. Se i ragazzi di Greta lotteranno per la speranza, e aperti a una speranza senza limiti, vinceranno e troveranno qualcosa di più grande di ciò che oggi immaginano come la più grande speranza. I diciassettenni di oggi lottano per il clima, certo, ma in primo luogo lottano per non diventare dei trentenni senza speranza, che equivarrebbe a morire: e chi è stato giovane davvero lo sa che è così, lo sa che non puoi sopportare di pensarti tra vent’anni fermo, servo, omologato. Bene, per loro è ancora di più di così, è più drammatico di come è stato per me e per quelli che oggi sono tra i 40 e i 60: è che se non vincono non rimarrà nulla, neanche una consolazione.

Hanno poco tempo, e nemici agguerriti. Da questo punto di vista l’urgenza che Greta Thunberg vuole imprimere al movimento che, incredibilmente, la sta seguendo (c’è davvero qualcosa di spettacolare nel modo in cui quest’onda è cresciuta), è l’unica possibilità di lasciare il segno e di non collassare in cose già viste troppe volte.
Crescere in numero ogni giorno in virtù dell’evidenza della causa e non per conformismo, non farsi imbrigliare dalla politica ma “usare” la fame di visibilità e di consenso dei politici per ottenere impegni veri; correre, correre, non smettere mai per i prossimi undici anni; non compiacersi negli stereotipi del ribellismo, aprire le porte a tutti quelli che condividono lo stesso obiettivo senza chiedere patenti ideologiche, rifiutare l’apparentamento con altre cause di qualsiasi genere (in primo luogo quelle che si basano sulla retorica individualista dei “diritti”, perché la causa per il clima è per sua natura comunitarista, non può essere individualista, anarcoinsurrezionalista e neanche blandamente anarchica), sbattere fuori tempestivamente chi vuole radicalizzare; formarsi in fretta gli anticorpi per espellere come agenti patogeni tutti quelli che suggeriscono la violenza in qualsiasi forma.
Poi c’è un altro fattore. Guardarsi dal nichilismo ambientalista, quello che mette la “Natura” sopra l’uomo e vede l’umanità come un cancro, e di conseguenza vede anche la spiritualità, in tutti suoi significati, come qualcosa di superfluo e anzi dannoso di cui liberarsi.

Se riescono a creare questo modello potremo finalmente lasciarci alle spalle, e archiviare come anticaglia inservibile, il modello dell’alternativo sinistrorso che ha ammorbato almeno due generazioni, se non tre, e comincia ad ammorbare anche la loro. Prima o poi dovrà ben succedere. Spero che sia la volta buona. E spero naturalmente che questo movimento impetuoso non perda la bella energia che ha mostrato oggi a tutto il mondo, fino a quando non avrà ottenuto ciò che vuole.

7 ottobre 2018

La 194 è mia e la gestisco io?

Filed under: cronache — alessandro @

È così contraddittoria la protesta sull’ordine del giorno del Consiglio comunale di Verona che mi chiedo come fa la gente a non accorgersene e a dare ancora credito a chi vuole solo zittire chi non si adegua alla vulgata abortista. Vanno contro la stessa legge che dicono di difendere e accusano gli altri di farlo. E la stampa dietro a fare da megafono a questa narrazione ideologica e senza senso.
La vulgata vuole, tra le altre cose, che “si danno i soldi ad associazioni cattoliche”, lo scopo sarebbe tutto lì. Ma se i comuni devono fare da supplenza a un servizio che dovrebbe garantire lo Stato dovranno pure rivolgersi a qualcuno. Che non può essere certo chi fa “educazione alla maternità consapevole” incoraggiando le ragazze ad abortire senza pensarci troppo. Sarebbe come appaltare le trasfusioni a una cooperativa di immigrati transilvani che fanno solo servizio notturno ;-)

11 luglio 2018

Chi fa uscire dalle grotte

Filed under: cronache,Il cristiano informale,tutto considerato — alessandro @

“Non siamo sicuri se questo sia un miracolo, sia scienza o che cos’altro: tutti i 13 cinghialotti sono ora fuori dalla grotta”. Questi Navy Seals thailandesi sono stati bravissimi, coraggiosi, hanno anche perso un compagno per salvare quei ragazzi. Non voglio certo criticare loro. Critico la cultura e la mentalità che li fa parlare così. In un momento come questo una delle prime cose che sentono il bisogno di dire esprime una falsa dicotomia tra “scienza” e “miracolo”. Nella testa di molti la parola “scienza” sta diventando un idolo, qualcosa che si contrappone alla ricerca di significato delle vicende umane, mentre in realtà è qualcosa che corrobora, che va nella stessa direzione. Ovvio, ciò che è successo non è miracoloso: è un’impresa straordinaria ma spiegabile entro i limiti delle capacità umane (e questo naturalmente non significa che i miracoli non siano possibili). Però io ringrazio Dio, perché una determinazione così forte a rischiare la propria vita per salvare quella di altri viene da lui. Quando l’umano raggiunge queste vette è sempre perché si attiva quel qualcosa che porta a mobilitare le migliori energie per metterle nelle mani di un Altro, anche se non lo si riconosce, perché con tutta la “scienza” di questo mondo quegli uomini hanno corso un rischio enorme e in ogni caso sono andati contro il loro interesse immediato ed egoistico. Non è il devozionalismo, è la Realtà che chiede ogni giorno un affidamento. Naturalmente hanno pianificato come meglio potevano, hanno lavorato per ridurre l’aleatorietà dell’esito al minimo. Ma io contesto radicalmente che tutto questo sia l’opposto dell’affidamento a Dio: è una mentalità in cui non mi riconosco e che voglio combattere con tutte le mie forze. Non so se quegli uomini siano credenti, se abbiano pregato mentre compivano la loro impresa. Ma “o preghi o pianifichi” è una falsa opposizione, inaccettabile. Pianifica e prega: questo è davvero il massimo che l’uomo può fare. Personalmente anzi sono convinto che più preghi meglio pianifichi. Ma su questo ultimo punto posso anche accettare di essere contestato. Sul resto, no :-)

17 giugno 2018

Prospettive dell’obiezione

Filed under: cronache — alessandro @

In questo momento in Irlanda si può. Abortire? Sì, anche quello, ma soprattutto si può calcare la mano contro i cattolici. E puntualmente il Governo lo fa, guarda che strano. Stanno discutendo la legge per regolare gli aborti dopo il referendum e vorrebbero obbligare gli ospedali cattolici a fornire il servizio, fatta salva l’obiezione di coscienza. Come avvenuto in Italia per la legge sulle Dat, l’obiezione potrà essere solo personale e non della struttura, pena la perdita dei contributi pubblici e qualche altro guaio in più.
In Italia sulle Dat il metodo per la risposta l’ha dato il Cottolengo, con una presa di posizione molto coraggiosa. Bisogna notare però che per le Dat è più semplice, perché non occorre prevedere l’organizzazione e la pianificazione di un servizio, come nel caso dell’aborto. Però il principio è simile ed entrambi i casi vanno affrontati dal punto di vista del delicato equilibrio tra Stato e strutture accreditate.
Le richieste di interruzione di gravidanza possono essere tranquillamente soddisfatte dalle strutture pubbliche e dalle convenzionate non cattoliche. Non è un intervento da fare in urgenza, quindi non rientra nei servizi che devono essere garantiti in una zona ristretta. Non so come sia in Irlanda, ma in Italia molti piccoli ospedali mancano di diversi reparti e servizi, anche del pronto soccorso, ma i contributi pubblici naturalmente li ricevono perché danno servizi alla collettività. Un sistema integrato pubblico privato è un sistema in cui il pubblico non arriva a dare tutti i servizi che dovrebbe, e quindi accredita diverse strutture nel territorio perché pubblico statale e privato accreditato, messi insieme, diano tutti i servizi. Il sistema integrato è (o dovrebbe essere) questo, non è un sistema in cui tutte le strutture devono dare tutti i servizi. Già sappiamo qui in Italia che la polemica sugli obiettori è strumentale, perché chi vuole abortire riesce a farlo sempre. Lo Stato non può obbligare il privato a dare certi servizi: se il sistema nel suo insieme ha qualche carenza può magari prevedere degli incentivi, ma se il privato non riesce o non vuole deve provvedere lo Stato.

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