Cronachesorprese

29 Ottobre 2021

Zan e non più Zan

Filed under: cronache,Il postulante de-genere — alessandro @

Ci vuole un discreto livello di dissociazione per essere davvero “tristi” (come leggo in molti commenti) perché l’orrido ddl Zan non è passato. Come anche per andare in piazza a contestare la negazione di “diritti” pur sapendo benissimo (se si conosce un minimo la questione) che nessun diritto viene negato.
Quanto al riproporre continuamente esempi di violenza, come se chi ha votato contro un ddl pensato male e scritto peggio fosse complice di quella violenza, beh quella non può essere altro che disonestà.
Lo sappiamo che questo pastrocchio si riproporrà prima o poi in parlamento come una peperonata, con effetti analoghi. Verrà riproposto perché ormai è una bandiera. Una sciocca bandierina di chi pretende dalle leggi l’eliminazione di un contraddittorio scomodo, perché evidentemente non ha fiducia sufficiente nei propri argomenti. E come potrebbe, del resto: il ddl Zan è sbagliato in tutto, nei principi, negli articoli, negli obiettivi che si propone. Sarebbe da cacciare nella rumenta e basta, non se ne dovrebbe più parlare. E invece figuriamoci, quelli in piazza hanno avuto l’impudenza di paragonarsi a chi negli anni sessanta manifestava con Martin Luther King. Ci vuole un bel coraggio.

17 Febbraio 2021

Nel cognome del padre

Filed under: cronache,Il postulante de-genere — alessandro @

Nella genitorialità l’eredita morale viene “dopo”. Prima c’è un’eredità carnale, che certo può anche non esserci (nel caso ad esempio di adozione) ma che anche nelle eccezioni è un modello per qualsiasi applicazione della genitorialità e che è sbagliato negare o contrastare a livello simbolico. Penso che abbia ragione Fabrice Hadjadj quando parla di “famiglia selvaggia”: un genitore può essere anche un criminale, ma non si “merita” di essere padre o madre, lo è in virtù di un fatto carnale, e questo è oggettivamente un valore, anche quando il figlio maledice il padre. C’è una realtà da cui veniamo e che noi non possiamo modellare a nostro piacimento. Questo, che ci piaccia o no, è un fondamento oggettivo della morale e anche della conoscenza, in assoluto: noi riconosciamo la realtà, non la creiamo. Penso che l’eredità morale di un genitore si innesti necessariamente in questa carnalità, reale (se il genitore è davvero tale) o simbolica (se il genitore non ha effettivamente generato il figlio).
Per quanto riguarda l’automatismo del cognome paterno, chi ha l’ossessione del cosiddetto “patriarcato” non può da una parte giocare a marginalizzare il padre e da un’altra parte chiedere la responsabilità paterna. Perché è questo in primo luogo il significato e il valore del cognome paterno: responsabilità verso i figli. Dovrebbe essere automatico proprio come garanzia verso di loro e verso la donna. Poi certo, su questo primo significato si possono innestare pretese di “possesso” che vanno contrastate culturalmente. Ma se rimuovi l’automatismo indebolisci la garanzia.

3 Giugno 2020

Custodire l’alterità animale

Filed under: cronache,Il cristiano informale — alessandro @

Condivido al 100% la riflessione dell’amica Sara. E aggiungo che, come per altre questioni (non faccio esempi perché corro il rischio di non farmi capire, di farmi attribuire collegamenti che non faccio e non voglio fare) anche per la relazione uomo – animale sembra sempre più urgente reimparare certi concetti cardine del tomismo, come l’analogia e la distinzione nell’unità. Non c’è un unico modo, ci sono tanti modi di essere creatura, e nella contemplazione di questa varietà sorprendente possiamo riflettere meglio sulla nostra umanità.

L’alterità animale ha una quota di irriducibilità e di gratuità che “mette a posto” gli uomini (come nella risposta di Dio a Giobbe): c’è qualcosa di sacro nel mondo animale che dev’essere riconosciuto e rispettato. Esiste una comunione dei viventi che comprende uomini e animali, solo un mostro potrebbe negarlo; ma solo uno sprovveduto può proporre come ideale l’azzeramento o il tendenziale, progressivo attenuamento della potestà umana di decidere, di disporre del materiale vivente, animali compresi. Ci sono limiti, sono tanti e possono essere definiti facilmente, ma questa potestà è un fatto, un dato che troviamo nella realtà e non è una pretesa del fondamentalismo religioso o del capitalismo che mercifica tutto, come alcuni pensano.

La comunione tra tutti i viventi non può essere sullo stesso piano della comunione che può esprimere la società umana tra i suoi membri. Il concetto di “custodia” che mette in evidenza Sara è fondamentale: anche questo è un fatto, chi lo nega o vuole minimizzarlo fino a neutralizzarlo nega lo specifico umano e non vede neanche il bene degli animali. Custodia è potestà e responsabilità insieme.

21 Maggio 2020

Scuola, dal rilancio al rinculo

Filed under: cronache — alessandro @

È lo schema di una discussione avuta mille volte. È davvero frustrante che si ripeta sempre uguale: portare buoni argomenti serve a poco, c’è un’avversità ideologica di fondo che non si riesce a superare perché è radicata e ha generato slogan che in troppi si sentono in dovere di ripetere, peraltro con la presunzione di chiudere il discorso.
Statolaicoh “, e si immaginano che a questa sentenza debba seguire il timoroso silenzio indotto da un Moloch che non si può toccare. Ma il vero stato laico è quello che ha riconosciuto le paritarie come integrate nel servizio pubblico di istruzione. Perché la laicità valorizza le differenze, non le abolisce.
Nonconisoldimieih“, peccato che di “soldituoih” le scuole paritarie ne abbiano fatti risparmiare a valanga allo Stato, da sempre, e continuino a farlo. Al tempo dell’approvazione della legge del 2000 il problema, per questi paladini della laicità-che-fa fuori-quelli-che-non-piacciono-a-noi erano proprio i modesti contributi, in sostanza dei piccoli aiuti (che possono contare su un moltiplicatore poderoso da parte delle imprese, investimenti che lo Stato non potrebbe sostenere) a un servizio indispensabile per rispondere alla domanda di istruzione in Italia: “soldialleprivateh“, “scandaloh anticostituzionaleh“. E invece il problema vero, effettivamente preoccupante, era che quella legge arrivò solo quando molte scuole avevano già dovuto chiudere i battenti e lo Stato intervenne quando capì che il rischio di depauperamento dell’offerta formativa complessiva era diventato eccessivo. Non è servito a evitare la chiusura di altre scuole negli anni successivi (diverse delle quali, a onor del vero, era meglio che chiudessero), ma ha introdotto standard di qualità per la parificazione che consentono, almeno in linea di principio, una competizione sana all’interno del sistema.
Ora con il decreto rilancio rischiamo di tornare indietro. Ma per chi ripete slogan senza senso non è un problema

18 Maggio 2020

Piccole vittorie della realtà

Filed under: cronache — alessandro @

Qualche segno di speranza: l’avversità all’odiosa pratica dell’utero in affitto sta diventando trasversale, cosicché possiamo leggere un articolo così bello, condivisibile e interessante (da verificare, certo, come qualsiasi informazione) addirittura sull’Huffington Post. Piccoli segnali di vita, di amore alla realtà.

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