Cronachesorprese

4 settembre 2008

Spammer bassi in soprabito giallo

Filed under: chiedici le parole,il viandante digitale — alessandro @

Nell’account di posta del lavoro mi stanno arrivando messaggi di spam particolarmente divertenti. I testi sono passati evidentemente attraverso un traduttore automatico, ma mi chiedo quanto fossero più coerenti nella lingua originale. Alcuni esempi:

Mittente: Il Bene e il Basso
Molte cose Diventano Molto Costoso a Mercato
Vivi e lascia amante. Questi doni devono sempre ricordarsi di fare in modo! Un molto costoso borse, orologi, gioielli. Tutti la donna e molto piu rapido e sicuro. Modo tale che lascia la casa e utilizzato immediatamente

Mittente: Dettagli compra ora
Ora egli e Pronto ad Acquistare Molto Economici
Come dice che sacchetti sono sempre incarnato? Ci si sacchi molto economici. L’ordine affrontato immediatamente e si zurfieden. Aspetto si ispirera, date un’occhiata di tanto in tanto.

Mittente: Essere il bene adesso
Non Hesiter una Visita di Farmacie Online
Siamo orgogliosi di portare la nostra vasta gamma di droga, tutti sono a vostra disposizione on-line in qualsiasi momento. Approfittate del nostro servizio sempre disponibile online farmacia. Nessuna necessita di attendere il rilascio del medico. Prezzi bassi e il recapito sempre garantita.

Come il protagonista del primo episodio di Cuori in Atlantide, potrei cominciare a pensare che non siano solo messaggi mitragliati a brèttio per pescare due o tre polli tra miliardi di terrestri. Queste stravaganze sono simili a quei segnali descritti nel romanzo di Stephen King: annunci di cani e gatti smarriti che non esistono e che rimandano a indirizzi e numeri di telefono sospetti o inesistenti, strane simbologie accanto agli schemi del pampano disegnati con il gesso sul marciapiede, un orologio da torre che sbaglia il numero dei rintocchi all’ora esatta. Segni dell’avvicinarsi dei pericolosi uomini bassi in soprabito giallo che stanno dando la caccia all’amico del protagonista. “Bassi” non vuol dire bassi di statura: vuol dire volgari, pacchiani, sinistri. Che si muovono in macchine enormi dai colori sgargianti e dalle forme improponibili.

Mi sembra una perfetta prefigurazione dello spammer. Che è un fascista l’ho già detto e ho sempre meno dubbi; ma ora mi sembra sempre più evidente che gli spammer, da bravi fascisti, usano non solo la violenza fisica ed esplicita, ma anche la violenza più subdola e indiretta della corruzione dei linguaggi e dei segni. Scombinano l’ambiente semantico in cui siamo immersi, per ingenerare subliminalmente insicurezza, senso di isolamento e disconnessione dalla comunità.

21 luglio 2008

Dov’è l’ignoranza, porga la chioma

Filed under: chiedici le parole,cronache — alessandro @

Tutti commentano sdegnati (giustamente) la volgarità del gesto, ma nessuno fa notare che Bossi ha toppato. L’inno non dice che l’italia è schiava di Roma… Anche un altro noto moderato come Borghezio riprende acriticamente lo svarione del grande capo.
In questi intensi brainstorming a cui i legaioli ci hanno abituato è peraltro inutile ribattere che nell’inno di Mameli Roma è una metonimia (o forse una sineddoche) per Italia. E che per gli uomini che hanno animato il Risorgimento, quasi tutti del nord (Mameli compreso), Roma non era certo un simbolo di schiavitù.

15 luglio 2008

Invalidità

Filed under: chiedici le parole — alessandro @

scritta su un autobus di genovaQuesta scritta è vera o no? È opera di qualcuno che pensa davvero così o di qualcuno che vuole gettare discredito sull’avversario? È roba da medie o da marasma?
In un caso o nell’altro, fa piacere vedere che riservare posti sugli autobus non è solo uno scrupolo delle aziende di trasporto ma ogni tanto serve davvero… :-)

A proposito, quando ero bambino le targhe della Fitram (l’azienda di trasporto pubblico della città in cui sono nato, prima che mutasse nome in Atc) che riservavano i posti agli invalidi recitavano: “Riservato ai mutilati ed invalidi di guerra per lavoro e per servizio”. Io speravo sempre di vederne qualcuno. Ma trovavo sempre vecchietti generici, che magari pretendevano anche di avere il posto, e li squadravo con aria delusa.

grazie a l.p. detto N. per la segnalazione e la foto

2 luglio 2008

Gli emoticon. Comunicare e (‘) immaginare

Filed under: chiedici le parole,il viandante digitale — alessandro @

Un giorno ho levato dalle impostazioni di wordpress la traduzione automatica degli emoticon in emoticon grafici. Dopo un po’ ho tolto la faccina grafica anche dal mio nokia, e gli smile me li vado a scegliere tra parentesi, punti, due punti, punti e virgole, linette. L’ho fatto un po’ così, sentendo di aver fatto una cosa che mi convinceva profondamente ma di cui non sapevo spiegare bene la ragione.
Ci ho pensato tanto. E ora mi sembra di avere le idee chiare.

Tanto per cominciare, gli emoticon sono una grandissima invenzione. Si sono scavati in poco più di dieci anni (forse venti, non lo so: da quant’è che esistono?) un posto insostituibile in quella comunicazione personale ma non solo, colloquiale ma non solo, scritta ma non solo che è, all’ottanta per cento, la scrittura su internet. Stanno guadagnando terreno anche nella comunicazione aziendale (nella posta elettronica, naturalmente), e non sono più un segno distitivo della comunicazione tra i giovani. Non so se Keith Haring abbia fatto a tempo a vedere gli emoticon, non credo: gli sarebbero piaciuti molto. Sono rivoluzionari, perché sono più essenziali delle icone, anche di quelle a cui siamo ormai abituati da circa mezzo secolo e che ci indicano un ospedale, un campeggio, un senso unico, un divieto di sosta, un servzio per disabili. Sono protoicone componibili attraverso caratteri. Sono geniali, sono immediate e nello stesso tempo presuppongono un codice che non si impara, ma semplicemente si condivide, si passa da un soggetto comunicante all’altro.

Poi sono meravigliosamente ambigui. Non sono scrittura, ma non sono neanche immagini. Questo mi sono chiesto: a quale universo di segni appartengono? Si compongono di caratteri ma non sono parole. Suggeriscono una forma ma non sono un’immagine.

Voglio tenermi cara questa ambiguità, perché la sento feconda. Se faccio collassare il bell’indefinito dell’emoticon in un segno grafico, ne perdo la carica innovativa e lo stimolo creativo. Se un amico mi manda un messaggio con una faccina, io attraverso quei segni voglio immaginarmi la sua faccia allegra o triste o scettica o stupita. Se una donna mi manda un bacio con un sms, voglio che sia il suo bacio, non quello rappresentato dal creativo che ha disegnato la faccina, per quanto bravo sia.

21 giugno 2008

Altro risarcimento a Eugenio

Filed under: chiedici le parole — alessandro @

Sull’onda dell’iniziativa di Searcher continuo con un cospicuo net-risarcimento a Eugenio Montale. Ho trovato segnalato da Mantellini questo fantastico Wordle e, come direbbe un mio amico, “la dedica è venuta naturale, d’istinto” (ok, questa la capiscono veramente in pochi).
Ecco la word cloud delle 150 parole più usate (tolte alcune) nell’intera raccolta Ossi di Seppia. Non è bellissima?
ossi di seppia word cloud
Queste word cloud sono opere d’arte. Sembrano composizioni di Apollinaire: sicuramente il poeta francese avrebbe goduto non poco a vedere masticare così i suoi componimenti da una macchina. E non è un procedimento puramente meccanico: oltre alla genialità di chi ha fatto il software e del grafico che ha messo a punto i template tra i quali si può scegliere, anch’io ho dato il mio contributo. Chiunque lavora con le parole sa che il massimo impegno, ma anche il massimo piacere, consiste nel togliere e non nel mettere. Bene, Ossi di seppia inizialmente si presentava così.
Ho tolto alcune delle parole più frequenti: oltre al monumentale “che”, anche nel, è, di, del, tra, tuo, nel, gli, ti. E altre. Non ve le dico tutte, primo perché non me le ricordo, secondo perché così il mio lavoro di remix rimane unico :-)

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