Cronachesorprese

2 dicembre 2019

Per una volta che la riabilitazione funziona…

Filed under: cronache — alessandro @

Erika De Nardo si è sposata. Senza voler sminuire la tragedia da cui questa storia è nata, penso che il suo caso sia un successo del sistema carcerario, che esiste per la punizione ma anche per la riabilitazione. Erika era troppo giovane, con una personalità problematica ma ancora in formazione. Oggi è un’altra persona. La sua pena, quella che nessuno le potrà togliere e che durerà più di un ergastolo, come hanno già detto altri, è il ricordo di quanto ha commesso. Non esiste alcuna possibilità di reiterazione di un reato simile ed è questa la motivazione principale che sta alla base della sua scarcerazione. Erika non è una “natural born killer” che uccidendo ha preso gusto al sangue e ha rotto dentro di sé l’appartenenza alla sua famiglia e alla società, come avviene in altri casi. E di questa evoluzione, di questo cambiamento che in termini religiosi si chiamerebbe conversione (ma non so se Erika sia credente) ha merito innanzitutto il padre, che è stato un grandissimo padre dall’inizio alla fine.
Chiamiamo eroe chiunque porga una mano a qualcuno in difficoltà durante un’alluvione o un terremoto, e non siamo in grado di riconoscere la virtù eroica di un uomo che ha teso la mano a chi gli ha ucciso una moglie e un figlio. Come un soccorritore che si trovi sulla scena di un disastro, lui era l’unico che poteva tendere quella mano, perché era il padre, l’unica possibilità residua di esistenza di una famiglia lacerata; ma a differenza di un volontario di protezione civile o di un vigile del fuoco, per farlo ha dovuto protrarre lo sforzo di quella mano tesa per anni e sopprimere un naturale risentimento che poteva avere: ha deciso di non coltivarlo, di non farlo crescere, di abortirlo, e ha fatto il padre secondo una misura di amore davvero soprannaturale. Ricordo che alcuni giornalisti e commentatori stolti lo dipingevano come un debole, come un succube della figlia, ma in realtà era un gigante e ora dovrebbe essere chiaro a tutti.
Se fossi il presidente della Repubblica darei una medaglia al valor civile al signor Di Nardo, per aver dato sostanza, attraversando un dolore immenso, all’enunciato dell’articolo 27 della Costituzione.

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