Cronachesorprese

12 dicembre 2019

Casapound e il buon senso di un tribunale

Filed under: cronache — alessandro @

L’unica cosa che poteva fare un tribunale. Meglio così, stoppato un pericoloso precedente che potenzialmente sarebbe andato contro chiunque sia bersaglio di un certo numero di segnalazioni. Chi esulta o storce il naso facendo parlare soltanto le proprie simpatie/antipatie politiche passa sopra l’importanza del caso, in un senso o in un altro.
“il rapporto tra Facebook e l’utente che intenda registrarsi al servizio (o con l’utente già abilitato al servizio come nel caso in esame) non è assimilabile al rapporto tra due soggetti privati qualsiasi in quanto una delle parti, appunto Facebook, ricopre una speciale posizione: tale speciale posizione comporta che Facebook, nella contrattazione con gli utenti, debba strettamente attenersi al rispetto dei principi costituzionali e ordinamentali finché non si dimostri (con accertamento da compiere attraverso una fase a cognizione piena) la loro violazione da parte dell’utente. Il rispetto dei principi costituzionali e ordinamentali costituisce per il soggetto Facebook ad un tempo condizione e limite nel rapporto con gli utenti che chiedano l’accesso al proprio servizio”.
L’unico modo per uscire da questa situazione, relativamente a Casapound, è metterla fuorilegge. cosa che potrebbe anche avvenire in forza di leggi già esistenti. Finché è un’associazione, una persona giuridica, nonché un partito che si presenta alle elezioni, deve poter aprire sedi, manifestare in piazza, gestire una pagina facebook. Non si scappa.
E non vale invocare il paradosso della tolleranza: anche se non fosse, com’è, una palese petiio principii, un tribunale non potrebbe farlo valere se non andando contro le leggi.

2 dicembre 2019

Per una volta che la riabilitazione funziona…

Filed under: cronache — alessandro @

Erika De Nardo si è sposata. Senza voler sminuire la tragedia da cui questa storia è nata, penso che il suo caso sia un successo del sistema carcerario, che esiste per la punizione ma anche per la riabilitazione. Erika era troppo giovane, con una personalità problematica ma ancora in formazione. Oggi è un’altra persona. La sua pena, quella che nessuno le potrà togliere e che durerà più di un ergastolo, come hanno già detto altri, è il ricordo di quanto ha commesso. Non esiste alcuna possibilità di reiterazione di un reato simile ed è questa la motivazione principale che sta alla base della sua scarcerazione. Erika non è una “natural born killer” che uccidendo ha preso gusto al sangue e ha rotto dentro di sé l’appartenenza alla sua famiglia e alla società, come avviene in altri casi. E di questa evoluzione, di questo cambiamento che in termini religiosi si chiamerebbe conversione (ma non so se Erika sia credente) ha merito innanzitutto il padre, che è stato un grandissimo padre dall’inizio alla fine.
Chiamiamo eroe chiunque porga una mano a qualcuno in difficoltà durante un’alluvione o un terremoto, e non siamo in grado di riconoscere la virtù eroica di un uomo che ha teso la mano a chi gli ha ucciso una moglie e un figlio. Come un soccorritore che si trovi sulla scena di un disastro, lui era l’unico che poteva tendere quella mano, perché era il padre, l’unica possibilità residua di esistenza di una famiglia lacerata; ma a differenza di un volontario di protezione civile o di un vigile del fuoco, per farlo ha dovuto protrarre lo sforzo di quella mano tesa per anni e sopprimere un naturale risentimento che poteva avere: ha deciso di non coltivarlo, di non farlo crescere, di abortirlo, e ha fatto il padre secondo una misura di amore davvero soprannaturale. Ricordo che alcuni giornalisti e commentatori stolti lo dipingevano come un debole, come un succube della figlia, ma in realtà era un gigante e ora dovrebbe essere chiaro a tutti.
Se fossi il presidente della Repubblica darei una medaglia al valor civile al signor Di Nardo, per aver dato sostanza, attraversando un dolore immenso, all’enunciato dell’articolo 27 della Costituzione.


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