Cronachesorprese

8 settembre 2018

Evoluzionismo contro creazionismo? Non è il caso.

Filed under: Il cristiano informale,ratzie stories — alessandro @

Il “caso” non è una categoria scientifica, è una categoria filosofica. Non è vero che la teoria dell’evoluzione “funziona solo con riferimenti al caso”, come ho visto scritto oggi in un commento: non c’è nessun riferimento al caso nella teoria “scientifica” dell’evoluzione, indipendentemente da quali parole abbiano usato per comodità (o per segnare la differenza da altre teorie evoluzionistiche, come quella di Lamark) Darwin e gli immediati continuatori della sua ricerca. Il problema è che il pensiero ateistico, a partire dal positivismo ottocentesco, ha legato la divulgazione dell’idea scientifica di evoluzione a conclusioni filosofiche del tutto arbitrarie, e questa falsa inferenza è passata purtroppo nel senso comune come se fosse davvero una negazione dell’idea cristiana di creazione. Si dovrebbe parlare ad esempio di mutazione, senza chiamarla “mutazione casuale”, perché non c’è nessun motivo puramente scientifico per dire che una mutazione sia avvenuta “per caso”. Opporre evoluzionismo e creazionismo non ha alcun senso, perché non può esistere un creazionismo scientifico, mentre la teoria dell’evoluzione, se viene intesa per quello che è, ovvero libera dall’impropria associazione con il concetto filosofico di caso, è una teoria scientifica che prova a dare una spiegazione del processo che ha portato alla differenziazione delle diverse forme di vita e che nulla ha da dire sulla creazione, né può valutare in alcun modo se ciò che è avvenuto sia casuale o sia parte di un disegno. In quanto teoria scientifica è falsificabile e presenta, è vero, molti aspetti problematici, ma è la teoria più accreditata oggi, è il “framework” in cui inevitabilmente si muove oggi la ricerca scientifica perché non esiste un’ipotesi più forte di quella, cioé non esiste un’ipotesi che metta insieme in maniera migliore o più convincente i dati attualmente a nostra disposizione. Ratzinger, con la chiarezza che lo contraddistingue, parla giustamente di “rappresentazione prescientifica del mondo”: un conto è la verità rivelata, un altro conto sono le immagini che si formano nelle diverse epoche per rappresentare il rapporto di Dio con il mondo e che non sono, né vogliono essere, una spiegazione scientifica del mondo: queste immagini cambiano nel tempo, mentre la verità del rapporto di Dio con il mondo espressa attraverso quelle immagini non cambia. Il punto di apparente frizione sta nel fatto che il pensiero religioso è, inevitabilmente, un pensiero della “totalità”. Ma è un concetto di “totalità” che sta a un grado di astrazione diverso dal grado di astrazione del pensiero scientifico, e quindi è perfettamente compatibile con il pensiero scientifico. Quando il pensiero religioso di una data epoca produce una rappresentazione della totalità si coniuga con le acquisizioni scientifiche contemporanee: per questo l’autore della Genesi non ha detto nulla di falso, ha detto qualcosa che era compatibile con la rappresentazione scientifica del mondo della sua epoca ma ha usato quelle nozioni per esprimere una verità religiosa, non scientifica.
Non capisco, sinceramente, come possa essere ancora oggetto di discussione tutto ciò. Dovrebbe essere pacifico per tutti, atei e credenti.

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