Cronachesorprese

17 settembre 2018

Premesse razionali e certezze esistenziali

Filed under: Il cristiano informale — alessandro @

Io sono apertissimo a vagliare i dubbi di chiunque, ma i professionisti del dubbio mi permettano un appunto.
Un conto sono le premesse razionali all’ipotesi dell’esistenza di Dio, che ci sono e sono molto solide. Premessa razionale non vuol dire che l’esistenza di Dio è dimostrabile incontrovertibilmente, ma che non ripugna alla ragione pensarla, anzi è facilmente constatabile che la ragione propende naturalmente, proprio per come è fatta, a ipotizzare l’esistenza di un essere creatore, intelligente e personale. Questo non implica che pensare l’inesistenza di Dio sia irragionevole.
Un altro conto è il percorso personale. Un percorso necessario per arrivare a una certezza esistenziale che le premesse razionali, da sole, non possono raggiungere. In virtù di questo percorso io mi dichiaro certo dell’esistenza di Dio e del Dio cristiano, e sono molto curioso di confrontarmi con i percorsi degli altri ma oggi come oggi, superato il mezzo secolo, ritengo impossibile o altamente improbabile che qualcuno o qualcosa possa scalzare questa certezza. Non sarebbe un “liberarsi da schemi e condizionamenti”, ma rinnegare l’esperienza profonda, tutto ciò che oggi mi permette di dire “io”. Il confronto con gli altri, da un certo punto della mia vita in poi, non ha fatto altro che approfondire le certezze che avevo già raggiunto. La cosa interessante è che nella prospettiva in cui sono non mancano le nuove e rivoluzionarie ipotesi, le rotture di schemi e pregiudizi: anzi direi che è un continuo ribaltamento di tutto. Non c’è nulla come una fede autentica che allena a mettere sempre tutto in discussione, ogni giorno. Chi pensa che ribaltamento massimo possibile sia il passare dal credere al non credere o viceversa è in errore: nell’orizzonte del credere ci sono altezze e vertigini che metterebbero alla prova il senso dell’orientamento di chiunque. È una sfida ben più impegnativa che rinunciare a qualsiasi certezza sull’esistenza di Dio: navigare dentro a una solida certezza su Dio apre all’infinito, con tutte le conseguenze immaginabili su una ragione, su una vita, su persone finite come noi siamo. La questione per me oggi è soltanto quanto riesco ad aderire a ciò che ho riconosciuto come vero. Non sono legato “alla religione”, sono legato a ciò che ha costruito tutto quello che sono.

8 settembre 2018

Attività del giorno

Filed under: Daily — alessandro @

Ciò che fa nascere la fede, ciò che la sostiene e la nutre è sempre e soltanto una testimonianza credibile. È la dinamica umana descritta nel Vangelo, l’annuncio della Resurrezione portato dalle donne: alcuni credono e corrono al sepolcro. È sempre e solo questo che trasmette la fede, nient’altro. Poi le occasioni in seguito alle quali uno comincia a essere attento alla testimonianza possono essere le più varie, spesso curiose e strambe, ma il punto è quello. Io devo la mia fede a persone che mi hanno mostrato, con la loro vita, che essere cristiani è una cosa grande. Lo devo a mio padre e mia madre, lo devo alla mia maestra delle elementari, a un frate francescano (mancato il mese scorso) che ho conosciuto da bambino e che in momenti precisi della vita mi ha aiutato e mi ha dato una testimonianza davvero grande di come la fede può trasformare la vita, lo devo a una clarissa di clausura che è entrata in convento quando avevo sedici anni (io andai a vedere il rito di accoglienza e rimasi profondamente colpito: aveva qualche anno più di me, era bella, allegra, piena di gioia di vivere e così è rimasta), lo devo a un terziario domenicano che mi ha fatto appassionare alla filosofia cristiana, lo devo agli amici della parrocchia che mi hanno fatto compagnia durante gli anni della scuola, lo devo ad alcuni amici che ho conosciuto durante gli studi all’università che mi hanno permesso di approfondire culturalmente il cristianesimo in quegli anni cruciali e bellissimi e di capire (definitivamente, togliendo di mezzo ogni dubbio in proposito) che la fede non è in contrasto con la ragione, lo devo all’esperienza dei cammini per Santiago, Roma e Gerusalemme e alle persone che ho incontrato in quelle occasioni. È vero che l’esperienza è simile a quella di un innamoramento e, come una storia d’amore, poi deve affrontare e superare i suoi periodi di routine e di fiacca. Però è qualcosa che mette addosso un desiderio enorme di ricerca, di approfondimento, di relazioni. Io sono curioso di conoscere e di incontrare altri perché ogni volta che parlo con qualcuno cerco di capire come Cristo muove quelle vite, quei cuori. Per quanto riguarda i segni, succede proprio come nell’innamoramento: tutto diventa segno che rimanda all’affetto che sta invadendo la vita. Non perché il credente sia un visionario, ma perché tutta la realtà è oggettivamente segno dell’amore e della potenza di Dio e occasione per andare verso di lui, ma cominciamo a vederlo solo quando siamo coinvolti dentro a una dinamica di amore, di interesse umano, di impegno, di passione. Potete anche pensare che non c’è nulla di diverso da come si vive una qualsiasi grande passione. Io non credo che sia la stessa cosa, ma ognuno può parlare solo dall’interno della propria esperienza e può dire: è così, provate. Vai

Evoluzionismo contro creazionismo? Non è il caso.

Filed under: Il cristiano informale,ratzie stories — alessandro @

Il “caso” non è una categoria scientifica, è una categoria filosofica. Non è vero che la teoria dell’evoluzione “funziona solo con riferimenti al caso”, come ho visto scritto oggi in un commento: non c’è nessun riferimento al caso nella teoria “scientifica” dell’evoluzione, indipendentemente da quali parole abbiano usato per comodità (o per segnare la differenza da altre teorie evoluzionistiche, come quella di Lamark) Darwin e gli immediati continuatori della sua ricerca. Il problema è che il pensiero ateistico, a partire dal positivismo ottocentesco, ha legato la divulgazione dell’idea scientifica di evoluzione a conclusioni filosofiche del tutto arbitrarie, e questa falsa inferenza è passata purtroppo nel senso comune come se fosse davvero una negazione dell’idea cristiana di creazione. Si dovrebbe parlare ad esempio di mutazione, senza chiamarla “mutazione casuale”, perché non c’è nessun motivo puramente scientifico per dire che una mutazione sia avvenuta “per caso”. Opporre evoluzionismo e creazionismo non ha alcun senso, perché non può esistere un creazionismo scientifico, mentre la teoria dell’evoluzione, se viene intesa per quello che è, ovvero libera dall’impropria associazione con il concetto filosofico di caso, è una teoria scientifica che prova a dare una spiegazione del processo che ha portato alla differenziazione delle diverse forme di vita e che nulla ha da dire sulla creazione, né può valutare in alcun modo se ciò che è avvenuto sia casuale o sia parte di un disegno. In quanto teoria scientifica è falsificabile e presenta, è vero, molti aspetti problematici, ma è la teoria più accreditata oggi, è il “framework” in cui inevitabilmente si muove oggi la ricerca scientifica perché non esiste un’ipotesi più forte di quella, cioé non esiste un’ipotesi che metta insieme in maniera migliore o più convincente i dati attualmente a nostra disposizione. Ratzinger, con la chiarezza che lo contraddistingue, parla giustamente di “rappresentazione prescientifica del mondo”: un conto è la verità rivelata, un altro conto sono le immagini che si formano nelle diverse epoche per rappresentare il rapporto di Dio con il mondo e che non sono, né vogliono essere, una spiegazione scientifica del mondo: queste immagini cambiano nel tempo, mentre la verità del rapporto di Dio con il mondo espressa attraverso quelle immagini non cambia. Il punto di apparente frizione sta nel fatto che il pensiero religioso è, inevitabilmente, un pensiero della “totalità”. Ma è un concetto di “totalità” che sta a un grado di astrazione diverso dal grado di astrazione del pensiero scientifico, e quindi è perfettamente compatibile con il pensiero scientifico. Quando il pensiero religioso di una data epoca produce una rappresentazione della totalità si coniuga con le acquisizioni scientifiche contemporanee: per questo l’autore della Genesi non ha detto nulla di falso, ha detto qualcosa che era compatibile con la rappresentazione scientifica del mondo della sua epoca ma ha usato quelle nozioni per esprimere una verità religiosa, non scientifica.
Non capisco, sinceramente, come possa essere ancora oggetto di discussione tutto ciò. Dovrebbe essere pacifico per tutti, atei e credenti.

6 settembre 2018

I cattolici neoprotestanti

Filed under: Il cristiano informale — alessandro @

Questa pagina è soltanto un trollaggio, una parodia che è solo meno scoperta di quella di Risposte Cristiane. La cosa tragica è che molti commentano come fosse una pagina seria. Come dice l’amica Sara, “sta diventando una sorta di meta-umorismo che piano piano diventa sempre di più la realtà”. C’è questo fenomeno della neprotestantizzazione dei cattolici. Se negli anni intorno al concilio la protestantizzazione di una parte dei cattolici aveva come modello inconscio il protestantesimo storico europeo, con il suo accento sulla scrittura come assoluto, oggi il modello è il fondamentalismo letteralista nordamericano. Di male in peggio, dunque.
Ho del fenomeno una percezione apocalittica. L’eradicazione del cristianesimo che non è riuscita ai regimi atei del Novecento potrebbe riuscire a questi, e pure involontariamente. Sono perniciosi come Mr Bean in pinacoteca.

5 settembre 2018

La brevità alla conquista della complessità

Filed under: reading — alessandro @

Adriano Virgili – Tommaso D’Aquino spiegato a mio cugino – Edizioni CroceVia

L’esposizione “elementare” del pensiero di Tommaso D’Aquino, sia filosofico sia teologico, è da secoli una sfida per molti. È una materia semplice e complessa allo stesso tempo: a tratti sembra di possederla da sempre, salvo poi un momento dopo accorgersi di non ricordarne nulla; a tratti sembra che le affermazioni di Tommaso sfiorino l’ovvietà ingenua, salvo poi constatare che con quelle che sembrano zattere si può attraversare l’oceano senza naufragare. Inoltre, a differenza di altri pensatori che come l’Aquinate hanno segnato la loro epoca, è difficile riassumere Tommaso in un motto o in una tesi che faccia da guida nella comprensione del suo pensiero: non viene ricordato per qualcosa di simile all’ “idea” di Platone, alla “sostanza” di Aristotele o al “noumeno” di Kant, e non viene neanche associato facilmente a un motto come il “panta rei” di Eraclito o il “cogito ergo sum” di Cartesio.

Anche per questi motivi un autore che dichiara di poter spiegare il Dottore Angelico “a mio cugino” lancia una bella sfida. Ma soprattutto perché “mio cugino” è nell’immaginario quello che: non ha tempo; non si è mai occupato di filosofia, anche se magari l’ha studiata al liceo facendo le battute sulla distrazione di Kant o sull’apeiron che sembra il nome di un bitter analcolico; pensa che la filosofia è “quella cosa con la quale o senza la quale tutto rimane tale e quale”; ammesso che si sia appassionato qualche volta a qualche disputa tra filosofi al bar, pensa che il medioevo sia quello dei secoli bui e che “filosofo cristiano” sia quasi una contraddizione in termini. Chiedo scusa per l’eccesso di luoghi comuni, ma è colpa di “mio cugino”. E comunque Adriano Virgili quella sfida l’ha vinta, perché riesce a spiegare in termini comprensibili non solo a “suo” cugino, ma anche a tutti gli altri “cugini” di cui sopra.

Tutti i concetti fondamentali della filosofia di Tommaso (non della teologia) sono spiegati in capitoli brevi e molto chiari. Ne consiglio la lettura sia a chi ha studiato l’argomento da tanto tempo e ha bisogno di rinfrescare le nozioni di base, sia a chi non lo conosce per un primo approccio. La brevità della trattazione permette di concatenare bene le diverse parti di questa filosofia, di capire quanto sia stata importante per il pensiero successivo (anche per quei pensatori che sono partiti da Tommaso per contestarlo: guardiamo ad esempio quanto i concetti di legge naturale e legge positiva come definiti da lui abbiano costituito un termine dialettico imprescindibile per tutta la filosofia moderna) e, ultimo ma non ultimo, di ipotizzare in maniera sensata come Tommaso avrebbe affrontato questioni attuali come l’evoluzionismo e lo scientismo.


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