Cronachesorprese

28 maggio 2018

Tutti i nemici del Presidente

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Sono moralmente convinto che le due forze politiche che hanno cercato di formare un governo hanno voluto mettere il Quirinale in difficoltà. E lo hanno fatto istintivamente, forse non per un disegno strategico premeditato ma che ha preso corpo in itinere. Perché sentono il sistema di garanzie e di contrappesi disegnato dalla Costituzione come un ingombro inutile e obsoleto. Fin dal primo momento hanno guardato al Presidente come a un figurante, come a una noiosa formalità da sbrigare, e più sentivano questa cosa più cresceva la determinazione di segnare simbolicamente un punto contro di lui e contro la sua funzione, per creare un precedente utile a uno scenario diverso in futuro.
Parlo di sensazioni. Di oggettivo c’è un conflitto del tutto inutile ai fini di un Governo che, se avessero voluto, avrebbero potuto formare; una mancanza sistematica di discrezione nella trattativa con il Capo dello Stato che aveva sempre come sottotesto “vi facciamo vedere come andiamo a comandare”; una richiesta di impeachment ridicola portata in piazza appena un minuto dopo la rottura, come un livore trattenuto a stento che finalmente si può liberare.

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27 maggio 2018

Articolo 92

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L’articolo 92 della Costituzione parla di nomina dei ministri da parte del Presidente della Repubblica su “proposta” del Presidente del Consiglio dei Ministri incaricato. Se l’italiano ha ancora un senso, una “proposta” lascia un certo grado di libertà. Probabilmente in passato è successo altre volte che il Capo dello Stato abbia chiesto di cambiare qualche “proposta”, ma questa richiesta è stata sempre recepita con una discrezione istituzionale che, mi sembra, in questo frangente sta venendo un po’ meno. E non importa che i partiti che sostengono il Governo siano d’accordo o no con le obiezioni del Quirinale: immagino che in alcuni casi sia stato il Colle a cedere, in altri i partiti. Ma appunto, “immagino”. Perché è giusto che di norma se ne sappia poco o nulla.

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26 maggio 2018

Nel magma

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Dedica autografa di Mario Luzi

Sono passati 25 anni dalla strage dei Georgofili di Firenze. Tutte le volte che viene commemorata penso che circa 30 ore prima ero passato di lì. Ero a Firenze per accompagnare la mia amica Rosanna Pozzi che doveva intervistare Mario Luzi per la tesi (e che avrebbe continuato poi a studiarlo fino a ottenere, appena l’anno scorso, il Premio internazionale dedicato al poeta scomparso nel 2005). Anch’io stavo finendo la mia tesi in filosofia, su tutt’altro argomento, ma quei versi appassionati e lucidi mi piacevano molto, avevo l’edizione garzanti della sua opera completa (che, a differenza di altri libri di poesia, avevo comprato, letto e riletto, annotato e sottolineato per puro piacere e non per gli esami di italiano) e me la portai dietro. Arrivammo a casa del poeta, in Bellariva, intorno alle 11:30. Cominciammo a parlare ma capimmo subito che la chiacchierata sarebbe stata lunga, e quindi Luzi molto semplicemente ci invitò a condividere il pranzo con lui. La dedica che parla di un incontro “abbastanza francescano” allude sia alla semplicità di quel pasto condiviso senza averlo programmato, sia al fatto che durante il pranzo parlammo della Verna, della comune passione per i luoghi francescani, di Bargellini (“il mio amico Bargellini”), il sindaco di Firenze ai tempi dell’alluvione che ficcò le mani e i piedi nel fango come tutti gli altri, che alla Verna aveva dedicato un libro e che mio padre amava soprattutto per le opere su Dante e sulla letteratura italiana. Dopo pranzo andammo avanti con l’intervista e finimmo a metà pomeriggio. Prima del treno restava ancora il tempo per un giro in centro. E passammo anche da lì, da quella via maledetta che poche ore dopo sarebbe stata teatro di un vero inferno, poco dantesco ma purtroppo reale. Nella strage morì anche Dario Capolicchio, uno studente di Sarzana. E io abitavo a tre chilometri da Sarzana, circostanza che mi fece sentire ancora di più l’alito del destino sulla pelle. Il 25-26 maggio per me sarà sempre un incrocio di bellezza e tragedia, di storie personali che sfiorano e intersecano la storia collettiva, di ogni grande bellezza che scorre sempre come su un crinale stretto stretto di montagna, dove a ogni passo puoi meravigliarti o puoi cadere.

25 maggio 2018

Ispirazione non è dettatura

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In una discussione di poche ore fa, in cui si parlava di origine dei libri sacri, mi è stato risposto che la differenza tra “dettatura” e “ispirazione” sarebbe solo un “gioco di parole”.

Oltre a notare, per l’ennesima volta nella mia vita, che molti atei si condannano da soli su questa materia a una superficialità che sicuramente non usano in altre occasioni, voglio rincarare la dose. Non soltanto i due concetti sono molto diversi, ma sono anche opposti. La parola “ispirazione” è bellissima e molti a mio parere non riflettono a sufficienza sul suo reale significato perché abbiamo in testa questa immagine romantica del poeta che scrive quasi in stato di rapimento. Oh, è un’immagine anche di un’agiografia deteriore, intendiamoci. Ispirazione, invece, vuol dire essere così mossi, provocati da una realtà che tutta l’energia umana di cui si è capaci viene convogliata in una qualche forma di espressione. Va da sé che questa condizione non è in alcun modo compatibile con una dettatura passiva: è una condizione, al contrario, di “attività” particolarmente intensa. E poiché il concetto è stato usato sempre, per tutta la storia della chiesa a cominciare da San Paolo, forse bisognerebbe fare qualcosa per togliersi dalla testa immagini sbagliate.

Noto a margine che l’ispirazione è anche un problema per l’esegesi. Perché se l’autore sacro è ispirato sta usando al massimo le sue capacità di espressione, e quindi usa gli strumenti culturali ed espressivi che ha a disposizione, quelli del suo tempo e del suo popolo. Il fatto che riesca a dire qualcosa che ha valore universale non toglie il fatto che la forma, le immagini che usa, gli interlocutori che ha in mente, insomma il mondo in cui vive costituiscono un condizionamento. Ma quel che è certo è che gli scrittori sacri della Bibbia sono lontani anni luce da qualsiasi dettatura.

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23 maggio 2018

Tutti CONTEnti

Filed under: cronache — alessandro @

Volevo precisare, a integrazione del mio curriculum, che io ho perfezionato i miei studi ai Camden Town Workshop, Las Vegas University, Formentera College, Santorini & Cyclades Summer School, Yellowstone Master Class.

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