Cronachesorprese

28 febbraio 2018

Amministrare i tecnici

Filed under: cronache — alessandro @

Non è sbagliato in linea di principio indicare dei ministri prima del voto. A parte la buffonata di andare a presentarli al Quirinale (ma che senso ha? E come si può pensare che il Presidente faccia da figurante in un’iniziativa elettorale?) fa parte della dialettica tra forze politiche. Anzi vorrei che diventasse una cosa normale. È sbagliato invece vendere l’idea che quello del Ministro non sia un ruolo politico. I tecnici e gli specialisti devono stare nei ministeri ed essere scelti per concorso, non per cooptazione. Poi certamente un dirigente con buona esperienza può anche diventare ministro, basta che sia chiaro (a lui e a tutti) che cambia mestiere.

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19 febbraio 2018

Sottofondi evangelici

Filed under: Il cristiano informale — alessandro @

Amici cari, è bellissimo che mettiate a disposizione gli MP3 con il testo dei Vangeli, sorvoliamo sulla voce impostata suadente, ma perché la musichetta celestiale in sottofondo? Perché? Perché? Continuiamo così, facciamoci del male.

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12 febbraio 2018

11 cammelli per 3 fratelli

Filed under: esperimenti e soluzioni — alessandro @

Quando si parla di “donazione liberale” (o anche di “economia del dono”) si intende questo. Elargire qualcosa che nella somma totale incide poco, ma è quello che manca per rendere disponibili risorse che altrimenti rimarrebbero vincolate. Sembra un’azione “a perdere”, ma è molto di più.

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11 febbraio 2018

Indignazioni a singhiozzo

Filed under: cronache — alessandro @

I telegiornali parlano della manifestazione di Macerata in modo partigiano e ingeneroso. A quanto è dato capire è stata una manifestazione bella, molto partecipata, per nulla ostaggio degli estremisti e i cori contro le foibe sono stati un episodio brevissimo e isolato, probabilmente un attimo di visibilità dei soliti idioti, di cui peraltro non si trova documentazione filmata o sonora. Ce ne stiamo di un sentito dire, ma è un po’ poco per mettere un’etichetta a una manifestazione, e non ha senso fare di questo episodio il criterio di giudizio e di presentazione prioritario del fatto. Viene da pensare che molti dei giornalisti che seguivano gli eventi non aspettassero altro che un pretesto per raccontare i fatti in un certo modo; non l’hanno trovato e hanno ingigantito un fattarello marginale.
Altrove invece sono successi fatti davvero gravi, per cui ha senso spendere un titolo. A Modena uno striscione inneggia a Tito, e a Piacenza gli antagonisti deviano dal percorso loro assegnato (per impedire di farli avvicinare alla sede di Casapound) attaccano le forze dell’ordine e pestano un agente rimasto a terra. Tutto documentato.
Quindi c’è una protesta popolare che sta montando contro fascismo e razzismo, una reazione sana e prevedibile ai molti fatti gravi, alle provocazioni e alla presenza tra le liste elettorali di forze che si richiamano esplicitamente al fascismo. E c’è una minoranza di antagonisti che fanno quello che hanno sempre fatto: pura lotta ideologica contro i nemici che di volta in volta decidono loro, e contemporaneamente contro lo Stato, come se fossero un unico nemico solidale contro di loro.
Le presentazioni giornalistiche che mettono insieme questi due fenomeni del tutto diversi non fanno un buon servizio; ma ugualmente non fanno un buon servizio le presentazioni che non sottolineano la gravità di fatti come quelli di Modena e Piacenza e usano chiaramente due pesi e due misure, perché se ci fosse stato uno striscione contro la giornata della memoria il 27 gennaio i giornali sarebbero stati in prima linea a mettere in moto la macchina dell’indignazione. Cosa che dimostra peraltro, come sostengo da anni, che fare memoria di genocidi diversi in date diverse è sbagliato.

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10 febbraio 2018

I terzultimi saranno i primi

Filed under: cronache — alessandro @

Dell’autocritica a sinistra naturalmente non mi interessa più di tanto, anzi direi che quei “penultimi che erano ultimi e vengono attaccati dai terzultimi”, come dice efficacemente l’articolo, sono stati abbandonati da tutti, nessuna parte politica o sociale esclusa. E anzi vado oltre, dico che una democrazia in cui dopo 70 anni continua a essere percepito come naturale che sia un solo luogo, una sola parte politica a dover difendere, rappresentare, promuovere gli ultimi è una democrazia che sta fallendo. E i “rigurgiti” sono la conseguenza naturale di questo e il prodromo di qualcosa di peggio.
Comunque è vero, l’antifascismo di piazza è un (auto)inganno.
E questa si candida ad essere la peggiore campagna elettorale di sempre.

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