Cronachesorprese

21 giugno 2017

Leggete Caproni. Con virgola o senza.

Filed under: chiedici le parole — alessandro @

caproni

Forse questa vignetta non è il massimo dell’eleganza, ma oggi abbiamo scoperto che troppi, giovani e no, maturandi o pensionandi, ignorano l’esistenza di un grande poeta italiano. Non solo, ma se ne vantano pure. Sarà permesso esprimere almeno un po’ di triste stupore senza beccarsi botte di saccente? State tranquilli, io sono ignorante come e più di voi. Non sono uno studioso, non sono uno specialista. Però andiamo, quando ho fatto la maturità sapevo chi era Caproni. Avevo in mente alcuni dei suoi versi, anche solo per averli sbirciati sull’antologia (che succedeva spesso così, ve lo giuro: quando c’era da studiare una cosa non la guardavo, ma quando potevo aprire oziosamente l’antologia lo facevo con piacere, e molte delle cose che mi ricordo degli anni della scuola le ho imparate così).

Non ho nessun merito per questo, e non credo che la scuola che ho fatto fosse meglio di quella di adesso, davvero, non lo credo, aveva un sacco di magagne e io ero un cialtrone e un perdigiorno come e più di adesso, ho perso un anno, sono stato rimandato più volte (non di italiano), ero tutt’altro che uno studente modello. Ma sapevo che Caproni esisteva e avevo intuito che era un buon poeta, sapevo che, se nella vita avessi avuto voglia di un po’ di bellezza, avrei potuto cercare i suoi versi, tra tante altre cose. Conoscevo lui ma non sapevo ancora nulla di altri grandi, come Andrea Zanzotto. Ma se qualcuno mi avesse detto “ma come, quest’anno fai la maturità e non sai chi è Zanzotto?” io non l’avrei guardato con aria di sfida compiaciuta come ho visto fare oggi, avrei detto “No, non lo so, mi spiace, chi è?”. O ancora, sapevo già chi era Sanguineti e sapevo già che non mi piaceva (e non ho mai cambiato idea), ma non per questo lo denigravo. E poi non è che ho letto Caproni tutti i giorni, non è che ho mandato a memoria ogni sua silloge, ma quando mi è capitato di leggere qualcosa di suo è stato sempre bello, anche quando dovevo solo studiarlo per gli esami all’università, e non è che fossi diventato più secchia o meno cialtrone, tutt’altro.

Volevo rassicurarvi: io non ce l’ho con quelli che hanno levato il coro “Caproni chi?”. Ce l’ho con chi ha fatto credere a questi e ad altri che è cosa buona e giusta ignorare l’esistenza di un grande poeta, perché tanto la poesia… ma chi la legge davvero? Non ce l’ho neanche con la scuola, ce l’ho con tutto ciò che permea e soffoca talmente la scuola (e ripeto, succedeva anche quando c’ero io tra i banchi) da renderla inabitabile per quelli che avrebbero voglia di leggerlo Caproni, di emozionarsi per la musicalità dei suoi versi, di sintonizzarsi con la sua nostalgia di qualcosa di così perduto e però così presente da riempire, ferire e medicare il cuore ogni giorno, per tutta la vita. Io ero uno come tanti, come tutti, ma non disprezzavo le strade che avevo davanti per imparare, per cambiare, per trovarmi altrove se l’avessi voluto. Ecco, è questo disprezzo che ho visto in giro oggi che mi rende triste e mi fa venire voglia di condividere vignette politicamente scorrette. Però davvero, non mi importa più nulla se qualcuno si offende. Non si può stare sempre zitti per paura di sembrare altezzosi. Ma altezzosi de che? Ma mi avete visto? Fate pace con voi stessi. E leggete Caproni, che non è mai troppo tardi.

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8 giugno 2017

La buona strada interrotta

Filed under: Il cristiano informale,Il postulante de-genere — alessandro @

L’Agesci non è più un movimento cattolico. Occorre prenderne atto, bisogna che i cattolici che sono ancora in quel movimento pongano la questione con forza. Abbiamo bisogno come l’ossigeno di due cose: chiarezza e unità. Ma non possiamo sacrificare la seconda alla prima, perché senza chiarezza non c’è vera unità. Io ho firmato questa petizione (anche se non è scritta benissimo e “scautismo” con la a non si può proprio vedere, ma vabbé).

Se fai l’educatore cattolico devi seguire le regole cattoliche. E non per “salvare le apparenze”. I sacerdoti seguono le regole vivendo il celibato e la castità (che siano omosessuali o no, non ha alcuna rilevanza), se non lo fanno non sono buoni sacerdoti. Allo stesso modo i laici che si prendono la responsabilità di fare gli educatori: se non seguono non stanno svolgendo bene il loro incarico. Naturalmente ognuno fa quello che ritiene in coscienza, io stesso mi sono trovato spesso in conflitto, nella mia condotta di vita, con le “regole” e non escludo di trovarmici ancora. Ma non mi prendo responsabilità educative.

Nel caso in esame, non si sarebbe neanche dovuta porre la questione: non avrebbe dovuto essere il parroco a chiederlo, era l’educatore a dover trarre le conseguenze delle sue scelte. Se non l’ha fatto era perché voleva sollevare il caso: gli articoli che leggiamo in questi giorni sono il risultato di una strategia. Mi spiace ma non ha ragione, ha torto. L’unica cosa che non condivido del ragionamento del parroco è il passaggio sull’ “ostentazione”: non è questo il punto e anche lui, del resto, è da anni che chiede di risolvere il nodo, non l’ha fatto solo dopo l’unione civile.

Quando ero all’università ho fatto il catechista per due anni perché un parroco mio amico mi aveva chiesto aiuto. L’ho fatto volentieri ed è stata un’esperienza che mi è servita molto (e spero di aver lasciato qualcosa di buono ai ragazzi). Ma quando ho deciso di iniziare una convivenza con una donna ho deciso parallelamente che non avrei più accettato incarichi del genere. L’ho deciso io, nessuno ha dovuto chiedermi di fare un passo indietro. In un’appartenenza come quella alla chiesa il punto è a cosa tieni davvero, se all’affermazione di una tua idea o all’affermazione di qualcosa di diverso che va un po’ oltre le tue vicende personali. Questo è il discernimento, non quello di cui parlano certi documenti fumosi.

Sono triste. Sono stato lupetto per quattro anni della mia bella infanzia e per un periodo più breve anche scout. Quella lunga, lunga traccia mi sembra sempre più evanescente.

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