Cronachesorprese

30 ottobre 2016

Ai nuovi (vecchi) anti-candido

Filed under: Il cristiano informale — alessandro @

Suggerimento per i soliti che commentano perché non possono fare a meno di fare da megafono ai luoghi comuni.
Inginocchiarsi in piazza e pregare durante un terremoto non è superstizione o pura reazione alla paura. Certo, chi l’ha fatto era spaventato. Ma in primo luogo si vede, dalle immagini diffuse dai telegiornali, che chi l’ha fatto è abituato a farlo. E non lo fa per paura, lo fa perché quel gesto è espressione di sé. In secondo luogo il pericolo mette di fronte al proprio destino, e pregare vuol dire riconoscerlo.
La sostanza di quel gesto non è la paura, ma il giudizio sulla situazione che si sta vivendo, il percepire più acutamente del solito la propria fragilità strutturale e il desiderio di affidarla a Dio: cosa che chi ha fede fa normalmente, tutti i giorni. Ma nella testa di molti la preghiera in ogni sua forma è solo superstizione, è qualcosa che non merita la minima curiosità o domanda, è così, tutto deve sottostare alle classificazioni sbrigative e sommarie che sole funzionano nella chiacchiera. Analfabetismo spirituale.
Grazie a chi ha avuto il coraggio di quel gesto semplice e limpido in piazza. Sì, avete letto bene: coraggio.

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