Cronachesorprese

16 marzo 2015

La fede e i “cristianesimi perduti”

Filed under: storia del cristianesimo — alessandro @

Molti parlano di tanti “cristianesimi” nel primo e nel secondo secolo, cercando di mettere sullo stesso piano gnostici e cristiani. Ma il depositum fidei è quello di derivazione apostolica e, guarda caso, è l’unico che ci è arrivato. Sono quei testimoni che hanno vinto la sfida della storia, e la testimonianza è tutto, può essere coadiuvata ma non sostituita dallo studio storico. Non esiste una opzione di fede per quei cosiddetti cristianesimi perduti. Sono solo curiosità storiche, possono essere utili alla fede solo perché fanno comprendere meglio storicamente le origini. Pensare di dover recuperare qualcosa di perduto è già fuori dalla dinamica reale della fede.
Ogni soluzione alternativa alla tradizione elimina Cristo o lo depotenzia così tanto da renderlo inutile o comunque da non rendere ragione dello sconvolgimento che ha creato. E questo non rendere ragione, mi spiace, ma non è storicamente rigoroso. Qualcuno vorrebbe trasformare la storia dei primi secoli in un gioco combinatorio. Basta che ogni tessera del mosaico sia plausibile in sé e poi possiamo divertirci a chi trova la combinazione più originale e arguta. Va bene tutto, tranne il Vangelo. È ancora come allora: scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani.

15 marzo 2015

Ruoli di genere: il paradosso norvegese

Filed under: Il postulante de-genere — alessandro @

La nazione con la più alta parità di genere, la Norvegia, sta mostrando agli studiosi un paradosso: più aumentano le pari opportunità più i generi mostrano una tendenza a rientrare nei ruoli tradizionali. Al contrario, più un paese è arretrato nelle pari opportunità (come l’India ad esempio) e più le donne aspirano a ruoli tradizionalmente maschili e, se dispongono della libertà sufficiente per farlo, competono validamente e li ottengono.
Questo documentario norvegese mostra le opinioni di studiosi norvegesi e di altri paesi che danno interpretazioni diametralmente opposte del paradosso. Dura quaranta minuti ma per chi è interessato a capire un po’ meglio la questione sono ben spesi. Guardatelo e ricordatevene quando qualcuno parla di studi “definitivi” sull’argomento.

Guardate bene, dal minuto 34 in poi, come rispondono la Egeland e Lorentzen (due promotori dei cosiddetti “gender studies” che negano il fattore biologico nella differenza di ruoli) alla domanda cruciale posta dall’intervistatore. Ammettono che la loro posizione è “teoretica” e non “sperimentale”. L’unico argomento scientifico che possono avanzare è che il fattore genetico non è (ancora) stato provato, e questo è vero, ma contemporaneamente:
1 – sminuiscono arbitrariamente le conclusioni di altri studiosi
2 – non considerano che forse la prova genetica non è necessaria e bastano le differenze biologiche evidenti
3 – non spiegano perché la loro ipotesi (escludere il fattore biologico) dovrebbe essere più ragionevole e più coerente con i dati a disposizione dell’altra (non escludere a priori il fattore biologico ammettendo contemporaneamente quello culturale).

Considerate bene questa discordia tra studiosi perché è la stessa che ritroviamo nella politica e nella società. C’è chi parte dalla realtà e poi formula l’ipotesi. E se la realtà smentisce o ridimensiona l’ipotesi abbandona o modifica l’ipotesi. C’è chi parte dalla teoria e formula l’ipotesi senza guardare la realtà. E se la realtà smentisce o ridimensiona l’ipotesi tanto peggio per la realtà.


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