Cronachesorprese

11 febbraio 2015

Il lato pulp del risorgimento

Filed under: reading — alessandro @

La mia recensione su Amazon del libro di Giovanni Giaccone.

Una bella storia, inquadrata efficacemente nel periodo storico scelto per un’ambientazione non troppo dettagliata ma rigorosa. Si legge d’un fiato e si torna indietro volentieri alle pagine già andate per fissare meglio antecedenti e conseguenti lungo i quadri brevi e ricchi di azione, nell’intreccio delle tre vicende che sono tre fasi diverse della stessa timeline. Il ritmo intenso della narrazione prende coraggiosamente (rispetto agli standard italiani) la strada della letteratura di genere un po’ esasperata, alla Tarantino: ma è un rischio calcolato e giocato con destrezza. E al “pulp” primigenio, cioé ai “pulp magazine” americani stampati su carta grezza, si ispirano lo stile della scrittura e la violenza macabra che invade le pagine con studiata serialità. I personaggi stanno in un sottobosco umano inquieto che macina e impasta grandi e piccoli protagonisti, uomini d’affari e delinquenti, poliziotti borderline e prostitute, briganti e soldati, garibaldini e bersaglieri. Magmatico, come è stata magmatica e in continua, insostenibile accelerazione la seconda metà dell’ottocento. Satan’s Circus proietta le ombre di quel periodo in un noir che è metafora di una reazione di forze oscure e irrazionali a un salto in avanti imposto a una società arretrata: quella dell’Italia borbonica, ma non solo. Viene voglia di saperne di più di tutto: del lato oscuro del risorgimento italiano, dei briganti, del “Satan’s circus” reale di New York, del teatro e dell’immaginario di quel tempo.

Post correlati

1 giugno 2007 – Il violino e la macchina del tempo

10 febbraio 2015

Un corpo un’anima

Filed under: tutto considerato — alessandro @

“E non ci lasceremo mai, abbiamo troppe cose insieme…”
La sera che comincia Sanremo mi viene in mente questa canzone di più di 40 anni fa. Non voglio parlare di Sanremo né di musica leggera, però mi faceva ridere la coincidenza.

Insomma a conti fatti parlare di immortalità dell’anima e di resurrezione dei corpi oggi non è trendy.
Invece parlare di reincarnazione è trendy.
Molto trendy anche tutto ciò che sfoggia l’aggettivo qualificativo olistico che sta lì a segnalare senza dubbio alcuno dove sta la gente giusta che si prende cura dell’armonia universale.

Però:
- olistico presuppone la maggiore armonia e integrazione possibile tra corpo e anima
- reincarnazione presuppone che l’anima si leghi a un corpo solo in maniera del tutto estrinseca, perché poi può legarsi indifferentemente a un altro corpo affatto diverso da quello da cui proviene
- l’unione di anima e corpo così come la descrive la filosofia cristiana invece presuppone una integrazione perfetta tra anima e corpo, addirittura una esclusività: questa anima è forma di questo corpo e di nessun altro. Può svestirsene solo temporaneamente, in attesa di una resurrezione in uno stato “glorioso” di cui non è importante sapere molto ora ma che indubbiamente ribadirà e urlerà al cielo (non so se lo farà come Wess e Dori Ghezzi, ma perché no) che il legame dell’anima con il suo corpo è qualcosa di indissolubile, che sfida l’eternità.
- quindi l’antropologia cristiana sembrerebbe molto più “olistica” di qualsiasi altra: nessuna si spinge così in là.

Quindi come la mettiamo? Perché l’antropologia cristiana non è trendy come meriterebbe? Perché quando parlo di San Tommaso tutti i santoni di stamminchia storcono il naso? Eh?

Non sarà che si ha una fottuta paura del corpo, perché è condizione data e non plasmabile né intercambiabile, insomma è dato creaturale, quello che ci ricorda in ogni istante che siamo creature e non semidei (che, voglio dire, ci vuole un bel coraggio a pensare che in qualche modo saremmo Dio, ma tant’è, anche questo pare sia molto trendy) e che tutto quel fiorire di olistico di qua e di là sia molto equivoco, in fondo? E che tenda al materialismo o allo spiritualismo (quindi alla non integrazione, in un senso o in un altro), perché quella plasmabilità che sembra l’aspirazione di molte pratiche olistiche non è del corpo né, ultimamente, dell’anima?

Dimentico qualcosa? No. Qualcuno potrebbe dire che dimentico la mente, ma io la considero una parte speciale del corpo. Per questo le antropologie che propongono unicamente un dualismo spinto tra mente e corpo sono, a mio parere, materialiste. Questo punto magari lo approfondisco un’altra volta, ora vado a nutrire la mia unità psicofisica. Che quindi ora vi chiederete: va a mangiare o a meditare? Eeeeh, vi lascio nel dubbio ma vi dò un indizio: sono le venti e zerozzero.

( :-) semiserio sono. ma anche convinto di quello che scrivo. )

Grazie all’amica Giuliana che mi ha acceso questa lampadina.


Powered by WordPress. Theme by H P Nadig