Cronachesorprese

30 gennaio 2015

Essere una mela oggi

Filed under: tutto considerato — alessandro @

Scrive su Facebook il mio amico Arturino:

Il più grande teologo di tutti i tempi, San Tommaso d’Aquino, all’inizio delle lezioni mostrava ai suoi allievi una mela dicendo: «Questa è una mela. Chi non è d’accordo, può andar via». Il “Doctor Communis” voleva far capire che non è il pensiero a determinare l’essere, ma è l’essere che determina il pensiero. La superbia infatti fa ritenere che il nostro pensare sia il fondamento dell’essere, mentre invece l’umiltà ci porta ad osservare e argomentare l’essere delle cose, soprattutto in quelle divine.

Una verità da eroi. Allora come oggi.

27 gennaio 2015

Cronache professionali

Filed under: cronache — alessandro @

Oggi Roma era splendida, e splendida è stata la mia giornata romana. Passare l’esame da giornalista non è impresa titanica come a volte la dipingono (non è neanche una passeggiata). Però in una storia personale può voler dire tanto. E nel mio caso è così. Questo riconoscimento è il compimento di un percorso durato oltre vent’anni. Ho dovuto affrontare molte difficoltà. Ma la più grande è stata evitare, ignorare, contrastare i cinici e i disfattisti. Quelli che non hanno un obiettivo per sé e per questo si dedicano, a tempo perso, a distruggere quelli degli altri. Per questi non c’è, non ci sarà più spazio nella mia vita e nel mio lavoro.

Sì, Roma era splendida. Ho vagato per il centro ancora imbambolato per la soddisfazione. Ho incrociato casualmente politici e giornalisti molto noti: sono giorni di grande fermento per l’imminente elezione del Presidente della Repubblica e la Roma del potere offre quel suo spettacolo unico e inimitabile della politica che scende dalla poltrona e invade la strada. Un’animazione quasi teatrale che si replica con qualche variazione da 2500 anni. Ho la fortuna in questo momento di guardare tutto questo da una prospettiva diversa. Lo vedo come un benvenuto, come un invito al lavoro. Non mi occuperò di scenari così grandiosi, ma nel mio piccolo in quel racconto collettivo che è il giornalismo ci saranno anche i miei two cents. Dovessi metterci altri vent’anni a raggranellarli e a gettarli nel calderone.

17 gennaio 2015

Frankie vince per KO tecnico

Filed under: Frankie stories — alessandro @

Il Gramellini più infelice e pedante di sempre è stato messo al tappeto da Frankie, ma pochi se ne sono accorti. Sembra di essere su Marte a dover spiegare. Eppure ancora una volta ce n’è bisogno perché per molti, oltre che per il sempre più tronfio notista della Stampa, la frase di Papa Francesco sull’aereo, quella del “pugno”, è stata un errore. Sarà. Io non ho visto scivoloni papali, ho visto molti scivoloni giornalistici, tanti ditini alzati e poca sostanza. Ma possibile che ogni tanto ci si debba incartare in queste discussioni da asilo?

Francesco ha fatto solo un discorso di buon senso. Non ha parlato di quello che si dovrebbe fare e che farebbe anche Gesù, o del comportamento che deve tenere un cristiano quando gli offendono la mamma. Ma evidentemente la libidine di rimproverare un presunto scivolone a un papa è qualcosa di irresistibile per molti. Questa cosa del “ti ricordo il porgi l’altra guancia” è un classico, un luogo comune del moralismo anticristiano su cui un giorno mi piacerebbe scrivere qualcosa.
Francesco non ha detto: “se vi insultano la mamma date un pugno”. Ha fatto una battuta per spiegare con un esempio scherzoso che se qualcuno insulta qualcun altro negli affetti più cari non deve stupirsi più di tanto se provoca una reazione istintiva. Non parlava di quello che deve succedere, parlava di ciò che può succedere. Non raccomandava ai cristiani scazzottate alla Bud Spencer, invitava a usare bene la libertà di espressione, a non interpretarla come licenza di offendere perché poi l’offesa, umanamente, chiama offesa. Quindi la contraddizione con il passo evangelico che molti hanno voluto vedere a tutti i costi, forzando il tono colloquiale e scherzoso della chiacchierata con i giornalisti, non esiste.

Pochi si accorgono della forzatura, dell’errore formale di Gramellini. La forzatura è nel non sequitur su cui incardina il suo ragionamento: il “pugno” è una reazione istintiva che può capitare, non è la conseguenza necessaria dell’offesa. Quindi il raffronto con la “consulenza” chiesta al parroco è una pura fallacia. Non volevo perdere tempo ad analizzare il gramo gramello, ma se si insiste… Chi volesse rinfacciare a Francesco ipotetiche giustificazioni del terrorismo incorrerebbe nello stesso errore di base. Poi è vero che lo faranno ugualmente, ma tanto si sa che per alcuni l’unica Chiesa accettabile è quella che chiede scusa di esistere.

Una sola cosa mi consola. La luna di miele tra media e Frankie sta finendo. Si stanno accorgendo della “pericolosa” continuità con BXVI in tutto. Molto bene.

(e comunque c’è qualcuno che dice anche cose sensate)

13 gennaio 2015

La Croce, Emma Bonino e il valore infinito della persona

Filed under: news factory,tutto considerato — alessandro @

Oggi è un bel giorno per il giornalismo italiano: è nato un nuovo quotidiano, La Croce, e io sono fiero di essere nel gruppo dei primi abbonati. Dopo mesi di partecipazione attiva alle discussioni sui profili facebook di Mario Adinolfi e dello stesso quotidiano, nato prima sui social network ma ora approdato alla carta con una baldanza e una determinazione invidiabili, non l’ho fatto come atto dovuto, ma per passione. Un abbonamento semestrale, per vedere un po’ come va: mi auguro di avere ragioni sufficienti per rinnovarlo a luglio.
Formato broadsheet, il più grande esistente. Almeno il primo numero dovevo averlo anche su carta, non mi bastava il pdf da abbonato. Dice Adinolfi che la lettura dev’essere “scomoda, com’è scomodo il giornale”. Insomma si deve vedere. E stamattina in autobus, in effetti, era davvero impossibile sfogliare quelle otto paginone senza brandirle, senza ostentarle in faccia al mondo, senza mettersi in qualche modo “in croce”.

Ieri invece non è stato un bel giorno per gli amici, gli estimatori, i compagni politici di Emma Bonino, che ha annunciato ai microfoni di Radio Radicale di avere un tumore ai polmoni e di avere già cominciato il trattamento chemioterapico. Quella donna forte, che ha sempre comunicato positività e assertività, non si è smentita neanche in questa circostanza dolorosa, anche se aveva la voce rotta dal pianto. Un mondo di scelte e di convinzioni mi separa da lei e dal suo impegno politico. Però ascolto e mi accorgo che questo momento di sofferenza è anche momento di verità. Mi sono commosso quando ha detto, rivolgendosi a chi combatte battaglie simili alla sua: “Io non sono il mio tumore. E neanche voi siete la vostra malattia. Dobbiamo sforzarci di essere persone, di voler vivere liberi fino alla fine… dobbiamo pensare assolutamente di essere persone che affrontano una sfida”.

Essere persone, avverte Emma in questo momento, significa anche non essere la propria malattia. Ma se un malato è di più della sua malattia anche un uomo sano è di più del suo essere sano. E forse anche un embrione e un feto sono di più del loro essere embrione e feto. Come è vicina in definitiva la verità al cuore, e che disdetta, che peccato (peccato originale, si chiama) dover passare attraverso la sofferenza per sentirla e per dirla con il cuore oltre che con la testa. C’è nella croce una compiutezza, una pienezza di senso che da uomini non possiamo raggiungere se non passandoci attraverso. Emma, che è così distante da me, nel momento in cui tocca il valore infinito dell’essere persona attraverso la “sua” croce annulla quella distanza. Nella persona c’è un Infinito che va guardato e rispettato per come si pone. Non c’è bisogno di una fede o di una morale per guardalo e rispettarlo, per dargli quell’attributo di “sacro” che deve essere alla base della convivenza civile, pena la dissoluzione di qualcosa di fondamentale e di vitale. Si fa sempre così fatica a spiegarlo, però è davvero di tutti e c’è almeno un momento nella vita in cui è evidente a tutti.

Doppio augurio, dunque. A Emma perché esca vittoriosa dalla sua battaglia, e più determinata e consapevole di prima. Alla Croce perché trovi la sapienza e la grazia per raccontare ogni giorno quel valore infinito, con i testimoni e le parole giuste, senza sottrarsi allo scontro quando sarà inevitabile ma senza fare della polemica un fine. Perché ogni giorno c’è una Emma a cui tendere la mano. E se un giornale non è capace di farlo non serve a nulla.

11 gennaio 2015

Matti reloaded

Filed under: cronache — alessandro @

Oooh, cominciavo a sentire un po’ di nostalgia del genuino e ruspante complottismo. L’11 settembre 2001 e tutta la fiction complottarda degli anni successivi sono ormai acqua passata, oggi i matti li abbiamo in parlamento. Non i parlamentari ma qualcuno molto vicino a loro sostiene oggi che attorno alla sede di Charlie Hebdo era stato allestito una specie di set cinematografico. Gagliardo questo Salvo Mandarà, promette bene.

Non voglio sembrare sarcastico. Di più: sono incazzato, perché mi immedesimo con chi potenzialmente può essere offeso da queste baggianate. A questi geni non sfiora neanche il pensiero che soltanto qualche giorno fa in quel set cinematografico sono morte dodici persone. Però via, tutti hanno diritto di esprimere le loro convinzioni. Vorrei solo che dimostrassero di essere, appunto, convinti sostenitori di qualcosa che assomiglia a un’interpretazione di dati reali e non squallidi speculatori sulla grande impressione che i fatti di Francia hanno suscitato sull’opinione pubblica. Allora direi che la questione si risolve salomonicamente in questo modo: Mandarà si fa un bel viaggetto in Francia, suona alla porta della famiglia di Ahmed Merabet e ripete pari pari davanti a moglie, figli e parenti tutti del povero poliziotto le sue brillanti deduzioni.

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