Cronachesorprese

20 febbraio 2014

Chi di streaming ferisce…

Filed under: cronache — alessandro @

La consultazione in diretta streaming di ieri è una di quelle cose che spingono a parteggiare per uno dei due contendenti, anche se non ci si riconosce, normalmente, razionalmente, in nessuna delle due posizioni politiche rappresentate. Lo scontro è antropologico, non politico. Se devo scegliere uno dei due naturalmente scelgo Renzi. Penso che sia stato abbastanza bravo, che non sia caduto nella trappola di Grillo. Partiva in evidente svantaggio, perché è chiaro che dalla situazione aveva soltanto da perdere, e non si è fatto trascinare nell’arena. Non ha lesinato battute (del resto era l’unico registro ammesso dall’interlocutore, l’unico messaggio che poteva passare) ma senza acrimonia.

Non ho nessuna intenzione di accodarmi alla Renziade cantata da molti organi di informazione. Osservo questo fattore nuovo scagliato alla guida del paese da circostanze irripetibili, ma come esito di un percorso cercato. Come ho scritto la settimana scorsa penso che si sia preso una bella gatta da pelare e per questo ha il mio rispetto per ora, anche se non mi sono piaciute le marce indietro su dichiarazioni fatte in passato, come non sono piaciute a molti altri. Però penso che in politica queste cose possono succedere, perché davvero il risultato conta molto di più di tutto il resto. E parlo di risultato “per tutti” naturalmente, non di ciò che un politico fa “pro domo sua”. Se i risultati arrivano certe scelte che comportano qualche scorrettezza si relativizzano. Se non arrivano si ingigantiscono.

14 febbraio 2014

San Valentino 2014

Filed under: forse cercavi — alessandro @

san valentino

…e comunque grande Frankie :-)

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13 febbraio 2014

It’s Renzi time

Filed under: cronache — alessandro @

Se il Governo che comincerà tra pochi giorni arriverà davvero al 2018 sarà qualcosa di epocale, di storico. Non ci credo. Se dovessi scommettere oggi direi fine 2015 al massimo. Troppe le debolezze strutturali, a cominciare da una “larga intesa” che si è già ristretta di un bel po’ in dieci mesi e rimane qualcosa di troppo ambiguo. Io non credo che Alfano abbia la forza e il coraggio di affrancarsi davvero (intendo definitivamente, alla resa dei conti delle scadenze elettorali) da Berlusconi, ammesso e non concesso che ne abbia la volontà. L’ipotesi fantapolitica che avevo fatto qualche anno fa ai tempi della scissione di Fini rischia di essere perfettamente verificata con Alfano.

Il primo rischio del Governo Renzi, dunque, sarà di dipendere suo malgrado da equilibri nascosti che non riguardano la sua parte politica e neanche l’asse principale della sua anomala alleanza di governo.
Il secondo rischio è cadere troppo presto. Le urne sarebbero impietose con lui e con il suo partito. Già ha un credito eccessivo e immeritato, non sancito da un voto: per dimostrare di meritarselo il sindaco di Firenze deve superarsi. Gli è chiesto molto di più di quello che è stato chiesto a qualsiasi capo di governo negli ultimi vent’anni. Ha tutto da conquistare, tutto da dimostrare. La legittimazione delle primarie del Pd è troppo debole per essere giocata sulle decine di tavoli nazionali e internazionali (lui che finora è stato solo amministratore locale) sui quali dovrà giocare.

Oggi mi riesce davvero difficile capire perché si è cacciato in questa situazione. Dicono i suoi avversari (e lui stesso lo ammette, con aria di sfida) per un’ambizione sfrenata. I suoi amici invece dicono (e ancora lui, Matteo, lo sottolinea: risponde sempre a tutto e a tutti, sembra un campione di ping pong) per senso di responsabilità. Non credo a nessuna delle due spiegazioni. Credo che al netto di una dose sicuramente altissima, esagerata di autostima la mossa sia una scommessa politica, lucida, razionale. Fatta da Renzi senza guardare in faccia a nessuno, ma anche con poco riguardo verso se stesso e verso il non piccolo capitale di fiducia e di speranza finora accumulato.

Per ora gli riconosco solo un grande fegato. Coraggio, determinazione. Nient’altro. Di sicuro non basta. Ma per quello che si vede in giro da anni potrebbe essere un buon inizio.
In negativo il fiorentino ha scoperto le carte di una spregiudicatezza che, se in politica non è certo rara, non è neanche roba di tutti i giorni che venga fuori in maniera così spettacolare. Quando a novembre scorso si era ingaggiato nelle primarie per eleggere il segretario del Pd non riuscivo a capire. Mi sembrava una deviazione di rotta rispetto alla corsa dell’anno prima contro Bersani per candidarsi a premier. Oggi il senso della mossa è chiaro, ed è difficile pensare che non fosse premeditata. Letta non meritava certo una sconfessione così bruciante, e questo non fa onore a Renzi. Ha una sola possibilità per far dimenticare questa scorrettezza: dimostrare immediatamente che il cambio di passo della maggioranza di governo non è solo velleitario, è una realtà, una strada ben segnata e praticabile fin da subito. Ha poco, pochissimo tempo per farlo.

11 febbraio 2014

Ratzie memories

Filed under: ratzie stories — alessandro @

Oggi è un anno dall’annuncio di rinuncia al soglio di Benedetto.

Penso che nessuno abbia più dubbi sull’opportunità e il coraggio di quel gesto, ma se qualcuno ancora ne avesse guardi alla stagione nuova che è cominciata. Anche quelli che temono rinnovamenti “imprudenti” sappia che è stato Ratzinger a porne le condizioni, consapevolmente. Sì, proprio lui.

Di nostalgie non ne abbiamo bisogno. Rimane l’affetto per un grande uomo e oggi voglio semplicemente ripeterlo, gridarlo con tutte le forze.

5 febbraio 2014

Bankitalia e il credito a cinque stelle

Filed under: cronache — alessandro @

Ho provato ad approfondire i contenuti del contestato decreto Imu – Bankitalia che ha suscitato la veemente reazione del M5S. Ho letto molti articoli, ho qualche elemento in più di giudizio ma non riesco ancora a concludere se di “regalo alle banche” si tratti o no.

Quello che è certo è che sono stati dati giudizi affrettati da una parte e dall’altra. Si è detto che il decreto è una sostanziale “privatizzazione” della Banca d’Italia ed è un’approssimazione grossolana, perché la Banca d’Italia non è statale, è solo un ente di diritto pubblico. Si è detto d’altra parte che la ricapitalizzazione non tocca in nessun modo i soldi pubblici e anche questo non è vero, perché la riserva statutaria da cui si attinge per la ricapitalizzazione è da considerarsi risorsa pubblica. Non sono in grado e non voglio entrare più di tanto negli aspetti tecnici della questione. Mi limito a cercare di capire qualcosa di più e a valutare gli effetti delle discussioni in corso sullo scenario politico.

Il M5S ha puntato molto sull’opposizione a questo decreto. L’ha fatto, dicono in molti, perché ha bisogno di rubare la scena a Renzi e di far parlare di sé in vista delle elezioni europee. Il cambio di marcia è evidente. I gesti plateali e al limite della legittimità tenuti dai deputati e dai senatori grillini monopolizzano da una settimana le cronache politiche.

Non dò un giudizio univoco su questa azione. Il M5S, bene o male, in modo criticabile o no, sta facendo opposizione. Il merito dei riflettori puntati su un decreto dal contenuto abbastanza lineare ma dalle conseguenze complesse, per certi versi epocali e difficilmente valutabili in proiezione futura da chiunque (non è uno scherzo una ricapitalizzazione che aumenta il valore delle quote di Bankitalia da 0,52 a 25.000 €), va tutto a loro. D’altra parte, come sempre, il loro continuo stare sopra le righe per richiedere attenzione non è immediatamente funzionale alla comprensione, ma a una presa di posizione emozionale; tende a imporre una narrazione senza provarla al vaglio di una verifica. Come molti italiani, diffido istintivamente di chi si pone in questo modo. E, altrettanto istintivamente, mi riesce difficile considerarne le buone ragioni, quando ci sono.

Il “regalo di 7,5 miliardi alle banche” non è un fatto, con buona pace del Fatto quotidiano e di Gianni Dragoni di Servizio pubblico: è un’interpretazione, è un modo di raccontare una delle conseguenze del decreto. E non sono certo un amico delle banche. Però delle banche abbiamo bisogno: se i cinquestelle vogliono mettere tutti i soldi sotto il materasso o la mattonella facciano, io mi regolerò diversamente. Se la ricapitalizzazione di Bankitalia dà maggiore solidità alle banche italiane è un bene per tutti. Se fossi un parlamentare dell’opposizione, invece di indulgere in atti oggettivamente antidemocratici come l’assalto ai banchi del Governo in aula e il picchettaggio alle porte delle commmissioni, cercherei di marcare stretto Letta per ottenere misure di controllo sull’operato delle banche a vantaggio di cittadini e imprese. Se la ricapitalizzazione di Bankitalia aiuterà le banche azioniste a superare lo scoglio di Basilea 3, le banche a loro volta dovrebbero mettersi al servizio di chi lavora e soffre le conseguenze della crisi più di quanto stiano facendo attualmente. Se si vuole davvero stare dalla parte dei cittadini è questa, a mio parere, la battaglia da fare ora.


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