Cronachesorprese

24 settembre 2013

Dalle Lettere dei nostri giorni

Filed under: ratzie stories — alessandro @

Chi pensa che la Chiesa dovrebbe tornare alle origini dovrebbe considerare con una certa soddisfazione, o almeno simpatia, questo fiorire di corrispondenze epistolari di papi e papi emeriti con personalità illustri della cultura, della scienza, del giornalismo.

Abbiamo ben due papi, uno in carica e uno emerito, ed è un po’ come avere Pietro e Paolo: sono duemila anni o giù di lì che non capita… Due carismi diversi ma complementari. Ed entrambi sentono e cominciano a cogliere una sfida precisa. Superare l’ufficialità, rispondere, incontrare oltre il programma delle visite, delle celebrazioni. L’incontro è molto, se non tutto. L’ha detto Frankie, l’ha colto Ratzie. Questo è il momento di aprire, aprire porte, lasciandosi alle spalle dubbi e paure. La carità ha tante facce, ed esiste anche una carità intellettuale.

La risposta pubblicata oggi su Repubblica a Odifreddi è una sorpresa graditissima. Quando l’ho letta mi si è aperto il cuore, come succede quando risenti un amico che non si faceva vivo da un po’. Che piglio, che energia, che chiarezza in quella risposta! Voglia di scendere nell’arena, gusto dialettico, ironia misurata senza sarcasmi, tutta la partita in attacco, mai un momento in difesa. Ha fatto bene al buon Joseph questo passaggio, si sente da ciò che scrive. Lunga vita a quest’uomo libero e al suo grande cuore!

23 settembre 2013

Emendofobia e altre viltà

Filed under: Il postulante de-genere — alessandro @

La polemica sul questionario “omofobo” che sarebbe stato somministrato sabato da un professore di religione in un liceo di Perugia si è già sgonfiata con le spiegazioni del professore, la reazione del preside e degli stessi studenti che hanno difeso il loro insegnante. Non vedo ancora ritrattazioni da parte dell’Arcigay, nonostante il violento attacco di ieri (con immancabile “denuncia all’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni del Ministero per le Pari Opportunità”). Sembra un caso montato a orologeria in concomitanza del passaggio in Senato della legge sull’omofobia e in particolare di un subemendamento molto discusso. Sono metodi un po’ vigliacchi. La notizia costruita ad arte sarà già stata condivisa in lungo e in largo. Per come è stata confezionata non mi stupirei di vederla circolare ancora per anni secondo le dinamiche che ormai ben conosciamo.

Ma anche senza le spiegazioni già fornite io non avrei molti dubbi: finché la religione cattolica sarà materia nella scuola italiana non può essere impedito a un professore di esporre gli insegnamenti e i precetti morali della Chiesa. Certo, dipendesse da me i programmi sarebbero diversi e, come dice anche Papa Frankie nella bellissima intervista concessa a Civiltà Cattolica, non si dovrebbe insistere troppo su quei due o tre punti controversi della morale. Soprattutto a scuola. Non prima almeno di aver esposto, discusso e chiarito altre cose ben più importanti, in particolare le questioni principali di teologia fondamentale. Perché occorre combattere in qualche modo questa distorsione storica che porta molti a pensare al Cristianesimo come a un mero elenco di precetti da rispettare. Cosa se ne fa un ragazzo di 16 o 18 anni di una fede presentata così? Nulla.

In ogni caso non può essere impedito a un insegnante di fare il suo lavoro. Per la Chiesa il comportamento omosessuale è “disordinato”. Che questa affermazione sia omofoba o no fa parte del libero dibattito di idee. Ne discuto con chiunque ma nessuno deve permettersi di censurarla come inammissibile in base a una legge. Eppure la polemica montata ieri attorno alla scuola di Perugia è chiaramente un tentativo in questa direzione. Si vuole fare pressione sull’opinione pubblica con questi mezzucci in vista dell’approvazione definitiva della legge. Non fatevi ingannare né dal caso di Perugia né dai prossimi che, ci scommetto, usciranno magicamente sui giornali nelle prossime settimane: la libertà in pericolo è soltanto quella garantita dall’articolo 21 della Costituzione.

C’è un po’ di fibrillazione anche perché per qualche politico sta arrivando la resa dei conti. Scalfarotto, omosessuale e relatore della legge, viene accusato più o meno apertamente di tradimento soltanto perché non si è opposto al subemendamento che tra l’altro non è neanche sufficiente per garantire la libertà di opinione. Eppure fioccano le petizioni per far credere che sarà una specie di salvacondotto per razzisti omofobi di varia estrazione che sono già perseguibili dalle leggi attuali, e naturalmente per equiparare la posizione della Chiesa cattolica a quella di chi giustifica e pratica la violenza nei confronti degli omosessuali. Chi avrà la meglio in Senato? Lo vedremo, ma se qualcuno vuole davvero introdurre un profilo di incostituzionalità nella nuova legge tanto peggio per la legge: non avrebbe vita lunga. E io non ne sentirei la mancanza, al pari delle reali vittime di discriminazione e violenza.

11 settembre 2013

Repubblica, assolutamente scorretta

Filed under: Frankie stories — alessandro @

Lupo nel titolo, agnello nel’articolo: questo è Scalfari, e non lo scopriamo oggi. Sono d’accordo con quanto ha scritto Mario Adinolfi in una nota su facebook: è gravissimo forzare il titolo di un editoriale in una circostanza delicata come una lettera di un Pontefice a un quotidiano.
In breve, per chi non avesse visto Repubblica oggi. Scalfari ha scritto due lettere, una a luglio e una ad agosto, prendendo spunto dall’enciciclica Lumen fidei e ponendo alcune domande a Papa Francesco. Oggi la risposta, pubblicata nello spazio degli editoriali in prima pagina sotto il titolo “La verità non è mai assoluta”.
Questo è uno degli episodi più tristi, squallidi e incresciosi della leggendaria (leggasi: inesistente) contrapposizione tra Ratzinger e Bergoglio: una contrapposizione che è una delle tante creature mitologiche partorite da quella buona stampa illuminata che vorrebbe semplicemente vedere la Chiesa scomparire dalla faccia della terra.
La lettera di Bergoglio a Scalfari è bellissima e dispiace davvero dover dare spazio alla polemica. Ma questi sgarbi non si possono passare sotto silenzio. Non spetta naturalmente al papa alzare la voce in questo caso, spetta ai cattolici che capiscono il livello della provocazione: mi auguro che siano in tanti.

La verità è relazionale. È un passaggio fondamentale della lettera, un appunto di una certa finezza e il titolista, chiunque sia, se lo rivende pro domo sua un tanto al chilo.
Un direttore può anche forzare la mano nel fare un titolo, ma non se la tiri poi da filosofo e da maestro di diaolgo se lo fa in un’occasione così delicata. Vuole fare il dialogo “alto”? E allora non ricorra a metodi “bassi”, se li risparmi almeno per una volta.
Nella lettera non c’è la messa in discussione di un “assolutismo” della verità che non esiste né nella dottrina né nella tradizione filosofica cristiana. La critica al relativismo, già in Ratzinger e in totale continuità anche in Bergoglio (perché, forse al titolista di Repubblica non è chiaro, dire che la verità è relazionale significa criticare il relativismo), non è difesa di un “assolutismo” della verità che in termini cristiani non si sa proprio cosa possa essere. Anche in filosofia della conoscenza per Tommaso D’Aquino la verità è adaequatio rei et intellectus, quindi relazione. Ma questo non è relativismo! Il relativismo nega valore sia all’affermazione di Cristo di essere “la” via, “la” verità e “la” vita, sia alla possibilità stessa che si trovi una “corrispondenza” che vale per tutti, una “adaequatio” tra la realtà e la ragione.

Aggiornamento del 14 settembre

Sul Foglio di ieri Costanza Miriano ha commentato il botta e risposta tra Scalfari e il Papa con lucidità e ironia, come fa sempre. Vedo che i cattolici comunque continuano a dividersi: ha fatto bene o ha fatto male il Papa a “mettersi al livello” di uno che notoriamente gioca sporco? La replica di Scalfari in effetti è poca cosa e c’è il caso che non tutti se ne accorgano. Pesa di più il rischio di fraintendimento o la possibilità di raggiungere ancora qualcuno che normalmente non si raggiunge? Io non ho dubbi e voto la seconda. Se nel dialogo penso di controllare tutto non arrivo mai davvero al dialogo. L’importante è arrivarci sicuri della propria identità e senza smettere mai di invocare lo Spirito. Se ci sono queste due condizioni accada quello che deve accadere.

6 settembre 2013

Videoscrasia

Filed under: cronache — alessandro @

Non so se sia più di retroguardia un leader politico che spedisce un videomessaggio alle televisioni o una petizione per impedirne la trasmissione sulle reti pubbliche.

Naturalmente non è il tipo di contenuto che può pretendere di cambiare il palinsesto: Berlusconi in questo momento non ha nessun titolo per chiederlo. Quindi sarebbe grave che si trasmettesse facendo eccezioni alla programmazione normale. Se succederà (ma non penso) sarebbe in aperta violazione a tutti i regolamenti.

Ma non c’è nessun motivo per non farlo vedere in uno dei tanti programmi di approfondimento giornalistico, con un adeguato contraddittorio. Di più: come si potrebbe ignorare? È pur sempre una dichiarazione del leader dell’opposizione. È un pregiudicato? E allora? Dal punto di vista giornalistico non è trascurabile. Io un videomessaggio di Totò Riina lo manderei in onda.

Se vogliamo che si torni a fare politica, che si disinneschi una volta per tutte il pericolo della “videocrazia” non è la censura che serve, ma la dialettica. Contestualizzare sempre, aiutare i più indifesi a capire (razionalmente magari lo capiscono: ma i messaggi in televisione tendono a saltare il livello razionale) che l’essere in una trasmissione televisiva non è garanzia di credibilità. Sembrano cose scontate, ma non lo sono ancora. Ma ripeto, la censura non serve. Perché censurare vuol dire coprire. E con che legittimità, con che diritto copri una voce? Devi solo garantire che non sia l’unica.


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