Cronachesorprese

10 luglio 2013

Le faq definitive

Filed under: tutto considerato — alessandro @

A rischio di sembrare superbo e sprezzante scrivo un post metodologico del genere “una volta per tutte” per chiarire bene a tutti cosa non sono più disposto a spiegare quando ancora mi ostino ad affrontare una discussione su un social network o sul web in generale. Scrivo oggi e poi forse mi prenderò la libertà ogni tanto di aggiungere o modificare qualcosa. Queste sono le mie faq definitive. Io sono così. Non fatemi più perdere tempo, non provate più a intrappolarmi o a farmi passare per l’intollerante che non sono (soprattutto se sapete benissimo come sono davvero) con queste domande/affermazioni o con altre riconducibili a queste.

Sei dogmatico!

Se fossi dogmatico non discuterei e non mi appassionerei nelle discussioni. Pensa a quello che dici e al significato delle parole che usi. Io posso anche credere in un dogma (e probabilmente tu non sai cosa vuol dire, non sai che non significa essere acritici: chiariscitelo!), ma non sono così sprovveduto da mettermi a discutere con qualcuno che non la pensa come me sbattendogli in faccia un dogma. Un conto è “tenere fermo” un dogma, un altro conto è farlo giocare in una discussione come se fosse un argomento. Se vuoi discutere con me getta subito nella spazzatura la stupida equazione “credente = dialetticamente dogmatico”. Nel caso non te ne fossi mai accorto te lo dico io: è un’offesa e prima o poi peserà come tale nella discussione, e quando reagirò male ci rimarrai male.

Stai ignorando i miei spunti di dibattito e le mie riflessioni!

Lo faccio per te. Non sto ignorando i tuoi spunti, sto cercando di evitarti imbarazzi eccessivi. Anche se il più delle volte non te ne rendi conto, ti commenti da solo. Più esponi il tuo imperdibile punto di vista più chi ti ascolta si convince che sia discretamente perdibile. Non sto svicolando, ti sto facendo un favore. Sto cercando di portarti su questioni sulle quali puoi dire qualcosa di sensato. Preferisci che risponda ad argute provocazioni del tipo “Se foste nati 1000 km più a sud stareste tutti a urlare Viva Allah, eccola qui la verità della vostra religione!”? Ho in mente almeno quattro modi diversi per risponderti. Credi davvero che mi manchino gli argomenti? Sei un poveraccio. E sei anche disonesto, perché sai benissimo che ho gli argomenti per risponderti ma preferisci far finta di niente, cosicché quelle quattro risposte non avrai la soddisfazione di vederle spiattellate qui, dovrai venire a chiedermele di persona, per favore e con il dovuto rispetto, significando implicitamente di essere stato insolente.
Ma soprattutto non rispondo (e ti lascio il destro per farti dire vigliaccamente che glisso, che faccio il furbetto) perché a me piace seguire un metodo nelle discussioni. I non credenti che hanno poco rispetto dei credenti e per questo non si sentono in dovere di ascoltarne le ragioni (che, hanno già deciso, non possono esistere) sono soliti passare da un argomento all’altro senza alcun preavviso, e pensano anche così facendo di essere stringenti e rigorosi. È una fallacia ormai ben attestata, il mio amico Massimo l’ha battezzata efficacemente in un titolo memorabile la fallacia del “e allora le Crociate?”. Se si parla di storia è chiaro, ma potrebbe anche essere chiamata “e allora i preservativi in Africa?” se si parla di morale sessuale, e così via. Consiste appunto nel non andare a fondo su una questione ma nell’attaccare su diversi punti, fingendo che siano collegati (ma a volte anche senza cercare collegamenti pretestuosi), per impedire al credente di svolgere un ragionamento fino alla conclusione. Quindi prenditi pure la vigliacca soddisfazione di dire che glisso, ma devo difendermi da questa cattiva abitudine ampiamente documentata in tutti i forum, in tutti i newsgroup per non parlare della cosiddetta “real life”. In realtà quello che glissa sei tu.

Sei solo capace di darmi dell’ignorante!

Partiamo da una realtà di fatto: la cultura religiosa, e in particolare la cultura cristiana, è sempre meno conosciuta, è sempre più snobbata per presunzione e insipienza. Certo anche la cultura scientifica non se la passa bene, ma non lo ritengo un caso: la cultura cristiana e il realismo filosofico cristiano sono alla base della scienza moderna, sono le condizioni storiche grazie alle quali è potuto nascere il metodo sperimentale della scienza che ha cambiato il mondo (prego astenersi quelli che “e allora Galileo”). E non sono certo io a sostenerlo. Ma torniamo al dunque. Sono più di trent’anni che discuto con chiunque su temi e problemi che riguardano la religione e il cristianesimo e devo registrare una flessione paurosa della conoscenza dei fondamenti del Cristianesimo e delle linee essenziali della sua storia. Ogni tanto però me ne dimentico, mi spazientisco e al novantaduesimo tizio in tre giorni che si rivolge a me tutto tronfio e, incurante dell’argomento di cui stiamo parlando, magari presumendo anche di non andare fuori tema mi dice: “ora mi spiace ma ti devo mettere in difficoltà, l’inquisizione è stata proprio un brutto affare, sai fratello?” mi scappa di dare dell’ignorante. Cercate di capirmi, un attimo prima della botta di ignorante c’è stata una pura, straniante, estatica incredulità. Come è possibile che si debba sempre partire da un livello così basso, basso, infimo, mortificante per me e imbarazzante per l’interlocutore? Ma ci casco sempre, tutte le volte comincio una discussione sperando di poter dare per scontati dei livelli minimi di conoscenza, di aver a che fare con gente giusta e normale che sappia distinguere un fatto storico da una questione storica complessa, che non confonda l’immacolata concezione con la verginità di Maria, che abbia una minima cognizione dei “quattro modi di intendere le sacre scritture”. Che è come dire gente del popolo che a catechismo non ha solo scaldato i banchi, mica chiarissimi dottori in storia o in teologia. No, tutte le volte bisogna rifare tutto il percorso daccapo e perdersi in mille rivoli, tutte le volte bisogna rassegnarsi a dimenticare presto uno spunto che era sembrato interessante, che ci aveva fatto sperare di intraprendere una discussione civile e di reciproco arricchimento. Mi dispiace, ma gli ignoranti sono troppi. Niente di personale, ma se sei ignorante te lo devo dire. E tu devi chinare il capo e te ne devi stare, e rimediare per quello che è possibile, e avere l’umiltà di non ripresentarmi la tua splendida ignoranza come un vanto all’occasione successiva. “Sai, qui siamo bassi, siamo semplici, siamo ignoranti, non abbiamo studiato però..” Però un corno! Rimediate prima di discutere di cose di cui non sapete nulla, beline presuntuose! Oppure tacete e ascoltate, perché esiste anche questa vertiginosa opzione.

Non voglio studiare! A me non interessa quello che insegna un’associazione a delinquere!

Ma questo non ti esime dall’essere informato o, in alternativa, dal considerare con la dovuta attenzione e senza disprezzo preventivo le quote di informazione che ti passo io, se vuoi discutere con me di argomenti che riguardano la mia fede. Vediamo di risolvere questa asimmetria una volta per tutte, perché non è accettabile che si pretenda da me di conoscere a menadito per qualsiasi cosa le ragioni di un non credente, e di considerare il suo punto di vista e di immedesimarmici con tutto me stesso da bravo cittadino in ogni momento della vita associata perché la “laicità” di qua, la tolleranza di là, la non ingerenza di su e il rispetto delle altre culture di giù, e poi si entri sempre a gamba tesa tutte le volte che si accenna a qualcosa che riguarda lo specifico della fede e della cultura cattoliche.
Tu vuoi considerare la Chiesa solo come un’”associazione”? Liberissimo, ma non lo è. Neanche per lo Stato, e per uno stato laico come “dovrebbe” piacere a te. Questo si evince facilmente dalla nostra Costituzione che parla di rapporti con le confessioni religiose in un titolo e di associazioni in un altro titolo. Vuoi cambiarla? Dovrai passare sul mio laicissimo corpo e su quello di molti altri. In ogni caso io rispetto il tuo punto di vista, accetto che per te, come privato cittadino, la Chiesa sia assimilabile per quanto riguarda la tua vita e le tue scelte a una “associazione” o a un “fan club di Dio”, come dici quando vuoi essere proprio simpatico e dare un saggio pratico della tua idea di tolleranza universale e di rispetto del diverso. Però pretendo che tu faccia lo stesso e accetti che io consideri la Chiesa per quello che è davvero. E che quindi tu non pretenda che io mi “dissoci” dalla Chiesa soltanto perché alcuni credenti sbagliano. Io posso criticare loro, dissociarmi da quello che fanno (ma accettando, per converso, che altri critichino me, perché come credente sono tutt’altro che irreprensibile). Ma non posso per questo dissociarmi dalla Chiesa perché la Chiesa è ben altro dalla somma delle azioni dei credenti. Io appartengo alla Chiesa, anch’io sono Chiesa: non posso dissociarmi da me stesso. Essere Chiesa è qualcosa che riguarda la parte più profonda e libera di me stesso, e capirai dunque che non mi basta leggere qualche titolo scandalistico sui giornali per rinnegare me stesso. Non sono così ricattabile insomma, mi dispiace. E non sono schizofrenico come i cattolici che si vergognano di esserlo perché cedono a questa formidabile pressione sociale di cui anche tu sei uno strumento inconsapevole quando ti rivolgi a me in questo modo. Tu puoi anche fare dei bilanci e calcolare il saldo positivo o negativo tra “buone” e “cattive” azioni, tra “buoni” e “cattivi” cattolici. Trascurando il fatto che i tuoi bilanci sono sempre sbagliati e ingenerosi, io non posso e non voglio fare lo stesso. La mia appartenenza non dipende da un bilancio tra benfatto e malfatto. E tra l’altro: lo decidi tu chi è buono e chi è cattivo? Lo decidi tu quale è il comportamento corretto che i cattolici devono tenere? Se conoscessi la storia un po’ meglio sapresti che questa è da sempre la pretesa dell’”imperatore”: il moralismo che mi proponi oggi come criterio dirimente non è che una forma moderna e attualizzata di quella pretesa.

Per il momento può bastare :-)

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