Cronachesorprese

18 luglio 2013

Posso dipartire? A buon rendere

Filed under: cronache — alessandro @

Abbiamo sentito tutti il caso del magistrato che è andato in Svizzera per praticare il suicidio assistito. Non voglio parlare della sottile e un po’ ipocrita differenza tra suicidio assistito ed eutanasia, non voglio parlare neanche della polemica scoppiata dopo sul reale stato di salute del suicida, perché pare adesso che la scelta sia maturata a seguito di una diagnosi infausta di malattia incurabile che non è stata confermata.
Voglio parlare invece del disagio che mi mette addosso questa descrizione dei fatti, basata sulla testimonianza di chi l’ha accompagnato:

Un viaggio lungo dalla Calabria alla Svizzera, fatto di bugie, alla famiglia che non deve sapere fino a cose fatte, di pagamenti in contanti, di paura di non farcela o di ricevere un “no” dall’ultimo medico che deve dare il nulla osta definitivo. “Arriviamo all’ambulatorio verso le cinque del pomeriggio, in ritardo di mezz’ora. Teme di non trovare più il dottore, che invece è lì ad aspettarlo e lo accoglie con una stretta di mano, parlando in un italiano dal forte accento tedesco – si legge – Quando finalmente dice: ‘Per me tutto a posto, può morire tomani‘, lui – un uomo che per tutta la vita ha guidato le sorti di altri uomini – cade in ginocchio, gli afferra la mano, la bacia, dice: ‘Grazie, dottore, che Dio la benedica’”.

Un medico che dice così non è un medico dal mio punto di vista. È un burocrate. Non c’è dubbio che il problema principale è la legge, una legge che chiede ai medici di fare i notai. Ma un medico non può sentirsi a posto a pronunciare una frase così.

Lasciamo perdere il giuramento di Ippocrate e la deontologia medica: il problema è prima di tutto culturale. Da dove viene la parola ospedale? Un pellegrino come me l’ha imparato bene: viene da ospitalità. L’hospitale per i pellegrini viene esteso poi per analogia alle prime strutture sanitarie perché malato e pellegrino sono “alter Christus” in modi diversi ma analoghi ed entrambi vanno accolti. Prima l’accoglienza, poi la medicina. La medicina moderna si è potuta sviluppare perché prima si sono create le condizioni culturali e logistiche per dare al malato, anche a quello incurabile, un posto e una dignità che prima non aveva. E quando sono nati gli ospedali quasi tutti i malati erano incurabili, fosse grande o piccolo il loro problema. Non sono le probabilità di successo che fanno nascere la professione medica, è la necessità umana di accompagnare chi sta male. Poi da quello vengono anche i successi, il progresso della scienza medica e la definizione dei diritti del malato.

Il suicidio assistito, così come formulato dalla legislazione svizzera, è la negazione di questa idea di accoglienza originaria. Un aspirante suicida non è un malato, non sempre almeno e non essenzialmente. È una persona che va accolta secondo il suo bisogno, che non è quello di morire. Un funzionario che si riduce a notificare un “nulla osta” per la morte può essere chiamato in tanti modi, ma non medico. E neanche “ospedaliere” secondo la tradizione dell’accoglienza cristiana. Mettere in mano a un disperato una iniezione letale, controfirmare l’assolutezza di un gesto autodistruttivo come ultima parola sulla sua vita significa lasciarlo solo, abbandonarlo, anche se a molti può sembrare il contrario.

Ma stiamo dando un assenso di massa a una frenesia di definizione di nuovi diritti e di ridefinizione della idea stessa di solidarietà. Dimenticando da dove storicamente è nata e perché, e come se potesse rinascere davvero dall’idea astratta di individuo.

1 commento »

  1. A me colpisce più di tutto in quella scena penosa, patetica, “un uomo che per tutta la vita ha guidato le sorti di altri uomini”.
    Si direbbe che è solo colore, roba di contorno rispetto al problema principale. Eppure secondo me mette a nudo il problema.
    Una persona che si supporrebbe così “alta”, responsabile, una specie di oracolo infallibile come sono trattati i giudici oggi… che fa questo straordinario cinema, per ottenere una cosa che, se non circondata da finzioni, si ottiene in 5 minuti saltando da un ponte… Siamo alla perdita di senso della realtà applicata alla legittimazione dell’autodistruzione, mascherata in maniera ridicola.

    Comment by AlphaT — 20 luglio 2013 @

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