Cronachesorprese

23 luglio 2013

In battere e in Allevare

Filed under: le specie musicali — alessandro @

Ma benedetto figliolo di un Giovanni Allevi, ma proprio Beethoven? Ma se volevi fare la tua sparata periodica per attirare nuovamente l’attenzione (che evidentemente ogni tanto cala, come il ritmo…) non potevi trovarne un altro? Beethoven non ha il senso del ritmo, e tu sei calvo.

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19 luglio 2013

The way

Filed under: lo spettatore indigente — alessandro @

Finalmente sono riuscito a vedere il film del 2010 di Estevez dedicato al Cammino di Santiago. Mi aspettavo di più, ma è naturale essere molto esigenti verso un soggetto così dopo aver fatto il cammino. L’idea è interessante e soprattutto in sintonia con lo spirito del pellegrinaggio, ma lo sviluppo è un po’ fiacco. Si appoggia quasi esclusivamente alle immagini e un poco anche alle interazioni tra i personaggi che però sono un po’ troppo prevedibili. Il difetto peggiore è l’eccesso di passaggi didascalici. Non mi piace inoltre la citazione di una poesia di Machado, ripresa da una canzone che attualmente viene accostata per moda al cammino ma che invece a mio parere non c’entra nulla con la sua cifra più profonda: perché non è proprio vero che “no hay camino”: il cammino c’è eccome, è una traccia storica definita, con un significato preciso con il quale sarebbe bene entrare in dialogo, qualunque sia il motivo che fa andare in Galizia.
A parte questo sono molto contento se vedendo il film a qualcuno viene voglia di prendere lo zaino e partire, come sembra che accada.

18 luglio 2013

Posso dipartire? A buon rendere

Filed under: cronache — alessandro @

Abbiamo sentito tutti il caso del magistrato che è andato in Svizzera per praticare il suicidio assistito. Non voglio parlare della sottile e un po’ ipocrita differenza tra suicidio assistito ed eutanasia, non voglio parlare neanche della polemica scoppiata dopo sul reale stato di salute del suicida, perché pare adesso che la scelta sia maturata a seguito di una diagnosi infausta di malattia incurabile che non è stata confermata.
Voglio parlare invece del disagio che mi mette addosso questa descrizione dei fatti, basata sulla testimonianza di chi l’ha accompagnato:

Un viaggio lungo dalla Calabria alla Svizzera, fatto di bugie, alla famiglia che non deve sapere fino a cose fatte, di pagamenti in contanti, di paura di non farcela o di ricevere un “no” dall’ultimo medico che deve dare il nulla osta definitivo. “Arriviamo all’ambulatorio verso le cinque del pomeriggio, in ritardo di mezz’ora. Teme di non trovare più il dottore, che invece è lì ad aspettarlo e lo accoglie con una stretta di mano, parlando in un italiano dal forte accento tedesco – si legge – Quando finalmente dice: ‘Per me tutto a posto, può morire tomani‘, lui – un uomo che per tutta la vita ha guidato le sorti di altri uomini – cade in ginocchio, gli afferra la mano, la bacia, dice: ‘Grazie, dottore, che Dio la benedica’”.

Un medico che dice così non è un medico dal mio punto di vista. È un burocrate. Non c’è dubbio che il problema principale è la legge, una legge che chiede ai medici di fare i notai. Ma un medico non può sentirsi a posto a pronunciare una frase così.

Lasciamo perdere il giuramento di Ippocrate e la deontologia medica: il problema è prima di tutto culturale. Da dove viene la parola ospedale? Un pellegrino come me l’ha imparato bene: viene da ospitalità. L’hospitale per i pellegrini viene esteso poi per analogia alle prime strutture sanitarie perché malato e pellegrino sono “alter Christus” in modi diversi ma analoghi ed entrambi vanno accolti. Prima l’accoglienza, poi la medicina. La medicina moderna si è potuta sviluppare perché prima si sono create le condizioni culturali e logistiche per dare al malato, anche a quello incurabile, un posto e una dignità che prima non aveva. E quando sono nati gli ospedali quasi tutti i malati erano incurabili, fosse grande o piccolo il loro problema. Non sono le probabilità di successo che fanno nascere la professione medica, è la necessità umana di accompagnare chi sta male. Poi da quello vengono anche i successi, il progresso della scienza medica e la definizione dei diritti del malato.

Il suicidio assistito, così come formulato dalla legislazione svizzera, è la negazione di questa idea di accoglienza originaria. Un aspirante suicida non è un malato, non sempre almeno e non essenzialmente. È una persona che va accolta secondo il suo bisogno, che non è quello di morire. Un funzionario che si riduce a notificare un “nulla osta” per la morte può essere chiamato in tanti modi, ma non medico. E neanche “ospedaliere” secondo la tradizione dell’accoglienza cristiana. Mettere in mano a un disperato una iniezione letale, controfirmare l’assolutezza di un gesto autodistruttivo come ultima parola sulla sua vita significa lasciarlo solo, abbandonarlo, anche se a molti può sembrare il contrario.

Ma stiamo dando un assenso di massa a una frenesia di definizione di nuovi diritti e di ridefinizione della idea stessa di solidarietà. Dimenticando da dove storicamente è nata e perché, e come se potesse rinascere davvero dall’idea astratta di individuo.

17 luglio 2013

Fatti dalla nascita

Filed under: parole, non fatti — alessandro @

Il Fatto quotidiano, voce che considero importante nonostante non sempre ne apprezzi i contenuti, sta ereditando il laicismo più deteriore. Potrebbe considerare seriamente l’opportunità di cambiare il nome della testata, perché di fatti ne riporta sempre meno. Guardiamo ad esempio questo articolo sull’obiezione di coscienza all’aborto che come immagine non trova di meglio che una famosa copertina d’annata dell’Espresso.

Il fatto è la scoperta di un’organizzazione per gli aborti clandestini. Ma è più che altro un pretesto per una tirata contro l’obiezione di coscienza, additata come “la” causa del ritorno all’aborto clandestino con una sicurezza che ha veramente poco del rigore giornalistico.
Nell’articolo si dice inoltre che l’obiezione è “contro la 194″, mentre tutti sanno che l’obiezione è prevista “nella” 194: sarebbe quindi un atto davvero contro la legge limitare il diritto all’obiezione di coscienza.

Velo pietoso infine sulla solita confusione che impazza nelle centinaia di commenti. Pare che nonostante le evidenze scientifiche incontrovertibili molti continuino a non farsi una ragione del fatto (toh, un fatto!) che la vita prenatale è vita umana a tutti gli effetti, fin dal concepimento. Meglio chiudere gli occhi e buttarla in caciara, facendo ironia sull’opportunità di battezzare gli spermatozoi. C’è gente davvero convinta che questi sarcasmi poco fantasiosi veicolino argomenti validi.

16 luglio 2013

Contro l’opiniofobia

Filed under: Il postulante de-genere — alessandro @

Gli italiani sono capaci di imbambolarsi e accapigliarsi per quattro giorni sull’ultima uscita razzista di Calderoli ma pochi si allarmano per una legge che sta per essere discussa in Parlamento e che rischia di reintrodurre il reato di opinione. Senza nulla togliere alla causa del razzismo la legge sull’omofobia in questo momento mi sembra molto più pericolosa. Leggete il comunicato dell’Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuan, che parla senza mezzi termini di “ideologia oppressiva e violenta”. E firmate l’appello della Bussola Quotidiana. Una volta almeno c’era la Binetti, ora dobbiamo difenderci da soli :-)

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