Cronachesorprese

28 febbraio 2013

Pellegrin che vien da Roma

Filed under: ratzie stories — alessandro @

“Da stasera non sono più Pontefice, ma solo un semplice pellegrino”. Ha detto così Ratzie oggi appena arrivato a Castelgandolfo. “Dalle otto di questa sera inizia l’ultima tappa del mio pellegrinaggio sulla terra”.

L’elicottero bianco che sorvolava Roma era nostalgico e gioioso insieme. Benedetto XVI crea un vuoto che è immediatamente attesa, senza passare attraverso la desolazione. Nel saluto ai cardinali, poche ore prima, c’era già il pieno. Qualcuno diceva che il dolore è come il vuoto della cassa armonica di una chitarra, scavato per far risuonare la musica: “Tra di voi c’è anche il futuro Papa a cui prometto la mia incondizionata riverenza e obbedienza. Il collegio dei cardinali sia come un’orchestra in cui le diversità possano portare a una concorde armonia”.
Chi dice che questo grande uomo sta scappando è un poveraccio. Detto con simpatia, perché siamo tutti dei poveracci per un verso o per un altro. Non capisce che grande regalo è questo. Non ha le antenne per avvertire l’invasione di fede e speranza nel campo del mondo.

Io sono nato dieci giorni esatti dopo la fine del Concilio Vaticano II e oggi mi sento rinascere. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

Il pellegrino arriva a Santiago e compie il voto, trova il senso. Lì si arriva con le proprie forze e l’aiuto di Dio. Da Santiago si riparte per Finisterre solo di slancio, per pura grazia. Ed è l’ultima tappa, quella verso la fine del mondo. L’esperienza singolare di camminare non “verso” un’altra dimensione, ma “in” un’altra dimensione mentre si è ancora nel mondo di tutti, con tutti. E così si cammina sempre per tutti, non solo per se stessi. “Più in me non vivo”, l’egoismo è impossibile.

Buen camino, pelegrino.

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