Cronachesorprese

18 febbraio 2013

Dalla pancia delle stelle

Filed under: cronache,dichiarazioni di voto — alessandro @

Ero presente alla tappa genovese dello Tsunami tour di Beppe Grillo. Volevo vedere la gente più che ascoltare nuovamente le proposte e le battute del Masaniello al pesto che ormai conosco a memoria. Volevo vedere in faccia e da vicino i suoi elettori. Mi sono buttato in mezzo a loro per auscultare meglio quella “pancia” di cui parlano tutti i giornali.

Ho scoperto da un altro punto di vista una cosa che sapevo già: quella pancia è un po’ anche la mia, e non potrebbe essere altrimenti. Perché se fosse diverso non se ne parlerebbe. il Movimento Cinque Stelle non sarebbe percepito come un pericolo dalle altre forze politiche. La pancia dei grillini è anche la mia, e non me ne vergogno. Sentirmi ricordare con un’ora e mezza di grida continue (ma come fa?) tutte le conseguenze tragiche (per molti) dei privilegi (di pochi) mi “muove”. Percepisco la forte mozione sui sentimenti di questa narrazione. Però io per mia costruzione sono abituato a scinderla dalla riflessione politica. Ne tengo conto, ma è un fattore come un altro, che pesa meno di altri.

Ho visto tanti giovanissimi. E tanti quaranta – cinquantenni un po’ dimessi, con un velo di malinconia negli occhi che non so descrivere. Di questi due grandi gruppi mi ha colpito il modo diverso di ridere alle battute.
I ragazzi ridono di gusto anche alle battute più note, agli appellativi ormai celebri che Grillo affibbia agli avversari. Questa risata ha una connotazione particolare, è un segnale, un tributo al leader, qualcosa che dice: il tuo popolo ti riconosce. Difficile da descrivere in modo più preciso.

I meno giovani ridono convintamente soltanto nei momenti più divertenti, quelli in cui rido anch’io perché Grillo è sempre Grillo. Quando parla di Monti che commenta le “critiche” (i due milioni di vaffa, traduce Grillo) al suo profilo Facebook; quando parla di come ha superato Berlusconi nel numero di denunce e del suo avvocato che all’ultima dice molto grillianamente: “io a questa non ce la faccio, non ce la faccio più”.
Questa è una risata di identificazione in qualcosa di rassicurante, in quel Grillo che ci ha fatto conoscere la televisione. Sarà un caso, ma gli anti-Berlusconi più iconici (Grillo, Santoro) sono prodotti eminenti della televisione, e come tali rassicurano il pubblico di riferimento qualsiasi cosa dicano e presentino, anche le verità più scomode. La malinconia dipende forse da questo: dalla consapevolezza istintiva di essere coinvolti da decenni da stili di narrazione opposti ma analoghi. Già si sa, da qualche parte dentro si intuisce che passare dall’uno all’altro non cambia davvero le cose.

Perché sempre di televisione si tratta. Sempre della sua potenza semplificatoria: Grillo usa la rete per amplificare semplificazioni di modello televisivo. Non possono esserci più dubbi su questo. Ieri ne ho avuta un’ulteriore conferma. Sembra incredibile che in tanti facciano così fatica a distinguere, nelle singole proposte del M5S, il piano etico da quello dei numeri. Alla domanda “dove prendiamo i soldi per misure come il reddito di cittadinanza” Grillo continua a proporre ricette fumose, che passano soltanto con il grimaldello della risata (“sono meravigliosi, chiedono a un genovese dove trova i soldi”) e dell’indignazione (“cominciamo con il tagliare i finanziamenti ai partiti”). I numeri per sostenere quella misura non ci sono. Nella situazione attuale sono irraggiungibili. Grillo lo sa, ma vende con una battuta la certezza opposta. Gioca sul discredito: se “loro” fanno questa obiezione vuol dire che hanno paura che “noi” realizziamo davvero un provvedimento così rivoluzionario. No, no: soltanto una forza che sa già di andare all’opposizione può proporre una roba insensata (non in assoluto, ma in questo momento storico) come il reddito di cittadinanza in Italia.

Grillo sta creando l’illusione, a mio parere molto pericolosa e truffaldina soprattutto nei confronti dei più giovani, che con il taglio dei costi della politica e delle rendite di tutte le caste si possa dare copertura a qualsiasi altra spesa. E chiaramente non è vero. Non può essere vero per una misura come il reddito di cittadinanza. E senza calcolare il fatto che tutte le proposte del Movimento Cinque Stelle fanno affidamento su questa specie di gallina dalle uova d’oro che è l’immolazione rituale del vitello grasso delle caste. Grillo ieri è stato molto fumoso su questo punto, ma tanto in piazza basta indicare, scolpire chiaramente il nemico in una caricatura e nessuno, tra un applauso e una risata, si attarda a farsi troppe domande.

In Italia ci sono circa due milioni e mezzo di disoccupati. A cinquecento euro al mese ci vorrebbero un miliardo e duecentocinquanta milioni al mese, ovvero quindici miliardi all’anno. Cinquecento euro sono naturalmente un reddito che salva ben poco della dignità del disoccupato. Ce ne vorrebbero mille (Grillo propone 900 – 1000 euro). Trenta miliardi all’anno.
Puoi dare la caccia a tutti gli sprechi, a tutti gli enti inutili, a tutte le note spese gonfiate dal Presidente della Camera all’ultimo dei consiglieri circoscrizionali della più remota periferia d’Italia: le risorse per quella misura non le trovi in questo modo. Puoi anche aggiungere tutte le risorse che attualmente impieghi per la cassa integrazione: siamo ancora ben lontani. Altre fonti come il recupero dall’evasione non sono certe e non puoi farci affidamento, non per una misura così incisiva. Sarebbe un po’ come pretendere di pagare il mutuo ogni mese regolarmente chiedendo monetine ai semafori, come dice il mio amico D.

Il Movimento Cinque Stelle ha dimostrato di voler fare cose buone e di essere in grado di farle. La creazione del fondo per il microcredito con le decurtazioni degli stipendi degli onorevoli siciliani eletti nella loro lista è un’ottima iniziativa. Hanno fatto vedere che si possono fare cose dimostrative e costruttive insieme. Niente da dire, tanto di cappello. Ma se questo piccolo patrimonio di credibilità lo rilanciano tutto sull’improbabile e sull’impossibile per massimizzare il voto di protesta non fanno niente di buono.

Grillo può permettersi di fare proposte irrealizzabili perché sa già che non governerà. Ma quei ragazzi che ieri riempivano piazza De Ferrari a Genova, e che lo adorano, che vedono in lui una vera speranza di cambiamento e di futuro per loro, si meriterebbero qualcosa di più.

1 commento »

  1. Sei molto più “gentile” di quanto potrei essere io.

    L’analisi sui numeri è interessante, ma secondo me non è il punto principale. Perchè tutti promettono elettoralmente, chi più chi meno, misure che richiedono coperture di spesa statale (o di minori entrate) davvero importanti.

    Io invece ragiono sull’effetto in sè.

    Quando senti l’amico geometra che vorrebbe provare a trovare una qualunque alternativa lavorativa, dopo tutte le fatiche e lo studio per diventare un professionista in proprio, perchè oggi si ammazza di lavoro e guadagna meno che a trovarsi un posticino in qualche ufficio lasciando che siano altri a sbattersi… capisci che qui il problema è che chi fa viene gambizzato, l’iniziativa e l’impegno sono scoraggiati in talmente tanti modi convergenti, dalle tasse all’iperregolamentazione alla criminalizzazione dell’iniziativa privata e di chi “può evadere”…
    Mentre l’alternativa, lo “stimolo” proposto è quello di creare una dipendenza, di allevare una generazione di nullafacenti, che dicano: “Il lavoro è un mio diritto. Tu stato me lo devi trovare. Se non ci riesci, dammi 1000 euro al mese per non fare niente!”
    E’ chiaro che una civiltà del genere, merita una sola domanda: quanti anni prima della fine.

    Comment by AlphaT — 20 febbraio 2013 @

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