Cronachesorprese

24 settembre 2012

Quante famiglie per il bravo scrittore?

Filed under: Il postulante de-genere — alessandro @

Maurizio Maggiani sul Secolo XIX di ieri ha pagato il suo periodico tributo all’aria che tira con un editorialone su uno dei temi consigliati dallo spirito del tempo per dar prova di aggiornamento: “i gay non sono diversi”. Sconvolgente, eh? Scopo del gioco in questo genere di fervorini domenicali è, come sempre, trovare qualche spunto più o meno arguto per rinfrancare chi vuole sentirsi dalla parte del mondo che avanza, che cambia, che traguarda nuovi orizzonti e marcare la diversità antropologica con “gli altri”. I veri diversi. Cattolici e cattivi in genere, che allitterano così bene tra di loro.

Mi spiace essere così acido, ma mi sono rotto di finire periodicamente dietro la lavagna di Maggiani e di quelli come lui. E l’articolo di ieri da questo punto di vista è straordinariamente irritante. Comincia abbastanza bene, ma il poco zucchero che indora la pillola si squaglia presto. Lo scrittore fa finta di mettersi un momento lui stesso dietro la lavagna, ravvisando in una sua automatica attenzione a certi fatti i sintomi di un pregiudizio culturale:

…sono portato a ritenere naturale non ciò che appartiene alla natura, ma ciò che il mio sguardo è abituato a ritenere tale…

Condivisibile. Io, che sono molto catt(ivo) e vorrei essere più degno di chiamarmi catt(olico) ritengo nella mia indegnità di aver fatto un certo lavoro su di me per distinguere ciò che è naturale da ciò che mi è familiare. Uno work in progress che probabilmente è ben lontano dall’essere concluso, ma che ritengo sia ben avviato e in piena attività. Strano, perché continuando a seguire il Maggiani-pensiero dovrei essere irrimediabilmente fermo al palo:

La gerarchia ecclesiastica cattolica – non i cattolici, i quali andrebbero interpellati uno per uno essendo proprietari ciascuno di una coscienza individuale – la gerarchia dunque e gli ambienti politici ad essa legati, oltre a chi appartiene alla tradizionale cultura fascista, si oppongono al riconoscimento legale delle famiglie omossessuali, e ancor più alla possibilità di una prole, sostenendo che l’unica forma di famiglia che va riconosciuta e sostenuta sia la “famiglia naturale”, citata anche dalla costituzione della repubblica.

Accidenti. Maurizio, vieni qui a interpellare la mia coscienza individuale. Sono catt(olico). Non faccio parte della gerarchia. Non sono un politico, e quindi non faccio parte di un ambiente politico ad essa legato. Eppure mi oppongo, sono contrario… non al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, ma alla loro equiparazione alle famiglie fondate su un’unione eterosessuale.

Sorvoliamo (anzi no) sull’offensivo accostamento tra cattolici e altri che vengono dalla “tradizione fascista” che condividerebbero questa posizione. Prima diversità passata gentilmente allo schiacciasassi dal fine scrittore che, forse per certi automatismi dovuti al suo imprinting (poverino) non se ne avvede. Certo un po’ questo passaggio mi irrita, e se parliamo di tradizione si potrebbe ribattere facilmente ricordando come certa “tradizione di sinistra” abbia trattato, storicamente, gli omosessuali (fare il nome di Pasolini è scontato, ma per ribattere a un luogo comune basta e avanza). Si sono ravveduti? Mah, tutto da dimostrare. Soprattutto se l’analisi parte, come vuole il bravo scrittore, non dalle posizioni dichiarate ma dal peso concreto dei pregiudizi nei comportamenti individuali.
Rimane il tentativo, per quel che mi riguarda fallito, di separare la gerarchia dal popolo. Non perché lo dice la gerarchia ma perché lo dice la mia coscienza, Maggiani: io quell’equiparazione non la voglio. Rispetterò eventuali nuove leggi che vadano in senso contrario, ma non per questo cambierò idea. E non solo: non la potrei mai ritenere, in coscienza, un’acquisizione definitiva e irreversibile. Ti è chiaro? Andiamo avanti.

Cosa significa “famiglia naturale”? Quella formata da un maschio, una femmina e dalla loro prole? E chi lo dice?

Lo dice un’evidenza che un potere ostile al popolo vuole educarci a dimenticare; un potere di cui tu, Maggiani, ti fai propagandista compiacente, anche se non so quanto consapevole. Prova a considerare un attimo questo aspetto, mettiti nei panni di altri visto che chiedi di fare lo stesso: da decenni mi ripetono cose contrarie all’evidenza e vogliono che mi stiano bene per forza. Mi ripetono che l’embrione e il feto fino a tre o quattro mesi non sono vita umana mentre è evidente che lo sono. Mi ripetono che una persona in stato vegetativo, che respira da sola senza aiuto di macchinari, è “morta”, in totale spregio non solo all’evidenza empirica ma anche alla coerenza logica. Mi ripetono anche che una coppia formata da un uomo e da una donna è uguale a una coppia formata da due uomini o da due donne. E che non c’è un rapporto originario tra la società umana e la famiglia eterosessuale, cioé la famiglia nella quale naturalmente e in via ordinaria in tutte le culture del mondo i figli nascono, crescono e vengono educati. Vedi Maggiani, forse non ti è chiaro questo: io posso discutere di tutto, e storicamente ho sempre messo tutto in discussione, modulando la mia opinione sulla opportunità di regolare per legge materie eticamente sensibili come queste, e non sempre in sintonia con la gerarchia. Ma se per cominciare la discussione vuoi costringermi ad andare contro l’evidenza io non ti seguo. Neanche morto. Neanche vegetale. E forse non ti è chiaro che non è per ignoranza o per retaggio culturale che molti (non tutti, eh. ma molti di più di quelli che pensi, ti assicuro) non saranno mai d’accordo con i tuoi paternalistici editoriali, ma proprio perché vorresti che per amore del tuo bello stile abbandonassero la bella evidenza. Cosa c’entra l’essere italiani o svizzeri, l’essere cattolici o taoisti, l’essere fascisti o comunisti con la naturale ripugnanza a tradire l’evidenza? Niente, assolutamente niente. Andiamo avanti.

Intanto cosa significa naturale? Forse qualcosa che si perde nella notte dei tempi e che precede ogni forma di sovrastruttura culturale?

E con questo passaggio l’opinionista dallo stile accattivante è già caduto in una fallacia rudimentale, che indubbiamente impressiona ancora qualcuno ma che è di una debolezza e di una genericità imbarazzanti. Certo che no Maggiani, certo che no. Deve dirtelo il più negletto dei blogger che naturale non vuol dire primordiale? Sei impelagato nel mito del buon selvaggio e vuoi far credere che siano gli altri a fare questo errore. Andiamo, non ci credo che tu creda a ragionamenti così approssimativi. Naturale per l’uomo è tutto ciò che la natura umana esprime come sua caratteristica essenziale, e tra queste caratteristiche c’è il dimorfismo sessuale, l’essere maschio e femmina capaci di generare figli. Il legame tra questo e la nascita di qualunque società umana (in qualsiasi modo decida poi di organizzarsi, in forma tribale patriarcale matriarcale o chissà cos’altro, non ha alcuna importanza) è necessario. Necessario. E posso discuterne quanto vuoi, ma voglio, pretendo che la mia posizione (cioé la posizione di chi ritiene che oggi come in qualsiasi tempo riconoscere questo legame originario sia linfa vitale per una società e per uno stato) sia riconosciuta come posizione ragionevole, non da superare come un relitto della storia. Accade, naturalmente (e nessuno lo mette in discussione, non io almeno), che si formino coppie e convivenze che non si basano sulla essenziale (cioé propria necessariamente della natura umana) differenza sessuale? Bene. Ma non voglio che siano equiparate alle coppie eterosessuali per la ragione sopra esposta. Ora cosa c’entra che

quella famiglia, quella dei nostri progenitori, uomini lupi per gli uomini, per quel che se ne sa era formata da un maschio dominante, alcuni maschi gregari, regolarmente brutalizzati dal dominante, un numero variabile di femmine in età fertile e la prole che non soccombeva al dominio aggressivo del capofamiglia

? Ancora una volta niente, assolutamente niente. Un esempio che serve soltanto ad associare la mia ragionevole e civile posizione all’immagine del cavernicolo tanto “nature” ma anche un po’ tonto, che non capisce le finezze della società liquida. No. La mia posizione è la stessa dei nostri padri costituenti, che non erano distratti come dici tu, ed è stata distillata nel tempo tra civiltà e culture diverse e messa alla prova dalla storia; ha tutte le carte in regola per ispirare da qui all’eternità impegno sociale, civile e politico; in ogni caso pretende dignità dialettica, ora e sempre. Non ve ne libererete mai. Ma andiamo avanti.

Ma se vogliamo introdurre un po’ di civiltà nella naturalità, è forse quella del saggio Salomone la famiglia tipica, un maschio, settecento mogli e trecento concubine? E se consideriamo, come dobbiamo, altre società oltre la nostra, cosa c’è di innaturale nella famiglia matrilineare assai diffusa nelle antiche civiltà asiatiche, generalmente composta da una matriarca, le giovani madri sue discendenti, la prole finché non verrà separata per sesso in età pubere, e nessun maschio adulto residente?

Altra fallacia. Qui il bravo scrittore confonde il nucleo essenziale e originario della società (quel passaggio che non può mancare) con la sua organizzazione, con la sua manifestazione “macrosociale”, per così dire. Ma volendo seguirlo nel suo ragionamento gli chiederei: ma dunque, Maurizio, tu vuoi dire che il matrimonio omosessuale è solo la prima battaglia di una grande guerra? Una volta vinta questa prima piccola battaglia ti batterai per i diritti delle discendenze matrilineari, per le unioni poligamiche, per le comuni “senza padri e senza madri” (cit. Gaber), per qualsiasi forma di convivenza voglia trovare cittadinanza nell’occidente aperto e plurale passando per qualsiasi tradizione di qualsiasi popolo o (difficile a quel punto mettere dei semafori) per la fantasia di qualsiasi geniale nuovo Salomone? Pensaci, e fammi sapere una di queste domeniche, ci conto.

Post al post: sulla questione delle adozioni ho già scritto qualche anno fa.

8 commenti »

  1. La forza di queste ideologie è tutta nella peer pressure. Muovono colla forza del fatto compiuto, dell’idea che “ormai tutti gli altri hanno capito che, quindi anche tu devi…”, da accettare senza esitazioni per non sentirsi i poveretti rimasti indietro, scemi e cattivi.

    E’ come cercare di arginare colle dita una diga che si spacca. Siamo sempre meno e sempre più inascoltati.

    Senza rendercene conto, spesso pure noi mediamo, limando i principi di base della società, per venire incontro a chi va dritto come un treno e se ne infischia della realtà. E sarà il nostro mediare ad essere chiamato odioso estremismo.

    Scrivi: “mi oppongo, sono contrario… non al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, ma alla loro equiparazione alle famiglie fondate su un’unione eterosessuale”… ecco, questo tuo accettare come una realtà assodata e da riconoscere legalmente una cosa che, nella storia dell’umanità, ha fatto invece capolino nella forma in cui la conosciamo solo negli anni 90 (!), non ti risparmia comunque il ghetto dell’estremista omofobo, solo cede e gli conferma la vittoria.

    Comment by AlphaT — 24 settembre 2012 @

  2. il meccanismo è quello ma non siamo così pochi, alphat. quanto al riconoscimento legale davvero, in coscienza, non ho nulla in contrario. sarebbe chiudere gli occhi: le convivenze omosessuali sono una realtà, e sono stato educato nella chiesa, dalla chiesa a riconoscere la realtà. non confligge con la mia idea di società e di stato il riconoscimento delle forme di convivenza che la società esprime; confligge la loro equiparazione al matrimonio, che per tutte le ragioni esposte (e molte altre) vorrei che rimanesse solo eterosessuale. indubbiamente l’equiparazione delle convivenze non è un “diritto”: nessuno potrà mai convincermi del contrario. andrò in minoranza? ci sono abituato. ma nel ghetto non ci sto. ho ragioni da vendere, e continuerò a portarle a tutti, fuori dal ghetto, finché avrò respiro.

    Comment by alessandro — 25 settembre 2012 @

  3. Vedi, il problema del riconoscimento legale è che la distinzione che alcuni vogliono fare tra coppia riconosciuta e matrimonio, a quel punto, è un puro cavillo. E’ un po’ tipo Gandhi che praticava la castità ma andava a letto con un gruppo di ragazze rigorosamente nude, o come opporsi ad una tassa però istituendo una tariffa: da un lato è una tappa ridicola verso il cambiamento completo. Dall’altro è una cosa ingiusta nel principio.
    Perchè a condividere una casa con un amico, se facessi finta di essere omosessuale, dovrei ottenere dei vantaggi in più? Non ha senso. Come non ha senso, è una presa in giro nei miei confronti come contribuente, che uno possa ottenere la pensione di reversibilità, sottraendo risorse alla comunità. Sono privilegi. Il diritto privato può invece regolare lasciti ereditari ed altre questioni collaterali.

    Non si tratta di vedere o meno una realtà, ma di trasformarla in una istituzione, una cosa “riconosciuta dallo stato”, con un automatismo che non ha senso per chi non veda nello stato la fonte del valore delle cose.

    Comment by AlphaT — 25 settembre 2012 @

  4. che la distinzione tra matrimonio e altre convivenze sia un puro cavillo o qualcosa di più dipende molto, a mio parere, da come si scriverà l’eventuale legge. la proposta sui dico era una buona proposta, ma perfettibile. io penso che si potrebbe fare una pura sommatoria degli aspetti da regolare, e demandarli al diritto privato offrendo facilitazioni e garanzie di non discriminazione: economiche (non tutti i conviventi che hanno bisogno di regolare questioni tra di loro possono permettersi di pagare un notaio, ad esempio), burocratiche, sociali. insomma creare un registro a cui si possa fare riferimento per tutte le esigenze del caso. il diritto matrimoniale è tutt’altra cosa, la dimensione pubblicistica della norma sarebbe minimale.
    insomma, io credo che certi aspetti delle convivenze sia opportuno regolarli, e per regolarli devi riconoscerle. si può regolare e offrire garanzie senza istituzionalizzare. non penso che sia impossibile, poi, mettere qualche paletto e qualche filtro per far emergere le vere convivenze. con la buona volontà e la collaborazione la strada si potrebbe trovare. ma mi rendo conto che se si affronta la questione come la sta affrontando ad esempio niki vendola, come se il matrimonio fosse un “diritto negato”, la collaborazione non si potrà trovare.

    Comment by alessandro — 25 settembre 2012 @

  5. @Ale: mi piaci quando sei un po’ arrabbiato. ;-)

    @AlphaT: la tua ultima affermazione (“Non si tratta di vedere o meno una realtà, ma di trasformarla in una istituzione, una cosa “riconosciuta dallo stato”, con un automatismo che non ha senso per chi non veda nello stato la fonte del valore delle cose.”) mi apre un mondo intero. Grazie!

    Comment by Galliolus — 25 settembre 2012 @

  6. Omonimo Alessandro, trovo il tuo ultimo intervento ingenuo. E se il mio è un ardire, invadente ed inelegante, sarò solo stato antipatico una volta di più. Ma lo dico lo stesso.

    La distinzione tra matrimonio e “convivenza a due su base sentimentalsessuale, simile al matrimonio, che non consideriamo ufficialmente matrimonio, ma garantisce più o meno gli stessi diritti ed è pensata sostitutiva del matrimonio da parte dei contraenti, dei media e di conseguenza della maggioranza della società” è una fesseria. Ti rimane in mano solo una parola, svuotata di significato. Assurdo. Non c’è nemmeno (!) bisogno della slippery slope, dell’inevitabile chiedere, una volta aperta la strada, la completa assimilazione al matrimonio, di fronte ad una opinione pubblica che ha ormai capito che bisogna rispondere sì a richieste in quella direzione (e ci si era arrivati col contributo dei prudenti operatori di compromesso e posizionatori di paletti, sicuri di poter definire ove fermarsi, mentre si alleavano idealmente con chi propagandava l’andare oltre e ancora oltre!).
    Anche culturalmente, nell’influenza che ha uno che dice “mio marito” colle persone che incontra… nella vita di tutti i giorni, la distinzione svanisce in un sentire che camuffa e nasconde le anomalie, le sofferenze, l’incompletezza di un rapporto che nasce da una menomazione che si vuole negare; diventa nei fatti legame di tipo matrimoniale, per volontà di potenza, un sentimento che nasce da nodi interiori irrisolti, ne porterà i segni negativi, pur nella buona volontà di molti di far funzionare le cose.
    Considera poi ad esempio che sarebbe un dovere preciso di un servitore dello stato il negare la pensione di reversibilità; mentre quale compromesso uno potrebbe pensare di realizzare, se nei media non è consentito dare ragione del fatto che tale beneficio economico sarebbe un privilegio inaccettabile?

    Comment by AlphaT — 27 settembre 2012 @

  7. non sono cattolica e non sono di destra. Non ho bisogno di queste appartenenze per credere che un feto sia una persona: è un’”evidenza” che ho avuto la fortuna di sperimentare.
    credo che anche una persona in stato vegetativo continui a mantenere la sua essenza di persona. e credo che la famiglia naturale sia esattamente quella definita dai padri costituenti. credo che un bambino abbia il diritto di avere un padre e una madre che lo hanno voluto e lo amano.
    credo però anche che debbano esistere delle possibilità legali di abortire, di praticare l’eutanasia, di riconoscere diritti e doveri alle coppie di fatto e alle famiglie non naturali. simpatizzo con le famiglie almodovariane, ma credo che sia difficile stabilire a priori che le coppie gay possano adottare bambini. i bambini hanno bisogno di un papà e di una mamma.

    Comment by stellinorama — 3 ottobre 2012 @

  8. caro alphat, non sei invadente e inelegante e apprezzo che tu scriva il tuo pensiero, apprezzo l’impegno che metti nella discussione. ma respingo l’accusa di ingenuità.
    sul “che fare” non ho grandi certezze. non ho le certezze degli omosessualisti ma non ho neanche le tue. non *tutte* le tue. se potessi scegliere come affrontare la questione aprirei un grande confronto leale nella società, senza sotterfugi, senza accuse reciproche di “fobie” da una parte e di “malattie” dall’altra che servono soltanto a mettere l’avversario in condizione di inferiorità psicologica e cercherei di capire bene quali sono le reali esigenze, le reali necessità a cui rispondere. ma poiché non sono ingenuo so che in realtà la questione verrà affrontata e definita in modo diverso. probabilmente violento, in un senso o in un altro. non verrà risolta. non in questo secolo, non in questa epoca.
    io non ho parlato di riconoscere “più o meno gli stessi diritti” alle convivenze omosessuali. sono d’accordo con te che le convivenze debbano essere regolate privatamente. penso a una norma che renda più facile farlo, che rimuova gli ostacoli. lo so che questa idea non piace agli omosessualisti. a loro non piacciono neanche i dico e quello a cui penso io, dal loro punto di vista, è un grado indietro rispetto ai dico.
    però negli anni mi sono convinto che qualcosa sarà necessario fare. se si riesce a tenere il da farsi nella sfera del privato da regolare il rischio di cui parli tu (e che non sono così ingenuo da non vedere) non si correrà. so che in pochi la pensano come me, in un fronte e nell’altro. ma io mi sono stufato di ragionare per fronti. ho reagito all’articolo di maggiani perché vuol far passare per retrograda una posizione che non lo è, che deve essere accettata come ragionevole anche se non si è d’accordo. ma se voglio questo devo anche accettare e valorizzare gli elementi di ragionevolezza che sono nelle posizioni che non condivido. io penso che le convivenze omosessuali vivano nella vita di tutti i giorni delle difficoltà reali che vanno abbattute. l’ottanta per cento di questo lavoro si fa con l’educazione e con la cultura (e i cattolici, sia chiaro, non hanno bisogno di lezioni da nessuno: che nessuno si sogni di “addestrarci”). il quindici per cento lo fai con l’impegno sociale. il cinque per cento lo devi fare attraverso le norme. non deve più succedere, per fare qualche esempio, che un omosessuale trovi difficoltà ad assistere il compagno in ospedale. non deve più succedere che venga discriminato negli ambienti di lavoro. non deve più succedere che gli omosessuali vengano trattati come degli immaturi e irrisolti affettivamente e *per questo* dichiarati inidonei a fare i genitori, perché è evidente che è una generalizzazione odiosa. io sono contrario al permettere l’adozione alle coppie omosessuali. ma se la motivazione fosse la loro “immaturità”, allora per essere conseguenti bisognerebbe togliere dalla tutela di un genitore omosessuale anche un figlio avuto da una relazione eterosessuale (e, va da sé, si dovrebbe fare lo stesso anche nei confronti di chissà quanti altri genitori eterosessuali immaturi). non è questa la motivazione, naturalmente: ma per motivi opposti né tu né maggiani condividete il mio pensiero (che ho spiegato nel post del 2007 linkato in fondo a questo post).
    tu dici che sia doveroso negare la pensione di reversibilità. credo che tu abbia ragione. però dici anche che si possono regolare privatamente lasciti ereditari. bene: ma il diritto ereditario definisce degli automatismi precisi per individuare gli eredi. la giurisprudenza è piena di eredi “automatici” che hanno contestato le volontà testamentarie di qualche abbiente, e spesso hanno vinto. non pensi che sia giusto rafforzare, per legge, il diritto di un convivente omosessuale ad aver riconosciuto un lascito testamentario contro l’opposizione di un altro erede? ho fatto questo esempio per chiarire in quale campo io credo che sia giusto muoversi: rafforzare i diritti (questi sì che sono diritti) dei conviventi che scelgono di regolare privatamente i rapporti tra di loro. dar loro la forza necessaria per non subire discriminazioni. questo può venire bene per altre convivenze, non solo per quelle omosessuali. siamo ben lontani dal riconoscere “più o meno gli stessi diritti” degli sposi, non credi?
    quanto alla mutazione culturale e all’influenza sull’opinione pubblica… beh, quella è già cominciata e andrà avanti in ogni caso, sia che si istituiscano i matrimoni omosessuali, sia che si regolino in misura attenuata le convivenze, sia che non si faccia nulla. non so se è un male. ciò che è sicuramente un male è che la posizione di chi difende l’esclusività del matrimonio eterosessuale sia considerata un’ignominia. ma che le relazioni omosessuali, che ci sono sempre state, non siano costrette a stare nell’ombra per paura di giudizi e discriminazioni non mi sembra proprio niente di male.

    stellinorama, direi che la pensiamo più o meno allo stesso modo. altre volte ho detto: non voglio che l’aborto torni ad essere illegale, voglio che diventi inutile. ribadisco questo pensiero. però fatecelo chiamare con il suo nome: è un omicidio, è la soppressione di un essere umano. come l’eutanasia. prima dobbiamo dare alle cose il loro vero nome. poi facciamo le leggi.

    Comment by alessandro — 5 ottobre 2012 @

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