Cronachesorprese

9 agosto 2012

Ammartìto

Filed under: parole, non fatti — alessandro @

Ringrazio WordPress perché ha la saggezza di non correggere automaticamente il titolo di questo post. Ringrazio Galliolus per aver ricostruito bene la disputa che quarant’anni fa verteva sulla parola allunare e oggi si è spostata ovviamente su ammartare. Giocando un po’ (e sapendo di dire una castroneria etimologica) dico che se uno spavento terrestre può farmi rimanere atterrito, uno spavento marziano non può che farmi rimanere ammartìto.

Questo per dire che sono moderatamente in disaccordo con Galliolus e con i sostenitori della variazione galattica della parola atterrare. Diciamo che è un gioco che può reggere per un po’, per i prossimi due o tre secoli, finché la conquista di nuovi corpi celesti rimarrà un fatto relativamente episodico. Quando riempiremo di impronte umane o meccaniche l’intero sistema solare sarà una babele stellare. La sonda che arriva su Io cosa fa, “àia”? “aiàtta”? Esegue un “aiàggio”?E quella che arriva su Ganimede? Si tratta a mio parere di un errore di prospettiva: si pensa cioé che per un fatto nuovo e senza precedenti sia necessario, o molto opportuno, inventare nuove parole. Anche per dimostrare che una lingua è ricca e viva. Ma la ricchezza di una lingua non consiste soltanto nell’inventare nuove parole ma anche nel dare a una parola nuovi significati (o un campo di significato più vasto) attraverso quella grande risorsa (non solo linguistica) che è la metafora. Io me ne starei della primogenitura della parola atterrare e guarderei con poetica soddisfazione (e non con burocratica severità) la sua estensione metaforica a tutti gli atterraggi cosmici. Potrebbe ricordare un giorno agli immemori viaggiatori di un’Enterprise da dove sono partiti.

Ma va bene, non mi fa tanto problema l’ammartare. Mi suona solo un po’ male, una questione estetica. Allunare mi dà meno fastidio, sarà perché la sento da quando ero bambino ma il suono mi piace di più . Non ne farei comunque una questione di precisione scientifica come accade nell’ultimo post del buon Attivissimo che infierisce su un articolo pubblicato sul Secolo XIX. Il disinformatico in questi giorni è infervorato come poche altre volte, un entusiasmo più che comprensibile per un appassionato di esplorazione extraterrestre come lui, e calca un po’ la mano. Nella foga non si accorge (glie lo fa notare un lettore in un commento) che “ammaraggio” probabilmente non è una bestialità voluta ma un colpo basso di un correttore automatico: lo sventurato Ventura (l’autore dell’articolo preso di mira da attivissimo) voleva scrivere *semplicemente* ammarTaggio.

Io l’ho sempre detto: Word e il suo infernale correttore possono anche andare bene finché si scrive per fare raccomandate o bolle di accompagnamento. Ma per un redattore il correttore automatico è il primo nemico. Perché pretende di automatizzare una cura, un’attenzione che è una delle prerogative del lavoro redazionale umano. E perché mette una media di occorrenze che solo i miopi chiamano “correttezza” davanti all’opportunità magica e vertiginosa (eppure anche necessaria, a volte) di *sbagliare apposta* una parola.

7 commenti »

  1. Mi piacerebbe poter acquaoarare…

    Comment by AlphaT — 10 agosto 2012 @

  2. la ricchezza di una lingua non consiste soltanto nell’inventare nuove parole ma anche nel dare a una parola nuovi significati

    Hai ragione! Pensa che io invece continuo a mal sopportare quei loschi figuri che vanno dal parrucchiere ma non portano la parrucca, o che usano l’ombrello quando non c’è alcun bisogno di ombra. Anche Armstrong — a proposito, auguri! — e Aldrin, nel loro piccolo, sbarcarono senza essere saliti su una barca.

    Il punto è che a me ammartaggio piace moltissimo, e in ogni caso è meglio delle alternative. Certo quando dovremo aiiare — non bisognerebbe forse raddoppiare ma i? — accetterò un giro di parole, ma solo per la cacofonia: un po’ come accetto facilmente un’opera mozartiana ma più difficilmente una direzione vonkarajaniana. Ma non atterreremo su Io, credo piuttosto che vi alluneremo.

    Quando ammartare sarà diventata un’azione banale, come prendere l’ombrello, allora parleranno tutti inglese, lingua nella quale il problema non si pone. Oppure parleranno tutti cinese, e l’ammartaggio sarà l’ultimo dei loro problemi. Ma noi non ci saremo.

    Comment by Galliolus — 11 agosto 2012 @

  3. [...] (12.08.2012): La diàtriba — o diatrìba? — prosegue su Cronachesorprese e su Terminologia etc.. Like this:Mi piaceBe the first to like [...]

    Pingback by Ammartaggio « La realtà non mi ha mai tradito — 12 agosto 2012 @

  4. forse anche a me piacerà tra qualche anno l’ammartare. forse mi devo solo abituare, ora come ora non mi piace come suono e non mi convince per le altre ragioni già dette. grazie perché la tua precisazione sull’allunaggio mi ha fatto andare un po’ più a fondo di ciò che mi suona davvero strano. ne parlo “a casa tua” perché c’è il contesto completo per farlo :-)

    Comment by alessandro — 12 agosto 2012 @

  5. ps: raddoppi quando la lettera da raddoppiare è una consonante :-)

    Comment by alessandro — 12 agosto 2012 @

  6. alphat, non riesco a decifrare l’acquaoarare… :-/

    Comment by alessandro — 12 agosto 2012 @

  7. Tu diresti forse “atterrare su Quaoar“.

    Comment by Galliolus — 13 agosto 2012 @

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