Cronachesorprese

28 aprile 2012

Spacciatore di pasta madre

Filed under: esperimenti e soluzioni — alessandro @

Se volete provare la pasta madre o condividere informazioni ed esperienze su come produrla, da oggi potete venire anche a casa mia.

pasta madre 20 aprile

Per ora è proprio un bel gioco, ma dà già molte soddisfazioni. La mia pasta madre è nata l’11 aprile. Ho usato all’inizio farina normale, solo ieri ho cominciato a rinfrescare con farina biologica un po’ più costosa: credo di aver fatto bene perché nei primi giorni l’impasto che avanza tra un rinfresco e l’altro è inutilizzabile e se ne butta via la maggior parte. Come starter ho usato miele di castagno che ha dato da subito un profumo caratteristico all’impasto: pur nella normale “evoluzione della specie” (lo spettacolo della pasta madre è vedere quanto cambia e come cambia ogni giorno, almeno fino a quando non si stabilizza) quel carattere originale si sente ancora. Ieri ha cominciato a produrre pane serio dopo qualche tentativo andato male. La lievitazione è abbastanza veloce per la media della lievitazione naturale e in forno l’impasto prende subito volume.

pane 27 aprile

Il pane è buono, soprattutto la mollica, mentre la crosta è ancora troppo spessa per i miei gusti (anche se una crosta compatta aiuta il pane a conservarsi più a lungo).

Se la voglia di sperimentare rimane posterò qui i prossimi risultati.

io spaccio pasta madre

26 aprile 2012

Writing stories, killing writers

Filed under: reading — alessandro @

Come far fuori in poche pagine tutte le chiacchiere sul creative writing. Il killer perfetto è Flannery O’ Connor nell’illuminante Writing short stories. Ci sarà forse altro da dire, ma quel poco che ho trovato qui è essenziale, ben detto e tendenziamente definitivo. Come questo passaggio:

Personalmente, preferisco definire il racconto un evento drammatico che coinvolge una persona in quanto persona, e persona particolare – in quanto, cioè, partecipe dell’umana condizione, e di una specifica situazione umana. Un racconto implica sempre, in forma drammatica, il mistero della personalità.

Non faccio questa segnalazione per gli aspiranti scrittori (che sono decisamente troppi) ma per i lettori (che sono sempre troppo pochi). Il primo obiettivo di chi comincia a scrivere dovrebbe essere quello di diventare lettore attivo e consapevole. Se qualcosa d’altro deve venire, verrà dopo. Se non verrà, dalla sua nuova consapevolezza il lettore non avrà di che piangere.

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24 aprile 2012

Ruby facts

Filed under: news factory — alessandro @

Non si sottolineerà mai abbastanza il potere di selezione sui fatti che hanno i giornali. Possono essere anche dettagli e possono forse cambiare poco, ma se un dettaglio va contro l’impostazione editoriale della testata su una vicenda, e soprattutto se il dettaglio richiederebbe un approfondimento o almeno una riflessione, il dettaglio rischia l’omissione o la censura.

Ieri il sito di Repubblica ha (ri?)pubblicato l’intercettazione in cui Karima el Mahroug, meglio nota come Ruby, parla con un’amica all’indomani dello scoppio del caso che la riguarda. Cose non nuove. Il Giornale fa un’ipotesi sul perché siano state riprese adesso, ma non è questo che mi interessa. Ciò che voglio sottolineare è altro e, beninteso, non è strano, ma vorrei che facesse strano: Repubblica e altri giornali non hanno messo in evidenza nei titoli e negli articoli il passaggio dell’intercettazione in cui Ruby nega di aver fatto sesso con l’allora Presidente del Consiglio. Se il materiale non è nuovo e non fa notizia, allora perché ritirarlo fuori? Se invece fa notizia, perché non mettere in evidenza tutti gli elementi obiettivamente notiziabili, compreso quello? La stessa domanda se la fa Linkiesta, testata online non certo tenera con i politici di qualsiasi schieramento.

Ma almeno Repubblica l’intercettazione la fa sentire. Il Fatto quotidiano di oggi invece, a pagina 8, riportando ampi brani della trascrizione omette proprio quella frase, così:

Torna come un’ossessione il riferimento ai soldi. Ad Antonella: “Vado a casa sua. Siamo amici da un anno. Solo che la gente pensa al male perché vedono una ragazza bella che va a casa di Silvio, lui che la riempie di soldi, perché ogni settimana mi dava 47mila euro (…). Come amante di Berlusconi, le ho detto, è una fortuna incredibile… Lui è pazzo per me in questo momento”.

Subito dopo quel (…) Ruby dice: “dicono perché fa tutto questo per lei, perché comunque avrà avuto qualche cosa, avrà fatto sesso. Non è così”.

Quell’inciso sarà anche poco credibile, ma perché non riportarlo? Forse perché non si può riportare senza dare una spiegazione. Le spiegazioni possono essere diverse, ma il particolare in sé è interessante. Solo che lo spazio necessario alla spiegazione è spazio sottratto alla linearità di una tesi.

Trovo curioso che “Il Fatto” abbia tutte queste attenzioni per le tesi.

18 aprile 2012

Diaz (Don’t clean up this blood)

Filed under: lo spettatore indigente — alessandro @

Guerre che scoppiano solo quando finiscono. Ne avevo parlato a settembre, a proposito di un certo decennale.
I fatti della scuola Diaz sono quel genere di guerra. Che uno dice, uno come Vicari, il regista di Diaz: don’t clean up this blood: bisogna ricordare quello che è successo, raccontarlo ai ragazzi che hanno quindici anni perché capiscano. Bene, giusto: raccontiamo. Stiamo fedeli agli atti dei processi, e Vicari lo è (fin troppo, dice Giorgio Viaro, e condivido la sua preoccupazione per la latitanza di un minimo di trasfigurazione artistica che non confonde ma aiuta la memoria). Facciamo sentire almeno con un po’ di fastidio il peso di quei manganelli sulle schiene, sulle facce e sulle teste inermi, ricreiamo quel senso di claustrofobica e rabbiosa impotenza che devono aver provato quei ragazzi in quella scuola. E la pena di essere trascinati sanguinanti e quasi moribondi a Bolzaneto perché l’oltraggio e l’abuso fossero dilazionati oltre il sopportabile, perché il disprezzo fosse inequivocabile. O ancora peggio la paura di essere prelevati da un letto di ospedale, quando legittimamente si poteva sperare di essere ormai al sicuro in mani premurose e caritatevoli. Tutto questo nel film c’è, tutto questo è accaduto, giusto ricordarlo.

Ma come sperare davvero che questo serva perché non accada più? Dubbi ritornanti, mi pare. Da quando la guerra, almeno nei paesi occidentali, si è insabbiata per venire fuori solo in pochi momenti di lucida follia. Il G8 di Genova è una di queste sciagurate epifanie. Ricordare è doveroso, ma per mettersi al riparo serve altro.

Servirebbe anche dimenticare qualcos’altro. O meglio, ricordare che la guerra non è mai buona, neanche quando è rappresentata. Non credo di essere il solo ad aver vissuto a Genova, nei mesi prima del G8, in un clima orrendo e mefitico. E non ricominciamo con le accuse reciproche di parte. La difficoltà nel parlare di quei fatti e nel valutarli è principalmente una: la scena era malata in partenza per responsabilità di tutti. Era fin da mesi prima la scena di una pièce sadomasochistica. Cosa vuoi che succeda in una scena così? Esattamente quello che è successo, ed è andata ancora bene.
Prego vivamente di non leggere queste parole con criteri di parte su chi ha sbagliato “prima”, nella preparazione dello scenario. Lo scenario di una guerra già in atto, che quando scoppierà nella sua manifestazione più cruda sarà solo per finire. E per tornare sottoterra, e arrivederci alla prossima occasione in cui potrà ancora luttuosamente sorprenderci.
Oppure fatelo, via: se proprio non potete farne a meno rinfocolate le vostre fazioni, ma non venitene a discutere con me. Massì, potete anche raccontare fatti interessanti seguendo una tesi, ma non sperate che accetti di incastonare racconti interessanti in tesi precostituite. Non mi interessava allora, non mi interessa oggi. Prenderò gli elementi interessanti delle vostre cronache, valutazioni, analisi e le farò sedimentare in me insieme a tutto ciò che ho accumulato in questi anni.

Ho vissuto come ho potuto quei giorni, da testimone, da osservatore attivo e non da manifestante. Se mi fossi dato un po’ più da fare avrei potuto passare in quel media center, se non la notte, almeno la sera. E invece ero preoccupato soprattutto di tenere la giusta distanza. Non solo per non mettermi in pericolo (in quelle situazioni spesso è puro caso: ero in corso Gastaldi nel momento in cui sparavano a Carlo Giuliani, a trecento metri al massimo di distanza), ma per non dare mai l’impressione di essere con i manifestanti. O contro di loro. Perché la scena era malata, e io lo sapevo.

Però i fatti sono fatti e bisogna ben ragionare partendo da quelli. Purtroppo l’etichetta di più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dalla fine della guerra non è esagerata. Il problema è che viene accettata ed enunciata solo da una parte e quindi rimane incastrata in narrazioni che alla fine non mi convincono. Io mi sono impegnato ad accettarla, il che non vuol dire che accetti totalmente le narrazioni che normalmente la accompagnano.

Il film è da vedere? Consideriamo caso per caso quale tipo di indigenza manifestate da spettatori come me. Concordo con Viaro anche su questo: se non avete idea di cosa sia successo la notte tra il 21 e il 22 luglio 2001 in quella scuola, correte a vederlo.
Se sapete tutto e provate ancora un po’ di repulsione al pensiero, andate tranquilli: servirà a mettere un po’ di distanza e a farsi qualche domanda più razionale di quelle che ci siamo fatti a ridosso degli eventi.
Se avete seguito il processo udienza per udienza, se avete già visto su youtube i cinque spezzoni del dvdframe G8, il film non aggiungerà molto. Ma probabilmente non ve lo perderete ugualmente.

Se infine siete convinti, come molti ancora sono (sinceramente?) convinti che “dovevano dargliene di più”, non andate a vederlo. Perché probabilmente pensate davvero che a voi non potrebbe mai capitare.

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8 aprile 2012

La mia tenda di Pasqua

Filed under: cronache — alessandro @

Questa per me non è una Pasqua come le altre. È una tappa ulteriore di un cammino che solo in apparenza si è concluso il 15 agosto scorso a Finisterre.
Dal Finis Terrae all’inizio del Cielo.
Chiedo scusa se a volte sono un po’ enigmatico. Ma se scrivo è perché penso che qualcosa si possa capire, ed è un qualcosa che non c’entra con un mio dato biografico ma vale per tutti.

Il Cielo. Non un’astrazione, non un’immagine da favoletta, non un sogno consolatorio, ma “la verità della terra resa manifesta”, come disse un grande uomo. Molto più concreto e terreno, questo cielo, di qualsiasi perfezione io sia in grado di immaginare.

Per gli ebrei la Pasqua era la festa delle tende. Per qualche giorno tornavano a vivere come i loro antenati in un accampamento, per ricordare l’esperienza del deserto. Se sono stato a Santiago e a Finisterre è stato soltanto per arrivare a questa Pasqua con la possibilità di considerare un cammino percorso. E grazie a Dio ci sono riuscito.

Buona Pasqua a tutti.

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