Cronachesorprese

30 gennaio 2012

Airport unlocked

Filed under: il consumatore non consumato — alessandro @

Devo rettificare in parte quanto ho scritto poco più di due anni fa sull’accesso pedonale all’aeroporto di Genova. Si può: oggi l’ho fatto. La prima e unica volta che ci avevo provato ero finito sulla rampa che scende verso via Cornigliano, che non ha spazio per i pedoni, perché volevo uscire e avevo seguito la direzione delle auto in uscita. Oggi dovevo entrare e ho imboccato via Pionieri e Aviatori d’Italia da via Siffredi. Pensavo di dover fare almeno un tratto senza marciapiede o protezione alcuna per i pedoni e invece no: tutta la strada fino allo Sheraton, dove ero diretto oggi, è percorribile da un pedone senza rischio. Non è che sia il massimo della comodità, ma c’è un marciapiede abbastanza ampio lungo la salita e uno un po’ più stretto ma protetto da guard-rail sul cavalcavia che scende verso la rotonda. Ci sono anche delle strisce pedonali per gli attraversamenti: occorre fare comunque attenzione perché le auto che arrivano non sembrano conoscere limiti di velocità.

La prossima volta che ne avrò bisogno per entrare o uscire dall’aeroporto farò la stessa strada. Anche perché dal 2009 le tariffe dei mezzi pubblici per l’aeroporto sono aumentate.
Il Volabus è arrivato all’incredibile prezzo di sei euro, un vero latrocinio. Il fatto che abbiano sostituito il piccolo autobus di linea con un pullman, con adeguato spazio per i bagagli (geni, ci sono arrivati: i viaggiatori da e per l’aeroporto hanno le valigie!), non consola.
I taxi hanno fatto ancora peggio: fino a circa un anno fa si pagava un supplemento di 2,50 euro da e per la zona aeroportuale; oggi una corsa che comprenda nel suo tragitto l’aeroporto costa almeno 15 euro qualunque sia il punto di partenza o di arrivo, anche solo da via Cornigliano, cioé da meno di un chilometro di distanza.
In compenso pare che ci sia un autobus di linea urbana con normale tariffa urbana che arriva all’aeroporto: dico “pare” perché fisicamente non l’ho mai visto, anche se le paline delle fermate giurano sulla sua esistenza. È la circolare l24 da via Travi (Sestri) a Marina Aeroporto, con frequenza di quaranta minuti dalle 6.20 alle 19.35.

25 gennaio 2012

A tutti i veri amici

Filed under: reading — alessandro @

La vita può avere senso anche se mancano tante cose. Quando si è poveri, malati, quando non si trovano l’uomo o la donna giusti, quando non si riesce a raggiungere gli obiettivi sui quali abbiamo investito tutte le nostre energie. Ma non può avere senso se non si è mai avuta almeno un’amicizia come questa:

Altri legami poi avvincevano ulteriormente il mio animo: i colloqui, le risa in compagnia, lo scambio di cortesie affettuose, le comuni letture di libri ameni, i comuni passatempi ora frivoli ora decorosi, i dissensi occasionali, senza rancore, come di ogni uomo con se stesso, e i più frequenti consensi, insaporiti dai medesimi, rarissimi dissensi; l’essere ognuno dell’altro ora maestro, ora discepolo, la nostalgia impaziente di chi è lontano, le accoglienze festose di chi ritorna. Questi e altri simili segni di cuori innamorati l’uno dell’altro, espressi dalla bocca, dalla lingua, dagli occhi e da mille gesti gradevolissimi, sono l’esca, direi, della fiamma che fonde insieme le anime e di molte ne fa una sola”.

Sant’Agostino, Le Confessioni, IV, 8, 13

Averla provata è la più grande ricchezza della mia vita.

18 gennaio 2012

Ma De Falco non è l’ “Italia migliore”

Filed under: cronache,tutto considerato — alessandro @

L’irriducibile “essere contro” di Spinoza a volte irrita anche me. Ieri no. Ieri una delle consuete battute al vetriolo degli autori del blog collettivo italiano più letto (e più saccheggiato) ha colto nel segno:

Tutti con il comandante De Falco: “È lui l’Italia vera”. Quella brava a parlare da casa.

Schettino è indifendibile. Schettino è un vigliacco irresponsabile, fuori di ogni dubbio. Resta soltanto da stabilire, e lo farà un giudice, quanto la sua irresponsabilità sia stata criminale. Tuttavia, di fronte all’imponente lapidazione socialmediatica che ha subito ieri, viene da chiedersi quanto i lapidatori siano dei potenziali Schettino. Sempre così: vent’anni fa non condividevo l’entusiasmo degli ultras dipietristi per lo stesso motivo, e tutto sommato credo che i fatti mi abbiano dato ragione. I lapidatori dell’era Tangentopoli, i prodi lanciatori di monetine erano in buona parte gli arrabbiatissimi esclusi dalle spartizioni di potere.

L’ormai celebre telefonata del Comandante della Capitaneria di Livorno Gregorio De Falco al Comandante della Costa Concordia Francesco Schettino al primo ascolto mi ha impressionato. È, per così dire, seducente. La voce ferma, la perentorietà dell’ordine e del richiamo al dovere. Innegabile: ha intercettato un bisogno di identificazione in un momento in cui la vergogna della crociera maledetta era sotto i riflettori di tutto il mondo. Gli italiani sono tutti Schettini? No per l’elmo di Scipio, gli italiani sono tutti De Falchi. Ma già al secondo ascolto il mito in costruzione vacilla. Non ci vuole molto a capire che tra i motivi di preoccupazione di De Falco non c’è solo il presente dell’emergenza, ma anche il futuro dell’inchiesta. Nella migliore delle ipotesi De Falco telefona per inchiodare Schettino alle sue responsabilità e, nello stesso tempo, per smarcarsi. Sapeva che probabilmente l’ordine che stava dando era impossibile da eseguire: una volta scesi dalla nave ormai troppo inclinata era arduo e insensato risalire. Sapeva che il comando virtuale delle operazioni passava a lui, una volta che Schettino aveva dichiarato l’abbandono nave (abbandonando irresponsabilmente non da ultimo, come anche i bambini sanno che un capitano deve fare). Nessun dubbio che De Falco abbia fatto tutto secondo le regole. C’è invece qualche dubbio sulla effettiva utilità di quella telefonata ai fini dell’emergenza.

Non sto accusando di vigliaccheria anche lui: in questa drammatica vicenda è tra le figure positive. Ma per me non è un simbolo, se non altro per il fatto che non era in mezzo al mare. Se devo cercare degli esempi preferisco guardare altrove. Preferisco, non per motivi campanilistici, Manrico Giampedroni che ha aiutato tutti prima di rompersi una gamba. Preferisco il batterista trentenne Giuseppe Girolamo che ha lasciato il posto in scialuppa a un bambino e ora è tra i dispersi. Gente che era a bordo, che ha provato paura come Schettino (perché nessuna persona sana può non avere paura in quel frangente) ma che ha reagito diversamente.

E purtuttavia aspettiamoci i peana al De Falco che ha salvato l’onore d’Italia, i rap “vada a bordo cazzo” (le magliette ci sono già) e l’ennesima spadellata di retorica.

Aggiornamento serale

Ringrazio Giovanni Giaccone e gli altri di Primocanale che mi hanno chiesto di intervenire nella Social Tv di stasera per parlare di questo post.

7 gennaio 2012

Il sindaco che forse vorrei…

Filed under: cronache,dichiarazioni di voto — alessandro @

Comincio l’anno nuovo purtroppo da dove ho finito quello vecchio. Vorrei occuparmi di altro, ma una certa storia sta diventando martellante e ossessionante, ed è bene rinforzare gli anticorpi.
A leggere i giornali genovesi in questi giorni sembra che sia un requisito fondamentale per un candidato sindaco la sua opinione riguardo alla questione Chiesa – Ici/Imu. Credo che ci siano cose ben più importanti, ma se tra qualche mese sarò indeciso su chi votare (molto probabile) potrei essere molto attratto da un candidato di qualunque schieramento che dicesse, a chiare lettere, che la Chiesa paga già l’ici (come prevede la legge) e che i pochi casi di trasgressione che vanno imputati ai singoli soggetti o enti e non alla Chiesa non giustificano l’incredibile campagna di disinformazione a cui assistiamo da mesi. Tra l’altro non ho ancora sentito parlare di casi dubbi a Genova. Però il ritornello “Chiesa paga l’ici” si sente lo stesso anche qui, come se fosse qualcosa di scontato. Quindi i potenziali candidati che cominciano a confrontarsi ora si stanno confrontando sul nulla. E i giornali vanno dietro, o peggio aizzano… L’informazione è un’altra cosa.


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