Cronachesorprese

27 giugno 2011

Facebook e i fondamentali

Filed under: Weekly Facebook — alessandro @

Da qualche mese Facebook ha deciso di presentare tutti gli scambi di messaggi privati tra due iscritti come una conversazione in progress, senza titoli. Non solo i messaggi: anche lo storico delle chat, che pensavamo non fosse più recuperabile, va ad alimentare questo particolare stream e così mi sono ritrovato vecchie conversazioni di cui mi ero completamente dimenticato.
Lo ha fatto per spingere il suo nuovo servizio di posta: anche senza volerlo, ora abbiamo tutti un indirizzo nomeutente@facebook.com
L’idea non mi dispiace. Ma incredibilmente, nell’introdurre questa novità, Facebook ha dimenticato uno dei suoi fondamentali, che è poi un fondamentale di internet: le cose più recenti vanno in alto!
Anche se lo stream dei messaggi privati si apre automaticamente sul messaggio più recente è comunque scorretto che sia posizionato in fondo.

23 giugno 2011

Che cos’è il Parlamento

Filed under: cronache — alessandro @

Due rappresentanti del popolo stanno in Parlamento e si parlano. Cosa c’è di strano? Niente, mi pare.
Si chiamano Berlusconi e Di Pietro? E cosa importa. Li paghiamo anche per questo.
Un colloquio in aula tra un deputato e il capo del Governo non dovrebbe fare notizia. La cosa che non va è proprio che sia una notizia, tanto da far scrivere al Sole 24 ore che è praticamente l’unica notizia della seduta alla Camera di ieri.

Oggi leggo nei commenti ovunque: Di Pietro traditore, non ti voterò più, ti sei venduto anche tu. Il leader dell’Italia dei Valori cerca di spiegare cosa è successo anche sul suo blog ma i commenti non risparmiano critiche: “trovo inappropriato scambiare pure solo un sorriso con un p2ista che continua ancora oggi con Bisignani a sfasciare questo paese”; “vederti parlare con lui con quell’ atteggiamento fa venire veramente i brividi”. Credo che non si possa trovare meglio espressa la nostra immaturità politica di elettori che ci condanna ad avere una classe politica mediocre.

Come si può pensare che la divergenza anche totale tra due politici non possa essere affrontata in un discorso faccia a faccia senza insultarsi o menarsi? Soprattutto, come può questa autocensura essere ritenuta un comportamento corretto e augurabile? Io la ritengo un venir meno ai propri doveri di rappresentanti del popolo. Sì, è vero, abbiamo visto anche schiaffi, pugni e calci in parlamento. Abbiamo visto volare oggetti più o meno contundenti, sentito cori da stadio. Ma se non sbaglio tutti si sono scandalizzati. Anche, e forse più degli altri, quelli che oggi hanno storto il naso per il colloquio ripreso ieri da tutti i telegiornali. E allora che bisogna fare?

Non mi interessa entrare nel merito del colloquio tra i due leader. Rimango all’aspetto di pura comunicazione. Berlusconi lo fa spesso: prende da parte un avversario politico in modo che le televisioni lo possano riprendere. L’ha fatto il 14 dicembre scorso con Casini, l’ha fatto ieri con Di Pietro. Entrambi, pare, non sono stati concilianti con lui nell’occasione. Berlusconi lo fa per lanciare messaggi ai suoi e agli elettori, non c’è dubbio. Ma intanto fa quello che dovrebbe essere la normalità. In parlamento tutti dovrebbero parlarsi. E, udite udite, lo fanno sempre, lo fanno davvero. Anche quando non c’è la telecamera a riprenderli. Discutono tranquillamente e magari scherzano amabilmente anche se non condividono nulla. Sembra banale? Non lo è. Una volta non succedeva. Una volta un luogo dove questo poteva succedere non ce l’avevamo.

Non riuscirò mai a sintonizzarmi con l’esecrazione dell’avversario politico, da qualsiasi parte provenga. Posso anche arrabbiarmi, posso protestare per ingiustizie che vedo enormi e palesi. Ma un avversario politico è solo un avversario politico: uno che pensa e agisce politicamente in maniera diversa da come agirei io e che si trova nella stessa aula insieme ad altri più vicini alle mie idee, o meno lontani. Si trovano nella stessa aula perché devono parlare tra di loro, prima di prendere decisioni. Possono anche odiarsi ma io non li pago per odiarsi o per darsi sulla voce a Ballarò e Annozero. Li pago per superare tutti i motivi per cui non andrebbero mai a cena insieme e parlarsi. Non è obbligatorio che siano amici. Non è neanche obbligatorio che raggiungano un accordo su qualcosa, possono poi scontrarsi nelle votazioni in aula, vincere ed essere vinti. Ma prima è obbligatorio che si parlino.

Quale è l’alternativa, che non si parlino se non attraverso gli interventi? No, sarebbe ingenuo pensarlo. L’alternativa è che si parlino di nascosto. Così abbiamo foraggiato la P2, la P3, la P4. Così fatalmente arriveremo prima o poi (torneremo) alla P38, quella che vigilerà affinché i nemici non si parlino mai tra di loro e punirà i dissidenti condannandoli con parole decise. Magari sempre in favore di telecamera, ma per nulla sottovoce.

16 giugno 2011

Majorbook

Filed under: Weekly Facebook — alessandro @

Marta Vincenzi, a meno di un anno dalle elezioni amministrative che potrebbero riconfermarla sindaco di Genova, non ha un profilo facebook (a parte la pagina social costruita da FB con le informazioni di wikipedia). E neanche un sito internet personale. Visto il peso crescente della rete nelle campagne elettorali (ampiamente dimostrato nelle ultime due consultazioni) farà bene ad attrezzarsi in fretta.

Sarà un problema: non è più tanto facile (ammesso che lo sia mai stato) guadagnarsi la fiducia del popolo della rete. Non è che si può irrompere da un giorno all’altro da politico nelle conversazioni online e aspirare alla stessa credibilità di altri che ci sono da più tempo e indipendentemente dalle scadenze elettorali. Il politico deve dimostrare di credere nel mezzo e di saperlo usare. I siti vetrina ormai non solo non servono, ma possono anche essere controproducenti.

Per facebook la questione è ancora più delicata. Oggi è davvero strano che il sindaco di una grande città non faccia nulla per presidiare il suo nome e la sua reputazione sul social network più importante. Che ne abbia bisogno è sicuro: lei non avrà un profilo né una pagina, ma in compenso ci sono delle pagine che si occupano di lei. Alcune la sostengono, altre la avversano. Ma, come è prevedibile, le seconde prevalgono sulle prime. Per limitarsi a una scarna contabilità della situazione in questo momento:

Pagine e gruppi pro

Marta Vincenzi pagina social da wikipedia, 125 like
Sostengo Marta Vincenzi, 47 membri
Lunga vita a Marta Vincenzi
, 5 membri
I love Marta Vincenzi, sindaco di Genova, 287 membri
God save Marta!, 10 membri

Pagine e gruppi contro

Marta Vincenzi non è il mio sindaco, 312 like
Gruppo apolitico contro Marta Vincenzi, 653 mmbri
Mandiamo a casa Marta Vincenzi: 2267 membri
Altri che non mi piace referenziare perché insultano: totale tra membri e like 1900

Una volta si diceva: un cittadino può anche non occuparsi di politica, ma la politica si occuperà di lui. Senza invalidare questa sacrosanta verità, oggi si può aggiungere: un politico può anche non occuparsi della rete, ma la rete si occuperà di lui.

13 giugno 2011

Viva il quorum!

Filed under: chiedici le parole,cronache — alessandro @

Che bella cosa la democrazia, che bella cosa il quorum. Finalmente: cento di questi referendum. Ora nessuno dica più che il quorum va abolito, che è troppo alto, che è uno dei tanti ostacoli che impediscono al popolo di esprimersi. Quanto accaduto in questi due giorni e per questa campagna referendaria dimostra il contrario. La necessità di raggiungere il quorum forgia un referendum al fuoco della controversia e lo prepara degnamente allo scontro finale con la legge che vuole abolire. Costringe alla mobilitazione, accende le discussioni, gli approfondimenti, spariglia gli schieramenti politici predefiniti. Il quorum scatena la democrazia. Qualcuno vorrebbe farci credere che esista da qualche parte una democrazia di tecnici che risolvono tutto calcolando, ma è un imbroglio. Una grande democrazia ha bisogno di grandi sfide, e il quorum è una sfida alla passione politica e democratica degli elettori.

Lo slogan del Battiquorum ha avuto successo, è arrivato un po’ a tutti. Ma il quorum non è solo da battere, è anche da mantenere. Immaginatevi che mortorio sarebbe stata questa campagna referendaria senza il quorum. Quindi: viva il quorum, e con l’aiuto di wikiquote e qualche altra risorsa da spulciare qua e là andiamo con altre proposte di slogan scontati ma doverosi per ringraziare questo farmaco rivitalizzante per il senso civico. Facciamo la rima amorum e quorum, tutti al genitivo plurale appassionatamente. E mandiamo affanquorum chi vorrebbe levarcelo: un grande quorum non potrà mai essere sostituito da nessun freddo bilancio, da nessuna partita doppia dei sì e dei no.

Le ragioni del quorum
Va’ dove ti porta il quorum
Al quorum non si comanda
Anema e quorum
Un quorum di panna per noi, nei momenti teneri
I quorum sono fatti per essere infranti (da Oscar Wilde)
Non si vede bene che con il quorum (da Antoine de Saint-Exupery)
Non si vince bene se dal quorum non viene
Quorum sincero amico vero
Quorum contento il ciel l’aiuta
Getta il quorum oltre l’ostacolo
Il quorum è uno zingaro
Un quorum matto che ti vuole bene
C’è un principio di allegria fra gli ostacoli del quorum
Tu, dimmi, un quorum ce l’hai?
Volami nel quorum
Un quorum con le ali
Quorum ribelli
Quorum selvaggio

A quorum scalzo ad aspettare, e i piedi sopra il quorum. Per volare sperare soffrire, impazzire per amore.

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11 giugno 2011

Cronache mobili

Filed under: cronache — alessandro @

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Come promesso all’inizio dell’anno, comincia l’era mobile per questo blog. Oggi al mare, domani a votare. Ma non farò post da dentro la cabina, anche se la tentazione ce l’avrei. Sapete, quando un gioco è nuovo e ti acchiappa rischi anche la galera pur di giocare…

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