Cronachesorprese

19 maggio 2011

Sampdoria, vent’anni dopo

Filed under: cronache — alessandro @

Diciannove maggio millenovecentonovantuno, Sampdoria Lecce tre a zero. Scudetto. L’ultimo scudetto che sia finito in una città diversa da Milano, Torino e Roma (e già i due scudetti romani sembrano quasi una scorribanda da pirati…). L’ultimo scudetto veramente epico, insomma, di quelli degni di essere raccontati come un romanzo cavalleresco.
scudetto sampdoria

Certo, appena un anno fa qualche incauto sognatore pensava di festeggiare questo anniversario in maniera un po’ diversa. Ma non sia mai che non si ricordi.
Fu una vittoria che arrivò dopo un cammino di dieci anni durante il quale quella splendida squadra fu costruita pezzo per pezzo, con passione, competenza e senso degli affari da una grande dirigenza. Non fu un caso, non fu un colpo di fortuna. Fu strano, piuttosto, che quella squadra non abbia vinto di più di quanto ha vinto.
Ma non è il fregio in bacheca, non è il computo degli allori che mi interessa. Non posso non ricordare questo anniversario. Per me quella vittoria e quei colori sono semplicemente simbolo attivo di vita e di giovinezza. In qualsiasi momento e in qualsiasi circostanza fanno su di me lo stesso effetto, anche quando le cose, come ora, non vanno benissimo.

Io c’ero quel giorno, volevo dire. E ci sono ancora.

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17 maggio 2011

Amministrative 2011, pensieri sparsi

Filed under: cronache — alessandro @

Terzo polo. Ma Fli esiste? Elettoralmente, intendo. Le percentuali del terzo polo sono le stesse, più o meno, di quelle della sola Udc alle politiche. Questo è il risultato più sorprendente. Fini sta diventando un enigma della politica italiana. Difficile pensare che la sua diatriba con il capo non sia tra le cause di questa sconfitta elettorale del centrodestra; d’altra parte non è lui in prima persona a beneficiare di questa sconfitta ma sono altri, alleati e non. Ammesso che questa configurazione del terzo polo regga fino alle prossime politiche sono davvero curioso di vedere quanto riuscirà a ottenere.

Milano. Il ballottaggio è già un ottimo risultato per la sinistra, a maggior ragione se ottenuto superando il sindaco uscente. Mi riesce difficile tuttavia capire il trionfalismo di queste ore, ma forse dovrei ricordarmi che con il doppio turno i risultati della prima consultazione sono ancora campagna elettorale a tutti gli effetti.
Una cosa è già certa e mi piace, mi piace davvero tanto anche se non faccio il tifo per Pisapia (ma neanche per la Moratti, sia chiaro: ho smesso da quasi vent’anni di confondere tifo e passione politica e il tifo lo riservo alla Sampdoria, anche e soprattutto in questi giorni): l’aggressività non ha pagato. La pessima figura della Moratti nel dibattito con il suo avversario, quell’attacco assurdo studiato per evitare il contraddittorio e in sostanza per colpire a tradimento e spargere fango, non ha sortito gli effetti che forse qualche spin doctor sperava. E anche la linea becera dettata dal premier capolista al Palasharp è andata a pallino. Flop di preferenze anche per lui. Bene, molto bene. Fa sempre piacere quando queste bombe cadono a vuoto. Se poi diventano fuoco amico ancora meglio: bisogna che tutti la piantino con queste bassezze, bisogna che sia chiaro che non convengono, che si paga un prezzo elettorale. Io voglio sperare che il risultato deludente del centrodestra a Milano sia dovuto almeno in parte alla nausea per questi metodi. Fuori questa spazzatura dal dibattito politico, via, via. Se l’analisi del voto confermerà questa mia speranza forse vedremo una campagna per le prossime politiche un po’ diversa. Ma è noto che io sono un povero idiota ottimista, lo so che non valgo nulla, scusate la speranza, mi è scappata.

Napoli. Lo voglio proprio vedere De Magistris a fare il sindaco. Qui non posso mettere in primo piano la mia maggiore speranza, perché sarebbe davvero troppo per i poveri napoletani che, giustamente, stanno punendo l’amministrazione uscente (realisticamente, cosa poteva accadere di diverso?). Allora mettiamola così: la mia maggiore speranza è che Napoli vada a stare almeno un po’ meglio, e se De Magistris vincesse e riuscisse in questo gli farei tanto di cappello. Ma se non dovesse succedere, come purtroppo temo, la speranza in subordine è che tramonti definitivamente questa assurdità del magistrato che passa alla politica. Non voglio certo una legge che lo vieti (come del resto non vorrei una legge che impedisse agli inquisiti di candidarsi), ma vorrei che non accadesse più. E scusate ancora la speranziella, questa sicuramente meno popolare dell’altra ma, per quanto mi riguarda, non meno sentita.

Cinque stelle. Bravi bambini. Ora però basta fare i capricci e cominciate a fare politica davvero.

6 maggio 2011

L’invasione degli ultrapunti

Filed under: chiedici le parole — alessandro @

Sarò fatto male, ma davvero non riesco ad abituarmi all’invasione dei punti di interiezione e di domanda nelle conversazioni online e ormai in ogni messaggio redatto in un registro colloquiale e informale. Fino a qualche anno fa pensavo che fosse un vezzo dall’adolescenziale al tardogiovanile di una parte ristretta della popolazione alfabetizzata (male). Da un po’ di tempo invece constato con crescente raccapriccio che è ormai un malvezzo radicato in molti, senza distinzione di età, sesso, condizione sociale e soprattutto grado di istruzione.

Io ho fiducia che ciò che ho appena scritto si capisca e arrivi con forza sufficiente a chi legge. Se avessi dubbi cosa potrei fare? Una sola cosa: riformulare. Non mi sono mai concesso e non mi concederò mai scorciatoie, come potrebbe essere ad esempio concludere il paragrafo precedente così:

Da un po’ di tempo invece vedo che è un malvezzo radicato in molti!! Senza distinzione di età, sesso, condizione sociale!!! E soprattutto grado di istruzione!!!!

Onestamente: ho aggiunto qualcosa di utile alla mia comunicazione?
Ho aggiunto qualcosa di utile?? Eh???!

Non credo che il messaggio arrivi meglio. È solo più rumoroso. Sarà che penso che la dimensione della comunicazione scritta, anche quella colloquiale, esista in primo luogo per fuggire dal rumore o minimizzarlo. Esagerare negli espedienti che la lingua ci concede per dare espressione alla parola scritta significa violare questo patto non scritto tra la comunità degli scriventi.

Non voglio fare richiami a regole formali. Voglio invitare a riflettere su una consuetudine che è un peggioramento oggettivo dello stile della comunicazione scritta. Mi rivolgo, me ne rendo conto, a un sottoinsieme di scriventi sempre più vasto ed eterogeneo. Tra i miei conoscenti coinvolti in questa cattiva abitudine non riesco più a trovare un denominatore comune. Ed è per questo che scrivo questo post: se l’interiezione selvaggia fosse lo stigma di una forma di ignoranza non mi piacerebbe ugualmente, ma mi preoccuperebbe meno. Purtroppo è invece ormai il sintomo di un’epidemia che miete vittime insospettabili.

Una volta per tutte: perché sentite il bisogno di scrivere così???? invece che così? Non trovate che sia esagerato, invasivo, inelegante e soprattutto inutile? Vi spiego come la vedo io, e ve lo spiego usando come esempio questo stesso paragrafo. Perché vedete, l’ho iniziato con due periodi che si concludono con un punto di domanda. Potrei continuare perché avrei altre domande da fare. Ma prima di farlo sento il bisogno di frapporre altre frasi che si concludano con un punto normale. Già due punti di domanda a conclusione di due frasi consecutive mi sembrano troppi. Figuratevi che effetto mi fa vederli accalcati tutti gridanti e scalcianti alla fine di un periodo: un pugno nello stomaco. Bene, ora ho scritto abbastanza, posso concedermi altre due domande. Perché non volete dare fiducia alle vostre parole? Non capite che l’abuso di quella punteggiatura così espressiva toglie energia alla frase invece di rinforzarla?

Il punto è proprio questo: non aver fiducia nelle parole. L’abbondanza di interiezioni è direttamente proporzionale all’incuria nella scelta delle parole e nella costruzione della frase. Fateci caso. Tutte le volte che sentite il bisogno di schierare come falangi macedoni esclamazioni e interrogazioni alla fine di una frase chiedetevi cosa state rinforzando e proteggendo, chiedetevi quanta energia avete investito nel dare maggiore forza e chiarezza alle parole che vengono prima.

Non ditemi che nelle conversazioni online è ammesso, non ditemi che non ha senso mettersi al tornio per ogni parola e frase quando si sta in chat o si cazzeggia tra amici. O quando si aggiorna uno stato su facebook o anche quando si scrive su un blog. Intanto il web ha il suo bravo markup language. Poi ci sono quelle grandi invenzioni (e io ne abuso, lo ammetto: sto cercando di uscire dal tunnel) che sono gli emoticon. Va bene, da quando usiamo il web abbiamo aumentato molto la quantità di parole che scriviamo ogni giorno. Questo per me è un progresso anche senza considerare la qualità di ciò che si scrive: è un fenomeno che ho osservato fin dall’inizio con interesse e simpatia. Ma appunto, il web writing ha cambiato la nostra esperienza di scriventi non solo perché ci fa scrivere molto di più, ma anche perché ha introdotto i suoi codici ed espedienti di espressione. Rendere ipertrofica la punteggiatura non serve a nulla: inquina, ammoscia, sterilizza il testo scritto semplice ed elude i nuovi strumenti di espressione che il web mette a disposizione.

Ma non si tratta in primo luogo di un problema della comunicazione nel web. Le punteggiature stanno proliferando selvaggiamente in qualsiasi testo cartaceo e non (ci sarebbero anche i tre punti… ripetuti… che mi fanno venire la nausea come quando giri in tondo troppe volte… ma quello è un fenomeno più antico…). Proliferano come l’ostreopsis ovata nel mar ligure in estate in determinate condizioni di temperatura e umidità. C’è chi dice che quelle chiazze in superficie siano poco belle da vedere ma non tossiche. Sarà, ma preferisco non nuotarci in mezzo. E se amici e conoscenti avranno la bontà di non costringermi a farlo per seguirli ne sarò contento. Certe proliferazioni le vedo, e soprattutto le sento, come intossicazioni.

4 maggio 2011

Libertà di stampa in Italia

Filed under: cronache — alessandro @

Secondo il rapporto 2011 di Freedom house la stampa in Italia è solo parzialmente libera. La mappa mostra bene l’eccezione negativa dell’Italia nel contesto dell’Europa occidentale. Non siamo distanti però (solo tre punti percentuali) dall’area dei paesi “totally free”. Eravamo nell’area della stampa totalmente libera nel 2007, cioé quando Berlusconi era all’opposizione. Verrebbe da eccepire che la contiguità del giornalismo italiano alla politica è molto più varia e complessa della pur clamorosa anomalia causata dal premier tycoon. Però il rating mi sembra sostanzialmente corretto. L’anomalia viene registrata ma, in una scala mondiale, è messa anche al giusto posto: in Italia non siamo sotto lo schiaffo di una censura liberticida ma scontiamo uno scivolamento, un appiattimento. L’aspetto più allarmante a mio parere non è che siamo qualche punto sotto la Corea del Sud o ben sotto Ghana e Mali, ma è proprio il dato regionale: è quella barriera che ci separa da Spagna, Francia, Germania e Inghilterra, i paesi del blocco della vecchia Europa che dovrebbero essere i nostri termini di competizione e di paragone.

2 maggio 2011

Osama facts

Filed under: cronache — alessandro @

Osama è morto. Così ha detto Obama.
Morto in un conflitto a fuoco con il commando americano che era andato a stanarlo. Versione ufficiale non smentibile, visto come sono andate le cose. “Faremo vedere il corpo”, hanno detto lì per lì. Poi evidentemente hanno cambiato idea perché hanno detto di averlo gettato in mare “secondo la tradizione islamica”. Ma pare che non esista alcuna tradizione islamica in merito.
Daranno tutte le informazioni che crederanno utile dare. Avevano il potere sufficiente per ucciderlo e l’hanno fatto. E hanno anche il potere di guidare la narrazione del fatto.

C’è sicuramente qualcosa che non torna. Il che non significa che ci siano verità sensazionali da scoprire. È normale che la tempistica e le modalità di un’azione del genere siano dettate almeno in parte dai motivi di opportunità della Casa Bianca. Per questo è matematico che verranno fuori verità alternative. Senza nessuna prova, naturalmente. Ma oggettivamente in queste ore Washington non ha fatto molto per impedirne la proliferazione. Nella testa di molti diventeranno verità inamovibili. Ho fatto una lista semiseria, più semi che seria. La cosa più divertente è che non me le sono inventate tutte. Non tutte io, intendo.

1 – Bin Laden non è morto.
2 – Bin Laden era già morto.
3 – Gli Usa potevano uccidere Bin Laden quando volevano ma l’hanno fatto solo adesso per avere carta bianca per dieci anni. Ora si sono stufati, hanno appena trovato un gioco nuovo in Libia.
4 – Obama ha ucciso ora Osama perché aveva bisogno di risalire nei sondaggi.
5 – Bin Laden non è mai esistito
6 – Bin Laden poteva essere arrestato ma hanno voluto ucciderlo perché l’hanno trovato troppo brutto per un ruolo da cattivo.
7 – Credono di aver ucciso Obama ma in realtà hanno preso Beppe Vessicchio.
8 – Dio è morto, Marx e Bin Laden pure e anche Thor sta facendo flop ai botteghini.
9 – Bin Laden poteva essere arrestato ma per ragioni geopolitiche hanno preferito batterlo a Scala 40.
10 – Bin Laden appare chiaramente nel video di “thriller” accanto a Michael Jackson.
11 – Bin Laden era nascosto sotto lo strascico di Kate Middleton a Westminster.
12 – Nel commando che ha fatto irruzione nel compound di Abbottabad c’erano anche Sandro Bondi e Er Piotta, perfettamente coordinati nell’azione. Ora è chiaro perché avevano fatto perdere le loro tracce.
13 – Bin Laden è stato ucciso da un commando Navi Seals (pinzato da Attivissimo)
14 – Bin Laden finora se l’era cavata perché aveva contro un Nobel per la pace.


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