Cronachesorprese

21 febbraio 2011

Ma infatti non è quello il problema

Filed under: cronache — alessandro @

Luca e Paolo a Sanremo hanno svolto la loro parte dignitosamente. Con esiti alterni, a volte un po’ mosci, ma mai disprezzabili. Ho letto però molte critiche. Dicono che hanno fatto finta di fare satira, di dare addosso al loro “padrone” ma in realtà hanno fatto clownerie e non satira. Anche quando hanno cantato Ti sputtanerò con quella battuta molto sferzante (e molto sul pezzo, molto di cronaca) alla fine.

Un pregiudizio grosso come una casa, insomma. Trovo sempre preoccupante che, nella testa di qualcuno, dei comici si debbano sentire moralmente obbligati a fare satira in un modo e non in un altro. Mi preoccupa nel caso di Luttazzi, ma mi preoccupa anche nel caso di Luca e Paolo. Per qualcuno è ovvio che anche i comici debbano adeguarsi al clima da “emergenza democratica” che monta nel paese, e se non lo fanno non possono essere altro che dei servi.

Forse invece Luca e Paolo hanno colto nel segno, in particolare con lo sketch che ho riportato in questo post. Uno sketch alla Gaber. Anche Gaber sarebbe stato accusato di scarso “impegno” in una situazione del genere, non ho dubbi: del resto gli è capitato tante volte. Sono troppo veri questi due amici che conversano sul fatto del giorno, del mese e per ora dell’anno, che ragionano sull’argomento unico di questo scorcio di storia italiana; questi due che giocando a scacchi sovrappensiero ripercorrono tutti i gradi dall’indignazione intransigente alla complice acquiescenza. Troppo sulla pelle di tutti. Con pause e tempi comici perfetti.

Ma soprattutto Luca e Paolo si sono permessi di fare satira sociale e non satira politica. C’è qualcuno che li giudica imperdonabili per questo. Io li ringrazio.

15 febbraio 2011

Marra, Marrismo o Marresimo?

Filed under: parole, non fatti — alessandro @

Devo confessare che fino ad oggi avevo evitato di informarmi su chi è e cosa scrive Alfonso Luigi Marra.
E mi ero perso anche la straordinaria intervista di Buttafuoco su Panorama.

Con i soldi si può comprare quasi tutto, si dice. C’è chi si compra i favori di ragazze compiacenti, chi si compra un giudice, chi si compra la libertà di inquinare. C’è chi si compra il parlamento per piegare le leggi alla sua volontà. Marra si compra la libertà di piegare la lingua italiana alle sue idee.

Questo è un dato. Non è un giudizio sulle idee di Marra, e non può esserlo. La lingua però è un filtro importante dei pensieri e delle idee. E non basta una grande ignoranza per snobbare il suo tribunale. Ci vuole anche una grande spregiudicatezza. E naturalmente un ego smisurato. Non so ancora se ciò che Marra sostiene sulle banche e sui poteri economici sia degno di essere preso in considerazione. Che i banchieri siano spregiudicati non mi pare una grande notizia. Ma che vengano attaccati da uno così violento e spregiudicato nei confronti della lingua italiana me li fa diventare, istintivamente, quasi simpatici.

14 febbraio 2011

San Valentino 2011

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13 febbraio 2011

Un riscatto dolce e triste

Filed under: cronache — alessandro @

L’impaccio di oggi mi è caro, non lo baratterei con nessuna certezza politica. Ma non era un impaccio isolato. Forse la piazza di oggi era una confluenza e una sincronizzazione di tanti andamenti diversi: cammini di anni e di decenni o soste pensose e malinconiche di fronte allo squallore del clima da basso impero in cui siamo immersi da almeno due anni. Non so se da oggi possa cominciare qualcosa di simile a un “riscatto”.

Posso dire solo quello che ho visto e pensato. Ho visto tanta gente diversa, una piazza davvero plurale e senza bandiere. Ho sentito in me e ho colto in molti altri tristezza, grattando appena sotto la facile e “doverosa” ironia degli slogan, perché a pensarci è veramente triste che dobbiamo sentirci uniti e concordi a ribadire cose tanto ovvie, arrendendoci di fronte all’evidenza che ovvie non sono più. Ma ho provato anche una strana dolcezza, perché questo convergere abbastanza spontaneo (così l’ho percepito) di tante persone e di tante storie diverse non è male e non può essere derubricato alla voce “moralismo”.

Mi piace pensare che se questa manifestazione è stata nuova, diversa, lo è stata anche perché c’erano tanti come me. Che non sanno come maneggiare questa roba che è una manifestazione. Che non verrebbero mai per pochi argomenti di assenso più o meno parziale con le ragioni di una protesta. Che sono rimasti scottati troppe volte dalle strumentalizzazioni politiche. Ma erano in piazza perché in quella piazza c’era almeno un volto di donna guardando il quale “dignità” e “rispetto” non sono parole. Se quel volto era in quella piazza non potevamo essere in un luogo diverso. Non potevamo dire “vai tu, sono solidale”. E insomma, c’è un modo diverso, più efficace e più intelligente per aderire al “se non ora quando”? Può darsi, ma io non ne conosco altri. Sono un povero diavolo, con i miei limiti e le mie contraddizioni. E posso anche essere triste perché so benissimo che questa piazza non sta dando la caccia a un capro espiatorio per riscattare se stessa, posso sentirmi (come dovrebbero sentirsi tutti, uomini e donne, manifestanti e non manifestanti) in causa per avere permesso che il deserto avanzasse fino a questo punto.

Siamo immersi da mesi in un racconto squallido. Sentiamo il bisogno di cercare un volto di donna e dire, e dirle: eccoti, sei tu la realtà, e sei un punto, un nucleo al di fuori di questa gigantesca e degradante narrazione.
Non per “la” donna, ma per “una” donna. Eravamo in tanti.


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